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Auguri di Natale - le formule e la loro storia
«Buon Natale» è la formula augurale italiana per eccellenza, affermata stabilmente almeno dal XIX secolo su uno stampo molto più antico, «buon + nome della festività», già in uso nel Quattro-Cinquecento per «buon anno» e «buona Pasqua». L'inglese «merry Christmas» compare per iscritto nel 1565, in un registro comunale della cittadina di Hereford, e diventa la formula obbligata nel 1843, l'anno del Canto di Natale di Charles Dickens e del primo biglietto di auguri preparato per Natale. La parola «augurio», invece, viene dagli auguri romani, i sacerdoti che ricavavano presagi dall'osservazione del volo degli uccelli.
La formula per eccellenza, e lo stampo che la regge
«Buon Natale» è la formula augurale per eccellenza, semplice, diretta, immediata, e si è affermata stabilmente almeno dal XIX secolo, anche se le sue radici sono più antiche.
La struttura «buon + nome della festività» è molto antica nella lingua italiana e si ritrova già negli usi quattro-cinquecenteschi riferiti ad altre ricorrenze, «buon anno», «buona Pasqua».
La parola italiana Natale deriva dal latino natalis, che significa «relativo alla nascita», ed è l'abbreviazione di Dies Natalis Christi, cioè «giorno della nascita del Cristo».
Un registro comunale del 1565
La prima attestazione risale al 1565 ed è contenuta nel registro comunale della cittadina inglese Hereford, e suona «And thus I comytt you to God, who send you a mery Christmas».
Nel Cinquecento la formula era già in circolazione e veniva utilizzata di tanto in tanto per augurare buon Natale.
Quanto all'aggettivo, non significava felice: la parola merry era utilizzata perché significava piacevole. Il senso che si era attaccato alla parola nei secoli precedenti era però più corposo, e riguardava il bere: già dal Medioevo l'aggettivo aveva assunto questo significato, indicando in particolare l'ubriachezza.
L'augurio nasce nel Regno Unito e si diffonde soprattutto negli Stati Uniti e in Nord America.
Il 1843, due volte
Nel 1843 fu il Canto di Natale di Charles Dickens a renderla popolare e a modificarne il significato, avvicinandolo a «gioviale» e «festoso».
Nello stesso anno la formula finisce stampata su un cartoncino: nel 1843 il primo biglietto di auguri preparato per Natale conteneva l'espressione «A Merry Christmas and a Happy New Year to You».
Perché nel Regno Unito si preferisce Happy
La versione originale del 1823 di «A Visit from St. Nicholas», una delle poesie più popolari degli Stati Uniti, «si chiudeva con Happy Christmas to all, che in molte edizioni successive venne sostituita con Merry Christmas to all».
Quella prima versione la scrisse Clement Moore, poeta americano.
In Gran Bretagna e Irlanda la parola merry venne via via abbandonata dalle classi medio-alte dell'epoca vittoriana, e la formula più aristocratica Happy Christmas era rivolta a festeggiamenti più sobri ed elitari.
Ancora adesso nel Regno Unito la formula più diffusa è Happy Christmas, quella preferita dalla regina Elisabetta.
Felice, sereno, auguroni
«Felice Natale» è una formula meno frequente rispetto a «buon Natale», e proprio per questo più marcata stilisticamente: l'aggettivo «felice», rispetto a «buon», instaura un tono leggermente più formale o poetico.
«Sereno Natale» porta con sé un tono più raccolto e riflessivo, quasi spirituale.
C'è poi «Auguri di cuore», spesso unito alle formule principali per rafforzare l'intensità emotiva, e «Auguroni!», diffusissima in molte regioni italiane, informale e spontanea, spesso usata tra amici.
«Buone feste», che allarga il calendario
«Buone feste» è quella che più chiaramente testimonia i cambiamenti della società e della comunicazione contemporanea: è un'espressione più inclusiva, perché non richiama soltanto il Natale ma l'intero periodo festivo, la vigilia, Santo Stefano, Capodanno ed Epifania.
Cambia anche la finestra in cui si può dire: se «buon Natale» si dice tradizionalmente a ridosso del 25 dicembre, «buone feste» può essere usato dall'inizio di dicembre a tutto gennaio, coprendo un arco di tempo più ampio.
Il 30 novembre, giorno di Sant'Andrea, può considerarsi il primo giorno «ufficiale» dell'avvio del periodo natalizio, periodo che prosegue fino alla prima domenica dopo l'Epifania per una durata di circa 40 giorni, includendo quindi anche le celebrazioni del Capodanno.
Chi erano gli auguri
Augurio indicava originariamente la cerimonia con cui gli auguri ricavavano presagi dall'osservazione del volo degli uccelli.
Indica poi, più genericamente, un presagio, cioè la previsione di un evento buono o cattivo. Soprattutto, il desiderio che accada qualcosa, e l'espressione stessa di questo desiderio.
Gli auguri si scambiano, sempre al plurale, come convenzione sociale, in occasione di tutte le festività principali.
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