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Festa della Mela Annurca a Valle di Maddaloni 2026 - La regina delle mele e raduno di auto d'epoca

6 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Quando
dal 17 al 26 ottobre 2026
Dove Valle di Maddaloni, Valle di Maddaloni

Fonte: sagr.it, letta il 19/09/2026.

La Festa della Mela Annurca si tiene in ottobre a Valle di Maddaloni, in provincia di Caserta, nel borgo medievale del paese. Per l'occasione i vicoli si trasformano in una grande bottega a cielo aperto, con stand enogastronomici in cui la mela annurca è protagonista, il concorso di pasticceria amatoriale «Regina di Mele» e, la domenica mattina, il raduno nazionale di auto e moto d'epoca. La organizza la Pro Loco «Valle», e nel marzo 2024, al Senato della Repubblica, la manifestazione ha ricevuto il riconoscimento di Marchio di Qualità «Sagra d'eccellenza».

Un borgo medievale trasformato in bottega

Valle di Maddaloni sta in provincia di Caserta, ha un centro storico medievale e vicoli stretti, e per la Festa della Mela Annurca quei vicoli diventano una grande bottega a cielo aperto. Le bancarelle si allestiscono fra profumi di cannella e arancia, fuochi crepitanti, lumi e candele tremolanti; sui banchi si trova oggettistica artigianale insieme alle specialità di produttori enogastronomici, anche di altre regioni italiane. La festa la organizza la Pro Loco «Valle», con il patrocinio del Comune di Valle di Maddaloni, dell'EPLI – Ente Pro Loco Italiane, della Regione Campania e della Provincia di Caserta, e da oltre trent'anni anima il territorio.

L'evento è organizzato di solito in tre giornate, distribuite in modo che chi arriva per assaggiare le specialità del posto possa farlo con calma, godendo del contesto ambientale e paesaggistico in cui la sagra si colloca, ma può estendersi su due weekend, per sei giorni di festa e di incontri.

La regina delle mele e il concorso dei dolci

Il frutto che dà il nome alla festa viene chiamato la «regina delle mele» e la «dama delle mele». Attorno a quel titolo la Pro Loco costruisce una gara: il concorso “Regina di Mele”, aperto a tutti gli appassionati di cucina e di dolci che non facciano il pasticciere di mestiere. Chi si presenta porta le proprie ricette di famiglia; il dolce deve avere come ingrediente principale la mela.

La giuria assaggia tutte le creazioni e le valuta su criteri precisi: originalità, gusto, presentazione estetica. Al termine della giornata viene decretata la torta vincitrice. Oltre ai riconoscimenti materiali, in palio c'è l'onore di diventare per un anno intero la “Regina” o il “Re delle Mele” di Valle di Maddaloni, un titolo che celebra passione, creatività e tradizione legata alla mela annurca. È un'occasione di incontro, di gusto e di convivialità, e nelle edizioni passate ha visto l'eccellenza della pasticceria napoletana con l'arduo compito di giudicare massaie dilettanti.

Negli stand la mela torna in mille declinazioni: marmellate artigianali, torte fragranti, conserve tradizionali, succhi freschi, e i piatti unici preparati dalle massaie vallesi, custodi di antiche ricette tramandate di generazione in generazione. Accanto ci sono le dimostrazioni di cucina, i mercati contadini dove si comprano prodotti a chilometro zero, le degustazioni guidate. Ci sono dieci espositori di mele e un'ampia area gastronomica, con locali e ospiti; l'associazione della pasticceria napoletana si presenta con gli assaggi di pastiera alla mela annurca.

Le scuole, i ciceroni e il corteo storico

All'evento collaborano gli allievi dei tre plessi scolastici, ognuno con il suo compito. I bambini dell'infanzia Giovanni XXIII preparano lavoretti a tema mela. Quelli della Scuola Primaria Lucia Golia allestiscono l'esposizione delle fasi di lavorazione della mela, preparano impasti e gnocchi e sfilano con i vestiti tipici nel corteo storico della Pro Loco, insieme agli sbandieratori e ai figuranti. I ragazzi della scuola secondaria di primo grado fanno i Ciceroni: sono loro ad accompagnare chi arriva.

Intorno a loro il programma si allarga a spettacoli musicali, spettacoli comici, iniziative culturali, percorsi turistici, mostre, laboratori per bambini e sfilate in costume con musica popolare. Nei vicoli passano gli artisti di strada con gli spettacoli circensi, gli sbandieratori, le dame, i principi e i cortigiani.

Le visite guidate portano fuori dal centro, ai caratteristici melai — i luoghi che raccontano la lavorazione e la conservazione della mela annurca — e all'Acquedotto Carolino, capolavoro vanvitelliano riconosciuto Patrimonio dell'UNESCO.

Domenica mattina, i motori d'epoca

Domenica mattina, come da tradizione, si svolge un raduno di auto e moto d'epoca. Le moto e le auto in esposizione arrivano da tutta la Campania e oltre, ed è un raduno nazionale.

Dai melai al colore rosso-violaceo

La mela annurca è molto più di un semplice frutto: è un simbolo dell'Alto Casertano, un patrimonio genetico unico al mondo, un prodotto agroalimentare di straordinaria qualità. Il colore è rosso-violaceo e la polpa tenera, zuccherino-acidula. Nasce da alberi di medio fusto, i cui filari ben allineati si vedono nei campi dell'Agro aversano, nei vicini centri di Giugliano e Qualiano — dove persiste la figura del melaro — e nella Valle di Maddaloni, andando verso Sant'Agata dei Goti nel beneventano.

Quello che la rende così dipende dal posto in cui cresce: il clima rigido dell'inverno, le escursioni termiche fra il giorno e la notte, il terreno vulcanico ricco di minerali. La raccolta di questi frutti, ancora acerbi, inizia intorno alla metà di settembre, per evitare che cadano a terra e si guastino; subito dopo comincia la fase di maturazione detta "arrossamento", con l'esposizione al sole per dieci o quindici giorni e i frutti girati frequentemente a mano fino a raggiungere il tipico colore.

In cucina la melannurca campana è versatile: le tradizionali mele cotte al forno, torte, crostate, strudel e sfogliatelle. Pregiati sono anche i liquori ottenuti per infusione. E la medicina popolare le ha sempre attribuito proprietà terapeutiche e curative di diverse malattie, tanto che un vecchio adagio recita: «Una mela al giorno leva il medico di torno».

Il nome che viene dagli Inferi

La melannurca è presente in Campania dall'età preromana degli Italici Osci e Sanniti. Il luogo di origine sarebbe il territorio di Pozzuoli, l'antica Puteoli, come riporta Plinio il Vecchio nel I secolo d.C. nella Naturalis historia: lì la chiama Mala Orcula, in relazione al limitrofo Orco, cioè il lago d'Averno, sede degli Inferi. Secondo un'altra ipotesi il nome deriverebbe invece dal verbo latino indulcō, addolcire, e si riferirebbe proprio a quel modo di far maturare i frutti.

Nel 1583 Giovanni Battista Della Porta (1535-1615), nell'opera Pomarium, descrive i frutti prodotti nell'agro puteolano e scrive che «...le mele che da Varrone, Columella e Macrobio sono dette orbiculàte, provenienti da Pozzuoli, hanno la buccia rossa, da sembrare macchiate nel sangue e sono dolci di sapore, volgarmente sono chiamate Orcole». Nei secoli successivi compaiono i nomi di Anòrcola e Annòrcola. La forma attuale, «Annurca», si legge nel Breve ragguaglio dell'agricoltura e pastorizia del regno di Napoli di qua' del faro di Guglielmo Gasparrini, del 1845, nelle Forze produttive della provincia di Napoli di Alessandro Betocchi, del 1874, e nel Manuale di Arboricoltura di Giuseppe Antonio Pasquale, del 1876.

Nei dipinti rinvenuti negli scavi di Ercolano, e in particolare nella Casa dei Cervi, l'Annurca è raffigurata: la testimonianza dell'antichissimo legame con la Campania felix. Ogni anno Valle di Maddaloni, cuore della produzione dell'annurca, si trasforma in un palcoscenico dedicato a questo frutto.

Come arrivare alla festa

Farsi avvolgere dalle atmosfere della Festa della Mela Annurca, a Valle di Maddaloni, è alla portata di tutti. Chi viaggia su rotaia trova la stazione ferroviaria di Valle di Maddaloni a un passo dal centro, 800 metri dai luoghi della manifestazione. In automobile si esce allo svincolo di Caserta-Napoli-Benevento, e da lì restano 700 metri e un minuto.

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