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Presepe Vivente a Palombaio 2026 - Villaggio animato da decine di figuranti e mestieri tradizionali

4 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho

Il Presepe Vivente di Palombaio, frazione di Bitonto, in provincia di Bari, anima il borgo dal fine settimana prima di Natale fino al 6 gennaio. Nel Parco «Gaetano Vacca» decine di figuranti rievocano i mestieri della tradizione e le scene di vita contadina legate all'olio, al pane e al vino dell'economia bitontina, e la Natività si visita a gruppi, con ingresso gratuito. Lo allestiscono da oltre trent'anni i volontari dell'associazione San Gaspare Bertoni ANSPI e della Parrocchia Maria Santissima Immacolata: i figuranti sono una settantina.

Per costruire una Betlemme in un parco di paese servono quattro metri cubi di legname, cinque chilometri di cavi elettrici e cinquanta chili tra chiodi e viti: sono i numeri del Presepe Vivente di Palombaio, la frazione bitontina che da oltre trent'anni allestisce uno dei presepi viventi più frequentati della zona.

Il posto è il Parco «Gaetano Vacca», e quello che ci si trova dentro è un villaggio animato da decine di figuranti che rievocano i mestieri della tradizione, la grotta della natività e la piccola Betlemme di duemila anni fa.

Chi lo mette in piedi

Non c'è una società di eventi dietro: ci sono i volontari dell'associazione San Gaspare Bertoni ANSPI e della Parrocchia Maria Santissima Immacolata, che ogni anno rinnovano una tradizione profondamente radicata nel territorio. La manifestazione gode del patrocinio del Comune di Bitonto e del Presidente della Regione Puglia.

Di quella settantina di figuranti, molti sono intere famiglie. È il dettaglio che spiega meglio di ogni altro che cosa sia questo presepe: non un gruppo di attori, ma un paese che si distribuisce le parti.

Un tema diverso ogni anno

C'è una regola che tiene insieme tutte le edizioni, e la dicono gli organizzatori stessi: «Il nostro presepe è sempre costruito attorno al tema proposto dalla Diocesi come spunto di riflessione per l'anno pastorale.»

Così il percorso cambia di anno in anno pur restando lo stesso cammino. In una delle edizioni il tema è stato la speranza, una delle virtù teologali, con un percorso iniziale che accompagna i visitatori in una riflessione prima di entrare nella rappresentazione della «piccola Betlemme». Fra i riferimenti scelti dagli organizzatori ci sono anche i discepoli di Emmaus, «un cammino di delusione che diventa occasione di incontro e rilettura della propria vita».

L'intero itinerario, qualunque sia il tema, è pensato per accompagnare i visitatori attraverso incontri e scene fino alla contemplazione della Natività. Come dicono a Palombaio, è un presepe che non vuole solo essere osservato, ma attraversato e vissuto: si guardano i volti di chi ha accolto Gesù e di chi lo ha rifiutato, dei pastori, dei Magi, di Maria e Giuseppe, e anche di tutti coloro che stanno donando tempo ed energie per renderlo possibile.

L'olio, il pane e il vino

Le scene non sono generiche. Il presepe riproduce scene di vita contadina e valorizza le tradizioni artigianali e gastronomiche tipiche dell'economia bitontina: l'olio, il pane e il vino — cioè i tre prodotti su cui questa terra ha costruito la sua storia.

È anche il motivo per cui funziona con i bambini: tra scene, animali e personaggi il presepe suscita entusiasmo soprattutto in loro, e diventa un percorso educativo fatto di scoperta e stupore.

Gli orari della visita

Il presepe anima il borgo dal fine settimana prima di Natale fino al 6 gennaio, con un calendario di serate che accompagna le feste e permette di vivere l'esperienza con calma. La Natività con tutta la scenografia si visita a gruppi, e l'ingresso è gratuito.

Perché si fa un presepe vivente

Vale la pena ricordare da dove viene questa usanza, perché a Palombaio la ricordano ogni anno. Nel 1223 San Francesco d'Assisi si fermò nella valle del Reatino, probabilmente di ritorno da Roma, dove il 29 novembre aveva ricevuto da Papa Onorio III la conferma della sua Regola. Le grotte esistenti nei pressi di Greccio gli ricordavano quelle che aveva visto in Terra Santa e, in modo particolare, il panorama di Betlemme: da lì nacque la prima raffigurazione della Natività.

Con Francesco, scrivono le comunità che allestiscono questi presepi, anche noi proviamo a «vedere con gli occhi del corpo i disagi in cui si è trovato per la mancanza delle cose necessarie a un neonato, come fu adagiato in una greppia e come giaceva sul fieno tra il bue e l'asinello».

Come arrivare alla festa

Raggiungere il Presepe Vivente a Bitonto richiede un po' di viaggio, ma l'esperienza ripaga il tragitto. Chi viaggia su rotaia scende alla stazione ferroviaria di Bitonto Centrale, a 8,8 chilometri da qui, e per l'ultimo tratto serve un mezzo. Il mezzo più comodo è l'automobile: uscendo allo svincolo di Terlizzi aspetta un percorso di 8,0 chilometri che in 11 minuti porta a destinazione.

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