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Cristo Morto a Vico Equense 2027 - le due processioni

9 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Ultima edizione conosciuta
3 aprile 2026
Dove piazzale del Castello Giusso, Vico Equense

Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.

Fonte: festivalinitalia.it, letta il 19/09/2026.

A Vico Equense il Venerdì Santo la processione del Cristo Morto non è sempre la stessa: non tutti sanno, in realtà, che sarebbe più corretto parlare di due processioni anziché una, che raramente si svolgono entrambe nello stesso anno.

Sono due confraternite distinte, con due colori diversi e due paesi. Le due confraternite «hanno mantenuto tradizioni processionali distinte, che ancora oggi convivono nella stessa Settimana Santa».

I sai viola, dal 1987

La prima è quella del centro, ed è la più recente: la Processione Viola del Venerdì Santo è la più giovane delle grandi processioni della Penisola Sorrentina: nasce infatti il Venerdì Santo del 1987, quando la Venerabile Arciconfraternita dell'Assunta e Monte dei Morti «decide di dare vita al rito del Cristo Morto nel Comune di Vico Equense». La prima edizione ha una data esatta: il 17 aprile 1987.

Il segno che la rende riconoscibile è l'abito: un saio viola, il colore liturgico della penitenza, con il cappuccio calato sul volto. La scelta del colore ha una data anch'essa, perché il viola è il «colore del lutto dopo il Concilio Vaticano II», e per la Chiesa cattolica «raffigura l'estremo lutto e la penitenza per l'espiazione dei peccati».

Chi sfila non ha nome

Il cappuccio non serve a fare scena, e il perché è dichiarato: chi sfila non ha nome né identità visibile, e proprio in questo sta il senso profondo del rito: davanti a Dio non esistono ruoli né posizioni sociali, ma soltanto la fede e la preghiera condivise.

I confratelli che sfilano si contano a centinaia: «oltre trecento figuranti incappucciati», che in alcune uscite arrivano a «circa seicento componenti».

Dal Castello Giusso al centro

Il corteo nasce al chiuso e si compone all'aperto: prende forma nella sede dell'Arciconfraternita, in via Monsignor Natale, e si compone sul piazzale del Castello Giusso, uno dei punti più scenografici di Vico Equense, affacciato sul golfo.

Da lì scende in città e ne percorre quasi tutte le strade: via Monsignor Natale, via Filangieri, via San Ciro, via Colonnella, via Domenico Caccioppoli, via Santa Sofia, via Nicotera, corso Filangieri, piazza Umberto I e corso Umberto I, per poi rientrare lungo via Santa Sofia, via Roma e ancora via Filangieri.

C'è un punto in cui il corteo cambia: davanti al piazzale della Chiesa dei Santi Ciro e Giovanni, patroni della città, avviene l'inserimento della Vergine Addolorata, che si ricongiunge al Figlio morto per accompagnarlo poi lungo tutto il resto del cammino. È il momento «particolarmente toccante e ricco di pathos, che suggella l'unione tra il dolore della Madre e il sacrificio del Figlio».

Il silenzio è organizzato

Il silenzio, qui, non è un effetto: è una scelta collettiva, e riguarda anche chi non sfila: durante il passaggio della processione i commercianti spengono le insegne luminose, i bar sospendono il servizio e la cittadinanza è invitata a partecipare in un clima di raccoglimento e preghiera.

L'effetto si misura dove la città è più rumorosa: tra piazza Umberto I e corso Filangieri, tra le strade più vive della città, si impone una sospensione quasi irreale, dove ogni rumore si attenua e lascia spazio alla preghiera. Resta acceso quasi soltanto il fuoco: il cammino è «illuminato solo dalle fiaccole», e i negozi restano «a luci spente».

Il Miserere che si impara a orecchio

Il canto che accompagna il corteo non sta su uno spartito ufficiale: è il Miserere, eseguito da un coro di confratelli che da decenni tramanda oralmente la melodia locale.

Col tempo il coro si è allargato: «negli anni si è affiancato anche un coro di voci bianche, con bambini, ragazzi e donne», e i cori sono «intonati dagli allievi della scuola media Scarlatti, elementare Pascoli, e dai membri del Miserere».

L'Ecce Homo del Settecento

Fra le statue portate in processione ce n'è una che è un unicum: la statua dell'Ecce Homo è l'unica del genere tra le sacre rappresentazioni della costiera. È anche la più antica della congrega, «risalente al 1700», ed è la statua «che la confraternita vicana è stata tra le prime ad introdurre nelle processioni penitenziali».

Le altre due completano la scena: il Cristo Morto, datato all'incirca 1750, e l'Addolorata, risalente a fine Settecento.

Dai Teatini a Leone XIII

La confraternita che organizza la Viola è molto più antica della processione: fu fondata nei primi anni del diciassettesimo secolo dai padri Teatini che officiavano nella Chiesa di Santa Maria del Toro di Vico Equense.

Poi cambiò sede, e il materiale conserva anche il prezzo: «dopo più di un secolo dalla fondazione la Congrega si trasferì nella cappella dell'Assunta, allora intitolata a Santa Maria della Pace, ottenuta dal Vescovo Equense Monsignor Cosenza per la somma di 330 ducati di carlini d'argento».

Il resto è una scala di riconoscimenti: nel 1763 la Confraternita fu associata all'Arciconfraternita di Santa Maria del Suffragio e nel 1776 essa ottenne il regio assenso; e solo nel 1888 fu innalzata con Breve Apostolico di Papa Leone XIII al rango di Arciconfraternita.

Seiano, la rossa, dal 1877

L'altra processione parte da una frazione ed è la più antica delle due: dal 1877 l'Arciconfraternita «Morte ed orazione» porta avanti questo evento sacro nella piccola frazione di Seiano. È «una delle più antiche della Penisola Sorrentina», e conta «circa 150 anni» di continuità.

Cambia anche il colore: qui i confratelli portano una tunica rossa, e sono «gli incappucciati rossi che portano in processione il Cristo Morto con la Vergine Addolorata», con il rosso «simbolo della Passione e del Sacrificio».

La differenza più vistosa, però, è che non si fa tutti gli anni: essa si svolge ogni tre anni, in quanto la sua preparazione richiede tempo e costi necessari per dar vita a un evento singolare. La ragione è dichiarata apertamente dal priore dell'Arciconfraternita: la processione «viene celebrata solo ogni tre anni a causa delle ingenti spese che sono necessarie per la sua realizzazione, tra cui i costi che comprendono il fitto dei costumi d'epoca, dei 14 cavalli e il coinvolgimento della banda musicale».

I due riti si incastrano: nei due anni che intercorrono tra una processione triennale e l'altra, a partire dal Venerdì Santo 17 aprile 1987, tocca invece all'Arciconfraternita dell'Assunta e Monte dei Morti. Lo stesso incastro si descrive anche dicendo che la Viola si tiene «alternandosi ogni due anni» con Seiano.

Quattordici cavalli e un gallo vero

Il corteo seianese non è fatto solo di incappucciati: oltre alle statue dell'Addolorata e del Cristo Morto e ai simboli della Passione, vede la partecipazione anche di ben 14 cavalli montati da soldati romani, «cavalli di razza, che avanzano lungo le strade accompagnati da esperti addestratori».

Accanto a loro sfilano persone in costume: a sfilare non sono solo gli incappucciati, ma dei veri e propri figuranti in abiti d'epoca, che interpretano «i personaggi più significativi della vita di Gesù, come Giuda, Pilato, Erode ed altri», più Anna e Caifa, la Veronica con le pie donne, il servitore di Pilato e i martiri.

E c'è un dettaglio che nessun'altra processione ha: il gallo di san Pietro, in carne e ossa, altra peculiarità della processione seianese.

Anche qui i partecipanti si contano a centinaia: «oltre trecentocinquanta figuranti», fino a «quattrocento e più».

Le cinque scene del corteo

Il corteo di Seiano è diviso in quadri, ciascuno con i suoi personaggi.

Il primo è «La cattura del Signore nell'orto del Getsemani», durante la quale il corteo viene aperto dal rullo dei tamburi e dagli squilli di tromba, con l'inizio «sancito anche dallo sventolare del vessillo con la scritta "S.P.Q.R." brandito da un centurione romano».

Segue «Il Processo e la flagellazione di Cristo», che «illustra agli spettatori gli altri simboli del martirio»; poi «La Crocifissione» con la Veronica e l'esposizione del sudario.

Il quarto quadro è quello centrale: «L'Angelo con il calice ed il Cristo morto», con la statua del Figlio di Dio, addobbata con fiori e luci, che viene attorniata dai quattro personaggi principali: Anna e Caifa, Erode e Pilato, «preceduti dalla banda musicale e dal coro delle voci bianche e seguiti da Giuda Iscariota».

Chiude «L'antica statua dell'Addolorata», il cui corteo «è seguito dalle pie donne, dai confratelli e dal popolo». Le due statue sono settecentesche: il Cristo morto in cartapesta e l'Addolorata in abito impreziosito da ricami.

Le liti che fecero una confraternita sola

Che a Seiano ci sia una confraternita sola è il risultato di una pacificazione: il casale di Seiano di Vico Equense aveva inizialmente diverse Confraternite con sede nella Chiesa Parrocchiale, e «le due più importanti erano quella della Morte ed Orazione e quella dell'Immacolata».

L'intervento venne dall'alto: per porre fine alle diverse liti che contrapponevano i diversi confratelli, su consiglio dell'allora Arcivescovo Monsignor D'Aquino si decise di fondere le varie Congreghe esistenti in una sola, quella della Morte ed Orazione.

Il compito di quella confraternita, del resto, era molto concreto: scopo fondamentale dell'Arciconfraternita era essenzialmente l'assistenza spirituale degli associati e la sepoltura dei defunti poveri.

La fiaccola a ciascuno, e il discorso sulle scale

Il percorso di Seiano esce dalla frazione e arriva in città: partendo da Seiano, percorrendo la statale Sorrentina e raggiungendo il centro cittadino di Vico Equense, il corteo attraversa «per ben due volte la sua piazza principale».

Il rientro ha una regola sua: al rientro, a ciascun componente del corteo viene assegnata una fiaccola ardente che, insieme alle altre fiamme, crea uno scenario molto suggestivo; e la processione torna «rischiarata dalle fiaccole poste su balconi e finestre». La fine è sancita da un discorso pronunciato sulle scale della chiesa parrocchiale di Seiano.

Il tono, in frazione, è diverso da quello del centro: essendo il paesino una piccola frazione, questo cammino di preghiera del Venerdì Santo viene vissuto con una più intima e silenziosa partecipazione, rispetto agli altri riti della penisola «che vedono la tumultuosa presenza di cittadini e turisti». «Ordine e compostezza caratterizzano questo corteo.»

A Seiano, del resto, la chiamano in un modo che tiene insieme le due cose: come ancora la definiscono gli anziani del posto, questa è una vera e propria «festa del Cristo morto» — una «luttuosa esultanza» «che garantisce continuità alla tradizione».

Come arrivare alla festa

Arrivare a Vico Equense per la festa chiede un po' di strada, e la strada fa parte della festa. Chi viaggia su rotaia scende alla stazione ferroviaria di Castellammare di Stabia, a 8,6 chilometri da Vico Equense, e per l'ultimo tratto serve un mezzo. Il mezzo più comodo è l'automobile: chi esce allo svincolo di Vico Equense ha davanti un percorso di 900 metri che in 2 minuti porta a destinazione.

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