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Epifania · La calza

Cosa si metteva nella calza di una volta: frutta secca, dolci poveri, un mandarino

4 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho

Nella calza di una volta finivano frutta secca, agrumi e dolci fatti in casa: noci, mandorle, fichi secchi, castagne, un mandarino. Non erano ripieghi ma offerte di primizie, e il mandarino in particolare valeva come augurio di lunga vita e di desideri realizzati.

I giocattoli sono arrivati molto dopo.

La frutta secca

È il contenuto più antico, e risale già agli antichi Romani. Nella calza si trovavano:

Tutta roba che si conserva per mesi e che a gennaio era disponibile: la calza si riempiva con quello che la dispensa aveva superato l'inverno.

Gli agrumi

L'altro pilastro è la frutta fresca di stagione, e in cima alla lista c'è il mandarino, definito «il grande classico della Befana». Con lui clementine, arance e mele.

La scelta ha una ragione pratica — mandarini e arance si conservano bene dentro una calza appesa — e una simbolica: il mandarino è associato alla lunga vita e al realizzarsi dei desideri, mentre frutta secca, mele e mandarini insieme vengono letti come offerte di primizie.

I dolci poveri

Accanto alla frutta c'erano i dolci fatti in casa: biscotti casalinghi, e le preparazioni che si potevano fare con quello che c'era — torroncini, croccanti, frutta secca pralinata, tutte cose che richiamano la semplicità di un tempo.

Con la diffusione del cioccolato si sono aggiunte le monete di cioccolato, che portano un augurio di fortuna e prosperità, e i cioccolatini.

Che cosa toccava ai discoli

Il contraltare esisteva ed era severo. Ai bambini che si erano comportati male si lasciavano aglio, peperoncino, patate e carbone vero — quello del caminetto, non la caramella nera di oggi, che è un'invenzione recente e si dà come scherzo bonario.

Perché proprio questi doni

Il senso della ricorrenza era rurale prima che infantile. L'Epifania chiudeva il ciclo della morte e rinascita della natura dopo il solstizio d'inverno, e i doni erano coerenti con quel significato: semi, frutti, primizie, cioè quello che la terra aveva dato e che avrebbe ridato.

La figura che li portava è stata descritta come una dispensatrice dei frutti della terra prima ancora che come una vecchia che premia e punisce, e la calza stessa nasce come contenitore elastico e malleabile fatto dalle nonne, capace di adattarsi a noci e mandarini.

Nella leggenda più antica, quella di Numa Pompilio, la calza appesa serviva proprio a ricevere doni propiziatori, non regali.

Un'usanza dimenticata: le scarpe nuove

Accanto alla calza c'era un secondo gesto, oggi scomparso: si mettevano in vista le scarpe nuove, che la Befana poteva prendere in cambio dei doni lasciati.

Che cosa c'è oggi

Il contenuto è cambiato, ma non del tutto. Le caramelle morbide e gommose sono le più gradite, seguite da confetti e caramelle gelée; ci sono cioccolatini, gianduiotti, monete di cioccolato e piccoli giochi.

La frutta secca però non è sparita: noci, mandorle, nocciole, datteri e fichi secchi restano nelle calze come augurio, insieme a mandarini e clementine. Nelle calze «bio» che si preparano in casa, anzi, sono tornate a essere il contenuto principale.

Il carbone dolce resta al suo posto, come promemoria scherzoso di quando era carbone vero. La calza è anche la parte che ha resistito meglio: le scarpe nuove messe in vista sono sparite e il senso rurale della ricorrenza si è perso, mentre fra gli altri riti del 6 gennaio è quello che ogni casa può ancora rifare da sola, ogni anno, con quello che tiene in dispensa.

Domande frequenti

Che cosa si metteva nella calza della Befana una volta?

Soprattutto frutta secca — noci, mandorle, nocciole, arachidi, datteri, fichi, castagne — agrumi come mandarini e arance, e dolci fatti in casa: biscotti, torroncini, croccanti.

Perché il mandarino?

Perché si conserva bene e perché è associato alla lunga vita e al realizzarsi dei desideri. È il grande classico della calza, insieme alle noci.

Che cosa si lasciava ai bambini che si erano comportati male?

Aglio, peperoncino, patate e carbone vero preso dal caminetto. Il carbone dolce di oggi è un'invenzione recente.

Perché nella calza c'era la frutta e non i giocattoli?

Perché la ricorrenza aveva un significato rurale: frutta secca, mele e mandarini valevano come offerte di primizie, legate alla rinascita della natura dopo il solstizio d'inverno.

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