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La donna che inventò la festa della mamma e poi passò la vita a combatterla
La Festa della Mamma si celebra in Italia la seconda domenica di maggio. La inventò negli Stati Uniti Anna Maria Jarvis, che nel 1908 organizzò la prima celebrazione in memoria della madre e nel 1914 la vide riconosciuta come festa nazionale dal presidente Woodrow Wilson; poi passò il resto della vita a combatterla, con campagne pubbliche e azioni legali, perché era diventata un'occasione commerciale, e morì nel 1948 senza figli e in difficoltà economiche. Molto prima c'erano stati i culti della Madre Terra, Rea per i Greci e Cibele per i Romani, e in Inghilterra il Mothering Sunday, la quarta domenica di Quaresima in cui chi lavorava lontano da casa poteva tornarci per un giorno.
Chi ottenne la festa passò la vita a combatterla
Anna Maria Jarvis nacque nel 1864 a Grafton, in West Virginia. Dopo la morte della madre nel 1905, Anna si impegnò a promuovere una giornata in suo onore, organizzando nel 1908 a Grafton la prima celebrazione ufficiale della Festa della Mamma.
L'iniziativa individuale ebbe successo, al punto che si decise di chiedere a ministri e uomini d'affari di trasformare la celebrazione in una giornata nazionale da ricordare ogni anno; a partire dal 1911 l'usanza si era già diffusa in quasi tutti gli Stati degli Stati Uniti, e nel 1914 la ricorrenza fu riconosciuta come festa nazionale dal presidente Woodrow Wilson. Anna Jarvis immaginava questa celebrazione come un momento profondamente personale e intimo e un'occasione per rafforzare la sacralità della casa e della maternità; nel corso del tempo, tuttavia, si trasformò in un'occasione fortemente commerciale, contro la quale Jarvis si oppose per tutta la vita, arrivando a intraprendere campagne pubbliche e azioni legali.
Morì nel 1948 senza figli e in condizioni di difficoltà economica, dopo aver speso gran parte del proprio patrimonio per difendere la sua visione originaria della festa.
Sua madre, i club di guerra e un appello contro le armi
Nel pieno della Guerra Civile Americana, Ann Reeves Jarvis fonda i Mothers' Day Work Clubs: gruppi di donne che assistono i feriti di entrambi gli schieramenti e lottano per migliorare le condizioni igieniche della popolazione. Dopo il conflitto, nel 1868, promuove il Mother's Friendship Day per favorire la riconciliazione tra le famiglie del Nord e del Sud.
Contemporaneamente, l'attivista Julia Ward Howe scrive nel 1870 la Mother's Day Proclamation, un appello accorato affinché le madri di tutto il mondo si uniscano per rifiutare la violenza delle guerre e promuovere il dialogo universale; la proposta di istituire un Mother's Day for Peace, però, venne ripresa solo nel 1908.
Per questo motivo la Festa della Mamma si diffuse negli Stati Uniti come una festività legata ai movimenti sociali che chiedevano il suffragio alle donne e predicavano la pace. Wilson fissò la data alla seconda domenica di maggio in memoria dell'anniversario di morte di Ann Reeves Jarvis. Dagli Stati Uniti la festa passò in Europa in fretta: arrivò in Svizzera nel 1917 e in Germania nel 1923, e poco dopo fu adottata anche in Austria.
Rea, Cibele e la rugiada raccolta all'alba
Nell'antichità esistevano riti cerimoniali e celebrazioni tradizionali tra le popolazioni politeiste, che si rifacevano al culto della Madre Terra e celebravano le divinità femminili legate alla rinascita della natura in primavera, le genitrici, coloro che rappresentavano la fertilità e la vita.
Per i Greci era Rea, la madre di tutti gli dei, la grande procreatrice, e un giorno all'anno veniva celebrata la sua figura e quella di tutte le madri per associazione; presso i Romani era Cibele la divinità simbolo della Natura e di tutte le madri, e i Romani dedicavano una settimana alle festività della Magna Mater (Cibele), con riti come i Megalesia, celebrazioni primaverili connesse alla rinascita e al ciclo della vita. Sempre nell'antica Roma esistevano i Matronalia, dedicati alla fertilità, alla maternità e al risveglio della natura; e il mese di maggio era dedicato a Maia, divinità legata alla terra e alla fertilità.
C'è poi il mito che spiega le stagioni con un rapporto fra madre e figlia: nell'antico mito di Demetra e Persefone, quando Persefone viene condotta nel mondo sotterraneo, Demetra cade nel dolore e la terra smette di dare frutti; solo con il ritorno della figlia i campi rifioriscono. E c'era un gesto di primavera che riguardava soprattutto le donne: l'usanza di lavarsi con la rugiada raccolta all'alba del mese di maggio, diffusa in diverse aree d'Europa come buon auspicio di fertilità, salute e bellezza.
In Inghilterra si tornava a casa una domenica l'anno
La festa si chiamava Mothering Sunday e coincideva con la quarta domenica di Quaresima. In quell'occasione, tutti i bambini che vivevano lontano dalle loro famiglie, chi per imparare un mestiere, chi perché costretto a fare il servo per guadagnarsi da vivere, potevano ritornare a casa per un giorno.
Da quel rientro è nata la festa vera e propria: a poco a poco si è diffusa la tradizione di riunirsi a metà del periodo di Quaresima per festeggiare la propria famiglia e soprattutto la mamma, considerata un elemento fondamentale dell'unione tra consanguinei; i ragazzi che rendevano visita alle loro famiglie portavano alle mamme fiori o altro genere di regali. La tradizione ha origini medievali ed era legata al ritorno alla «chiesa madre».
C'è anche un dolce che appartiene solo a questa tradizione: si tratta di una torta che risale al Medioevo, la Simnel cake, che si prepara con uvetta, frutta secca e strati di marzapane, e tradizione vuole che venga portata in dono alle madri. Il Mothering Sunday sopravvive ancora oggi in Inghilterra, dove è comunemente conosciuta come Mother's Day, e in Gran Bretagna e in Irlanda ricorre ogni quarta domenica di Quaresima.
Il 1933, e i tre inizi italiani degli anni Cinquanta
La prima giornata italiana dedicata alle madri arriva prima della Festa della Mamma, ed era un'altra cosa. Durante la dittatura fascista si celebrava la Giornata nazionale della Madre e del Fanciullo, nel giorno della Vigilia di Natale: nel 1933 il fascismo istituisce la «Giornata della madre e del fanciullo» il 24 dicembre con finalità legate alla politica demografica, e in tale occasione venivano premiate le donne che avevano più figli.
La festa moderna nasce negli anni Cinquanta, da tre iniziative distinte e indipendenti. La prima è scolastica e bresciana: le prime celebrazioni risalgono al 1952, quando a Brescia la direttrice della Scuola Civica «Angela Contini», Emma Lubian Missiaia, organizzò la prima festa della mamma, con il supporto del Comune. Il documento che la sostiene è un articolo del 1963: «La Festa della mamma, come a molti è nota, trae origine da una consuetudine americana. Quando nel 1952 la dottoressa Missiaia lanciò l'idea di saggiare anche in Italia la rispondenza delle mamme italiane a una celebrazione che in altri paesi aveva riscosso tanto successo, più di una collega tentò di dissuaderla. La Missiaia che è anche mamma non si arrese. Andò dal sindaco Boni dal quale ebbe non solo l'approvazione ma anche un tangibile apporto dal Comune». In quel primo anno cento mamme delle scolare dell'istituto Contini risposero entusiaste e a tutte fu regalata una rosa con un piccolo dono che le stesse scolare avevano preparato — e nella prima versione bresciana ci sono tutti gli elementi che poi, nel tempo, hanno caratterizzato questa festa: i lavoretti, le scuole e i fiori, che Emma Lubian Missiaia acquistava sulla riviera ligure, in provincia di Imperia. Quando le mamme divennero migliaia, il fioraio scelto era di Bordighera: da lì l'interesse del senatore e sindaco della città.
La seconda risposta è commerciale e ligure: fu Raoul Zaccari, senatore e sindaco di Bordighera, uno dei promotori della legge istitutiva della festa della mamma, approvata nel 1958; in collaborazione con Giacomo Pallanca, presidente dell'Ente Fiera del Fiore e della Pianta Ornamentale di Bordighera-Vallecrosia, prese nel 1956 l'iniziativa di celebrare la festa della mamma a Bordighera, al Teatro Zeni, e successivamente la festa si svolse al Palazzo del Parco.
La terza risposta è religiosa e umbra: dal punto di vista religioso la festa risale al 1957, e ne fu protagonista don Otello Migliosi, parroco di Tordibetto di Assisi, il 12 maggio 1957. L'idea fu quella di celebrare la mamma non già nella sua veste sociale o biologica ma nel suo forte valore religioso, cristiano anzitutto, ma anche interconfessionale, come terreno di incontro e di dialogo delle varie culture tra loro. A Tordibetto è localizzato — unico in Italia — un «Parco della Mamma», progettato dall'architetto assisano Enrico Marcucci intorno ai resti dell'antica chiesa di Santa Maria di Vico, con al centro una statua della maternità, opera dello scultore Enrico Manfrini, inaugurata nel 1970. Le iniziative degli anni Cinquanta, del resto, sono nate per motivi opposti e nello stesso mese: una organizzata dal parroco di una frazione di Assisi per celebrare la maternità nel suo valore cristiano, l'altra in Liguria, per motivi commerciali, promossa dai fiorai — entrambe a maggio, mese dedicato alla Madonna per i primi, e periodo ricco di fiori per i secondi. Dal 1959 la festa prese piede, e a metà anni Sessanta fu istituito anche un comitato nazionale, tra le cui presidenti ci sarà Francesca De Gasperi.
La seconda domenica di maggio, il garofano, e le date del resto del mondo
Con il tempo, per esigenze commerciali e organizzative, la ricorrenza venne spostata alla seconda domenica del mese, in modo da farla coincidere sempre con un giorno festivo e permettere alle famiglie di celebrarla insieme. E la scelta di maggio ha due ragioni sovrapposte: oltre a richiamare il mese mariano caro alla tradizione cattolica, rappresenta il periodo del massimo splendore della primavera e della natura.
La Jarvis scelse, come simbolo di questa nuova festa, il garofano, il fiore preferito dalla sua defunta madre: in particolare il garofano rosso, per le madri vive, e quello bianco, in memoria. Dopo il 1914, però, negli Stati Uniti si è diffusa l'usanza di regalare rose rosa alle mamme; in Italia uno dei simboli più forti di questa giornata è l'azalea, per cui negli ultimi anni sono stati allestiti dei gazebo nelle principali piazze d'Italia. E oggi le preferenze sono diventate più «flessibili»: si regalano rose, orchidee, margherite e qualsiasi fiore sappia dire «ti voglio bene».
Fuori dai confini, la seconda domenica di maggio è la data più diffusa ma non è affatto universale. Se in America, Italia, Belgio, Germania, Giappone e in altri 34 Stati i festeggiamenti ricorrono la seconda domenica di maggio, in altri Paesi le date variano, andando dal 14 ottobre in Bielorussia al 22 dicembre in Indonesia o al 12 agosto in Thailandia, con rituali e usanze spesso molto diverse. In Ungheria, Spagna e Portogallo si festeggia la prima domenica di maggio; in Francia la Journée des mères si festeggia l'ultima domenica di maggio, oppure la prima di giugno negli anni in cui coincide con la Pentecoste, e venne promossa nel 1950 da una legge che ne fissava la data nell'ultima domenica di maggio, sebbene il primo festeggiamento fosse stato organizzato nel 1918 a Lione. Fuori dall'Europa la data segue altri calendari: in Argentina il Día de la madre è la terza domenica di ottobre, perché l'11 ottobre si celebra la Maternità della Beata Vergine Maria e la festa è stata fissata nella domenica successiva; in Iran la festa Ruz-e Madar cade nel calendario persiano, e in molti Paesi arabi, come l'Egitto, la Festa della Mamma cade il 21 marzo, giorno dell'equinozio di primavera.