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Le tradizioni di Pasqua in Puglia: riti, piatti e usanze del posto

5 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho

In Puglia la Settimana Santa non è un rito solo: comincia con l'Addolorata il venerdì prima delle Palme e va avanti di paese in paese, con le confraternite che camminano composte al suono delle marce funebri. A Taranto i Perdoni escono scalzi.

Il pranzo si apre con il Benedetto.

I Perdoni di Taranto

A Taranto il Giovedì Santo, dalle tre del pomeriggio, escono dalla Chiesa di Maria Santissima del Monte Carmelo i Perdoni: confratelli del Carmine che percorrono scalzi il borgo antico e la città nuova, con il camice bianco, lo scapolare blu e il cappuccio con due fori.

Stanno per i pellegrini diretti a Roma per il perdono. A mezzanotte, fra giovedì e venerdì, parte con loro la processione dell'Addolorata.

Il pomeriggio del Venerdì Santo comincia la Processione dei Misteri, con le otto statue della Passione: finisce alle prime luci del Sabato Santo.

Gallipoli

A Gallipoli il Giovedì Santo si visitano i Santi Sepolcri, con gli altari allestiti attorno alle statue del Cristo Morto.

Il venerdì, a mezzogiorno, i confratelli vestiti di nero aprono con i ceri accesi la processione, e dal tramonto sfilano i Misteri Dolorosi; dalla Chiesa del Santissimo Crocifisso muove la Processione dell'Urnia, legata alla Confraternita dei bottai.

All'alba del sabato la trozzula — uno strumento di legno con i battenti metallici — annuncia la Desolata, che parte dalla Chiesa della Madonna della Purità: sfilano gli incappucciati con il saio bianco, la mozzetta giallo paglierino e il cingolo rosso, davanti al Cristo Morto in un'urna dorata e alla Vergine Desolata.

La Desolata di Canosa

A Canosa di Puglia la Desolata è del Sabato Santo: centinaia di donne vestite di nero, con il capo coperto, camminano sottobraccio per le strade intonando un canto straziante.

È l'Inno alla Desolata, e con loro ci sono i bambini vestiti da angioletti.

Papamusci e bubbli bubbli

A Francavilla Fontana i Papamusci compiono il pellegrinaggio fra le chiese cittadine il Giovedì Santo, e il venerdì ripercorrono la Via Crucis. A Grottaglie i perdoni si chiamano bubbli bubbli.

Il pellegrinaggio del giovedì, diffuso in tutta la regione, serve all'adorazione del Santissimo Sacramento.

Le Quarantane di Ruvo

A Ruvo di Puglia i riti durano cinque giorni:

I fuochi

A San Marco in Lamis i riti si aprono con la Fanoja del Venerdì Santo, il falò acceso dal basso, curato dall'Arciconfraternita dei Sette Dolori.

A Noicattaro, il Giovedì Santo, si accendono i falò sul sagrato della Chiesa della Madonna della Lama, con i ceppi secchi raccolti durante la Quaresima: sono segno di purificazione e augurio di buon raccolto.

Ad Alberobello, ogni Venerdì Santo, oltre duecento figuranti mettono in scena la Passione. A Castellana Grotte i Misteri sfilano dal 1880, con otto statue.

Il piattu pe lu sabburcu

Nel Salento molti riti cominciano il lunedì e finiscono a mezzogiorno del sabato, quando arrivano lo scampanio a festa e i fuochi d'artificio.

Lì si prepara il piattu pe lu sabburcu, il piatto per il sepolcro: grano germogliato al buio, ornato di nastri e immaginette sacre. Il rito richiama l'antico mito di Adone.

Il Benedetto

Il pranzo di Pasqua si apre con il Benedetto, l'antipasto della festa: capocollo di Martina Franca, ricotta fresca, asparagi, taralli, uova sode e arancia, e in certe case anche fave, ricotta forte, olio e pepe.

Prima di mangiarlo lo si benedice con l'acqua santa e un ramoscello d'ulivo, che resta sul piatto come segno.

La tavola

Il secondo è l'agnello, che sta per l'Agnello di Dio: al forno con le patate, arrosto o cotto con il vino rosso.

Prima arrivano le orecchiette con le noci, la focaccia farcita con il pesce — di solito il tonno — e i cavatelli al vincotto, il cui colore rosso richiama il sangue di Cristo: nel Salento si preparano il Venerdì Santo. Sulla costa si fa il Brodetto di Pasqua, zuppa di pesce o brodo con le uova.

A Molfetta il calzone è del Mercoledì Santo — cipolle, baccalà, acciughe, olive nere —, mentre il pizzarello si mangia il venerdì dopo i Cinque Misteri e il sabato dopo la Pietà.

La scarcella

Il dolce di quasi tutta la Puglia è la scarcella, chiamata anche scarcedda, cuddura o palomma: un grande biscotto di pasta frolla, a forma di cesta, colomba, cuore o intreccio, con le uova sulla superficie o un uovo sodo al centro. Sta per la liberazione dal peccato originale.

A Ruvo si ricopre di giuleppe, che nel dialetto ruvestino è la glassa. Restano poi l'agnello di pasta reale, di mandorle, le uova di cioccolato, i taralli con il taglio e la puddhrica salentina, pane dolce con l'uovo al centro.

Domande frequenti

Chi sono i Perdoni di Taranto

Sono i confratelli del Carmine che il Giovedì Santo escono scalzi, con il camice bianco, lo scapolare blu e il cappuccio a due fori: stanno per i pellegrini diretti a Roma per il perdono.

Che cos'è la trozzula

È lo strumento di legno con i battenti metallici che a Gallipoli annuncia le processioni, e all'alba del Sabato Santo apre la Desolata.

Che cosa sono le Quarantane di Ruvo

Sono i fantocci appesi agli incroci il primo giorno di Quaresima: si fanno esplodere la domenica di Pasqua, durante la processione del Cristo Risorto.

Che cos'è la scarcella

È il dolce pasquale pugliese di pasta frolla, con le uova sulla superficie o un uovo sodo al centro. Si chiama anche scarcedda, cuddura o palomma.

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