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Archi di Pasqua a San Biagio Platani 2027 - Imponenti architetture di pane e prodotti della natura

5 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Ultima edizione conosciuta
dal 5 aprile al 3 maggio 2026
Dove San Biagio Platani, San Biagio Platani

Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.

Fonte: prolocosanbiagioplatani.it, letta il 20/09/2026.

San Biagio Platani è un piccolo centro agricolo della provincia di Agrigento, nella Valle dei Sicani. Per Pasqua il suo corso principale smette di essere una strada e diventa una chiesa: una chiesa fatta di canne, salici e pane, alta fino a tredici metri, che dura poche settimane e poi viene smontata.

Una chiesa fatta di canne

Gli archi non sono messi a caso lungo il corso Umberto I: riproducono la pianta di una chiesa. L'entrata rappresenta la facciata, il viale è la navata, con tanti archi laterali, e l'arco che sta nella parte opposta è l'abside. Di anno in anno l'estetica del corso cambia; la struttura architettonica, invece, resta invariata.

L'idea di partenza è l'arco trionfale, che nell'architettura basilicale segnava il limite, la soglia di passaggio dalla navata centrale al transetto dove si svolge il rito sacro. Qui gli archi trionfali delimitano lo spazio sacro in cui si celebra il trionfo della vita sulla morte, la vittoria del Cristo, la rivelazione del «Mistero» nella risurrezione. Lungo il percorso si alzano archi, cupole, colonnati e campanili, e le strutture ricalcano fontane, portali e facciate di chiese e palazzi, e richiamano anche i portici, le navate e l'idea del giardino paradisiaco.

La parte più importante sono gli archi centrali, che sono anche l'origine storica della manifestazione: è sotto di essi che, la mattina di Pasqua, avviene l'incontro.

Il pane che diventa scultura

Il pane è l'elemento decorativo essenziale, ed è lì per una ragione: è il frutto del duro lavoro dei campi. Le sculture di pane si chiamano cuddure e le lavorano le mani delle donne del paese, che gli danno forma di angeli, colombe, campane, e poi ciambelle, galletti, crocifissi, scene della passione, uova, volti, e altri simboli della cristianità.

Il «pane degli archi» si fa con le farine di scarto dei mulini locali. Una parte di questo pane non viene lievitata, così dura più a lungo, ed è marmuratu, cioè rivestita di glassa bianca. In passato quel pane era un ex voto: lo si appendeva agli archi e, dopo la celebrazione, veniva offerto ad amici e parenti.

Madunnara contro Signurara

La festa ebbe inizio nella seconda metà del Seicento, in epoca immediatamente successiva alla fondazione del paese, quando le due confraternite si premurarono di delimitare artisticamente lo spazio sacro dell'incontro pasquale: i Madunnara, devoti alla Madonna, con sede nella Chiesa Madre, e i Signurara, devoti a Cristo, con sede nella Chiesa del Carmine, nei pressi del Calvario. La divisione fra i due gruppi veniva da una rivalità antica fra le confraternite del Santissimo Sacramento e del Santissimo Rosario. Il rito ha anche origini spagnole: nei colori e negli addobbi, la Pasqua di San Biagio Platani risente degli influssi della dominazione spagnola.

La divisione non ha mai prodotto un antagonismo violento, ma una competizione vivacissima e appassionante, che si combatte a colpi di arte. Nelle settimane precedenti la Pasqua le due confraternite lavorano in gran segreto l'una dall'altra, e ciascuna allestisce la parte di corso che le compete. Nei fatti è una gara artistico-artigianale, vissuta dal paese come un momento di condivisione e di creatività collettiva.

Nimpe, mosaici e materiali

Tutto quello che serve lo dà la natura, e per questo gli archi e le decorazioni hanno impatto ambientale zero. Le strutture portanti si costruiscono intrecciando a mano canne, salici e agave, oppure rivestendo di canne intelaiature di ferule e strutture in ferro, fino a formare grandi telai verticali. Poi arrivano gli innesti: rami di ulivo, rosmarino, alloro, asparago, palme, agrumi, arance, datteri, cereali, legumi, fiori e frutta.

Le decorazioni nascono da pane, uova, zucchero e sale. Le più riconoscibili sono le nimpe, lampadari artistici decorati con intrecci di datteri, fiori, semi e ramoscelli, e a volte con collane di datteri o di pasta. Poi ci sono i mosaici, fatti con mandorle, spighe, granoturco, datteri, fiori e legumi: raffigurano il volto di Gesù, quello della Madonna e soggetti presi dalla natura. Insieme alle formelle di pane con raffigurazioni religiose, sono ciò che trasforma il corso in una cattedrale a cielo aperto — e la sera, con l'illuminazione, in un salotto all'aperto.

La notte del sabato e l'incontro

Il lavoro prende forma nei mesi che precedono la Pasqua, dentro decine di laboratori e magazzini improvvisati, dove le confraternite preparano ogni singolo elemento. La competizione si chiude la notte del sabato: gli archi vengono montati nella notte della vigilia e svelati all'alba, pronti per la mattina di Pasqua.

Il Venerdì Santo, lungo il viale, si svolge la processione in costume. Poi arriva la domenica. Nella parte centrale del viale, sotto i due archi centrali e davanti alla Chiesa Madre, le vare — i fercoli processionali — del Cristo Risorto e della Madonna si incontrano dentro il recinto delimitato dagli archi. La statua del Cristo risorto tiene in mano un mazzo di spighe di grano e altre primizie, fave e piselli: la festa cade quando la natura, nella Valle dei Sicani, celebra il risveglio della primavera con un'esplosione di profumi e di colori.

Quattrocento mani e un mese di esposizione

A costruire tutto questo è il paese intero, che per due mesi si trasforma in un cantiere vivente: circa 400 persone fra giovani, anziani, donne e uomini, e con loro artisti, architetti, artigiani e giovani volontari, sostenuti da donazioni, contributi e sponsor. L'associazione A.P.S. «Creatività di un Popolo» rimette in moto ogni anno il meccanismo di coinvolgimento della comunità, e le abitazioni che si affacciano sul corso vengono adornate insieme alla strada.

Gli archi sono ufficialmente pronti dalla mattina di Pasqua e restano al loro posto nelle settimane seguenti — quattro settimane circa, fino al mese di maggio — prima di essere smontati. Sono opere effimere, e la loro storia è lunga quasi quattro secoli.

Come arrivare alla festa

Raggiungere la festa a San Biagio Platani richiede un po' di viaggio, ma l'esperienza ripaga il tragitto. Per chi sceglie il treno, la stazione ferroviaria più vicina è quella di Acquaviva-Casteltermini, a 24 chilometri: conviene organizzarsi per coprire l'ultimo tratto. In automobile si esce allo svincolo di Aragona Caldare, e il tragitto è di 33 chilometri per 37 minuti di guida.

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