Festa di Santa Domenica a Scorrano 2027 - Spettacolari architetture di luce e monumentali parature
Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.
Fonte: festivalinitalia.it, letta il 20/09/2026.
La Festa di Santa Domenica si tiene a Scorrano, in provincia di Lecce, tradizionalmente nella prima settimana di luglio, attorno al 6 luglio, giorno del martirio della patrona. Per l'occasione le ditte di luminarie parano il centro storico con frontoni, gallerie, rosoni e cassarmoniche, che al tramonto si accendono in sequenza seguendo il tempo di una canzone. Scorrano è un comune di 6mila abitanti che si è guadagnato il titolo, «anche se ancora ufficioso», di «capitale mondiale delle luminarie».
La santa che scelse il paese
A Scorrano la patrona non è stata scelta: «a differenza di tutti gli altri paesi del Salento, non furono loro a scegliere il loro santo protettore, ma il contrario: loro stessi furono scelti».
La devozione risale «almeno al XVII secolo»: secondo la tradizione è nel 1600 che Santa Domenica «divenne patrona della città». Il paese era allora afflitto da una violenta epidemia di peste, e «non aveva mai sentito parlare della Santa».
L'apparizione avviene in sogno, a un'anziana donna del posto. La santa le si mostra «seduta sopra le mura della città, a Porta Terra», annunciandole che ha deciso di proteggere Scorrano e che tutti gli ammalati colpiti dal morbo saranno da lei salvati. Le chiede due cose precise: di comunicare la decisione all'arciprete, e che «per ogni casa dove avvenisse questa grazia fosse accesa una candela ad olio e lasciata sopra la finestra, come segno dell'avvenuta guarigione». Una variante racconta che a implorarla fosse un'anziana il cui figlio malato rischiava la vita.
Il miracolo si compiì, e la risposta del paese fu quella richiesta: lampade a olio accese su balconi e finestre, casa per casa. «Un lumicino dopo l'altro, la città divenne un magico rosario di luci, esposte alle finestre delle famiglie graziate». Era la notte del 6 luglio, giorno in cui ricorreva il martirio di Domenica. Da allora, ogni anno, gli scorranesi «ripetono il tributo di luce e d'amore richiesto dalla loro Santa».
Domenica di Tropea e i leoni mansueti
La santa che scelse Scorrano non era salentina. Domenica nacque a Tropea, in Calabria, nel 287 d.C., figlia di Doroteo ed Arsenia, «quando a Roma imperava Diocleziano Augusto». Consacrò da giovanissima la sua vita alla fede cristiana e rifiutò di sposarsi: fu questo rifiuto a farla denunciare.
Fu «separata dalla sua famiglia, denudata, fustigata e affidata a donne di malaffare», sottoposta a «numerose pressioni e angherie» per farle rinnegare la fede; e non solo i tentativi risultarono vani, ma «i prodigi operati dalla Santa portarono a conversione alcuni presenti». Condotta in Campania, fu processata e condannata al supplizio «ad leones». I leoni «rimasero impassibili e divennero addirittura docili davanti alla santa», e i giudici «dovettero procedere all'esecuzione personalmente, una via del tutto eccezionale all'epoca». La pena fu mutata nella decapitazione, che avvenne, secondo lo storico Baronio, il 6 luglio 303.
Visse dunque tra il 287 e il 303, «ai tempi dei sanguinari imperatori Diocleziano e Massimiano», e fu «acclamata Santa nel '400»; il suo culto «si diffuse in oriente ed in tutta l'Italia meridionale, nelle zone cioè di rito greco». Da lì vengono i due leoni che stanno ai piedi della statua, «simboli entrati nella memoria collettiva della comunità».
Dalle candele alle cattedrali di luce
L'arte delle parature a Scorrano è più antica del voto: è «documentata almeno dal 1549», e i primi documenti sono di quell'anno. C'è anche un antefatto laico: pochi anni prima dell'apparizione il paese ricevette la visita della regina di Polonia, Bona Sforza, e per l'occasione «erano state addobbate delle grandi strutture in legno rivestite di fiori». Fu ispirandosi a quelle impalcature che gli scorranesi, dal Seicento, cominciarono a parare il paese anche per la santa.
Le tecnologie si sono sostituite l'una all'altra. Prima candele e lampade a olio; poi, nell'Ottocento, «le prime luminarie strutturate», ancora «con archi in legno e candele»; poi l'elettricità, e «una montagna di lampadine a incandescenza». Dal secondo dopoguerra entrano in campo le grandi aziende salentine specializzate. E dal 2007, «segno dei tempi, il tungsteno è stato sostituito da milioni di led a basso consumo», ai quali si sono aggiunte microluci e flash. Una cifra ricorrente per dare la misura: 2 milioni di lucine colorate.
Le luminarie di Scorrano «sono considerate la manifestazione di luminarie più importante d'Italia», e il paese si è guadagnato l'appellativo — ancora ufficioso — di capitale mondiale delle luminarie. Le ditte scorranesi lavorano tutto l'anno per feste «in tutta Italia e in molti paesi europei», e sono state invitate perfino in Cina: «ma è per la loro festa patronale che riservano il meglio».
Il mestiere dei paratori
Le parature sono «pali di legno dipinti di bianco alti più di trenta metri, a sostegno di stelle e cuori che compongono a loro volta castelli e portici», ricoperti da migliaia di lampadine colorate.
Ogni forma ha il suo nome. Il frontone è «una parazione centrale e frontale per una strada o una piazza»; la spalliera è quella laterale; il rosone è «un elemento rotondeggiante che ricorda i rosoni delle chiese, soprattutto quelle barocche»; la galleria è «l'unione di più elementi luminaristici a formare un corridoio chiuso sui lati e verso il cielo»; e la cassarmonica è la struttura che ospita il concerto bandistico, con «particolari caratteristiche di amplificazione sonora naturale». Sono tipi architettonici, con una funzione dichiarata che va oltre l'illuminare, cioè «rompere, attraverso un gioco di illusioni ottiche, la prospettiva consueta dello spazio urbano».
La lavorazione comincia dal disegno, «su carta o computer», anche se «un tempo poteva avvenire anche direttamente sull'asfalto». Si costruisce l'ossatura, che verrà montata in loco nei giorni precedenti la festa, e poi le lampadine «vengono collegate manualmente a migliaia, seguendo schemi precisi che determinano i colori e i disegni che appariranno di notte». Il montaggio finale «richiede giorni di lavoro intensivo». Ogni struttura è progettata «per l'edizione di quell'anno, in modo diverso da tutti gli anni precedenti», e alla fine viene smontata: è «architettura temporanea di luce», una costruzione «che esiste solo per quei quattro giorni».
L'accensione avviene al tramonto, in sequenza, sincronizzata con la musica: le luci «si illuminano progressivamente seguendo il tempo di una canzone scelta dai progettisti», con quell'effetto «cascata di luce» che ha reso famose le luminarie di Scorrano. A firmarle sono ditte che le fonti nominano una per una — De Cagna, MarianoLight, Cesario, Paulicelli, Perrotta — e una delle opere è stata dedicata a Mesciu Cesario De Cagna, «uno dei padri dell'arte delle luminarie». Da quando esiste il Festival Internazionale delle Luminarie, «gli architetti delle parature ormai giocano in casa e si sfidano».
Lo stipo dalle tre serrature
Mentre fuori il paese si illumina, dentro la Chiesa Madre c'è un rito molto più chiuso. La scultura lignea che raffigura la protettrice «è generalmente chiusa nella sua teca, che viene aperta solo in alcuni giorni dell'anno»: è conservata «nel prezioso stipo di legno, protetto da ben tre serrature», e le chiavi, «fino a qualche decennio fa, erano custodite dall'arciprete, dal sindaco e dal presidente del comitato».
Il motivo, secondo la fonte, non è la prudenza ma qualcosa di molto più antico: «si tratta della sopravvivenza di un aspetto del culto verso le divinità di estrazione classica di origine precristiana che prevedeva che il simulacro — immagine della divinità — dovesse essere tenuto nascosto nel sancta sanctorum». È un'usanza «non solo accettata dal popolo» ma che «non è mai stata oggetto di discussione».
Nei giorni della festa — il 6, 7 e 8 luglio — la statua si può vedere sul trono in alto sopra l'altare maggiore della Chiesa della Trasfigurazione del Signore, la Chiesa Madre, un tempio barocco del XVI-XVII secolo rivestito di pietra leccese, addossato al Palazzo dei Duchi Guarini. Anche la salita è un'operazione descritta nei dettagli: la statua «viene fissata alla base con perni in ferro in un ascensore mobile ottocentesco e sollevato a mano con la corda di una carrucola fissata al centro della cinquecentesca volta del presbiterio», accompagnata «da mani esperte che impediscono il dondolare dell'ascensore durante l'ascesa». In cima viene collocata «sopra un basamento dorato, con i due leoni antichi anch'essi dorati posti ai lati», su una piattaforma dell'alzata metallica realizzata alla fine dell'Ottocento sopra l'altare marmoreo. Lassù, «Domenica viene rivestita di gioielli e banconote», donazioni dei fedeli a sostegno della festa — che il paese comincia a organizzare mesi prima «con collette casa per casa, offerte in busta chiusa — tipo santini — e versamenti ai volontari che s'aggirano tra la folla, nei giorni di luglio, con scatole iconizzate».
L'asta, le chiavi, i botti
La mattina della processione, prima che il corteo parta, sul sagrato viene bandita un'asta. Si aggiudicano «i quattro posti per i devoti che porteranno il carro del simulacro della Santa lungo tutto il percorso processionale». Un banditore di esperienza dichiara aperta l'asta e invita a fare le offerte, e l'ordine è fisso: «si comincia con le aste anteriori in ordine di importanza, con la destra, che ha un costo maggiore ed è più ambita delle altre tre, poi la sinistra e poi quelle posteriori; anche qui prima la destra e poi la sinistra». È «un rituale popolare antichissimo, che segue norme e regole non scritte ma a tutti ben note».
C'è anche una precedenza da rispettare. Prima dell'avvio, la delegazione ecclesiastica entra nell'androne del palazzo attiguo, dove «su quattro inginocchiatoi e circondati dalla gente stipata che applaudiva» attendono genuflessi il duca di Scorrano, la duchessa e i due figli: «solo dopo la loro benedizione, la processione è partita». Il 6 luglio la processione mattutina fa un tradizionale passaggio nel cortile del Palazzo dei Duchi Guarini, in omaggio ai discendenti della nobile famiglia.
Poi il corteo si muove, preceduto «dalla banda musicale, carabinieri in alta uniforme e parroco con reliquiario in mano», con le autorità civili e militari e il gonfalone dell'Apostolato della Preghiera. Nei vicoli «stretti come un paio di spalle» si avanza in fila indiana, calpestando volantini con scritto «Santa Domenica prega per noi» e «W Santa Domenica». La folla cerca di toccare la statua «per accarezzarla e poi baciarsi le mani», solleva i bambini «per fargli sfiorare il vestito», si accalca «per spillarle addosso banconote da 5 e 10 euro»; dai balconi piovono coriandoli e fiori, esplodono i botti, e «il profumo d'incenso si mescola all'odore di polvere da sparo», sulle note verdiane di «Oh patria mia» suonate dalla banda.
Il corteo arriva alle mura meridionali, dove nel 1600 apparve la santa. Lì il sindaco consegna le chiavi della città alla protettrice, e quando il parroco, ricevutele, «le posa solennemente ai piedi della statua» e alza il reliquiario al cielo, i botti scoppiano «in un'assordante sequenza che invade la strada e il cielo». Scorrano è patria di paratori ma anche di «furgulari», i maestri del fuoco, che «da generazioni illuminano a giorno il paese» con mortaretti, fiaccole e cascate, e che ogni sera si sfidano nella gara fra maestranze pirotecniche.
Attorno restano le storie. Quella dei magliesi, che «cercarono di arraffare la statua» e si trovarono davanti una santa che «letteralmente, si impuntò»: il simulacro «non volle proseguire la processione in direzione della vicina Maglie». Quella dei malati, per cui la processione «si fermava presso la casa dei cittadini allettati» e si usava «collocare uno dei leoncini del simulacro nelle case degli infermi, come buon auspicio di pronta guarigione». Quella dei pellegrini che arrivavano a piedi «dopo lunghi giorni di cammino» e si fermavano «presso il pozzo del Palazzo Ducale, dove trovavano acqua e ristoro». E quella cantata: la «Canzone te Santa Duminica», «stornello in dialetto scorranese, che s'usava imparare a memoria da piccoli, per rammentare la storia della santa e i suoi miracoli».
La festa «si tiene tradizionalmente nella prima settimana di luglio», e il perno è il 6 luglio, giorno del martirio e notte in cui si accesero le prime lampade. Intorno, le serate di musica popolare e pizzica, i concerti bandistici, e gli stand con frise condite, pittule e panzerotti.
Come arrivare alla festa
Arrivare a Scorrano per la Festa di Santa Domenica chiede un po' di strada, e la strada fa parte della festa. Per chi sceglie il treno, la stazione ferroviaria più vicina è quella di Muro Leccese, a 3,7 chilometri: conviene organizzarsi per coprire l'ultimo tratto. In automobile si esce allo svincolo di Scorrano, e il tragitto è di 2,3 chilometri per 3 minuti di guida.
Eventi nei dintorni
Poco lontano, altre tradizioni dello stesso territorio.
- Luminarie e Presepe di Sabbia a Scorrano — dicembre
- Festa di San Brizio a Calimera — luglio
- Festa dei Santi Martiri di Otranto — agosto