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Palio di Siena · Storia e origini

Palio di Provenzano a Siena e il drappellone alla Madonna dei Miracoli 2027

9 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Ultima edizione conosciuta
il 2 luglio 2026 e 16 agosto 2026
Dove Piazza del Campo, Siena

Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.

Fonte: palio.comune.siena.it, letta il 19/09/2026. L'anno e' dedotto e va confermato.

Il Palio di Provenzano si corre a Siena, in Piazza del Campo, il 2 luglio, in onore della Madonna di Provenzano, venerata sotto il titolo di Advocata nostra. Dieci delle diciassette Contrade si sfidano su tre giri della piazza, con i cavalli montati senza sella. Alla vigilia, nel pomeriggio del 1º luglio, le Autorità cittadine e le Contrade vengono a rendere omaggio alla Madonna nella Collegiata di Santa Maria in Provenzano, portando in corteo il drappellone, che resta issato su un pilastro della cupola fino alla tarda mattina del giorno dopo.

Una Madonna di terracotta in un rione malfamato

La chiesa è intitolata al mistero della Visitazione della Beata Vergine Maria a santa Elisabetta ed è il santuario nel quale si conserva l'immagine della Madonna di Provenzano, venerata sotto il titolo di Advocata nostra, e in onore della quale ogni anno, il 2 luglio, si corre il celebre Palio. Dal 1611 custodisce la venerata immagine della Madonna dei Miracoli, popolarmente conosciuta come Madonna di Provenzano.

La chiesa sorge nel rione chiamato Provenzano, l'area cioè dove sorgevano le case anticamente appartenenti alla famiglia del celebre condottiero militare senese del secolo XIII Provenzano Salvani, citato da Dante Alighieri nella Divina Commedia, nell'undicesimo canto del Purgatorio, ed eroe della battaglia di Montaperti del 1260.

La Madonna di Provenzano è un busto in terracotta che rappresenta la Beata Vergine Maria, patrona della città di Siena, e l'immagine è rivestita da un'ottocentesca lamina d'argento e pietre preziose.

La scultura divenne subito un simbolo della ferita che l'occupazione straniera aveva inferto alla dignità di Siena; l'immagine della Vergine fu ricomposta nella sua edicola e divenne immediatamente oggetto di speciale venerazione da parte dei senesi e il motivo di riscatto per un intero rione, quello di Provenzano, tra i più degradati della città.

La devozione si sviluppò subito dopo la caduta della Repubblica di Siena, in un'epoca in cui la città viveva un periodo buio, come buie erano le strade intorno a dove ora sorge la Collegiata, ma i senesi, proprio attraverso di essa, seppero dare un segnale importante di reazione, formalizzando come istituzione il Palio del 2 luglio. L'Insigne Collegiata di Santa Maria in Provenzano è oggi, dopo la Cattedrale, il secondo luogo di culto per importanza della Città: santuario mariano, parrocchia, chiesa del Palio.

L'anno dei miracoli, il tempio, la corona

Il 1594 fu chiamato l'«anno de' miracoli», in quanto la Santa Sede approvò una serie di fatti prodigiosi avvenuti per l'intercessione della Vergine Maria venerata in Provenzano e stabilì, unitamente alle Magistrature civiche, che si dovesse procedere alla costruzione di un santuario per collocare decorosamente l'immagine e agevolare il grande afflusso di pellegrini e la loro accoglienza.

Il tempio fu dedicato con rito liturgico il 16 ottobre 1611 dall'arcivescovo di Siena Camillo Borghesi, e il 23 ottobre successivo, con una solenne processione che attraversò tutte le vie della città, venne traslata nel nuovo santuario la sacra immagine, venerata da allora col titolo di Advocata nostra.

Il 1º novembre 1681, alla presenza del cardinale senese Flavio Chigi, nipote di papa Alessandro VII, l'immagine fu incoronata con un prezioso diadema per conto del Capitolo Vaticano, che aveva il privilegio di incoronare le immagini di devozione.

Il 1656: nasce la carriera del 2 luglio

Al fine di celebrare degnamente il culto della Vergine, a partire dal 1656 si decide di correre, nel giorno del 2 luglio, Festa della Madonna di Provenzano, una corsa di cavalli da tenersi «alla tonda» nell'anello di Piazza del Campo e che doveva coinvolgere le Contrade della Città.

Una prima proposta era stata avanzata nel 1603, ma troverà un'episodica attenzione solo nel 1633, per poi prendere aspetto definitivo nel 1656, quando ufficialmente inizia la storia del Palio delle Contrade, cioè la Carriera del 2 luglio. Nel 1656 il Palio «alla tonda» assunse forma strutturalmente definitiva e cadenza regolare, e oltre alla dedica alla Madonna Assunta si aggiunse quella alla Madonna di Provenzano, il cui culto crebbe dopo una serie di miracoli e grazie ricevute.

Dal 1656, con la sola interruzione delle due guerre mondiali e dei due anni di emergenza pandemica, ogni anno il 2 luglio, anticamente festa della Visitazione della Beata Vergine Maria a Santa Elisabetta, viene corso il Palio in onore della Madonna di Provenzano.

Il primo documento sul Palio risale al 1238, le attestazioni certe della prima corsa equestre sono del 1633, e la definizione esatta delle contrade, tuttora in vigore, risale al 1729, ciascuna contraddistinta da un proprio stemma araldico. Le Contrade furono assai più numerose delle attuali: dopo la peste del 1347 il loro numero si ridusse a 42.

Il drappellone appeso al pilastro

Nel drappellone, la preziosa stoffa dipinta su commissione del Comune di Siena e data in premio alla Contrada vincitrice, viene sempre raffigurata l'effigie della Madonna di Provenzano, benché il tema del Palio possa essere tra i più vari: è così dall'inizio del XVIII secolo. Alcuni giorni prima della Carriera il drappellone viene presentato nel Cortile del Podestà di Palazzo Comunale, in una cerimonia aperta al pubblico.

Ed è in onore della Madonna dei Miracoli che, alla vigilia della festa, il 1º luglio, viene portato in Collegiata. Dopo il saluto e la benedizione alla Città, viene intonato l'antico inno del Maria mater gratiae e il drappellone viene issato sul pilastro destro della cupola, dove viene conservato fino alla tarda mattina del 2 luglio, dopo la Santa Messa solenne nel giorno della festa, per essere riportato in Palazzo Pubblico ed esposto sul Carroccio durante il Corteo storico.

Nelle ore in cui resta appeso, il Palio è oggetto di curiosità e gestualità apotropaica, tra il sacro e il profano, dei numerosi contradaioli.

La sera del 2, quando torna chi ha vinto

Al termine della carriera del Palio, la sera del 2 luglio, i contradaioli vittoriosi si recano presso la Collegiata, portando il drappellone in segno di ringraziamento alla Madonna, e intonano l'inno Maria mater gratiae, popolarmente chiamato Te Deum. Il Palio rimane in proprietà della Contrada vincitrice, la quale però ha l'obbligo di restituire entro l'anno al Comune il piatto d'argento, che lo sormonta.

I cavalli con i loro fantini, che li cavalcano senza sella, entrano in piazza del Campo, per l'occasione cosparsa di uno strato di tufo, sul far della sera, e lo sparo di un mortaretto annuncia il loro ingresso. Vince il primo cavallo che termina di compiere tre giri della piazza in senso orario. Al Palio partecipano ogni anno, secondo un sistema di sorteggi e rotazioni, dieci delle diciassette contrade della città, in modo che nessuna arrivi a saltarne più di due di fila, a meno di casi particolari.

Sono quattro giorni di festa, dal 29 giugno al 2 luglio, in cui si svolgono una serie di rituali rimasti identici nei secoli: benedizione dei cavalli, sorteggi, prove generali, cene. Tra la fine di settembre e l'inizio di ottobre si svolge la «cena della vittoria», in cui la contrada festeggia il suo cavallo vincitore addobbando il rione a festa.

La tratta, il bando del 1721, i fantini

Nei primi Palii «alla tonda» le Contrade avevano il compito di procurarsi il loro cavallo, ma per mantenere più eque le possibilità di vittoria, dal 2 luglio 1676 presentarono ciascuna un soggetto, e i cavalli venivano poi assegnati per sorteggio: è dunque di quegli anni l'istituzione della «tratta», ossia l'assegnazione a sorte dei cavalli alle Contrade, che avveniva al prato di Camollia, fuori le mura cittadine. Dal 1761 la tratta si svolse in Comune, alla Porta di Biccherna.

Il 16 maggio 1721 il collegio di Balìa emise un bando che costituisce il moderno regolamento del Palio, e vennero regolamentati gli orari, la costruzione dei palchi, il corteo che precede la corsa, l'ammontare dei premi e le procedure di iscrizione delle Contrade.

I fantini, alla fine della corsa, si scambiavano colpi furibondi con il «sovatto», una sorta di gatto a nove code dal manico a forma di animale. Tra il 1787 e il 1788 le rivalità opposero Isidoro Bianchini detto Dorino, un maremmano che vinse tredici Palii per nove diverse Contrade, ad altri fantini affermati dell'epoca: il 2 luglio 1788 Dorino e Ciocio, fantino della Pantera, si affrontarono alla mossa a nerbate con tale furore che rovinarono a terra, dove «si azzuffarono per anche uccidersi se la truppa civica non li avesse separati menando i fantini della Lupa, e Pantera in carcere».

All'inizio dell'Ottocento, per evitare che i fantini prima della mossa si nerbassero e si azzuffassero, si decise che non sarebbe stato più «permesso ai fantini di ritenersi o battersi, finché dopo date le mosse e calato il canape, non abbiano intieramente oltrepassato tutto il Palco dei Signori Giudici, alla pena, mancando, del carcere».

Nell'Ottocento i fantini si resero protagonisti di clamorosi tradimenti. Francesco Santini detto il Gobbo Saragiolo cambiò bandiera per trent'anni, correndo per quindici Contrade e vincendo per sette diverse, e quando nel 1855 con uno dei cavalli favoriti andò dritto alla curva di San Martino con dolo, a chi gliene chiese ragione replicò: «Ma che dovevo vincere per voialtri miserioni che mi davi 140 monete, quando ne ho guadagnate 170?».

Nel Novecento primeggiò Angelo Meloni detto Picino, che corse cinquantadue volte per quindici Contrade vincendo tredici Palii in sette Contrade diverse; poi Fernando Leoni detto Ganascia, un calcolatore meticoloso che corse per quindici Contrade e ne vinse otto; e Giuseppe Gentili detto Ciancone, che centrò nove vittorie dal 1946 al 1969, con un'interruzione di quattro anni dovuta al pestaggio prima, e all'ostracismo poi, da parte dei contradaioli dell'Oca a causa del Palio vinto dalla Torre nel 1961 mentre lui correva. Ci fu anche il «T.O.N.O.», acronimo per «Tartuca, Onda, Nicchio, Oca», l'unica coalizione di Contrade della storia del Palio, che vinse un paio di corse ma si sciolse quando nel 1934 l'Oca andò a vincere contro gli accordi.

La Marcia del Palio, comunemente chiamata anche «Squilli la fe'», fu composta dal Maestro Pietro Formichi intorno al 1880 per la banda municipale della città di Siena: è una composizione in 2/4 per fanfara, ovvero per formazioni bandistiche dotate esclusivamente di ottoni, creata originariamente priva di un accompagnamento cantato, e il testo, del poeta Idilio dell'Era e modificato da monsignor Bruno Ancilli, venne aggiunto solo dopo. Fu eseguita per la prima volta nel corteo storico del 16 agosto 1885, e la suona la Fanfara di Palazzo, composta da 12 tamburini, 18 chiarine e 30 musici con ottoni vari. Gli squilli dei trombetti di palazzo per il Carroccio risalgono invece al 1904 e sono opera di Salvatore Giaretta.

Come arrivare alla festa

Il Palio di Provenzano a Siena si raggiunge con un viaggio non brevissimo, e vale la pena affrontarlo. Per chi sceglie il treno, la stazione ferroviaria più vicina è quella di Siena, a 8,0 chilometri: conviene organizzarsi per coprire l'ultimo tratto. In automobile si esce allo svincolo di Siena Sud, e il tragitto è di 2,2 chilometri per 7 minuti di guida.

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