Feste ItalianeIl magazine delle feste d'Italia

Home » Feste Patronali

Feste Patronali

Festa di San Sebastiano ad Avella e il taglio del Majo 2027

4 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Ultima edizione conosciuta
dal 18 al 20 gennaio 2026

Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.

Fonte: festivalinitalia.it, letta il 02/09/2026.

La Festa di San Sebastiano Martire si celebra ad Avella, in provincia di Avellino, il 20 gennaio. Alcuni giorni prima gli avellani salgono sulle alture circostanti per cercare e recidere il Majo, l'albero più grande, che i muli e le funi tese portano fino a piazza I Maggio, dove viene issato; la sera attorno al tronco si accende il Fucarone, il falò in onore del patrono. Il taglio avviene di domenica, dopo la messa con la benedizione degli attrezzi.

Il Majo, l'albero più grande

Il nome dice esattamente cosa si va a cercare. «Majo» deriva dal latino major, e indica l'albero più grande: alcuni giorni prima della festa del Santo gli avellani salgono sulle alture circostanti per trovarlo e reciderlo.

Non è un'escursione improvvisata. I cittadini, sindaco in testa, si radunano per la Santa Messa con la benedizione degli attrezzi che taglieranno il majo, poi partono per la montagna con le vivande al seguito, da consumare durante il rito in cui si sceglie l'albero. Il taglio, come da tradizione, avviene di domenica, e il parroco benedice i membri del comitato prima di cominciare.

Poi comincia la discesa. Il maestoso tronco, proveniente dalle pendici delle montagne circostanti, viene accompagnato dai muli e trasportato fino al paese: le funi tese e le mani laboriose della comunità guidano il Majo lungo le vie, in un corteo che attraversa il centro storico fino a piazza I Maggio, dove il tronco viene issato in onore di San Sebastiano — non senza fatica, a testimonianza del coraggio degli avellani. Il giorno del santo, poi, il Majo si conduce religiosamente in processione.

L'albero sfrondato è simbolo di povertà

Una volta sfrondato, l'albero diventa simbolo di povertà. Il Majo non è solo segno di forza e rigenerazione, ma anche un ponte fra l'umano e il divino, e la processione lo trasforma in un elemento unificante, capace di riunire giovani, anziani e famiglie in un unico spirito; ogni dettaglio, dal trasporto alla collocazione, è accompagnato da canti e preghiere.

Il lavoro è diviso in squadre precise: c'è la squadra del taglio, che si occupa del Majo; la squadra dei cullatori, che «cullano» il santo patrono durante la processione; e i «figli del majo», i giovani del paese che curano la sfilata dei sarcinielli e del Majo con suoni, canti e balli.

Fucarone contro le epidemie

Il 20 gennaio, giorno che la Chiesa dedica al santo, la sera arriva il secondo rito.

In piazza I Maggio, dove nei giorni precedenti i ragazzi hanno accumulato le fascine — i «sarcinielli», portati in sfilata a piedi e con i trattori da via Anfiteatro — si accende il Fucarone, il falò in onore del santo, attorno al Majo issato.

È un rituale che è al tempo stesso oggetto di timore e di venerazione, perché ha due facce. La finalità del fuoco è allontanare le epidemie dalle famiglie e dal bestiame; allo stesso tempo si ringrazia San Sebastiano per aver contribuito al positivo raccolto della campagna e per la floridezza dell'economia, poiché solo dalle ceneri si potrà generare una nuova vita e una nuova stagione.

La statua rubata a Sperone

Sul perché San Sebastiano sia patrono proprio di Avella, la tradizione locale racconta questa storia.

Secondo una leggenda tramandata da anni, il santo un tempo era protettore soltanto del paesino di Sperone, che un tempo faceva parte della cinta muraria di Avella. Un giorno, mentre la statua del martire veniva portata in processione, scoppiò un forte temporale, e si decise di farla sostare sotto un portone per riprenderla il giorno successivo.

Gli avellani non si fecero sfuggire l'occasione: rubarono la statua, e San Sebastiano da quel giorno divenne il patrono della cittadina irpina.

Un dramma sacro tornato dopo quindici anni

Fra gli appuntamenti legati al patrono ce n'è uno che era sparito e che è tornato: il Dramma Storico-Sacro di San Sebastiano Martire, riproposto dopo un'assenza durata quindici anni.

L'autore dell'opera fu il professor Pasquale Guerriero, classe 1884, consacrato sacerdote il 25 settembre 1910; la rappresentazione va in scena in Piazza Municipio. Attorno alla festa ruotano anche un convegno dedicato al Majo di Avella e le funzioni nella collegiata di San Giovanni, da cui prende avvio la giornata del taglio.

San Sebastiano era un centurione romano nativo della Lombardia, convertitosi poi al Cristianesimo, e morì con il martirio nel 288 d.C. sotto il regno di Diocleziano, dopo essere stato legato al tronco di un albero, in aperta campagna, e saettato da alcuni commilitoni.

Come arrivare alla festa

Arrivare ad Avella per la Festa di San Sebastiano Martire chiede un po' di strada, e la strada fa parte della festa. Chi viaggia su rotaia scende alla stazione ferroviaria di Nola, a 8,8 chilometri da Avella, e per l'ultimo tratto serve un mezzo. Il mezzo più comodo è l'automobile: chi esce al casello di Baiano ha davanti un percorso di 3,4 chilometri che in 5 minuti porta a destinazione.

Eventi nei dintorni

Poco lontano, altre tradizioni dello stesso territorio.

Da leggere