Feste ItalianeIl magazine delle feste d'Italia

Home » Natale » Storia e origini

Natale · Storia e origini

Da dove viene la parola auguri: dagli auguri di Roma ai biglietti di Natale

3 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho

La parola auguri viene da un mestiere sacerdotale dell'antica Roma: gli àuguri erano quelli che leggevano il volo degli uccelli per capire che cosa volessero gli dèi. Da quella cerimonia, chiamata augurium, discende in linea diretta il saluto che ci si scambia oggi alle feste.

Sull'origine della radice gli studiosi discutono ancora.

Che cosa faceva un augure

Nell'antica Roma, e prima ancora fra gli Etruschi, l'augure era un sacerdote specializzato nella divinazione.

L'augurium era la cerimonia con cui traeva presagi dal volo degli uccelli o da altri fenomeni. I Romani si affidavano soprattutto all'osservazione degli uccelli, e da lì coniarono anche il termine auspicium, l'antenato dell'italiano auspicio.

Fra le due parole c'era una differenza tecnica: l'auspicium era la percezione del segno, l'augurium la sua interpretazione — «l'esegesi di ciò che si è percepito».

Gli àuguri non indovinavano la volontà celeste in astratto: leggevano segni concreti, in un rito con regole precise.

Da dove viene la radice

Qui le scuole etimologiche si dividono, e la divergenza è antica.

Il dibattito è aperto da tempo: fra le proposte compare quella di Günter Neumann del 1976, e nessuna delle due ipotesi ha chiuso la questione.

Come è cambiato il significato

Il passaggio dal rito al saluto è avvenuto per gradi, e la lingua ne conserva le tracce.

In latino augurium significava l'osservanza e l'interpretazione dei presagi, poi anche la previsione o il pronostico, e infine il presagio stesso. Da qui i verbi augurare e inaugurare, che ancora oggi conservano il senso di dare inizio a qualcosa sotto un buon segno.

Da augurium è nata anche una parola dal senso opposto: prima che il termine passasse a indicare il presagio favorevole esisteva il verbo exauguro, e dal participio exauguratum deriva l'aggettivo italiano sciagurato.

Che cosa vuol dire oggi

Nell'italiano di oggi l'augurio ha tre sensi che convivono.

È il presagio, cioè la previsione di un evento buono o cattivo; è il desiderio che accada qualcosa; ed è l'espressione stessa di quel desiderio. Dire «auguri» significa esprimere la speranza di un futuro prospero — la stessa funzione del rito, senza il rito.

Nessuno osserva più il volo degli uccelli per trarne auspici, ma la parola ha conservato il compito che aveva: dire ad alta voce che cosa ci si aspetta dal tempo che viene.

Quando si dice

Gli auguri sono una convenzione sociale legata alle principali festività e agli eventi della vita.

Il vocabolario Treccani registra gli usi consolidati: «auguri di buon Natale», «auguri di buona Pasqua», «tanti auguri agli sposi». Accanto alle feste religiose stanno quindi i passaggi personali — nascite, matrimoni, anniversari.

C'è però un uso su cui non tutti concordano: il semplice «auguri» a Natale può suonare fuori luogo a molti, mentre resta pienamente adatto a Capodanno, compleanni e anniversari: la formula piena — «buon Natale» — sarebbe quella attesa nella ricorrenza religiosa.

Domande frequenti

Da dove viene la parola auguri?

Dal latino augurium, la cerimonia con cui gli àuguri dell'antica Roma traevano presagi dal volo degli uccelli. Il nome del sacerdote, augur, è la radice della parola.

Che differenza c'è fra augurio e auspicio?

Nella pratica romana l'auspicium era la percezione del segno, l'augurium la sua interpretazione. Entrambe le parole sono passate in italiano.

Perché «sciagurato» somiglia ad «augurio»?

Perché viene dalla stessa famiglia: dal verbo latino exauguro e dal participio exauguratum, cioè il contrario del presagio favorevole.

Da leggere