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Tesero e i suoi presepi a Tesero: le figure in legno dipinto 2026

10 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Quando
dal 7 dicembre 2026 al 6 gennaio 2027
Dove Piazza Cesare Battisti, Tesero

Fonte: festivalinitalia.it, letta il 02/09/2026.

Tesero e i suoi presepi si tiene a Tesero, in Val di Fiemme, in provincia di Trento, dalla festa dell'Immacolata all'Epifania. In Piazza Cesare Battisti si allestisce un presepio in grandezza naturale, con le figure scolpite in legno dipinto e vestite secondo l'abbigliamento tipico dei paesi dolomitici del Trentino, e nelle «corte» del centro storico — i passaggi coperti e i vicoli fra le case — se ne trovano quasi cento portati fuori di casa dalle famiglie. Se ne occupa dal 1965 l'Associazione Amici del Presepio.

Il paese che si trasforma in un presepe

Tesero sta nel cuore della Val di Fiemme, a 1000 metri di altitudine nel Trentino orientale, ed è un paese di origini romane che nel periodo natalizio si colora di un'atmosfera tradizionale le cui radici risalgono al XVIII secolo.

La particolarità è che qui non serve costruire una scenografia: c'è già. Le case costruite a ridosso l'una dell'altra, gli archi e le volte, le strette viuzze, i pertugi e i cortili, le stalle e le cantine sembrano essere parte di un unico grande presepio. Passeggiando per le strade acciottolate e coperte di neve, i visitatori divengono figuranti.

La parola che regge tutto è dialettale. Con il termine «corte», nella parlata locale, si indicano i passaggi coperti del centro storico, e più in generale i tortuosi vicoli e i modesti slarghi irregolari che si aprono fra le case della parte vecchia del paese. È lì che vivono i presepi.

Beniamino Zanon e il presepio sul ponte del rio Stava

Nel 1965 l'ebanista Beniamino Zanon ebbe l'intuizione di costituire l'associazione «Amici del Presepio», con l'intento di valorizzare e arricchire il patrimonio artistico, storico e culturale dell'antica tradizione presepistica di Tesero; e nel corso di quello stesso anno, in seno all'associazione, nacque l'idea di un presepio in grandezza naturale da collocare all'aperto, in un luogo visibile e accessibile a tutti.

Fu inaugurato il 23 dicembre 1965 sul ponte medievale che attraversa il rio Stava, e consisteva in una semplice capanna con la Sacra Famiglia, due pastori, una donna e un ragazzo, con teste e mani in legno dipinto. Le figure crebbero presto: già nel 1966 arrivarono i tre Re, collocati sotto l'arco in pietra in capo al ponte, con le vesti esotiche e gli scrigni preziosi nella cornice innevata. Sul ponte il presepio restò fino al 1971, poi fu sostituito da una costruzione ancora più elaborata.

Il materiale andò perduto nella tragedia del 1985, ma il presepio venne ricostruito grazie ai fondi della Radio TV Bavarese, e oggi esiste anche in una versione facilmente smontabile. Da allora ha viaggiato molto: il manufatto è stato portato a Napoli, L'Aquila, Cracovia, Assisi e Spinea, con il patrocinio dell'assessorato alla cultura della Provincia di Trento e del Comune di Tesero; e chi lo costruisce ricorda anche piazza Duomo a Trento, Roma, Assisi, Betlemme, Gerusalemme e L'Aquila nel primo Natale successivo al terremoto. «Oggi abbiamo due presepi completi a grandezza naturale», racconta Leo Deflorian, intagliatore e socio fondatore ancora in attività, «e siamo stati i primi in Italia a realizzarli con queste dimensioni».

Il grande presepio si allestisce in Piazza Cesare Battisti, e riproduce in maniera particolareggiata un vero e proprio scorcio dell'architettura locale; le figure sono scolpite in legno dipinto e vestite secondo l'abbigliamento tipico dei paesi dolomitici del Trentino. È il simbolo della tradizione presepistica teserana e il centro dell'iniziativa.

Dicembre 1987, quando i presepi uscirono di casa

L'altra metà della manifestazione nasce da un contrattempo: per l'inagibilità della piazza che da anni lo ospitava, il presepio in grandezza naturale fu allestito in una caratteristica «corte» del paese, e quella soluzione contribuì a far maturare nell'associazione un'idea: invogliare le famiglie a portare i loro presepi tradizionali fuori dalle case e ad allestirli nelle corte, dando modo a tutti di ammirarli.

Nel dicembre del 1987 prese avvio l'iniziativa «I presepi nelle corte», resa possibile soprattutto dalla larga e generosa adesione degli abitanti, che misero a disposizione i manufatti di famiglia e aprirono stalle e cantine negli angoli più suggestivi del paese, dove i presepi trovarono sistemazione anche grazie ai volontari del gruppo promotore.

Da allora, nel periodo che va dalla festa dell'Immacolata all'Epifania, camminare fra le corte è una visita a una mostra all'aperto, dove i luoghi più caratteristici, le finestre delle cantine e le piazzette più suggestive sono arricchiti da quasi cento presepi. Il percorso è liberamente visitabile tutto il giorno, ma conviene la sera, quando il buio e l'illuminazione creano un ambiente intimo e particolare: dal tardo pomeriggio le installazioni vengono illuminate.

Si parte da Piazza Cesare Battisti, salendo la scalinata illuminata in fondo alla piazza e seguendo le indicazioni, che sono date dal pastore con il braccio alzato a indicare la via. Lungo Via IV Novembre si ammirano il campanile illuminato e un presepe storico all'interno della chiesa dedicata al patrono Sant'Eliseo. Al percorso si è aggiunto un tracciato senza barriere architettoniche, che segue dodici vetrine in legno e gli addobbi luminosi. E ci sono anche le rievocazioni di antichi mestieri e gli appuntamenti con il folclore locale, con gli scultori che creano dal vivo le figure del presepio.

Statuine di legno dipinto, con la barba fluente

C'è motivo di ritenere che l'usanza di allestire il presepio nelle case di Tesero risalga alla fine del Settecento o ai primi anni dell'Ottocento, anche se non è possibile stabilirlo con precisione. «Le prime statuine conosciute a Tesero sono della fine del XVIII secolo», dice Leo Deflorian, «ma lo sviluppo avviene dai primi del Novecento». È proprio in quel periodo che, in varie regioni italiane e in particolare in area tirolese, il presepio comincia a entrare nelle case della gente.

Il tipo più rappresentativo dei presepi teserani, soprattutto di quelli a cavallo fra Otto e Novecento, era quello con statuine in legno dipinto. La scenografia era semplice e si ispirava al paesaggio locale, con i pascoli e le montagne riprodotti con muschio, scorza d'albero e pannelli dipinti; ma spesso in quell'ambiente entravano elementi del tutto estranei, come castelli o villaggi orientali con i loro palmeti, che richiamavano la Palestina.

Al centro stava la capanna, o comunque in una posizione che richiamasse subito l'attenzione, perché lì era il cuore dell'opera: dentro o sulla soglia il Bambino nella mangiatoia, attorno la Madonna, san Giuseppe, il bue e l'asinello, e sopra l'ingresso l'angelo che reggeva il cartiglio con la scritta «Gloria in excelsis Deo». La scena non era affollata: la maggior parte dei presepi contava non più di dieci pastori e una ventina di pecore, e non sempre comprendeva il gruppo dei Magi.

Il colore lo davano i personaggi di contorno, e lì gli autori si sbizzarrivano. I pastori inginocchiati in adorazione erano seguiti da quelli in cammino con un agnello sulle spalle o sotto il braccio; altri trascinavano una pecora o una capra riottosa, altri ancora osservavano di lontano con la mano alla fronte. C'erano lo zampognaro, il dormiente, quello che se ne stava a guardia del gregge appoggiato al bastone e con il cane al fianco; c'erano i vecchi con la barba fluente e i giovani ancora imberbi, chi rivestito di pelli e chi con la tunicella stretta alla vita e i calzari, e non pochi vestivano come i pastori locali. Le figure femminili erano rare, e così quelle di bambino. I Tre Re, dei quali uno era sempre di pelle scura, portavano abiti sontuosi e porgevano l'oro, l'incenso e la mirra, seguiti da un piccolo e variopinto corteo di servitori con un elefante, un cammello e un cavallo riccamente bardati.

L'ammazzafanciulli e il chegadinàri

In qualche presepio, confinata in un angolo per non turbare la scena, compariva anche una figura truce o grottesca. C'era l'«ammazzafanciulli», che richiamava la strage degli innocenti; c'era il lupo nell'atto di sbranare una pecora, o qualche altra bestia feroce in atteggiamento minaccioso. E c'era il personaggio più desiderato di tutti: il «chegadinàri», il mitico personaggio che in tempi di diffusa povertà tutti si sarebbero augurati di avere per parente o per amico, raffigurato realisticamente nell'atto di deporre scintillanti monete d'oro.

Alcuni presepi non si fermavano alla nascita, ma comprendevano gruppi ispirati ai misteri gaudiosi del rosario e ai momenti dell'infanzia di Gesù: l'annunciazione, la visita di Maria alla cugina Elisabetta, la presentazione al tempio, Gesù fra i dottori della legge, la strage degli innocenti, la fuga in Egitto. Gli autori non perseguivano fini artistici: si proponevano di raccontare, interpretare e attualizzare l'evento della nascita di Cristo, attingendo ai vangeli di Matteo e di Luca, ai racconti apocrifi consolidati dalla tradizione, alla realtà circostante e alla fantasia — e anche, in misura notevole, agli altri presepi.

Così qualche pezzo particolarmente riuscito veniva preso a modello. È il caso del «Tita Oca», il vecchio pastore curvo con un agnello sotto il braccio e il cappello in mano, posto sul presepio della chiesa parrocchiale: lo realizzò lo scultore Pietro Delmarco «Stefenìn», e fu battezzato con quel nome per la grande somiglianza con un anziano del paese, poi riprodotto più volte. Grazie a questo continuo scambio di idee, i presepi di Tesero assunsero i tratti comuni di uno stile locale.

L'aspetto culturalmente più rilevante, però, è un altro: quei manufatti, nella quasi totalità dei casi, non erano opera di pochi scultori di professione o di botteghe specializzate, ma erano interamente costruiti con le proprie mani da persone che nella vita di tutti i giorni svolgevano le attività più diverse. Fra i professionisti il capofila è stato Felice Deflorian «dei Romani», conosciuto come Felix, membro degli Amici del Presepio fin dalla prima ora, che ha scolpito le figure e curato la progettazione del grande presepio in tutte le sue edizioni.

Gli affreschi di San Leonardo e la stufa del 1624

La devozione, a Tesero, viene da molto prima delle statuine. Il culto della maternità di Maria e della Natività era profondamente sentito, e aveva già trovato espressione nella pittura, nell'arte plastica e forse anche in opere d'intaglio: basti pensare agli affreschi cinquecenteschi raffiguranti la Madonna con il Bambino che ornano le facciate di varie case e le pareti delle chiese.

Nelle lunette dell'abside della chiesa di San Leonardo si ammirano quattro affreschi del XVI secolo che furono di stimolo e ispirazione per i presepi domestici: la Natività, la presentazione di Gesù al tempio, l'adorazione dei Magi secondo l'iconografia tradizionale che li voleva re e di colore diverso, la fuga in Egitto. E ci sono due formelle in ceramica appartenenti a una stufa del 1624, rinvenuta qualche tempo fa, che raffigurano il presepio e l'adorazione dei Magi.

Casa Jellici, e i presepi catalogati dal 1500

Alle due anime della manifestazione se n'è aggiunta una terza. Le esposizioni sul tema della Natività, con opere d'autore e manufatti tradizionali di svariata provenienza, hanno trovato sede negli ampi scantinati e nel rustico della storica Casa Jellici, edificio signorile documentato fin dai primi anni del Cinquecento, a fianco del Palazzo Comunale. Lì si è tenuta anche la mostra «Presepi dai cinque continenti», con una raccolta di manufatti e opere provenienti dai vari Stati del mondo.

E lì si è chiuso un lavoro lungo: la catalogazione quinquennale, con raccolta e fotografia, di tutti i presepi storici realizzati a Tesero — e ancora presenti — a partire dal Cinquecento in poi. Una tradizione che, nonostante i profondi mutamenti sociali, economici e culturali, si è mantenuta viva, e che in paese è sentita come il segno comunitario più significativo dell'intero ciclo natalizio.

Come arrivare alla festa

Arrivare a Tesero per la festa chiede un po' di strada, e la strada fa parte della festa. Chi viaggia su rotaia scende alla stazione ferroviaria di Neumarkt-Tramin - Egna-Termeno, a 28 chilometri da Tesero, e per l'ultimo tratto serve un mezzo. Il mezzo più comodo è l'automobile: chi esce allo svincolo di Egna-Ora-Termeno - Neumarkt-Auer-Tramin ha davanti un percorso di 26 chilometri, ventotto minuti di guida.

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