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Carnevale · Tradizioni

Le tradizioni del Carnevale in Calabria: riti, piatti e usanze del posto

3 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho

In Calabria il martedì grasso si chiama azata, che vuol dire alzare, togliere la carne: dal giorno dopo quei prodotti non si usano più. Quel giorno va in scena la fharza, la commedia itinerante del grasso Carnalivaru e di sua moglie Quaraisima.

Alla fine il fantoccio si brucia in piazza.

L'azata

Il martedì grasso in Calabria è chiamato azata: il termine significa alzare, togliere la carne, perché dal giorno dopo quei prodotti non si usano più — comincia la Quaresima, con il digiuno dal mercoledì delle Ceneri.

È il giorno in cui si consumano i prodotti più grassi o prelibati: si festeggia con i cibi fritti, la carne di maiale e il vino in quantità.

Nel Lametino il piatto è u risu d'azata: un riso al forno ripieno di salumi, carne e formaggi.

La fharza

In alcune località, il martedì grasso, si mette in scena la fharza: una commedia itinerante per le vie del paese, che coinvolgeva tutta la popolazione.

I personaggi sono il grasso Carnalivaru — con la salsiccia calabrese che gli pende dalle tasche e dal collo — e sua moglie, la Quaraisima, insieme al prete, al medico e al notaio.

Al termine si forma un corteo festante, e il fantoccio di Carnevale viene bruciato nel grande fuoco.

Giangurgolo

La maschera calabrese più nota è il capitan Giangurgolo, che appartiene alla commedia dell'arte.

Sarebbe nato a Catanzaro, da un personaggio del Cinquecento, e il nome deriverebbe da «Gianni l'ingordo».

Il Carnevale di Castrovillari

A Castrovillari il Carnevale occupa i giorni fra l'ultima domenica e il martedì grasso.

La prima attestazione certa è del 1635, quando venne diffusa la storia di Organtino, farsa vernacolare di Cesare Quintana; la fondazione ufficiale, invece, è del 1959, e da allora partecipano gruppi spontanei e carri allegorici.

L'inizio ufficiale comprende il contrasto fra Re Carnevale e Quaresima, l'incoronazione del Re e la consegna delle chiavi cittadine; poi arrivano gli spettacoli teatrali, musicali e folklorici.

Le usanze di casa

Le ritualità domestiche di Castrovillari prevedevano libagioni abbondanti di vino nuovo, distribuito con la cannata e la lancèdda trilobate, e pasti abbondanti di salumi.

Per scherzo ci si ungeva il viso con il nerofumo, e si praticava la mmaschcarata: lo scambio di ruolo fra maschio e femmina.

Il fantoccio impagliato si chiamava u Carnalivaru: veniva portato su un carretto trainato a mano, seguito da turbe di ragazzini vocianti, e alla fine della festa bruciato sulla piazza.

Le frittole

Il piatto del periodo sono le frittole, che si preparano in un pentolone di rame stagnato chiamato caddàra o quadàra.

Si cucinano anche le pruppette, e sul Tirreno cosentino — soprattutto ad Amantea — la frittata di pasta, con la salsiccia, cotta nelle risimoglie.

Il maiale e i suoi derivati, del resto, si usano abbondantemente.

I dolci

Il dolce calabrese di Carnevale è la pignolata, che qui si chiama turdilli.

Con lei ci sono le chiacchiere, le castagnole, i graviuòli e la chjina. Anche in Abruzzo, a Carnevale, si frigge un dolce di questa famiglia, che lì si chiama cicerchiata. Il Carnevale e i suoi nomi si contano paese per paese.

Dove nasce

Il Carnevale si festeggia in tutta la regione, dal Pollino allo Stretto, e viene descritto come discendente dalle feste dionisiache magnogreche e dai Saturnali romani.

È la festa della rinascita dopo il caos.

Domande frequenti

Che cos'è l'azata

È il nome calabrese del martedì grasso: significa alzare, togliere la carne, perché dal giorno dopo quei prodotti non si usano più.

Che cos'è la fharza

È la commedia itinerante del martedì grasso: per le vie del paese sfilano il grasso Carnalivaru, la moglie Quaraisima, il prete, il medico e il notaio.

Chi è Giangurgolo

È la maschera calabrese più nota, della commedia dell'arte: sarebbe nata a Catanzaro da un personaggio del Cinquecento, e il nome verrebbe da «Gianni l'ingordo».

Che cosa sono le frittole

Sono il piatto calabrese del Carnevale: si preparano in un pentolone di rame stagnato chiamato caddàra o quadàra.

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