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Epifania · La calza

La calza della Befana 2027 - storia e cosa metterci dentro

4 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho

La calza della Befana è quella che, nella notte fra il 5 e il 6 gennaio, una donna anziana a cavallo di una scopa riempie di dolci o di carbone a seconda del comportamento tenuto dai bambini durante l'anno, e che si lascia appesa di solito vicino al camino. Il nome viene da «Epifania», trasformata dalla fonetica del volgare medievale, e la figura porta con sé riti anteriori al cristianesimo: secondo il calendario romano, dodici giorni dopo il solstizio d'inverno si celebrava la morte e la rinascita della natura, e in quelle dodici notti si voleva che figure femminili volassero sopra i campi rendendo i raccolti fertili. È l'ultimo rito festivo del calendario natalizio.

Dodici notti sopra i campi

Secondo il calendario romano, dodici giorni dopo il solstizio d'inverno si sarebbe dovuta celebrare la morte e la rinascita della natura.

La tradizione voleva che in queste dodici notti, alcune figure femminili volassero sopra i campi rendendo i raccolti fertili e prosperi, e queste donne, nel corso del tempo, sono state associate a diverse divinità come Abundantia, dea dell'abbondanza.

L'Epifania doveva ricadere dodici giorni dopo la ricorrenza del Natale, «questo probabilmente per assorbire gli antichi simbolismi del numero 12 nei precedenti riti pagani del Sol Invictus».

Il nome è la festa, storpiata

Il termine «Befana» deriva dalla parola «Epifania», attraverso un processo di trasformazione fonetica tipico del volgare medievale.

In Italia la ricorrenza è popolarmente nota come Befana, termine di origine profana, e da epifania è derivato quello popolare di befana, «utilizzato per indicare la misteriosa vecchietta che ogni anno, proprio il 6 gennaio, porta i doni ai bambini».

I doni sono portati dalla Befana, impersonata da una vecchia brutta ma buona, legata secondo la tradizione all'adorazione dei Magi.

Perché è vecchia

La data del 6 gennaio era già centrale in epoca precristiana, e questo periodo segnava simbolicamente la fine dell'anno solare e l'inizio di un nuovo ciclo naturale.

La Befana conserva questo aspetto: è una vecchia perché rappresenta l'anno che muore. Si tratta dell'ultimo rito festivo del calendario natalizio e di uno dei più longevi.

La donna che disse di no

La Befana, all'epoca una donna anziana, ricevette proprio dai Magi l'invito a seguirli per arrivare alla grotta in cui stava il bambino di Dio, ma la donna si rifiutò di andare.

Solo più tardi, pentita della sua scelta, l'anziana decise di portare doni a tutti i bambini, sperando di trovare Gesù.

Dalla iuta al camino

All'inizio la Befana portava i propri doni in un sacco di iuta, e si racconta che Numa Pompilio, secondo re di Roma, fosse solito appendere una calza in una grotta durante il periodo del solstizio d'inverno.

Quando si diffuse l'usanza dei doni di Natale e dell'Epifania, la maggior parte delle case aveva un camino, da cui si calavano sia Babbo Natale sia la Befana.

Nella notte tra il 5 e il 6 gennaio, a cavallo della sua scopa porta dolci e regali ai più piccoli, riempiendo le calze che vengono lasciate appese, di solito, vicino al camino. È l'usanza dei regali ai bambini nella calza, «dove possibile messa al camino», soprattutto nei paesi di tradizione cattolica.

Dolci e carbone, e perché ci sono tutti e due

Nella notte tra il 5 e il 6 gennaio una donna anziana vola su una scopa e riempie le calze dei bambini con dolci o carbone, a seconda del loro comportamento durante l'anno.

Il carbone destinato ai bambini più discoli sarebbe stato una sorta di «riempitivo», cioè il modo di non lasciare la calza vuota.

E oggi non è nemmeno carbone: il carbone della Befana è quasi sempre un dolce a base di zucchero colorato.

Chi porta i doni dove la calza non c'è

Baldassarre è di carnagione scura ed è vestito come un arabo o un moro, e il suo compito è quello di lasciare un pezzo di carbone ai bambini che sono stati cattivi; Melchiorre porta ai bambini dei gingilli, Gaspare porta con sé i giocattoli.

In Spagna e in altre nazioni e regioni, fra cui tradizionalmente anche la Sardegna, i regali sono portati dai Re Magi. Le città di tradizione spagnola e catalana organizzano parate notturne a cavallo, in cui i re e i loro servitori percorrono le vie della città lanciando dolciumi ai bambini e ai grandi che fanno ala alla manifestazione.

In Argentina, Paraguay, Uruguay e in altri paesi dell'America Latina, la notte del 5 gennaio è la Noche de Reyes, e i bambini lasciano le scarpe vicino alla porta, insieme all'erba e all'acqua per i cammelli.

In Francia la torta contiene un ciondolo, di solito una statuetta di porcellana o di plastica chiamata fève, e viene tagliata dalla persona più giovane, e quindi più innocente, presente a tavola, per assicurarsi che il destinatario della fève sia casuale.

In alta Valtellina, la mattina dell'Epifania ci si saluta col termine dialettale «Gabinàt», probabilmente una storpiatura del tedesco Gaben-nacht, «notte di doni», e chi non risponde prontamente all'insolito saluto deve pagare il pegno e offrire un piccolo dono.

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