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Carnevali Storici

Carnevale di Teana 2027 - Maschere tradizionali e vestizione dell'Urs

8 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Ultima edizione conosciuta
dal 31 gennaio al 15 febbraio 2026
Dove Piazza Umberto I, Teana

Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.

Fonte: festivalinitalia.it, letta il 30/08/2026.

Il Carnevale di Teana si tiene a Teana, in provincia di Potenza, l'ultimo sabato di Carnevale. L'Urs, l'orso, si nasconde nei boschi e torna in paese con un costume di pelle di caprone, tre campanacci e un'imbracatura di catene; il corteo va dal campo sportivo alla piazza principale fermandosi ogni cento passi presso le tavolate addobbate con i prodotti della cucina teanese, e nel pomeriggio si mette in scena il processo a Carnuluvar, la sua condanna a morte e il suo ritorno alla natura, con l'Urs che lo trascina nei boschi. Il costume dell'orso, figura principale della manifestazione, viene conservato e ripreso ogni anno, com'è stato tramandato dalla tradizione, con pelli di capre.

L'ultimo sabato di Carnevale

A Teana, in Basilicata, la manifestazione si svolge ogni anno l'ultimo sabato di Carnevale. Comincia con la vestizione delle maschere e con l'uscita del corteo, fra canti, urla festose, suoni di zampogne e danze; lungo il tragitto si canta, si balla, si beve e si fa festa.

Quello che va in scena è la rappresentazione, in chiave ironica, della vita del paese e dei suoi abitanti, ed è insieme l'uomo che nasce dalla natura e a essa ritorna. In quella sfilata sarcastica vengono derise le varie forme di potere: la Chiesa, col prete e i sacrestani; la Legge, col giudice e gli avvocati; l'Ordine Pubblico, con le guardie che non riescono a trattenere le due figure simbolo, L'Urs e Carnuluvar, espressioni anarchiche dell'uomo in perenne lotta contro l'autorità costituita.

È una tradizione che si lega ai riti del grano, con la celebrazione del vecchio che lascia lo spazio al nuovo. Come quello dell'Orso, anche gli altri costumi si conservano e si riprendono ogni anno: Carnevale, Quaremma, gli sposi, il prete, il Portafortuna.

Pelle di capra, catene e tre campanacci

L'Urs si nasconde nei boschi e torna al paese solo in questo periodo. Ha un costume di pelle di caprone, tre campanacci e un'imbracatura di catene, e si aggira incatenato minacciando gli astanti, con un'andatura che incarna la forza della natura.

I carabinieri che lo custodiscono si tengono a debita distanza, allungandogli la catena se possibile, perché questo prigioniero è il più indomabile di tutti: selvatico e imprevedibile come la forza che lo anima. È una figura demoniaca, agitata e sfuggente, e insieme l'anello di congiunzione fra l'uomo e la natura: la maschera più importante, quella che ristabilisce l'ordine cosmico e che viene a prendere Carnevale perché il vecchio finisce e arriva il nuovo.

Dietro c'è il ricordo di un culto totemico, il desiderio dell'uomo di stringere, o rinnovare, un patto con le forze della natura, di addomesticarle, di farsele amiche, affinché favoriscano il benessere della comunità. Da lì viene la serie di riti propiziatori che il carnevale conserva.

Carnuluvar, Quaremma e le sei figlie

L'altra figura è il vecchio. Carnuluvar è un contadino dedito all'ozio e al vizio: ha un enorme pancione, una collana di salame e un bastone sul quale ha fissato una bottiglia di vino, e porta il cappello di paglia, la maschera di iuta e le salsicce appena rubate. Rappresenta tutti i vizi dell'uomo — ingordo, ubriacone e indebitato — ed è l'uomo per il quale si organizza lo spettacolo, colui al quale bisogna fare la festa.

Al suo fianco cammina la moglie, la Quaremma, vestita tutta di nero, che rappresenta la quaresima, il periodo di sacrificio e purificazione che sta per arrivare; il fuso che le cinge la vita presagisce la lunga trama d'amore che a breve sarà tagliata. Ci sono poi gli sposi, U' Zit e La Zit', che a braccetto simboleggiano l'inizio di una nuova vita e garantiranno prosperità e discendenza alla nuova annata.

Il corteo ha un ordine preciso, e va dal campo sportivo fin su nella piazza principale. Apre Portafortuna, silente e serio, nascosto da una pelle di capra, con i bigliettini della fortuna per chi gli fa un'offerta e al collo una grande gabbia cornuta con dentro due colombe bianche, che saranno liberate prima del processo. Segue l'Urs in catene; poi il giudice, che tira la cavalcatura di Carnevale, un asino carico di otri di vino appena requisito all'imputato; poi Carnevale stesso, sorretto dal bastone col fiasco, che si ferma a ogni passo per lanciare motti satirici sulla sua ingiusta sorte. Dietro vengono il parroco e il sagrestano, portatori di «vino santo» con cui benedire il corteo, e il dottore con i suoi infermieri, per alleviare i danni dell'indigestione e le «ferite» grondanti di vino. Ci sono anche il Pezzente, che rappresenta la povertà e l'umiltà, e il Portafortuna che legge il destino dei passanti tramite proverbi locali. Questa è la corte di Carnevale a Teana; la raccolta dei carnevali storici porta alle altre feste.

Cento passi e una tavolata

Il corteo si ferma spesso, e non per riposare. Ogni cento passi fioriscono tavolate addobbate dei migliori prodotti della tradizione culinaria di Teana, perché a Carnevale spetta l'ultima e più succulenta abbuffata del sabato grasso, offerta dai concittadini in cambio del suo sacrificio.

Si comincia con i Mozziconi, tradizionali tocchetti di farina, uova, acqua e sale, cavati sul retro della grattugia; si passa al Colluriell, o Pitta, ciambella di pane ripiena di peperoni, formaggio e uova. Il primo d'eccellenza sono i Maccarun c'a muddic, pasta fresca lavorata col ferretto, condita al ragù di cotica e cosparsa di mollica di pane soffritta con u' zafaran, la polvere di peperone essiccato. E poi arriva il maiale, nelle sue lavorazioni: la Lucanica, il capicollo, la pancetta, il prosciutto, la porchetta, il tutto innaffiato da litri e litri di vino.

L'abbuffata è offerta per intero, gratis, dalle case di Teana. Ogni cantina è aperta per il Re e la sua corte, soprattutto quella du Prufessor', sede quotidiana delle mangiate di Carnevale fin dal 1800.

Il processo e la sentenza del popolo

Dopo l'ultima e più grande mangiata, ultimo desiderio del condannato, il teatro itinerante finisce in piazza con il processo a Carnevale. I carabinieri e il maresciallo conducono l'imputato davanti al giudice, alla presenza dell'avvocato difensore e del Pubblico Ministero, e il confronto goliardico fra la difesa e gli accusatori è il fulcro della giornata.

I capi d'imputazione sono la dedizione all'ozio, il mangiar troppo e il bere a crepapelle, il furto di tutto il sale del paese per le soppressate, l'aver disturbato la quiete del paese con i suoi scherzi e la sua allegria, l'aver maltrattato la moglie Quaremma e averle fatto partorire sei figlie femmine — Anna, Susanna, Ribecca, Ribanna, Cecilia e Sabetta — con un solo figlio maschio, Taramando. A questi si aggiungono le malefatte realmente accadute nella comunità durante l'anno: una cattiva raccolta differenziata, beghe di amministratori locali, disservizi, tutto quello che può suscitare il riso conservando una punta d'amaro.

Al termine dell'arringa il giudice rimette la sentenza nelle mani del popolo, che lo decreta colpevole. È tutto pronto per l'esecuzione, quando l'Urs, liberatosi dalle grinfie dei carabinieri, fa irruzione sulla scena, si carica Carnevale sulle spalle e lo porta via verso il bosco, libero e pronto per tornare ancora più forte l'anno venturo.

Sul significato di tutto questo gli studiosi hanno le loro letture. Parecchi vedono nel carnevale teanese una riproposizione burlesca della Passione di Cristo e del processo sotto Ponzio Pilato; altri leggono nelle sei figlie le sei domeniche quaresimali fino alla settima di Resurrezione, quella dell'equinozio di primavera, e nel figlio maschio Taramando il Sole del nuovo anno, ristabilito in cielo dopo il solstizio d'inverno. Per lo storico tedesco Hugo Winckler e per il francese René Guénon l'arcaico legame col rito solstiziale si è diffuso da Babilonia, passando per i Grandi Misteri greci e giungendo fino ai Saturnalia romani, e il nome stesso viene dal Currus Navalis, il carro navale.

Miska, la maschera che non c'era

C'è una cosa che a Teana non si era mai vista, e ha un nome: Miska. «La tradizione del carnevale teanese non consente il mascheramento alle donne», spiegano dalla Pro Loco, «per tale motivo abbiamo pensato di sovvertire, per un giorno, la tradizione creando un vestito femminile che possa essere indossato da sole donne».

È la prima maschera interamente femminile nella storia di questo carnevale, e in paese hanno coniato un neologismo per dire che cosa stanno facendo: la «Tradinnovazione». Non è solo una maschera nuova: propone un altro sguardo sul carnevale, e mostra come le tradizioni possano cambiare senza perdere autenticità.

Accanto a Miska ci sono altri modi in cui la tradizione passa di mano. C'è la «sfilata dei Piccoli», in cui i ragazzi delle scuole elementari e medie riproducono la sfilata ufficiale, affidata invece alle età più avanzate; ci sono i DVD col documentario della sfilata e la voce narrante, e i convegni sulla figura zoomorfa dell'Orso. E ci sono gli ospiti: la Pro Loco di Tricarico, che porta L'Mash-Kr, le Maschere di Tricarico, e gli Squacqualacchiun di Teora, portatori di un'altra antica maschera antropologica. Il recupero della tradizione è curato dall'associazione culturale Pro Loco Teana, con il patrocinio di Apt Basilicata, Comune di Teana e Regione Basilicata. Come dicono gli organizzatori, «non è solo una festa, ma una vera e propria eredità culturale che si tramanda di generazione in generazione».

Come arrivare alla festa

Il Carnevale a Teana si raggiunge con un viaggio non brevissimo, e vale la pena affrontarlo. Per chi sceglie il treno, la stazione ferroviaria più vicina è quella di Montegiordano, a 60 chilometri: conviene organizzarsi per coprire l'ultimo tratto. In automobile si esce allo svincolo di Francavilla in Sinni, e il tragitto è di 12 chilometri per 17 minuti di guida.

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