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Carnevale · Tradizioni

Perché il martedì grasso si brucia il fantoccio di Carnevale

5 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho

Il fantoccio si brucia perché è l'inverno: paglia e stracci messi insieme per dare un corpo alla stagione fredda, al digiuno e all'anno vecchio, e poterla poi eliminare. Bruciarla chiude il Carnevale e apre la primavera, e il gesto viene fatto risalire alla Preistoria.

Il rogo non è mai l'unico atto: prima c'è un processo.

Il rito completo

Nelle tradizioni più conservative il fantoccio non finisce sul fuoco senza formalità. La sequenza prevede processo, condanna, testamento e funerale del Carnevale, e solo alla fine il rogo.

Il condannato ha molti nomi. È il Re Carnevale nella forma più diffusa, ed è «la vecchia» quando il fantoccio di paglia e stracci prende le sembianze della stagione che se ne va. Non sempre viene bruciato: in alcune tradizioni è annegato o decapitato.

Quando si fa

Il rito si colloca fra il giovedì grasso e il martedì grasso, i due giorni indicati come i più adatti al passaggio dall'inverno alla primavera.

Il Martedì grasso chiude i festeggiamenti e precede il Mercoledì delle Ceneri: negli anni non bisestili cade fra il 3 febbraio e il 9 marzo. Fanno eccezione il carnevale ambrosiano, che finisce di sabato, e la tradizione della Tabernella nell'arcidiocesi di Lucca, che arriva alla prima domenica di Quaresima.

La ragione agricola

Dietro il fantoccio c'è un falò, e il falò aveva compiti pratici precisi: eliminare le malattie delle sementi nascoste sotto terra e allontanare gli insetti dannosi al foraggio con il calore. In Emilia-Romagna i falò di Carnevale sono letti come momento propiziatorio per la primavera e per i campi, e le fiamme alte erano considerate un buon segno per il raccolto.

La preparazione cominciava con largo anticipo. In Appennino i contadini accumulavano il materiale a partire dal 17 gennaio, il giorno di Sant'Antonio Abate: potature, paglia, legna, fieno, e poi seggiole spagliate, assi e panche — tutto ciò che in casa era arrivato a fine vita. Il materiale serviva per il fantoccio del Carnevale e per quello di sua moglie.

L'accensione era annunciata dal suono della lumèga, e segnava l'addio all'inverno.

Il giro d'Italia dei fantocci

Lo stesso rito fuori d'Italia

Che cosa tiene insieme tutti questi roghi

Tre elementi si ripetono ovunque, dalla Sardegna alla Lituania:

1. Un colpevole designato. Il fantoccio prende su di sé i mali dell'anno: è capro espiatorio, spirito del male, inverno da eliminare. 2. Una condanna pubblica. Il processo, il testamento, il funerale servono a rendere collettiva la decisione: il falò diventa un'esecuzione. 3. Una data che è un confine. Il rogo cade dove finisce una stagione e ne comincia un'altra, e brucia insieme al fantoccio anche il tempo che se ne va. Lo stesso fantoccio brucia un mese prima: in cima alla catasta dei falò del 5 gennaio si mette la vecia, cioè l'anno vecchio.

Domande frequenti

Perché il martedì grasso si brucia il fantoccio?

Perché il fantoccio incarna l'inverno, il digiuno e l'anno vecchio: bruciarlo chiude il Carnevale e propizia la primavera. Il rito viene fatto risalire a una pratica preistorica per scacciare la cattiva stagione.

Che cosa succede prima del rogo?

Un processo con condanna, testamento e funerale del Carnevale. In alcune tradizioni il fantoccio non viene bruciato ma annegato o decapitato.

Che c'entra il falò con i campi?

Il fuoco doveva eliminare le malattie delle sementi sotto terra e allontanare gli insetti dannosi al foraggio. Le fiamme alte erano un buon segno per il raccolto, e a Cosenza le ceneri venivano seppellite come concime sacro.

Come si chiama il fantoccio?

Dipende dal luogo: Re Carnevale o «la vecchia» nella forma generale, Tasi a Cento, Peppalacchio a Setino, Su Zizzarone in Sardegna, Fašnik a Samobor, Caramentran in Provenza, Morė in Lituania.

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