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Epifania · Storia e origini

Quanti erano davvero i Re Magi: nel Vangelo non sono tre e non hanno nome

4 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho

Il Vangelo di Matteo parla di «alcuni Magi venuti da Oriente»: un plurale, senza numero, senza nomi e senza corone. Il numero tre è una deduzione fatta dai tre doni — oro, incenso e mirra — e i nomi arrivano secoli dopo, in testi che non sono la Bibbia.

Due Magi, o dieci, o venti sarebbero altrettanto compatibili con il testo.

Che cosa dice davvero il testo

Matteo 2,1-12 è l'unico passo evangelico che li menziona. Il testo greco li chiama magoi, al plurale: l'unica informazione numerica che dà è che erano più di uno.

Il racconto è essenziale: hanno visto la stella, sono venuti ad adorare il re dei Giudei, e offrono i loro doni — oro, incenso e mirra, in Matteo 2,11.

Due dettagli che la tradizione ha modificato per strada: i Magi arrivano in una casa, non in una stalla, e il Vangelo non indica la loro patria d'origine.

Perché sono diventati tre

La deduzione è aritmetica: tre doni, quindi tre donatori. È così che la tradizione occidentale ha fissato il numero, che nelle interpretazioni cristiane più antiche era invece variabile: da due a dodici.

In Occidente il tre si stabilizza entro il VI secolo. La tradizione orientale ha scelto diversamente e ne conta dodici.

Da dove vengono i nomi

Gaspare, Melchiorre e Baldassarre non compaiono nella Bibbia. Sono attribuzioni tarde, la cui origine si può seguire:

Gli altri nomi che il resto del mondo usa

La scelta occidentale non è l'unica. Le Chiese orientali hanno tramandato nomi completamente diversi:

Tre serie di nomi incompatibili fra loro sono la prova più chiara che nessuna di esse viene dal testo evangelico.

Chi erano i «magi»

La parola non descrive dei sovrani ma una funzione religiosa. Magoi è la resa greca del persiano magūsh, e indicava i sacerdoti dello zoroastrismo, la religione dell'Impero persiano.

L'uso del termine è documentato ben prima del Vangelo:

Chi leggeva Matteo nel I secolo, quindi, capiva «sacerdoti stranieri esperti di astri», non «re».

Da dove venivano

Anche su questo il testo tace, e le tradizioni si dividono: Persia nella lettura più diffusa, coerente con il significato della parola; Arabia o India in altre. Il solo dato del Vangelo è la direzione: da Oriente.

Quando arrivarono

Il Vangelo non lo dice. Una leggenda successiva li fa arrivare a Betlemme tredici giorni dopo la nascita di Cristo, ed è il conto che sta dietro la data del 6 gennaio.

Un testo apocrifo antico, composto probabilmente in Siria a metà del II secolo, amplia il racconto di Matteo su un punto solo — descrive il luogo di nascita come una grotta — e lascia i Magi come li aveva trovati: senza nome e senza numero.

Che cosa resta di sicuro

Riassumendo quello che il testo autorizza a dire:

1. Erano più di uno e venivano da Oriente. 2. Erano magoi, cioè sacerdoti o esperti di astri, non re. 3. Portarono tre doni: oro, incenso e mirra. 4. Trovarono il bambino in una casa.

Tutto il resto — il numero tre, i nomi, le corone, i tre continenti, i cammelli — appartiene a quindici secoli di racconto successivo.

Domande frequenti

Quanti erano i Re Magi?

Il Vangelo non lo dice: usa solo il plurale. Il numero tre è stato dedotto dai tre doni, e in Occidente si è stabilizzato entro il VI secolo; la tradizione orientale ne conta dodici.

I Magi erano re?

No. La parola magoi indica i sacerdoti dello zoroastrismo persiano, ed era usata da Erodoto, Senofonte e Strabone per esperti religiosi; nel I secolo poteva indicare anche astrologi.

Da dove vengono i nomi Gaspare, Melchiorre e Baldassarre?

Non dalla Bibbia. Sembrano derivare da un manoscritto greco composto intorno all'anno 500 ad Alessandria d'Egitto, e compaiono nei testi latini a partire dal VI secolo. Le tradizioni siriaca, etiope e armena usano nomi del tutto diversi.

Che doni portarono?

Oro, incenso e mirra, secondo Matteo 2,11. Sono i tre doni da cui la tradizione ha ricavato il numero dei Magi.

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