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Sagra della Cassatella ad Agira 2026 - La farina di ceci nel ripieno e le misure dell'originale

5 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Periodo
novembre 2026
Dove Area Espositiva della Villa Comunale, Agira

Il giorno esatto cambia ogni anno e non e' ancora stato reso noto.

Fonte: festivalinitalia.it, letta il 19/09/2026. L'anno e' dedotto e va confermato.

La Sagra della Cassatella si tiene ad Agira, in provincia di Enna, in autunno, generalmente nei mesi di ottobre o novembre, negli spazi espositivi del quartiere fieristico comunale: ci sono gli stand dei prodotti tipici locali, le degustazioni gratuite della cassatella e la sfida fra i maestri pasticcieri, che ogni anno competono per la cassatella migliore.

Dieci centimetri per sei

Ad Agira esiste un dolce che ha regole di autenticità scritte come quelle di un disciplinare, benché la sua ricetta non sia mai stata messa su carta. La cassatella agirina è una mezzaluna di pasta frolla, tenera e color giallo oro, spolverata di zucchero a velo, con dentro un impasto di cacao, mandorle tritate, farina di ceci, zucchero e scorza di limone essiccata, con eventuale aggiunta di cannella.

I criteri per riconoscere quella vera sono quattro. Le dimensioni devono essere di 10 per 6 centimetri. L'impasto deve essere morbido, non asciutto o secco. Non deve prevalere esclusivamente il gusto del cioccolato o del cacao: al palato bisogna avvertire anche la mandorla. E la pasta frolla non dev'essere né troppo biscottata né troppo morbida, ma tenera e friabile al tempo stesso.

Il prodotto è laborioso e i suoi passaggi sono custoditi gelosamente, tramandati di generazione in generazione: per questo le manifatture variano sensibilmente da una pasticceria all'altra, e per questo proliferano imitazioni che con l'originale non hanno niente a che fare. Le cassatelle di Agira sono un'altra cosa rispetto a quelle che si preparano nel Trapanese.

Il ripieno si cuoce in pentola

Qui il ripieno non si assembla a freddo: si cuoce.

Il procedimento è descritto per intero. Si tritano le mandorle con zucchero e cacao aggiungendo dell'acqua, poi si cuoce l'impasto a fuoco lento; a quel punto si aggiungono la farina di ceci, la cannella e le scorze di limone, e si continua finché l'impasto non si compatta. Solo allora lo si spalma sui cerchi di pasta frolla, che vengono richiusi a mezzaluna, rifilati con la rotella dentellata e cotti al forno fino a una doratura delicata, quasi bianca, non scura. Anche i numeri della cottura vanno in quella direzione: forno statico a 170-175 gradi per circa 15-20 minuti, e l'avvertenza è sempre la stessa: le cassatelle non devono scurirsi, devono restare chiare.

La farina di ceci fa da addensante naturale, ed è economica e ampiamente disponibile negli ambienti rurali siciliani; mandorle e cacao, invece, erano ingredienti nobili.

Un dolce senza documenti

Chi cerca la data di nascita della cassatella non la trova: non esistono fonti scritte a riguardo, e la storia si ricostruisce solo su testimonianze orali, spesso legate all'esperienza personale di un singolo artigiano.

Quel poco che si sa riguarda la forma. Nella sua versione più antica, oggi scomparsa, si chiamava «pasticciotto», aveva forma circolare ed era caratterizzata da un bottone posto al centro del disco superiore, quasi a ricordare un altro dolce siciliano, le minni 'e vergine, dedicato a Sant'Agata.

Sull'origine ci sono più ipotesi. La più accreditata è l'influenza spagnola: alla tradizionale cassatella di ricotta preesistente si sarebbero aggiunti elementi nobili come mandorle e cacao, in una commistione fra ambienti ricchi e poveri, agropastorali e baronali; è con la dominazione spagnola che alla ricotta si sarebbe sostituito il cioccolato e sarebbe arrivata la forma a mezzaluna. Altre ipotesi chiamano in causa la dominazione araba (IX-XI secolo) per le spezie e la mandorla lavorata, oppure le monache benedettine dei conventi dell'ennese, dato che la stragrande maggioranza dei dolci siciliani di pasta frolla ripieni ha origine conventuale. Perfino il nome tira da quella parte: non verrebbe dalla cassata, ma dall'arabo qas'at, che indica una ciotola o un recipiente.

Dolce dei matrimoni poveri

Fino a un certo punto la cassatella non era un dolce quotidiano: era un dolce di festa, legato al Natale e alla Pasqua, e restò a lungo sconosciuto fuori dal paese. Solo intorno al Novecento divenne più comune e diffuso.

Anticamente, nei paesi dell'entroterra siciliano, quando si celebravano i matrimoni non tutti potevano permettersi un ricco banchetto di nozze: in molti casi si offriva, alla fine della messa, un rinfresco a base di dolci accompagnato da un Marsala o un Passito. Fra quei dolci, ad Agira, c'erano le cassatelle.

Oggi il dolce ha due riconoscimenti: la Denominazione Comunale (De.Co.), che l'amministrazione ha chiesto di ufficializzare per l'importanza culturale ed economica del prodotto, e l'inserimento nella lista dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali italiani del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali.

La sagra, in autunno

La festa si tiene ad Agira — il paese natale dello storico Diodoro Siculo — in autunno, generalmente nei mesi di ottobre o novembre. Si svolge negli spazi espositivi del quartiere fieristico comunale, in via Largo Fiera.

Dentro ci sono gli stand per la promozione dei prodotti tipici locali, con degustazioni gratuite della cassatella, e attorno spettacoli musicali itineranti, animazioni per i più piccoli, cortei storici e gruppi folkloristici. Il momento che mette in gioco il mestiere è la sfida fra i maestri pasticcieri, che ogni anno competono per la cassatella migliore.

Accanto alla protagonista c'è il resto della pasticceria agirina: le «nucatole», i «pisciteddi» di pane o di pasta frolla, gli amaretti di mandorla e i cannoli con buccia al forno, alla crema bianca, al cioccolato o alla ricotta.

Come arrivare alla festa

Raggiungere la Sagra della Cassatella ad Agira richiede un po' di viaggio, ma l'esperienza ripaga il tragitto. Per chi sceglie il treno, la stazione ferroviaria più vicina è quella di Dittaino, a 19 chilometri: conviene organizzarsi per coprire l'ultimo tratto. In automobile si esce allo svincolo di Agira, e il tragitto è di 16 chilometri per 17 minuti di guida.

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