Quando è nata la tombola: il lotto borbonico e la leggenda del 1734
La tombola nasce a Napoli nel 1734, e nasce per aggirare un divieto: quell'anno Carlo di Borbone legalizzò il lotto, ma lo sospese durante le festività natalizie. I napoletani risposero inventandone una versione casalinga, con gli stessi novanta numeri e senza tasse.
All'origine c'è una disputa fra un re e un frate.
La disputa del 1734
Da una parte Carlo III di Borbone, re di Napoli e Sicilia, che voleva portare sotto controllo pubblico un gioco fino ad allora clandestino: il lotto sottraeva introiti alle casse dello Stato, e legalizzarlo significava tassarlo e farne una fonte di reddito per il regno.
Dall'altra il frate domenicano Gregorio Maria Rocco — nato a Napoli il 4 ottobre 1700 e morto il 2 agosto 1782 — che giudicava il lotto «un divertimento ingannevole e amorale» e sosteneva che distraesse i fedeli dalla preghiera.
Il compromesso: il lotto si ferma a Natale
La soluzione fu una via di mezzo: il lotto venne ammesso come monopolio per sostenere l'erario, ma vietato durante le festività natalizie. Nel 1734 i novanta numeri finirono in un panariello, e per una settimana all'anno il banco restava chiuso.
La risposta: un lotto di casa
I napoletani idearono rapidamente una versione domestica del gioco proibito, da giocare in famiglia proprio nel mese di dicembre: la tombola. Usava gli stessi novanta numeri del lotto del regno, ed era esente dal gravame fiscale.
C'era anche una ragione pratica, oltre al divertimento: il popolo si organizzò per evitare che il gioco, tolto dalle mani dello Stato durante le feste, finisse in quelle della camorra.
Come si vinceva
Nel lotto domestico napoletano il premio andava a chi indovinava quindici numeri, e la posta più alta si chiamava la chiena. Rispetto al gioco di banco fu eliminata la borsa della cadenza.
I premi della tombola sono rimasti quelli che si sentono chiamare ancora oggi intorno al tavolo:
- primo eletto
- estratto semplice
- ambo
- terno
- quaterna
- cinquina
Perché proprio novanta numeri
La tombola non ha inventato il proprio impianto: lo ha copiato di peso dal banco che sostituiva. I novanta numeri della tombola sono esattamente quelli del lotto del regno, e questo era il punto: chi giocava in casa a dicembre ritrovava lo stesso gioco, con le stesse combinazioni, senza il monopolio e senza l'imposta.
È per questa via che la tombola è diventata un gioco di famiglia e non di bisca: nasce come alternativa domestica e legale a un banco chiuso per una settimana.
Le radici più antiche del gioco
L'impianto non nasce con quella disputa. La struttura matematica a novanta numeri deriva dal Giuoco del Seminario, praticato a Genova nel XVI secolo.
Anche le cartelle numerate individuali circolavano già prima: all'inizio del XVIII secolo erano documentate in giochi aristocratici come la cavagnola, diffusa in Francia e nell'Italia settentrionale.
Un gioco che si è mosso
La tombola era già diffusa a Ischia secondo le narrazioni locali, ed è arrivata fino al Portogallo, dove è registrata come gioco del Sud Italia e ne datano la nascita allo stesso 1734. Il divieto riguardava le feste, e alle feste il gioco è rimasto: l'ultima notte dell'anno lo ritrova in tavola.
Domande frequenti
Quando è nata la tombola?
Nel 1734 a Napoli, come versione casalinga del lotto, che in quell'anno fu legalizzato ma vietato durante le festività natalizie.
Perché la tombola si gioca a Natale?
Perché nasce proprio dal divieto natalizio: il banco del lotto restava chiuso durante le feste, e la tombola prese il suo posto in famiglia, con gli stessi novanta numeri e senza tasse.
Chi ha inventato la tombola?
Non un singolo inventore: la tradizione la fa nascere dalla disputa fra il re Carlo III di Borbone e il frate domenicano Gregorio Maria Rocco, e dalla risposta popolare al divieto che ne seguì.