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Epifania · Tradizioni

Le tradizioni dell'Epifania nelle Marche: riti, piatti e usanze del posto

4 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho

Nelle Marche il 6 gennaio si chiama Pasqua Epifania, e da quel nome viene la Pasquella: già dal 5 gennaio i pasquaroli girano di casa in casa con l'organetto, cantando testi augurali. A Urbania la Befana ha la sua casa.

A Sassoferrato, quella notte, i Tamburlani mandano a letto i bambini.

La Pasquella

La Pasquella — o Pasquarella — è un canto contadino intonato nell'ultimo giorno delle festività natalizie, diffuso soprattutto nelle campagne dell'entroterra.

I cantori si chiamano pasquaroli o pasquellari, e camminano di casa in casa eseguendo il canto rituale. Gli strumenti sono l'organetto, il triangolo — chiamato anche timpano —, la fisarmonica, il cembalo e, nei gruppi più numerosi, i violini.

Il giro si accompagna con i balli marchigiani e con lo scambio di cibo e vino: i testi chiedono i doni ai padroni di casa e augurano salute e abbondanza per l'anno nuovo. Donare, nella logica del rito, serve a propiziarsi la salute e il buon raccolto.

A Montecarotto si tiene la Rassegna nazionale della Pasquella, la prima del genere nelle Marche, fondata sul recupero dei rituali di questua: il 6 gennaio il gruppo musicale esegue il canto casa per casa, e al Teatro Comunale si tiene uno spettacolo. La organizzano l'Amministrazione comunale, la Regione Marche, la Pro Loco e la Protezione Civile.

Il saltarello finale

Il canto dell'Epifania si chiude con il saltarello, che serve a rafforzare le richieste dei cantori — e può arrivare a comprendere le maledizioni per chi non dona nulla.

I Tamburlani

A Sassoferrato, nella notte fra il 5 e il 6 gennaio, è tornata la tradizione dei Tamburlani: personaggi vestiti di nero che fanno fracasso per le strade.

Il loro compito è avvisare i bambini che è ora di andare a dormire, per lasciare spazio alla Befana.

Urbania

Urbania, in provincia di Pesaro e Urbino, è la casa della Befana. Lì c'è il Befana Postal Office, dove arrivano le lettere dei bambini di tutto il mondo, e la Casa della Befana, dove si può vedere la Vecchietta preparare il carbone dolce.

La Festa Nazionale della Befana si tiene dal 4 al 6 gennaio e va avanti da oltre vent'anni, richiamando più di quindicimila visitatori in tre giorni: la Regione Marche la presenta come una tradizione italiana ed europea. La città si riempie di musicisti, spettacoli, artisti di strada, mercatini, calze, giochi tradizionali e animazioni, e l'evento clou è la sfilata della calza più lunga del mondo, che ha raggiunto i settanta metri.

Nella notte del 5 gennaio la Befana porta i regali nelle case, nei camper e nelle strutture ricettive.

I dolci

Per la Befana, in ogni zona, si prepara un dolce.

I Santi Re Magi hanno una ricetta precisa: cinque tuorli e quattro albumi, 350 grammi di zucchero, 900 di farina, 200 di burro e 50 di strutto, una bustina e mezza di lievito, il limone e il latte. Si cuociono in forno sessanta minuti a 175 gradi, si spennellano con vino e zucchero, e la forma tradizionale è quella di donne abbondanti.

A Corinaldo si prepara anche la palma della befana: un ramo di alloro addobbato con caramelle, cioccolatini, arance e mandarini.

Le altre feste

Domande frequenti

Che cos'è la Pasquella marchigiana

È il canto contadino dell'Epifania: i pasquaroli girano di casa in casa dal 5 gennaio con organetto, triangolo e fisarmonica, augurando salute e abbondanza e chiedendo i doni.

Perché Urbania è la casa della Befana

Perché ospita il Befana Postal Office, dove arrivano le lettere dei bambini, la Casa della Befana e la Festa Nazionale della Befana, dal 4 al 6 gennaio.

Chi sono i Tamburlani

Sono i personaggi vestiti di nero che a Sassoferrato, la notte fra il 5 e il 6 gennaio, fanno fracasso per mandare a dormire i bambini e lasciare spazio alla Befana.

Quali sono i dolci della Befana nelle Marche

Le pecorelle di Genga e Corinaldo, i favoriti di Matelica, i Santi Re Magi di Fabriano e Sassoferrato, le pastorelle di Arcevia e i befanini.

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