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San Valentino · Storia e origini

I biglietti di San Valentino che servivano a insultare: le vinegar valentines

4 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho

Per un secolo, il 14 febbraio, non arrivavano solo biglietti d'amore. Arrivavano anche biglietti stampati apposta per offendere: una caricatura brutta, quattro versi cattivi e nessuna firma in fondo. E negli Stati Uniti a pagare la posta era chi li riceveva.

Si chiamano vinegar valentines.

Che cosa erano

Biglietti d'auguri anonimi e insultanti, costruiti come parodia di quelli romantici: un'illustrazione poco lusinghiera e una poesia breve e tagliente.

Lo scopo era esplicito: pungere, deridere e umiliare. Il biglietto descriveva i difetti del destinatario lasciando intatto l'anonimato del mittente, e li si mandava a corteggiatori indesiderati o a persone che si trovavano sgradevoli.

Il nome «vinegar» è moderno: all'epoca si chiamavano mocking, insulting o comic valentines.

Chi finiva nel mirino

I bersagli erano tipi sociali riconoscibili, ridotti a caricatura.

Gli attacchi colpivano aspetto, condizione sociale, professione e carattere; si prendevano di mira il modo di vestire e le cattive abitudini. Un tema ricorrente era raffigurare il destinatario come un animale.

Alcune frasi sono rimaste: «A likeness. Look in the glass you'll see it's true» — guardati allo specchio e vedrai che è vero — oppure «You are not the belle of the ball, dear girl».

Quando e dove

L'origine è collocata fra gli anni 1830 e 1840, ed erano già in circolazione nel 1840, in Gran Bretagna e negli Stati Uniti.

La popolarità durò circa un secolo, con il declino negli anni 1940 — anche se in alcune località vendevano bene ancora negli anni 1970.

I numeri dicono che non era un fenomeno di nicchia. A metà Ottocento i comic valentines rappresentavano circa metà delle vendite di San Valentino in America, e per la Gran Bretagna si stima che negli anni 1870 se ne spedissero fino a 750.000 l'anno.

Chi li stampava

Furono prodotti per la prima volta negli Stati Uniti da varie aziende di stampa, fra cui Elton, Fisher, Strong e Turner.

Negli anni 1870 il tipografo newyorkese John McLoughlin e il vignettista Charles Howard crearono le proprie serie. Anche alcune aziende europee ne stamparono nel primo Ottocento, e intorno al 1900 fra i produttori più prestigiosi comparve Raphael Tuck & Sons.

L'oggetto era volutamente povero: stampato su un solo lato di un foglio singolo, su carta economica, spesso pieghevole, e costava un penny.

Perché funzionavano così bene

Tre cose insieme resero possibile questo commercio.

La stampa a basso costo e le carte di fantasia abbassarono il prezzo; i sistemi postali avanzati permisero di spedirli ovunque; la Valentine's craze ottocentesca, la mania per il 14 febbraio, creò il pubblico.

Costando poco erano accessibili a tutte le classi, e divennero particolarmente diffusi fra la classe operaia man mano che crescevano istruzione e alfabetizzazione.

C'è poi il dettaglio che oggi colpisce di più: negli Stati Uniti si potevano spedire lettere «collect», cioè con la posta pagata dal destinatario. Chi riceveva l'insulto pagava anche per riceverlo.

Perché sono spariti

Il declino cominciò da lontano: già alla fine dell'Ottocento i riformatori sociali condannavano la pratica.

Poi cambiò la festa stessa. Con l'affermarsi delle cene costose e dei regali come modo di celebrare il 14 febbraio, il biglietto da un penny perse terreno, e negli anni Quaranta il fenomeno era finito.

Oggi il commercio su larga scala delle lettere anonime di San Valentino è scomparso. Ne restano le collezioni: la Manchester Metropolitan University descrive le proprie come biglietti ottocenteschi con illustrazioni e poesie feroci, e la lettura museale è netta — non servivano a coltivare l'amore, ma a rimproverare o, nel peggiore dei casi, a insultare.

Domande frequenti

Che cosa sono le vinegar valentines?

Biglietti anonimi di San Valentino, in voga dagli anni 1840 agli anni 1940, con caricature e versi offensivi: una parodia dei biglietti d'amore fatta per umiliare chi la riceveva.

Chi li riceveva?

Corteggiatori indesiderati, zitelle, ubriaconi, capi antipatici, vicini molesti e — fra fine Ottocento e inizio Novecento — le suffragette.

È vero che pagava chi li riceveva?

Negli Stati Uniti sì: si potevano spedire lettere «collect», con la posta a carico del destinatario.

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