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L'iperico, l'erba di san Giovanni: perché si raccoglie il 24 giugno
L'iperico si raccoglie il 24 giugno per due motivi che coincidono: è il momento in cui fiorisce al massimo, ed è il giorno di san Giovanni, la notte in cui la tradizione riteneva le erbe più efficaci. Da qui il nome erba di san Giovanni.
La botanica e il calendario, per una volta, dicono la stessa cosa.
Perché proprio quel giorno
L'iperico fiorisce intorno al 24 giugno: la raccolta cade al massimo della fioritura, ed è per questo che il nome della pianta, in italiano come in inglese e in tedesco, porta quello del santo.
Sopra il dato botanico si è depositata la tradizione. La notte fra il 23 e il 24 giugno era considerata il momento in cui le erbe raccolte diventano «prodigiose»: la credenza attribuiva a quelle ore il massimo della luce lunare e dell'efficacia delle piante.
Già prima del cristianesimo, in area mediterranea come nelle regioni nordiche, la notte del solstizio d'estate era una data segnata nel calendario; i primi cristiani associarono l'iperico alla festa della natività di Giovanni Battista, e una leggenda arrivò a dire che il massimo effetto si ottiene se la pianta è raccolta proprio il 24 giugno.
I nomi della pianta
L'iperico è conosciuto ovunque come «erba di san Giovanni», in Italia e negli altri paesi europei.
In Germania e Austria è il Johanniskraut, e matura intorno al 24 giugno: il 24 è il Johannistag, la giornata del Johannisfeuer, il fuoco di san Giovanni.
Nella medicina popolare la pianta raccolta quel giorno aveva un altro nome: fugademonum, «caccia i demoni». In età medievale l'olio ricavato dai fiori era chiamato «Sangue di san Giovanni» e finiva in filtri e pozioni; una leggenda collega quel rosso all'uccisione di Giovanni, il 29 agosto.
A che cosa serviva
Gli usi erano tre, e tutti partivano dalla stessa raccolta.
L'olio. I fiori raccolti servivano a preparare l'oleolito, l'olio curativo per la pelle che si usa ancora.
L'acqua di san Giovanni. L'iperico è una delle erbe che si mettono in infusione nella notte fra il 23 e il 24: le erbe si immergono in acqua di fonte e restano a macerare tutta la notte, insieme a lavanda, rosmarino, salvia, sedum, artemisia e ruta, o a menta, fiordaliso, papavero, sambuco, camomilla, malva e finocchio selvatico. La tradizione vuole 24 specie di erbe e fiori, raccolte possibilmente da mani femminili; al mattino l'acqua serviva per lavarsi e fare abluzioni, per difendersi da malasorte e malattie, e per cercare fortuna, salute, amore e fertilità.
La protezione. È l'uso più diffuso, e ha gesti precisi.
Come si usava per proteggersi
Il repertorio popolare è ricco e molto concreto.
- Addosso: in quella data si indossavano erbe di protezione, l'iperico o l'aglio.
- Sulla porta: nel Medioevo si bruciava un ramo di iperico o se ne appendeva un mazzo sull'ingresso; mazzetti su porte e finestre dovevano impedire ai demoni di entrare.
- Sotto il cuscino: un mazzetto proteggeva dalla morte per un anno.
- Nel fuoco: al tramonto l'iperico si raccoglieva e si bruciava nei falò per tenere lontana la sfortuna.
- Contro le possessioni: quando una donna era ritenuta posseduta, si usavano foglie di iperico per allontanare gli spiriti.
Alla pianta si attribuiva protezione da spiriti maligni, fuoco e fulmini, e la capacità di scacciare i demoni — non a caso in quella notte la leggenda collocava il grande sabba annuale e il volo delle streghe sopra la Basilica di San Giovanni a Roma.
Il ricambio delle erbe
Il 24 giugno funzionava anche da inventario.
Durante la notte si bruciavano le erbe officinali essiccate dell'anno precedente, e da quella notte in poi si cercavano le nuove erbe da conservare per l'anno che cominciava. Nello stesso periodo si raccoglievano i primi boccioli del sedum, che compaiono verso giugno.
Fuori dall'Italia
La stessa raccolta si ritrova in mezza Europa.
In Inghilterra le erbe di san Giovanni venivano trasformate in ghirlande appese alle porte, e alcune gettate nei fuochi per allontanare i demoni; la raccolta si faceva prima dell'alba del 23 giugno. In Germania le erbe si portavano in chiesa per la benedizione alla messa del mattino. Nei paesi nordeuropei si danzava attorno ai fuochi con ghirlande di iperico, e in molte zone del Mediterraneo la notte è quella dei falò e dei salti sul fuoco.
In età moderna e contemporanea l'iperico resta una pianta della medicina erboristica.
Domande frequenti
Perché l'iperico si chiama erba di san Giovanni?
Perché fiorisce intorno al 24 giugno e si raccoglie tradizionalmente quel giorno, festa della natività di Giovanni Battista. Lo stesso nome esiste in tedesco, Johanniskraut, e in inglese.
Quando va raccolto?
Nella notte fra il 23 e il 24 giugno, o al tramonto della vigilia: è il momento della piena fioritura, e quello a cui la tradizione attribuisce la massima efficacia delle erbe.
A che cosa serviva?
A preparare l'oleolito, l'olio curativo per la pelle, e l'acqua di san Giovanni. Ma soprattutto a proteggersi: appeso alle porte, sotto il cuscino, bruciato nei falò.
Che cos'è il «Sangue di san Giovanni»?
Il nome medievale dell'olio rosso ricavato dai fiori di iperico, usato in filtri e pozioni. Una leggenda collega quel colore all'uccisione del Battista.