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Presepe Vivente di Rivisondoli 2027 - La prima stalla fu ricavata tra i ruderi di un palazzo bombardato

5 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Periodo
i primi giorni di gennaio

Il giorno esatto cambia ogni anno e non e' ancora stato reso noto.

Fonte: ilturista.info, letta il 20/09/2026.

Il Presepe Vivente di Rivisondoli, in provincia dell'Aquila, in Abruzzo, si tiene ogni 5 gennaio, alla vigilia dell'Epifania, nel tardo pomeriggio. Nella Piana di Piè Lucente, innevata e illuminata da fiaccole, falò e coni di fuoco, centinaia di figuranti rievocano la Natività in quattordici quadri viventi, fra zampogne e canti. Nato nel 1951, è il più antico presepe vivente d'Italia dopo quello di Greccio: la Madonnina viene scelta ogni 8 dicembre e riceve il velo azzurro tramandato dalla prima edizione, mentre il Bambinello è per tradizione l'ultimo nato del paese.

Quando nel 1951 si decise di mettere in scena la Natività, bisognava trovare una stalla. La scelsero simbolicamente: un edificio sventrato dalle bombe, e più precisamente i ruderi del settecentesco palazzo Mascio. Il paese usciva dalla Seconda guerra mondiale, che da quelle parti era passata «con brutale violenza».

Anche l'angelo fu una scelta. Il ruolo venne affidato a una ragazza che si era miracolosamente salvata dalla strage di civili operata dall'esercito tedesco.

I doni agli orfani di Pietransieri

C'è una domanda, riportata dalla cronaca di quei giorni, che dice tutto di come nacque questo presepe. «I doni del Bambino Gesù a chi li diamo?», si chiesero quelli di Rivisondoli. E i pastori risposero: «Agli orfani di Pietransieri. È una parte del nostro cuore che va sulla montagna di Pietransieri».

L'idea era venuta a un giornalista originario del posto, Renato Caniglia, e le autorità cittadine — che cercavano un modo per rivitalizzare l'economia locale — l'avevano accolta. La prima rappresentazione si tenne sul sagrato della chiesa parrocchiale, in uno spazio che poteva ospitare pochi spettatori.

Ognuno il suo compito

Negli anni successivi la rappresentazione cresce in scala e in complessità, e diventa un vero teatro a cielo aperto. La partecipazione collettiva ne era il tratto distintivo, e si divideva per età: le donne confezionavano i costumi, i bambini vestiti da pastorelli recitavano, i pastori più anziani recuperavano gli antichi addobbi, i giovani prendevano con serietà i ruoli di soldati romani, Magi e angeli.

Della prima edizione resta anche il racconto della sfilata. Dalla sommità della gradinata scese per primo un centurione romano alla testa dei soldati, e dietro venivano i tre sapienti: Baldassarre l'egiziano, Melchiorre l'africano e Gaspare il greco, circondati da palafrenieri e staffieri, con un cofanetto fra le mani.

Da allora non si è più fermato, tranne che durante la pandemia. Solo Greccio, il presepe di san Francesco del 1223, lo precede.

Quattordici quadri sulla piana

Oggi la scena non sta più sul sagrato: si è spostata ai piedi del paese, e l'intero abitato fa da quinta scenografica. La rappresentazione si tiene nella Piana di Piè Lucente, alle pendici del Monte Calvario, sull'Altopiano delle Cinquemiglia, fra le cime del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise e quelle della Majella.

Il racconto si articola in quattordici quadri viventi, dall'Annunciazione alla nascita, e comincia in un modo che vale la pena di sapere prima di andarci: prende avvio dal sogno di un pastore assopito accanto al fuoco dei bivacchi.

Poi arrivano gli altri: i pastori che scendono dai monti vicini, le donne e gli uomini in costume nelle case del borgo, i Magi che vengono da lontano col loro corteo, e al centro la capanna illuminata da un fascio di luce e sovrastata da un angelo. I figuranti sono centinaia, e arrivano dall'Abruzzo e dalle regioni vicine.

Intorno ci sono le zampogne, i canti al Bambino, le fiaccole e i falò; per riscaldare l'attesa di chi guarda si accendono i coni di fuoco, che rischiarano «a giorno» la piana. Una colonna sonora con musiche e voci narranti accompagna scena dopo scena, e alla fine i fuochi d'artificio chiudono la serata sopra la conca. I costumi sono a cura della piccola chiesa del Suffragio, da dove parte il corteo verso la parrocchiale.

Il velo del 1951

Due ruoli non si assegnano come gli altri.

La Madonnina viene scelta ogni anno con un concorso, la «Selezione della Madonnina», ed è presentata al paese l'8 dicembre, il giorno dell'Immacolata. Quando arriva il momento, le viene imposto il velo azzurro tramandato dal 1951: lo stesso della prima edizione, passato di ragazza in ragazza per settant'anni.

Il Bambinello, invece, è per tradizione l'ultimo nato del paese. È una regola che lega la festa all'anagrafe, e infatti l'anagrafe qualche volta l'ha messa in difficoltà: in alcuni anni, per il notevole calo delle nascite, si è dovuto ricorrere al gemellaggio con altri paesi. Nel 1993, in seguito al gemellaggio con Betlemme, il bambino arrivò direttamente dalla Terra Santa.

Accanto a loro sfilano San Giuseppe, l'angelo della capanna, l'angelo dell'Annunciazione, i Re Magi, e poi pastori, artigiani e comparse di ogni età. È il motivo per cui non è uno spettacolo ma un rito collettivo: un intreccio di generazioni che coinvolge il borgo intero e i comuni vicini.

Come arrivare alla festa

Arrivare a Rivisondoli per il Presepe Vivente non è complicato. Per chi sceglie i mezzi pubblici la stazione ferroviaria di Rivisondoli-Pescocostanzo è a 1,2 chilometri dal centro, cioè a pochissima distanza dal cuore della festa. Se invece si preferisce l'automobile, l'uscita di riferimento è lo svincolo di Castel di Sangro: da lì bastano 17 minuti di guida (13 chilometri) per immergersi nei festeggiamenti.

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