Festa di San Rocco a Monte 2027 - Le ére dei contadini e il forno del pane
Fonte: festivalinitalia.it, letta il 19/09/2026. La fonte indica queste date come ancora da confermare.
La festa di San Rocco si celebra il 16 agosto, il giorno dopo Ferragosto, a Monte, frazione di Berzo Demo, in media Val Camonica, provincia di Brescia, a 875 metri di altitudine. La processione con fiaccolata attraversa le vie del borgo, e poi lungo le stesse vie viene allestita una tavolata per la cena, a base di spiedo, casoncelli e altri piatti tipici. I festeggiamenti sono organizzati dall'associazione Ere da Nadal dal Mut e dalla parrocchia, con il gruppo alpini, il Comune e la Pro Loco Valsaviore.
Le ére, gli spazi dei contadini di montagna
Monte è una frazione del comune di Berzo Demo, in media Val Camonica, provincia di Brescia, e sta a 875 metri di altitudine.
Il borgo è caratterizzato dalle cosiddette ére, gli spazi rurali dove si svolgeva la vita quotidiana dei contadini di montagna.
Per la festa del patrono viene allestita una tavolata per la cena lungo le vie del borgo, e la cena è a base di spiedo, casoncelli e altri piatti tipici, con la tombolata in compagnia e la musica. A quelle stesse ére è intitolata l'associazione che organizza tutto, Ere da Nadal dal Mut.
Furan dal pà, il forno che si riaccende
C'è poi una tradizione che dura più di una sera.
Il furan dal pà è il forno a legna del borgo, e per la festa viene acceso sia il venerdì sia il sabato, con la possibilità di acquistare il pane appena sfornato.
Processione con fiaccolata il giorno dopo Ferragosto
San Rocco è il patrono di Monte, e si festeggia il giorno dopo Ferragosto, il 16 agosto. Alla sera si tiene la processione con fiaccolata per le vie del borgo, e da lì la festa passa alla tavolata.
I festeggiamenti sono organizzati dall'associazione e dalla parrocchia, in collaborazione con il gruppo alpini, il Comune e la Pro Loco Valsaviore. Le celebrazioni proseguono con tornei, musica e la cena a base di fritto misto su prenotazione, e il ricavato dell'intera manifestazione viene devoluto alla parrocchia di Monte.
Il cane, il pane e Gottardo
Rocco di Montpellier — nato a Montpellier fra il 1345 e il 1350, morto a Voghera nella notte tra il 15 e il 16 agosto di un anno imprecisato tra il 1376 e il 1379 — è stato un pellegrino e taumaturgo francese, patrono di numerose città e paesi.
Il suo battesimo avvenne nel santuario cittadino di Notre-Dame des Tables. Il suo sentimento religioso e i suoi comportamenti abituali — consolare il pianto dell'orfano, prestare assistenza all'infermo, dare da mangiare all'affamato — insieme al carattere amabile nonostante le ricche origini, ricordavano a distanza di un secolo Francesco d'Assisi, a cui Rocco era devoto.
Il suo viaggio in terra italiana avvenne durante l'epidemia di peste che investì l'area negli anni 1367 e 1368, e Rocco andò a soccorrere i contagiati anziché scappare dai luoghi ammorbati. Giunto a Roma nello stesso periodo, vi rimase tre anni curando gli ammalati all'Ospedale di Santo Spirito.
Poi si ammalò lui. Le antiche agiografie narrano che un cane, durante la degenza di Rocco appestato, provvide quotidianamente a portargli come alimento un pezzo di pane sottratto alla mensa del suo padrone, signore del luogo. Soccorso e curato dal nobile signore, Rocco riprese il suo cammino: Gottardo voleva seguirlo nella vita di penitenza, ma Rocco glielo sconsigliò. Nonostante ciò, talmente commosso alla vista di quel mendico e affascinato dalle sue parole, cedette anch'egli ai poveri il proprio patrimonio e si ritirò da pellegrino in quella capanna. Una parte degli storici fa di Gottardo il primo biografo del santo francese.
«Io sono peggiore di una spia»
Dalla barba lunga e incolta, avvolto in poveri e polverosi abiti, con il viso trasfigurato dalla sofferenza della peste, giunse al confine di una cittadina senza sfuggire né alla curiosità della gente né alla vigilanza delle sentinelle. Fu preso per una spia. La prigionia fu vissuta in un tormentoso silenzio e nel desiderio di essere lasciato in solitudine, non riconosciuto, a vivere quei pochi giorni che gli restavano: non si lamentava della sua sorte, anzi aumentava i tormenti del carcere con molte privazioni, continue veglie e flagellazioni cruente. Se gli si domandava: «È mai vero che siete un esploratore dei nostri nemici?», lui rispondeva: «Io sono peggiore di una spia».
Morì così, nella notte fra il 15 e il 16 agosto. La commozione esplose quando a fianco della sua salma venne ritrovata una tavoletta, sulla quale erano incisi il suo nome e queste parole: «Chiunque mi invocherà contro la peste sarà liberato da questo flagello». E suscitò scalpore il riconoscimento del corpo da parte di una dama — la nonna di Rocco e madre del governatore — che grazie alla croce rossa impressa sul petto identificò in lui suo nipote.
Sempre il 16 agosto, dal 1476 al 2004
Il più antico documento conosciuto di attestazione ufficiale del culto è il Messale ambrosiano del 1476, conservato nella Biblioteca statale di Cremona, nel quale è riportata la festa di san Rocco al 16 agosto. Dal 1484 si hanno notizie di una messa a Norimberga dedicata al santo francese, e sul finire del Quattrocento anche il messale romano comprendeva una messa in suo onore, sempre alla data del 16 agosto. Il 16 luglio 1629 papa Urbano VIII invocava «per sé e per tutto il popolo romano» la protezione di san Rocco contro le epidemie, approvandone definitivamente il culto con un breve apostolico il 26 ottobre dello stesso anno; nel 1694 papa Innocenzo XII prescrisse ai francescani di celebrarlo con il rito doppio maggiore. Nell'ultima edizione del Martirologio Romano, pubblicata nel 2004, la festività è confermata al 16 agosto.
Il culto si diffuse in Italia a ondate: cappelle votive e chiese cominciarono a sorgere nella prima metà del XV secolo nel cuore delle regioni settentrionali, mentre nel centro la venerazione arrivò nel corso del XV secolo in Toscana, Lazio e Umbria, e nel mezzogiorno solo agli inizi del XVI secolo, con la concomitanza di eventi epidemici; in Puglia però la devozione era già stata introdotta sul finire del Quattrocento dai veneziani.
L'Ordine francescano e l'Ordine dei frati minori cappuccini furono i più ferventi nel propagarlo, in virtù della bolla papale Cum a nobis del 1547, nella quale papa Paolo III fece menzione dell'appartenenza del santo al Terz'Ordine Francescano; la Congregazione dei riti concesse un ufficio e una messa propri alle chiese costruite in suo onore, e in Italia nacquero fin da subito numerosi sodalizi e confraternite. In Francia il culto si estese subito in tutta la parte meridionale della nazione, in Alsazia, in Corsica e a Parigi.
Dalla peste al coronavirus
È il santo più invocato, dal Medioevo in poi, come protettore dal terribile flagello della peste, e il suo patronato si è progressivamente esteso al mondo contadino, agli animali, alle grandi catastrofi come i terremoti, alle epidemie e alle malattie gravissime.
Il 18 ottobre 1854 papa Pio IX annunciò sul Giornale di Roma, a seguito della diffusione del colera nella città eterna, l'indulgenza di sette anni per chi avesse visitato la chiesa di San Rocco all'Augusteo, e plenaria per chi l'avesse visitata per sette volte; nella Francia meridionale, sempre nell'Ottocento, gli furono rivolte preghiere pubbliche per il diffondersi della fillossera. E nel 2020, con il diffondersi della pandemia di COVID-19, la sua figura è stata di nuovo oggetto di preghiere contro il contagio: il 6 dicembre di quell'anno papa Francesco scrisse ai membri dell'Associazione Europea «Amici di San Rocco» esortando a continuare la preghiera, perché intercedesse per la guarigione dei malati, per la consolazione delle famiglie e per la cessazione del contagio.
Oggi il culto è diffuso in Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Croazia, Belgio, Canada, Brasile, Argentina, Filippine, Venezuela e Iraq. Il corpo rimase dapprima a Voghera, dove i resti mortali furono deposti in una cassa in legno di noce collocata sotto l'altare maggiore della chiesa di sant'Enrico, con dentro un cartoncino che diceva «Hic iacuit corpus sancti Rochi», qui giace il corpo di san Rocco; i resti furono poi trasferiti a Venezia, e le uniche reliquie riconosciute sono quelle veneziane o di derivazione veneziana.
Come arrivare alla festa
La Festa di San Rocco a Monte si raggiunge con un viaggio non brevissimo, e vale la pena affrontarlo. Chi viaggia su rotaia scende alla stazione ferroviaria di Cedegolo, a 6,5 chilometri da qui, e per l'ultimo tratto serve un mezzo. Il mezzo più comodo è l'automobile: uscendo allo svincolo di Sellero - Cedegolo aspetta un percorso di 10 chilometri che in 13 minuti porta a destinazione.
Da vedere qui intorno
Altri appuntamenti in provincia di Brescia.
- Benedisiù del Toc a Berzo Demo — agosto
- Madonna Grande a Berzo Demo — settembre
- San Lorenzo martire ad Angolo Terme — agosto