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Giovenche di Razza Rendena a Pinzolo 2026 - La Reginetta è una giovenca, scelta fra oltre 150 candidate

6 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho

A Pinzolo, in provincia di Trento, in Trentino-Alto Adige, la reginetta non è una ragazza. È una giovenca: la migliore, scelta da un giudice esperto fra le oltre 150 candidate che ogni anno partecipano al concorso. L'elezione della «Reginetta di Pinzolo» chiude i nove giorni dedicati alla razza Rendena, da fine agosto ai primi di settembre, e arriva alla fine di una selezione a gradi — raggruppamento nei pressi del campo mostra, poi le venti finaliste della serata, poi la finale.

La mattina: campanacci, bronzine e muggiti

La mattina è dedicata alla selezione dei bovini, nel campo mostra vicino a piazzale San Vigilio, ed è uno spettacolo che affascina gli ospiti: li porta ad ammirare tutto quel bestiame e a sentire quel concerto inusuale fatto di campanacci, bronzine e muggiti. A mezzogiorno si pranza al Capannone delle feste.

Nel pomeriggio arriva la sfilata. Gli allevatori sono vestiti nei costumi tradizionali, e le loro giovenche sono addobbate con i fiori tipici degli alpeggi, in un tripudio di colori e di suoni. Dietro vengono i carri con il fieno, le carrozze, i giovani e le donne in costume, al seguito di artistici stendardi in iuta con i caratteristici fiori di montagna. Nel centro di Pinzolo sfilano oltre 150 esemplari.

La sera, dopo la cena, tocca ai più piccoli: il Concorso Giovani Conduttori mette bambini e ragazzi dai 7 ai 14 anni in una gara di conduzione di vitelle — animali da sei mesi a un anno di età — per portarli dentro il mondo della zootecnia e stimolare il loro interesse verso la morfologia e la corretta presentazione degli animali all'interno del ring. Poi il concerto delle bande, la caseificazione dimostrativa, la cena tipica.

Perché si fa a fine estate

Sono i giorni della demonticazione, «la transumanza al contrario», il ritorno a valle delle mandrie che erano state portate all'alpeggio fra fine maggio e metà giugno. La manifestazione si svolge in occasione di quel rientro, e dura nove giorni, a cavallo fra agosto e settembre.

Non è sempre stata così. Per più di 60 anni l'evento si concentrava nella mostra mercato organizzata per il giorno di San Michele, il 29 settembre. Poi alla manifestazione è stato fatto indossare un abito «più turistico», ma senza perdere in autenticità: alla storica discesa delle giovenche dagli alpeggi si sono aggiunte le iniziative collaterali, ed è per questo che il nome per esteso è «Giovenche di Razza Rendena. Sfilata e… dintorni». Oggi è una festa per il mondo zootecnico e un appuntamento annuale di riflessione sulle problematiche del settore.

Una vacca che si arrampica

La Rendena è l'unica razza bovina autoctona del Trentino, e porta questo nome perché ha avuto come culla natale proprio i difficili territori della Val Rendena: territori che hanno favorito la selezione di una vacca forte, rustica e adatta all'alpeggio. È di taglia medio-piccola — 500-600 kg di peso vivo — con mantello castano scuro, e ha duplice attitudine, latte e carne. Produce carne di qualità e latte particolarmente adatto alla trasformazione in formaggi tipici, fra cui la famosa spressa DOP delle Giudicarie.

Riesce ad arrampicarsi fino ai pascoli e alle malghe più in alto, e così mantiene quello straordinario paesaggio alpestre che introduce al mondo di roccia delle Dolomiti di Brenta e dell'Adamello-Presanella. Nella sola Val Rendena si contano oggi circa 1500 capi, la maggior parte dei quali passa l'estate agli alpeggi diffusi sul territorio; la quasi totalità delle vacche allevate in Trentino, e più del 50% di quelle allevate in Veneto, trascorre i quattro mesi estivi sulle malghe della Val Rendena e dell'Altopiano di Asiago. Dal 2019 la razza è presidio Slow Food, ed è considerata a rischio estinzione.

Chi la riprodusse di nascosto

La storia dell'allevamento qui è antichissima, ma le prime documentazioni sul tipo di bovini allevati sono datate all'inizio del XVIII secolo. Proprio in quegli anni si sarebbe verificata la prima consistente importazione documentata di bovini acquistati prevalentemente in alcune vallate svizzere: bestiame che, per affinità di tipo e di caratteristiche produttive, si fuse armonicamente con quello indigeno, presente da secoli nelle vallate del Trentino occidentale. La razza fu decimata più volte per ragioni storiche — la peste dell'epoca manzoniana, per esempio — e più volte rinsanguata con bovine importate dalla vicina Svizzera, probabilmente dall'originaria razza di Svitto, uno dei cantoni tradizionalmente più zootecnici della Confederazione Elvetica dell'Ottocento. Nel corso dell'Ottocento la Rendena raggiunse in zona una consistenza valutata in più di sedicimila capi.

Poi arrivò il tempo in cui allevarla era proibito. Il merito della sopravvivenza della Rendena è da attribuire a quegli allevatori trentini e veneti che, forti delle loro convinzioni, continuarono clandestinamente a riprodurre la loro razza in purezza andando incontro, a volte, anche a conseguenze penali. Le discriminazioni cessarono nel 1978, quando il Ministero dell'Agricoltura e Foreste, su richiesta della regione Veneto, ne autorizzò l'allevamento in purezza; nel 1981 nacque l'Associazione Nazionale Allevatori Bovini di Razza Rendena.

La valle della trisa

Attorno alla sfilata c'è il resto della settimana. «A tavola con la Rendena» porta diversi ristoranti della zona a proporre un piatto dedicato, costruito con uno o più produttori della valle: carne e formaggi di razza Rendena, ortaggi, frutti, miele e confetture locali. «Polente in Festa» è la serata a base di polenta, il piatto tipico della Rendena — la valle è chiamata anche «Val da la trisa», perché la trisa è l'utensile di legno con cui da secoli si prepara la polenta. Dal gruppo bocciofila del paese arrivano la polenta carbonera e la trippa.

Nei giorni si fa anche il resto: mungitura a mano e caseificazione tradizionale, il Villaggio Contadino curato dalle associazioni degli allevatori e dal caseificio di Pinzolo, l'esposizione «Razza Rendena ieri ed oggi» con opere pittoriche e attrezzi tradizionali per la lavorazione del latte e l'alpeggio, la presentazione di un libro sulla pratica dell'alpeggio in Val Rendena fra Medioevo e prima età moderna, la passeggiata «Antica Rendena, quattro passi tra vecchi mestieri e usanze dimenticate». Per i bambini c'è il laboratorio di caseificazione, per gli adulti la caccia al cacio; per tutti, escursioni gratuite in carrozza per le vie del paese e le vacche esposte in piazza. Una delle uscite, «Sulle tracce dei pastori», si fa con l'esperto del Parco Naturale Adamello Brenta lungo la piana di Caderzone, e finisce con la visita a una stalla che alleva Rendena con metodo biologico.

Nonostante la crisi dell'intero sistema zootecnico nazionale ed europeo, la gente di Rendena vuole difendere e salvaguardare la sua razza autoctona, perché a quella razza sono legate la storia della valle, la continuità operativa delle aziende agricole e il mantenimento degli equilibri naturali del territorio.

Come arrivare alla festa

La festa a Pinzolo si raggiunge con un viaggio non brevissimo, e vale la pena affrontarlo. Per chi sceglie il treno, la stazione ferroviaria più vicina è quella di Daolasa, a 31 chilometri: conviene organizzarsi per coprire l'ultimo tratto. In automobile si esce al casello di Trento Centro, e il tragitto è di 56 chilometri per 55 minuti di guida.

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