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Presepe Vivente a Pietrelcina 2026 - La Natività nel sottano della casa natale di Padre Pio

7 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho

Il Presepe Vivente si tiene a Pietrelcina, in provincia di Benevento, il 27, 28 e 29 dicembre. Fra i duecento e i trecento figuranti, abitanti del paese e dei comuni vicini, animano il rione Castello con i mestieri e le scene della Betlemme di duemila anni fa, lungo un percorso a piedi di circa un'ora che si chiude con la Natività allestita nel locale sottostante la casa natale di Padre Pio. La tradizione è nata nel 1987, per il centenario della nascita di Padre Pio, e porta in paese oltre 10.000 visitatori in tre giorni.

Quel locale, un ambiente che la famiglia del Santo usava come magazzino e stalla per l'asino, sta esattamente sotto la stanza in cui, il 25 maggio 1887, nacque Francesco Forgione. Lo dicono senza giri di parole gli organizzatori: Gesù nasce lì dove nacque anche Padre Pio. E non è una trovata scenografica: la scelta serviva, spiegano, a dare continuità alla tradizione cappuccina, che vede in San Francesco l'ideatore della prima rappresentazione.

Nato perché il teatro era chiuso dal terremoto

Il presepe nasce nel 1987, per il centenario della nascita di San Pio: la prima rappresentazione è del 3 gennaio 1987, e l'idea è di un gruppo di giovani del paese, i ragazzi della Gioventù Francescana e dell'Azione Cattolica.

Ma la ragione per cui nacque proprio quello, e non altro, la racconta Angelo Michele Cavalluzzo, del comitato del Presepe Vivente sin dal primo anno: «La tradizione nacque da noi ragazzi che all'epoca avevamo 15, 16, 18 anni e che, non potendo fare una recita nel teatro che fu chiuso per il terremoto, ci inventammo il presepe vivente. Dal disagio dovuto al terremoto è nato poi un bell'evento. Da ogni situazione triste si può trarre un'opportunità».

La sequenza, mettendo insieme le testimonianze, è questa: una prima prova nel 1986, nella palestra del convento; la rappresentazione vera nel 1987, per il centenario; e dal 1989 l'appuntamento torna puntuale ogni anno. Nel 1997 viene costituito il Comitato, per dare all'iniziativa continuità e struttura.

Il rione Castello, ripulito dal presente

Il presepe si svolge nel rione Castello, il nucleo medievale di Pietrelcina, arroccato su uno sperone di roccia: un dedalo di stradine, archi, scalinate e cantine scavate nella pietra. Il visitatore entra dal borgo antico attraverso la Porta Madonnella e segue un itinerario a piedi di circa un'ora, scandito da una decina di quadri viventi.

Il lavoro di allestimento è il contrario di un addobbo: è una sottrazione. Il quartiere viene rivestito con palme, canne, rami, teli e stuoie, le porte delle case sono nascoste da tendaggi e sacchi di tela, e tutto questo serve, scrivono gli organizzatori, «per eliminare qualsiasi traccia del mondo e dell'uomo moderno». Anche la luce: l'illuminazione è affidata quasi soltanto a torce, lanterne e candele.

Dieci quadri, e i mestieri di duemila anni fa

Si comincia dal mercato, dove «fra le urla dei mercanti si viene invitati a comprare verdure e spezie del tempo, barattando il prodotto per pochi sesterzi». Poi vengono le botteghe, e sono la parte in cui il presepe smette di essere un quadro e diventa una lezione: si vede come un tempo si faceva il formaggio, la pasta in casa, il pane; come si lavavano i panni e si filava la lana; come s'impagliavano le sedie; come si fabbricavano i cesti e le funi; come si scolpiva la pietra; come si lavoravano il ferro, il legno e le pelli per le calzature.

Fra questi c'è un luogo che non è una ricostruzione: il frantoio, il più antico della comunità, «un tesoro custodito con cura dagli abitanti», dove si può ammirare la mola in pietra avviata dagli uomini o dagli asini per la spremitura delle olive.

Il percorso attraversa poi il presidio romano, con le tende rosse, i centurioni e le due aquile dello stemma, dove il censore chiama i visitatori per il censimento; e il campo di addestramento dei gladiatori, che secondo la tradizione locale sono stati inseriti nella scena perché a re Erode era gradito il combattimento.

Erode, la sinagoga e il matrimonio ebraico

La corte di Erode è la scena più sfarzosa: il re si fa intrattenere da odalische che danzano, e a un lato del palazzo, adagiata su un talamo lussuoso, c'è Erodiade servita dalle sue ancelle.

Poi si entra nella sinagoga: «un grande uomo dalla barba canuta ci invita a entrare, e gli anziani sacerdoti, accogliendoci, ci invitano a raccoglierci in preghiera con loro». E se si è fortunati si assiste a un matrimonio ebraico, officiato da un gran sacerdote, con un rito preciso: si legano i polsi dei coniugi con un laccio, e lo si scioglie poco dopo, al suono dei canti dell'epoca.

Ci sono infine i Re Magi, accampati nella loro tenda nei pressi della mangiatoia, vestiti di stoffe colorate e ricercate, con i pastori che ne rappresentano i servitori e musiche a tema per ogni postazione; nell'ultima sera i Magi si spostano per rendere omaggio al bambino e consegnare i doni. Fra i vicoli si incontrano anche gli zampognari, che portano sulle spalle un vero agnello, i pittori, i ritrattisti e il mago che rallegra i passanti con i suoi giochi; e si accarezzano pecore e cagnolini fra la paglia e il fieno. In piazza c'è un cammello, e fra le vie del rione due dromedari.

Niente recitazione

I figuranti sono fra i duecento e i trecento, a seconda delle edizioni: abitanti di Pietrelcina e dei comuni vicini, dai tredici anni in su. Dietro di loro, decine di volontari lavorano circa tre mesi all'allestimento, e lo fanno nel tempo lasciato libero dal lavoro.

La regia è dichiarata, ed è una scelta forte: «non c'è recitazione, ma gesti e atmosfere vissuti con semplicità». Lo ripete anche Rosetta Iadanza, volontaria del comitato: «facciamo tutto al momento, niente è recitato. I visitatori passano ed entrano nella Betlemme dell'epoca».

Grande cura è dedicata ai costumi, ricostruiti dopo una ricerca minuziosa sull'abbigliamento palestinese dell'epoca: tuniche lunghe fino al polpaccio per gli uomini e fino alle caviglie per donne e bambini, con mantelli, copricapi e sopravvesti di lana che, si legge, «avevano ed avranno in Palestina come a Pietrelcina il compito di riparare dal freddo».

Una Sacra Famiglia vera

L'ultima scena ha una regola che nessun altro presepe può copiare. La Sacra Famiglia è affidata a una coppia reale del paese con il proprio bambino, scelta fra le famiglie che hanno avuto un figlio nell'anno, non prima di luglio; i neonati, che arrivano anche dai paesi vicini, si alternano nel ruolo di Gesù Bambino. Il bambino è adagiato nella culla di fieno e coperto con lana bianca, con un mite asinello alle spalle.

Quelle famiglie, scrive il comitato, «danno al presepe la possibilità di avere lì ogni sera un reale bambinello», e a loro volta sono colte dall'emozione di inscenare la nascita di Gesù proprio nella stalla della famiglia Forgione.

Le zeppole, la zuppa e i tre giorni

Lungo il tragitto si mangia camminando: zeppole fritte fatte in casa e dolci natalizi sanniti, ai banchi fra un quadro e l'altro. Nella piazza davanti all'ingresso, con l'aiuto della proloco, si vende la zuppa alla santé, piatto fatto con il cardone, legato al carciofo, che è un altro simbolo della tradizione pietrelcinese.

La rappresentazione è fissata il 27, 28 e 29 dicembre, con apertura nel tardo pomeriggio e chiusura a notte, e porta in paese oltre 10.000 visitatori in tre giorni. Pietrelcina, del resto, è gemellata con Betlemme: e per tre sere all'anno la somiglianza smette di essere simbolica.

Come arrivare alla festa

Partecipare al Presepe Vivente a Pietrelcina è davvero semplice. Per chi preferisce la comodità del treno, la stazione ferroviaria di Pietrelcina si trova a 1,9 chilometri dal centro: si arriva nel cuore dell'evento con una breve passeggiata. Per chi si mette al volante, lo svincolo di Pietrelcina dista 4,4 chilometri, cioè 7 minuti di strada.

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