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Epifania · La calza

Perché i doni della Befana si mettono in una calza

4 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho

I doni si mettono in una calza perché la calza era l'oggetto più umile e disponibile che ci fosse in casa: un contenitore di lana già appeso vicino al fuoco ad asciugare. Nella leggenda più antica compare però prima del camino, appesa da Numa Pompilio dentro una grotta.

Oggi la calza è presente in nove case italiane su dieci.

L'oggetto più a portata di mano

La calza non è stata scelta: era lì. Le calze erano un oggetto comune e facilmente disponibile, e nelle case contadine stavano dove doveva passare la Befana, cioè vicino al fuoco, appese ad asciugare o a scaldarsi.

Da questo viene il suo valore: è il segno dell'umiltà e della quotidianità, il contrario del pacco confezionato. Una seconda spiegazione la lega alla sua funzione primaria — tenere i piedi al caldo d'inverno — e al suo riuso come sacchetto.

Dove le calze non bastavano si usava un'alternativa altrettanto ovvia: le scarpe e gli stivaletti, lasciati davanti al camino perché la vecchina li trovasse e li riempisse.

La leggenda di Numa Pompilio

Il racconto più antico non parla di camini ma di una grotta. Numa Pompilio, secondo re di Roma, avrebbe fatto appendere una calza dentro una grotta durante il solstizio d'inverno, in attesa dei doni di una creatura soprannaturale — nelle versioni più diffuse, le ninfe.

I doni erano offerte primiziali, cioè i primi frutti: la calza serviva a ricevere doni propiziatori per il raccolto, non regali per bambini.

La pista del Nord

L'usanza ha anche una radice più antica. Culture scandinave e celtiche celebravano il solstizio d'inverno — il passaggio dal periodo più buio alla ripresa della luce — decorando gli alberi per il rito.

In quella lettura, la Befana discende da una saggia anziana che volava sopra i campi per mantenerne la fertilità, e la calza nascerebbe proprio dall'incontro fra quella figura e l'abitudine di appendere qualcosa ai rami. I Romani avrebbero poi assimilato le usanze celtiche e scandinave.

Perché al camino

La ragione è la via d'accesso: la Befana entra nelle case attraverso il camino, scendendo dai comignoli nella notte fra il 5 e il 6 gennaio. Le calze si appendono dove passerà.

Il gesto è sempre lo stesso: la sera del 5 gennaio i bambini appendono le proprie calze alla cappa del camino, e il mattino dopo le trovano riempite.

Che cosa ci finiva dentro

Il contenuto tipico oggi è fatto di caramelle, frutta, dolci e piccoli giocattoli, con il carbone per chi non si è comportato bene — e in alcune versioni l'aglio.

In passato era diverso: nella calza si trovavano soprattutto frutta secca e prodotti naturali. Noci e mandarini valevano come augurio di prosperità e abbondanza, e il senso della ricorrenza era rurale prima che infantile: la morte e la rinascita della natura dopo il solstizio d'inverno, in un mese — gennaio — in cui si riprendeva il lavoro nei campi per il nuovo raccolto.

Il contenuto varia ancora oggi da regione a regione e da famiglia a famiglia.

Chi riempie la calza

Sulla figura convivono due racconti, e la calza appartiene a entrambi.

Nella leggenda cristiana, i Re Magi diretti a Betlemme chiedono indicazioni a un'anziana e la invitano a seguirli; in alcune versioni le offrono cibo e ospitalità. Lei rifiuta — perché occupata con le faccende domestiche — poi si pente, e da allora vaga cercando il Bambino Gesù, lasciando dolci a ogni bambino che incontra.

Nella lettura pagana, la Befana è l'anno solare che finisce: vecchia e in abiti laceri come la natura spoglia, vola su una scopa e nella notte fra il 5 e il 6 gennaio si trasforma in vecchina per consegnare doni che valgono come una nuova semina. Nelle credenze popolari europee i dodici giorni fra Natale ed Epifania erano associati alle streghe, e alcuni studiosi collegano la figura a divinità romane come Strenia, o alla dea Diana, che si manifestava nella dodicesima notte volando sui campi.

Dopo il Cinquecento le due linee si saldano nella figura della «buona vecchia» che conosciamo, e il nome stesso — Befana da Epifania — porta il segno di quella fusione.

Domande frequenti

Perché i doni della Befana si mettono in una calza?

Perché era l'oggetto più umile e disponibile in casa, già appeso vicino al fuoco: un contenitore di lana a portata di mano, sulla via che la Befana avrebbe percorso scendendo dal camino.

Qual è la leggenda più antica sulla calza?

Quella di Numa Pompilio, che avrebbe appeso una calza in una grotta durante il solstizio d'inverno per ricevere i doni delle ninfe: offerte primiziali, cioè propiziatorie per il raccolto.

Si possono usare le scarpe al posto della calza?

Sì, ed è un'usanza documentata: alcuni bambini lasciavano scarpe o stivaletti davanti al camino perché la Befana li riempisse.

Che cosa si metteva un tempo nella calza?

Soprattutto frutta secca e prodotti naturali: noci e mandarini, che valevano come augurio di prosperità e abbondanza.

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