Home » Sagre ed Enogastronomia
Sagra delle Lenticchie a Santo Stefano di Sessanio e le zuppe rustiche 2026
Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.
Fonte: tastefromabruzzo.com, letta il 19/09/2026.
La Sagra delle Lenticchie si tiene il primo fine settimana di settembre a Santo Stefano di Sessanio, in provincia dell'Aquila, in Abruzzo, nel borgo fortificato immerso nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. Le viuzze lastricate e le piazzette del paese si animano di stand gastronomici dove si assaporano zuppe rustiche, insalate tiepide e piatti tradizionali a base di lenticchie. La lenticchia di Santo Stefano di Sessanio è presidio Slow Food, cresce fra i 1150 e i 1600 metri di altitudine e si raccoglie interamente a mano.
Un nome che per anni era un altro
Per decenni queste lenticchie hanno viaggiato sotto falso nome. «Fino ai primi anni 80 gran parte del prodotto che veniva raccolto era commercializzato a Castelluccio di Norcia con quel nome.»
Il nome riconquistato
A raccontarlo è Ettore Ciarrocca, presidente del consorzio che riunisce i produttori e lui stesso produttore con la sua azienda agricola: «la commercializzazione della nostra lenticchia è iniziata già sul finire degli anni 70 e la sua popolarità è aumentata finché, nel 2005, insieme al Parco abbiamo costituito un presidio». Nel 2008 i produttori locali si sono riuniti in consorzio per preservare la tipicità e l'autenticità del prodotto, assicurando che la coltivazione avvenga seguendo metodi tradizionali.
Oggi la lenticchia di Santo Stefano di Sessanio è presidio Slow Food e figura tra i prodotti agroalimentari tradizionali abruzzesi. Cresce esclusivamente tra i 1150 e i 1600 metri di altitudine, nei comuni di Barisciano, Calascio, Castel del Monte, Castelvecchio Calvisio e, naturalmente, Santo Stefano di Sessanio, tutti in provincia dell'Aquila.
Come mille anni fa
«La raccolta si fa sempre a mano, anche perché i campi sono impervi e la meccanizzazione comporterebbe una perdita del 30-40% del raccolto», e «è un processo che si effettua ancora come 1000 anni fa ed è molto faticoso».
Anche i tempi li detta la montagna. Le lenticchie arrivano a maturazione in momenti diversi, perché le altitudini sono variabili, e fra il taglio e la battitura a volte trascorrono quindici giorni, compresi tra la fine di luglio e la fine di agosto; una volta sfalciate, se lasciate sul campo accumulate in piccoli covoni e poi ammassate sotto un telo, «nutrono comunque i loro semi portandoli a maturazione». Crescendo su terreni brulli e aridi la pianta non ha bisogno di particolari cure, e il clima fa il resto: cresce in condizioni climatiche estreme «dove è impossibile si sviluppino organismi nocivi alla pianta», per questo la coltivazione avviene sempre al naturale, senza pesticidi, e per il rinnovo del terreno si usa il principio del sovescio.
Ogni lenticchia diversa dall'altra
Le dimensioni sono minime — un diametro di 2-5 millimetri — e il colore è marrone scuro, che vira verso il violaceo su una superficie striata e rugosa. Proprio per le piccole dimensioni non ha bisogno di essere messa in ammollo e si cucina in soli 20 minuti: «piuttosto fast per essere uno slow food».
C'è poi un dettaglio che racconta come si lavora qui. «Ogni lenticchia è diversa dall'altra, anche nelle dimensioni, questo probabilmente perché riusiamo gli stessi semi da decenni: quindi è possibile trovare delle lenticchie striate, altre punticchiate di nero.» È un biotipo autoctono, selezionato per questi territori da tempo immemorabile e adattato agli inverni lunghi e rigidi degli altipiani del Gran Sasso; poco grassa e molto proteica, ricca di ferro, ha un sapore descritto come intenso, aromatico e incredibilmente persistente. Il modo migliore per apprezzarla resta uno solo, e la tradizione tramanda da secoli soltanto quello: la zuppa, «basta coprirla con acqua, aggiungere spicchi d'aglio scamiciati, qualche foglia di alloro, sale, olio extra vergine di oliva, e portare a ebollizione a pentola chiusa».
Documentata prima che il paese esistesse
«Ci sono documenti che testimoniano la sua presenza sin dal X secolo, ben prima della fondazione del borgo stesso, risalente al XII-XIII secolo».
Le carte vengono dai monaci. All'epoca il territorio era controllato dall'abbazia di San Vincenzo al Volturno, e le prime fonti a citare la coltivazione sono documenti monastici come il celebre Chronicon Vulturnense; un antico contratto datato 998 menziona i legumi coltivati nei terreni di Tussio, Carapelle e Trita, nella Valle del Tirino. La coltura fu poi portata avanti dalla Baronia di Carapelle e dalla Signoria dei Medici, che controllarono il territorio fino al XVIII secolo, e dopo l'Unità d'Italia la lenticchia compare come prodotto tipico in fonti come Le antiche industrie della provincia di Aquila di Teodoro Bonanni d'Ocre, del 1888. In tutti quei secoli il ruolo è stato sempre lo stesso: le lenticchie, insieme ai fagioli, «venivano considerate la carne dei poveri, un alimento fondamentale per coloro che non potevano permettersi altro, grazie al loro elevato contenuto di proteine, superiore addirittura a quello della carne». Alla stessa antichità appartiene l'usanza di mangiarle a Capodanno per augurarsi ricchezza, che affonda le radici nell'abitudine romana di regalare una borsa di pelle, la scarsella, contenente lenticchie, «con la speranza che queste si trasformassero in monete».
Il borgo, a settembre
La sagra si tiene nel borgo fortificato di Santo Stefano di Sessanio, uno dei più belli d'Italia, immerso nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, e cade il primo fine settimana di settembre: è il momento in cui «le lenticchie di fresca produzione sono pronte per essere consumate».
Per quei giorni «le viuzze lastricate e le piazzette del paese si animano di stand gastronomici», dove si assaporano zuppe rustiche, insalate tiepide e piatti tradizionali; la manifestazione è insieme un omaggio alla pastorizia e alla cucina di montagna, con degustazioni, incontri e occasioni di convivialità, e non manca una dimostrazione dedicata alle tradizioni pastorali. Sono le lenticchie dell'altopiano di Campo Imperatore a diventare protagoniste assolute, «raccontando storie di pastorizia e sapori autentici tramandati di generazione in generazione».
Come arrivare alla festa
Raggiungere la Sagra delle Lenticchie a Santo Stefano di Sessanio richiede un po' di viaggio, ma l'esperienza ripaga il tragitto. Chi viaggia su rotaia scende alla stazione ferroviaria di San Demetrio de' Vestini, a 15 chilometri da Santo Stefano di Sessanio, e per l'ultimo tratto serve un mezzo. Il mezzo più comodo è l'automobile: chi esce allo svincolo di San Pio delle Camere ha davanti un percorso di 14 chilometri che in 21 minuti porta a destinazione.
Da vedere qui intorno
Nello stesso mese, qui intorno, si tengono anche queste.
- Sagra della Castagna Roscetta a Canistro — ottobre
- Sagra dello Zafferano a Navelli — agosto
- San Bartolomeo Apostolo ad Avezzano — settembre