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Sagre ed Enogastronomia

Fiori, erbe e sapori a Val di Fiemme e Val di Cembra 2027 - Un viaggio lento tra prati, boschi e tavole

9 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Ultima edizione conosciuta
dal 5 al 21 giugno 2026
Dove Via Roma 2/a)

Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.

Fonte: ildolomiti.it, letta il 20/09/2026.

C'è una legge provinciale che dice quanti fiori si possono raccogliere in un giorno: cinque steli, e solo fra quelli non protetti, perché il giglio rosso, la stella alpina e l'agrifoglio non si toccano. È il limite dentro cui si muove «Fiori, erbe e sapori», la rassegna che per tre weekend di giugno trasforma la Val di Fiemme e la Val di Cembra, in provincia di Trento, in un laboratorio a cielo aperto dedicato alla biodiversità e alla biogastronomia.

Non degustazioni, ma un modo di camminare

Gli organizzatori insistono su un punto: non si tratta di semplici degustazioni, ma di un invito al viaggio lento, per riscoprire antichi saperi e sapori dimenticati attraverso un calendario di appuntamenti sparsi sul territorio. Le due valli sono attraversate dal torrente Avisio, e la rassegna ne segue il corso: base a Cavalese e nei suoi masi, poi Tesero, Predazzo, Daiano, Molina di Fiemme, Carano, Capriana, Grumes, Faver e i paesi cembrani. Le date oscillano da un'edizione all'altra — «tre weekend», «dal 5 al 21 giugno», «nove giorni», e in un anno una settimana piena dal 25 giugno al 2 luglio.

Il filo che tiene insieme escursioni, laboratori e cene è il rapporto fra chi abita queste valli e ciò che ci cresce: un rapporto che, come scrivono gli organizzatori, si tramanda attraverso «il saper fare».

Il foraging, che qui hanno sempre fatto le donne

La parola nuova è foraging, la pratica di raccogliere piante spontanee edibili, definita nei comunicati «l'eco-trend del momento». La cosa in sé, però, non è nuova: è quello che hanno sempre fatto le donne di questa zona, andando per campi e boschi a raccogliere erbe da trasformare in ricette. Una chef di Predazzo guida la raccolta nei prati e nei boschi che circondano il suo ristorante e poi porta tutto ai fornelli, in uno show cooking con i consigli per rendere profumate, saporite e colorate le ricette di casa.

C'è anche il nome tecnico e antico della stessa cosa: la fitoalimurgia, «una disciplina antica, perduta dal nostro frettoloso mondo tecnologico, che studia e utilizza le piante spontanee commestibili per l'alimentazione», nata storicamente per sopravvivere alle carestie e alle situazioni di emergenza. Nelle escursioni si parla di piante commestibili e medicinali, del loro uso come alimento e come rimedio naturale, e si impara a distinguere quelle velenose; quando è possibile, e per chi non è allergico, si assaggiano le piante incontrate lungo il cammino.

Una ventina di orchidee spontanee

La materia prima è la flora dolomitica, famosa in tutto il mondo, che deve i suoi caratteri all'adattamento a un ambiente aspro e severo. Nei dintorni di Predazzo e Bellamonte fioriscono una ventina di specie spontanee di orchidee, compresa la cosiddetta «scarpetta della Madonna», una rara orchidea gigante. Nei pascoli della Val di Fiemme sbocciano l'anemone, il ranuncolo di Seguieri, il camedrio alpino, l'achillea e la genziana; intorno ai laghetti alpini della Catena del Lagorai, oltre i 1600 metri, il rododendro ferrugineo e quello irsuto; fra le rocce resiste la sassifraga.

Le escursioni salgono al Passo Valles, «un balcone naturale sulle Dolomiti», dove si riconoscono fiori variopinti, tenaci arbusti striscianti e rare erbe spontanee, e nella Val Venegia, nel cuore del Parco Naturale di Paneveggio Pale di San Martino, dove le guide del parco accompagnano fra fioriture straordinarie. Altre uscite portano dal Passo Lusia a Larcionè, «immersi nel silenzio delle splendide praterie d'alta quota», e in località Sottosassa, per osservare il sottobosco e imparare a riconoscere le piante velenose e quelle commestibili. A condurre i gruppi ci sono guide naturalistiche, botanici, esperti del corpo forestale e guardie del parco; ad Anterivo si cammina con una guardia forestale del Parco Monte Corno e si visitano le coltivazioni di lupini con cui si prepara il Caffè di Anterivo.

Resine, mieli e formaggi

Molti appuntamenti sono laboratori di mestiere. Si impara a riconoscere abeti, pini, larici e ginepri dagli aghi, dalle pigne e dalle resine, e si passa al laboratorio pratico per fare l'unguento con resina di larice; a Daiano, con la cooperativa sociale agricola Terre Altre, si raccoglie «il largà», la sua preziosa resina, e si impara a utilizzarla.

Un altro filone è quello del miele: a Capriana si entra in un piccolo laboratorio di smielatura, si vede da vicino l'enorme lavoro delle api, si cammina fra i prati in fiore che circondano il paese per capire i segreti dell'impollinazione, e si chiude con un assaggio di mieli accompagnato dai formaggi del Caseificio Val di Fiemme, raccontati dal casaro. Un appuntamento è dedicato agli insetti impollinatori, api e bombi.

Il terzo filone lega erba, latte e formaggio. Nella campagna di Predazzo si visita una stalla, si assiste alla mungitura e si sente spiegare quanto conti l'alimentazione delle mucche nella qualità del latte; poi, al bistrot di un caseificio, si fa un Cheese Tasting narrato con il Puzzone di Moena DOP e un calice di Trentodoc. A Carano si va oltre: una vera lezione di sfalcio al Maso Schneider, dagli attrezzi di un tempo a quelli di oggi, per toccare con mano la funzione della fienagione nella cura del paesaggio e nella qualità della filiera lattiero-casearia — con merenda a chilometro zero a base di burro e ricotta. A Bellamonte, dicono, «il lavoro di falci e rastrelli ci ha consegnato prati e scorci unici in tutta la valle», e al Museo di Nonno Gustavo gli attrezzi del falciatore «hanno un nome, una casa, una storia, una vita».

Il gin cembrano e i terrazzamenti

Sul versante della Val di Cembra la rassegna segue i terrazzamenti, il paesaggio agricolo che regge la viticoltura di montagna. In una distilleria di Faver si vede come nasce il gin cembrano e si prova l'«Aperi-Gin», con un tagliere di prodotti a chilometro zero; prima della visita si cammina fra i terrazzamenti con un esperto naturalista. A Grumes — dove all'aperi-gin si arriva con una passeggiata fino al Bici-Grill — si scende fino al corso dell'Avisio, si guarda la varietà dei fiori e si visita un'azienda agricola per un approfondimento sulle qualità officinali, curative e in taluni casi velenose delle erbe del territorio, con tisana e dolce dell'azienda di famiglia.

Un tour ad anello parte invece dal borgo di Masi di Cavalese — dove, fra fontane e fienili, «vi sembrerà di fare un balzo indietro nel tempo» — e passa da un vivaio fino a un agribirrificio, seguendo la Birra di Fiemme dai campi di luppolo al boccale.

La notte del solstizio

L'appuntamento simbolico è il solstizio d'estate. Nel giorno più lungo dell'anno si aspetta il buio dai prati delle Ganzaie, con una cena a tema al Maso dello Speck: sformatino alle ortiche selvatiche e orzotto ai bruscandoli, i germogli di luppolo selvatico. Poi si parte per una passeggiata notturna con un naturalista, alla scoperta degli animali che popolano le tenebre, con bat detector per i pipistrelli, visore notturno e richiami per uccelli rapaci.

Lungo il cammino si spiega che cos'è il solstizio — il momento in cui il Sole raggiunge la massima altezza nel cielo — e si raccolgono alcune piante, approfondendone caratteristiche e usi; al tramonto ci si ferma per un momento di ascolto e silenzio. L'esperienza si chiude con un piccolo rituale condiviso: un'intenzione personale, oppure la preparazione dell'acqua di San Giovanni, simbolo di purificazione e buon auspicio.

«Per fare tutto ci vuole un fiore»

Per tutta la durata della rassegna i ristoranti e gli agriturismi aderenti alla vetrina «Per fare tutto ci vuole un fiore» — insieme agli esercizi della Strada dei Formaggi delle Dolomiti, del club Tradizione e Gusto, della Strada del Vino e dei Sapori del Trentino e dell'Associazione Turistica Val di Cembra — propongono ricette a base di erbe e fiori locali, spontanei e coltivati, abbinati ai prodotti del territorio.

Fra le proposte c'è anche un minicorso di cucina vegetariana, per stupire anche a casa propria. A dare il benvenuto a tavola è il Fior di Cavalese allo zafferano, il formaggio del Caseificio Sociale Val di Fiemme fatto con lo zafferano biologico di un maso di Capriana, e una varietà di caciotte di latte vaccino aromatizzate con timo, ginepro, erba cipollina, fieno e fiori. Fra i piatti citati: carpaccio di Fior di Cavalese allo zafferano con uovo all'occhio di bue, filetto di maiale laccato alla Birra di Fiemme con miele millefiori, fiordaliso e «gamaite» — la bieta selvatica — al burro. La parte serale si chiama «Il prato nel piatto» e coinvolge cinque ristoranti fra Predazzo e il Passo Valles, con mezze lune alle ortiche e ragù di coniglio, filetto di salmerino al crescione di ruscello, corona all'ortica e semifreddo ai fiori di sambuco. Ad accompagnare, i vini, gli spumanti e le grappe della Val di Cembra e la Birra di Fiemme.

C'è anche una versione da prato: al Rifugio Capanna Passo Valles si stende una coperta sull'erba, si versa un calice di vino cembrano e si servono finger food alle erbe di stagione mentre il tramonto dipinge il cielo; in Val Venegia, invece, la tappa golosa è un picnic preparato dal rifugio, con il dolce a malga Venegia.

I bambini, i musei e gli orti

Per i più piccoli il Museo Geologico delle Dolomiti propone laboratori sull'intelligenza vegetale — «osserva le risposte che le piante hanno sviluppato per adattarsi al proprio ambiente: è segno d'intelligenza?» — e la creazione di «illusioni botaniche» con colori ricavati dalle piante; una biblioteca di Predazzo fa fiorire un prato di carta e regala semi da piantare a casa. Per gli adulti ci sono una mostra sulle erbe che curavano, con laboratorio di piante officinali, una serata di musica dal vivo con degustazione guidata di tisane, la musica e il folklore delle Schuhplatterin Fiemmesi, e visite agli orti dei paesi, quelli che erano e restano «ordinati, concimati e fioriti».

Un capitolo a parte riguarda il legno: la valle certifica il suo legname «dal seme al cassetto», grazie alla filiera che lega il bosco alle segherie e alle falegnamerie del territorio, e un tecnico forestale accompagna a vedere come una gestione razionale del presente si sposi con gli usi del passato.

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