Sagra del Redentore a Nuoro e la statua bronzea sul Monte Ortobene 2027
Fonte: festadelredentorenuoro.it, letta il 20/09/2026.
La Sagra del Redentore — in sardo festa de su Redentore — si celebra a Nuoro, in Sardegna, dal sabato successivo al 15 agosto fino al 29 dello stesso mese, tra la città e la sua montagna, il monte Ortobene. Il 29 agosto i fedeli salgono a piedi dalla cattedrale di Santa Maria della Neve fino in cima al monte, in un pellegrinaggio scandito da 13 stazioni e dai canti sacri in lingua sarda, per la Messa solenne all'altare ai piedi della statua bronzea del Redentore; la domenica precedente la città ospita invece la sfilata dei costumi tradizionali e il Festival regionale del Folklore. La festa ricorda l'inaugurazione della statua, eretta sulla cima dell'Ortobene il 29 agosto 1901.
Il Giubileo del 1900 e diciannove vette
Tutto comincia da un desiderio di papa Leone XIII. L'omaggio al Redentore ha avuto origine con il Giubileo del 1900, in occasione del quale papa Leone XIII volle che venissero collocati sopra diciannove vette d'Italia altrettante immagini di Gesù Redentore.
Il Monte Ortobene di Nuoro fu fra le zone prescelte, e la comunicazione arrivò per via diretta: alla fine del luglio 1899 il presidente del Comitato vaticano cardinale Domenico Jacobini comunicò la scelta della diocesi di Nuoro direttamente al Vescovo Monsignor Salvatorangelo Demartis. La Chiesa sarda, indicando nel Monte Ortobene la vetta in cui si sarebbe dovuta innalzare la statua, incaricò la Diocesi di Nuoro e l'allora vescovo di organizzare i preparativi per quell'evento che avrebbe coinvolto tutta la regione.
Da lì nasce la festa: la Sagra del Redentore è stata istituita a Nuoro all'inizio del Novecento in occasione della collocazione della statua bronzea del Redentore sulla cima del Monte Ortobene. In sardo si chiama festa de su Redentore, e si celebra tra la città e la sua montagna.
I soldi non vennero da un mecenate. La statua è frutto della fede e della generosità del popolo sardo che, quotandosi, raccolse i fondi necessari alla costruzione del monumento.
Diciotto quintali fusi a Napoli
L'autore è uno scultore calabrese, Vincenzo Jerace, e il bronzo nacque lontano dall'Isola. La statua del peso di 18 quintali e dell'altezza di 7 metri venne fusa a Napoli, città dove l'autore risiedeva. La sola statua, senza piedistallo, supera i 4 metri di altezza e pesa circa 2 tonnellate.
Il viaggio fu lungo e a pezzi. Divisa in tre parti fu trasferita a Cagliari a bordo del piroscafo «Tirso»: il 15 agosto 1901, proveniente da Napoli, approdò a Cagliari il piroscafo con le casse che contenevano gli elementi bronzei, che successivamente assemblati avrebbero composto la grandiosa statua. Di lì fu condotta a Nuoro con il treno della Compagnia ferroviaria reale, dove giunse il 19 agosto 1901.
Quello che si vede in cima è un monumento in movimento: ha un panneggio svolazzante, sul cui lembo si regge la figura del Risorto con la croce innalzata. E nasconde un dettaglio che a Nuoro ha fatto discutere per generazioni. Dietro il piede destro del Cristo vi è il volto di un bambino, a Nuoro erroneamente identificato come un angioletto o un diavoletto, e che in realtà, come ebbe a scrivere lo stesso autore, rappresenta l'umanità che al cospetto di Dio è come un bambino.
Ai piedi della formazione rocciosa sulla quale è collocata la statua c'è una lapide dedicata a Luisa contessa Pompeati Jerace, moglie dello scultore, deceduta nell'aprile del 1901, mentre il marito era impegnato nella realizzazione del monumento. La leggenda narra che morì alla vista della statua, impressionata dalla sua mole.
Carri a buoi e ottomila fedeli
L'ultimo tratto, quello che sale al monte, lo fece il paese. Il trasporto sul monte Ortobene fu possibile grazie a robusti carri a buoi messi a disposizione dai contadini nuoresi: sei carri, che portarono in quota le parti da assemblare.
La data d'arrivo è diventata la data della festa. I lavori si conclusero la mattina del 29 agosto quando già una folla di ottomila fedeli risaliva il Monte per la cerimonia inaugurale, alla presenza dell'episcopio sardo, delle rappresentanze di molte parrocchie e di numerosi fedeli. Da allora la manifestazione si ripete ogni 29 agosto, a ricordo dell'inaugurazione della statua che si erge sulla vetta, posta a protezione della città e della Sardegna.
Sin dall'inizio la festa del Redentore fu animata dalla devozione dei fedeli, perciò può essere senz'altro definita una festività religiosa. Con l'andar del tempo al carattere religioso si accostò quello folkloristico, e oggi i due aspetti convivono, pur essendo ripartiti in momenti differenziati.
Dal 1935 la sagra del costume
Il secondo volto della festa ha una data di nascita precisa. I festeggiamenti «civili» del 1935 compresero sia manifestazioni tradizionali quali i canti popolari, i fuochi d'artificio, le corse di cavalli, i concerti bandistici, sia una serie di iniziative di taglio diverso; ma soprattutto si istituivano la Sagra del costume e la sfilata del corteo dei costumi regionali.
All'inizio le due anime stavano insieme: i gruppi in costume vennero invitati a partecipare a una breve processione religiosa sull'Ortobene, dopo la Messa all'aperto del 29 agosto. Poi si scelse di separarle. Scindendo le manifestazioni folk da quelle più strettamente religiose, si decise di dedicare alla festa due diverse giornate, una in città dedicata alla sfilata dei costumi tradizionali e al festival regionale del folklore e l'altra riservata alle cerimonie religiose e alla sagra sull'Ortobene.
Il calendario, nel suo insieme, occupa la seconda metà del mese: la Sagra si svolge dal sabato successivo al 15 agosto fino al 29 dello stesso mese. La festa civile si tiene la domenica precedente il 29 agosto. In Barbagia, ogni anno a fine agosto, decine di migliaia di persone sono coinvolte in un evento simbolo dell'Isola.
Maschere, costumi e cavalieri fra due piazze
La giornata civile si apre con le figure più antiche. Fin dai primi anni del XXI secolo la sfilata dei costumi è preceduta, la domenica mattina o ancora prima, dalla sfilata delle maschere tradizionali del carnevale barbaricino e sardo in genere: figure carnevalesche ancestrali provenienti da tutta l'isola, con le loro coreografie e i suoni cupi di campanacci, che rappresentano antichi riti agropastorali. Il corteo prende avvio e si conclude sul sagrato della Cattedrale, dopo aver percorso le vie del centro storico.
Poi tocca ai costumi, ed è il momento più atteso di tutti. La Sfilata dei Costumi Tradizionali della Sardegna porta in scena una sessantina di gruppi con oltre duemila figuranti, amazzoni e cavalieri, corpi di ballo e cori. Il percorso, come sempre, si snoda tra Piazza Sardegna e Piazza Vittorio Emanuele.
L'apertura e la chiusura sono fisse: la sfilata dei gruppi in costume è aperta dai carabinieri a cavallo e da un tipico carro a buoi, guidato da una rappresentanza nuorese, e si chiude con i gruppi a cavallo. Circa due ore più tardi tocca alla sfilata di cavalieri e amazzoni: in sella a cavalli bardati percorrono le vie della città mostrando l'antico e profondo legame che unisce il popolo sardo a questo nobile animale.
A mezzogiorno la scena si sposta sul sagrato della Cattedrale di Santa Maria della Neve, dove il Vescovo della Diocesi di Nuoro, monsignor Antonello Mura, impartisce la benedizione solenne ai gruppi in abito tradizionale e a tutti i presenti, unendo il momento folkloristico a quello spirituale.
In serata il festival prosegue: i gruppi che hanno sfilato al mattino si esibiscono sul palco con balli, canti e musiche tradizionali, al Festival regionale del Folklore. In piazze e vie risuonano i suoni di launeddas e fisarmoniche e la melodia dei canti a tenore — il canto polivocale a quattro voci — insieme all'organetto.
Ogni costume racconta la storia, lo status sociale e le tradizioni del paese di provenienza: la sfilata è un museo vivente che attraversa la città, un concentrato della Sardegna di una volta. Chi partecipa non arriva per caso: il Comune di Nuoro gestisce la regia della sfilata e del festival attraverso un Direttore Artistico, la selezione dei gruppi è riservata a lui e a un Comitato Tecnico Artistico composto da una rappresentanza dei gruppi folk, dei cori e dei tenores nuoresi e dai dipendenti dell'Ufficio Cultura e Turismo, e la partecipazione è riservata ai gruppi regolarmente costituiti i cui componenti abbiano compiuto i quattordici anni di età.
Gosos e tredici stazioni verso la vetta
L'altra giornata comincia al buio. La festa religiosa inizia la sera del 28 agosto con una fiaccolata di preghiera lungo le strade cittadine, nelle chiese e lungo le vie del centro storico.
All'alba del giorno dopo la città si raduna davanti al duomo. Il 29 agosto i fedeli si radunano di fronte alla cattedrale di Santa Maria della Neve, e l'incontro è animato dai gosos, canti sacri in nuorese, laudi in lingua sarda; nel corteo si intonano Deus ti sarbet Maria e Su perdonu. Da qui parte un lungo pellegrinaggio di tredici stazioni, circa 6 chilometri a piedi sino in cima all'Ortobene, oggi da sas Ladas fino ad arrivare nella zona di sa 'e sos Frores. È il più antico atto di devozione dei nuoresi, e un tempo percorreva strade storiche con tempi di percorrenza molto più lunghi.
Davanti a tutti cammina un carro che è una citazione. Il corteo è aperto da un carro trainato da buoi, a ricordo del trasporto della statua, addobbato con spighe di grano e fiori di oleandro.
In cima si arriva al momento di maggior solennità: la Messa solenne nel Parco del monte Ortobene, celebrata all'altare ai piedi della statua bronzea, animata dai canti sacri Su perdonu, Ave Maria de su Rosariu e Su Babbu Nostru, eseguiti dai cori nuoresi in costume. La presiede il Vescovo di Nuoro e Lanusei, monsignor Antonello Mura. In vetta sono rievocate la posa e la benedizione della statua e la consacrazione del monte.
Subito dopo la celebrazione eucaristica si svolge una breve processione lungo l'anello stradale del monte, con il simulacro ligneo del Cristo.
Quel monte, del resto, ha una voce che lo ha raccontato al mondo: Grazia Deledda, che gli ha dato eterna fama nei suoi romanzi, definisce l'Ortobene «l'anima nostra», e la festa fu tra quelle che amò di più.
Come arrivare alla festa
Raggiungere la Sagra del Redentore a Nuoro è facilissimo. Per chi sceglie i mezzi pubblici la stazione ferroviaria di Nuoro è a 800 metri dal centro, cioè a pochissima distanza dal cuore della festa. Se invece si preferisce l'automobile, l'uscita di riferimento è lo svincolo di Nuoro La Solitudine: da lì bastano 14 minuti di guida (10 chilometri) per immergersi nei festeggiamenti.
Da vedere qui intorno
Nei dintorni, altre tradizioni che si tengono in questi mesi.
- Natale nel Cuore della Sardegna a Nuoro — dicembre
- San Vincenzo ad Arzana — agosto
- San Pantaleone martire a Macomer — luglio