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Presepe Vivente del Rabato a Sutera 2026 - Giuseppe e Maria che bussano a quaranta porte la notte del 24

5 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho

Il Presepe Vivente del Rabato si tiene a Sutera, in provincia di Caltanissetta, nei giorni del 25, 26, 27 e 28 dicembre e dal 3 al 6 gennaio, ma si apre la notte del 24 dicembre: due attori nei panni di Giuseppe e Maria percorrono le vie del paese e bussano a circa quaranta postazioni, cercando un riparo per la Notte Santa. La ricerca si conclude nella Chiesa Madre, dove viene celebrata la Messa; solo dopo, i figuranti e i fedeli scendono a rendere omaggio alla grotta.

Un quartiere che non ha bisogno di scenografia

Il presepe si tiene nel Rabato, il quartiere più antico di Sutera, piccolo comune nisseno adagiato ai piedi di una rupe e inserito fra i Borghi più belli d'Italia. Il nome dice già che cos'è: «Rabato» significa «Villaggio-Borgo», e le sue origini sono arabe.

Il quartiere conserva ancora oggi l'assetto tardo medievale: stradine strette e tortuose, in salita, case in gesso con i dammusi e le ghittene che si affacciano su angusti cortili, secondo lo stile proprio dei villaggi arabo-berbero nordafricani — elementi architettonici che nei quartieri nuovi non si trovano più. Per questo lo chiamano «un presepe nel presepe»: il tessuto urbano stesso diventa scenografia. Bastano le torce e i falò a illuminare i vicoletti, e le case ormai disabitate a fare da fondale.

Cominciò con una grotta accanto alla chiesa

L'origine è recente e circoscritta. Nel 1999, la notte di Natale, un gruppo di giovani della Parrocchia Madre organizzò la veglia allestendo una piccola grotta nei pressi della chiesa e una processione di figuranti dopo la Messa di Mezzanotte, il tutto allietato da canti e suoni tradizionali.

Negli anni successivi, visto l'interesse dei partecipanti e dei visitatori, la manifestazione si allargò a un'area molto più vasta: tutte le vie del quartiere attorno alla Chiesa Madre, con un numero elevato di «postazioni», cioè di ambienti che riproducono momenti di vita contadina, artigianale e commerciale di un tempo. Oggi la manifestazione è organizzata dall'associazione Kamicos con il patrocinio del comune, la collaborazione della Parrocchia e il contributo dei cittadini suteresi.

Il gessaio, il torchio e l'asino

Gli abitanti di Sutera, che partecipano in gran numero alla rappresentazione, mostrano in oltre quaranta quadri i momenti della vita della comunità, e ognuno racconta un mestiere. C'è u scarparu, il calzolaio, nella sua putìa; u canalaru, che fabbrica i coppi; lu conzapiatta, che ripara il vasellame che un tempo non si buttava; la pastara, la lavannara, la tissitrici; i panarari che intrecciano cestini di vimini, i picurara e i viddani.

C'è poi lu issaru, il gessaio, che frantuma il gesso per mezzo di un torchio mosso da un asino. Accanto a lui il fabbro batte il ferro ardente e ferra i cavalli, il falegname e il carrettiere lavorano, la farmacia mostra rimedi e pratiche antiche, e le donne ricamano o cardano la lana. C'è anche l'antico e caratteristico modo di lavare i panni, con acqua e cenere.

Abiti e attrezzi sono originali oppure ricostruiti con accuratezza filologica, sostenuta dal lavoro di ricerca del Museo Etnoantropologico locale, inaugurato nel 2013: alcuni oggetti li forniscono i cittadini, altri arrivano dalla Scuola media di Sutera, dove è stata allestita una raccolta di utensili antichi. E gli interni delle abitazioni, che i visitatori attraversano, sono ambienti originali preservati dal tempo.

Una grotta vera

Al centro del percorso c'è la Natività, con San Giuseppe, Maria e il Bambino Gesù. Non è una capanna montata per l'occasione: è una grotta vera, che un tempo serviva da rifugio per pastori e contadini e che, secondo la tradizione orale, fu usata come riparo durante la seconda guerra mondiale.

Tutto il resto gravita attorno a quel punto, e l'ambientazione scelta non è quella dei Vangeli ma quella del paese: la civiltà contadina di fine Ottocento e dei primi del Novecento, con ambienti e lavori che il tempo e la storia hanno cancellato.

Le nenie, gli zampognari e il cantastorie

Il percorso ha una colonna sonora precisa. Le nenie natalizie raccontano la nascita del Messia, il viaggio di Maria e Giuseppe, l'avviso ai pastori; a intonarle è il coro formato dalla corale della Chiesa Madre, che si presenta in costumi antichi, con «scialli ricchi» sulle gonne tipiche del tempo, veli sulla testa e calzature d'epoca. I testi sono in dialetto siciliano, dedicati alla Madonna, a San Giuseppe, a Gesù Bambino e alla ricostruzione della Notte Santa.

Per le vie girano gli zampognari con gli antichi canti della tradizione siciliana, e c'è lo spettacolo del cantastorie locale Nonò Salamone — omonimo di quel Francesco Salamone, cavaliere suterese che si distinse nella disfida di Barletta del 1503.

Che cosa si mangia lungo il percorso

Le degustazioni sono distribuite nell'itinerario e fanno parte della rappresentazione. Si assaggiano li ciciri, i ceci; lu pani cunzatu, il pane condito, uno dei piatti poveri della gastronomia siciliana; la minestra di maccu, ceci con crema di fave; la guastedda, la pagnotta; e poi la ricotta, il pane fresco con l'olio, lu virciddatu, li minnulicchi e il pitirri, una sorta di cous-cous di semola con verdure. Ad accompagnare, vino e tisana.

Dal 2005 il presepe è inserito nel R.E.I., il Registro delle Eredità Immateriali della Regione Siciliana, istituito con decreto assessoriale n. 77 di quell'anno, nel «Libro delle Espressioni», ed è riconosciuto come De.Co., Denominazione Comunale. Conta oltre 20.000 visitatori l'anno.

Come arrivare alla festa

Arrivare a Sutera per il Presepe Vivente del Rabato chiede un po' di strada, e la strada fa parte della festa. Chi viaggia su rotaia scende alla stazione ferroviaria di Campofranco, a 9,6 chilometri da Sutera, e per l'ultimo tratto serve un mezzo. Il mezzo più comodo è l'automobile: chi esce allo svincolo di Castrofilippo ha davanti un percorso di 28 chilometri, trentaquattro minuti di guida.

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