Gran Fiera di Borgo San Donnino a Fidenza 2026 - Il corteo delle luminarie e il tributo di cera degli Statuti del 1425
Fonte: fidenzaborgofood.it, letta il 19/09/2026.
La Gran Fiera di Borgo San Donnino si tiene a Fidenza ai primi di ottobre, attorno al 9, giorno del patrono. Le rappresentanze delle frazioni si mettono in fila con le candele accese e camminano verso il municipio: non è una processione nata dalla devozione, è il residuo di un obbligo. Nel Medioevo le popolazioni si impegnavano a portare un tributo di cera come segno della sottomissione, e a Fidenza quel gesto non si è interrotto — oggi si chiama corteo delle luminarie, ma la cera cammina ancora.
Un obbligo del 1425 diventato corteo
L'usanza è messa per iscritto negli Statuti 52 e 53, emanati nel 1425 dal podestà con l'approvazione dei Visconti, signori di Milano. Sei secoli dopo il patto viene riletto ad alta voce ogni anno, davanti alla città.
Il corteo si forma su due strade, via Cavour e via Berenini, da dove le rappresentanze delle comunità fidentine muovono verso il Municipio con candele e luminarie, precedute dalla banda municipale. Ad accoglierle davanti al Comune c'è la banda «Città di Fidenza». Vengono presentati gli stendardi di tutte le frazioni cittadine, e accanto ai cittadini con le candele accese sfilano i labari devozionali delle parrocchie del territorio.
Poi si legge un documento. Il sindaco dà lettura degli «Statuta», e solo dopo il corteo riparte: prima riconosce il patto il municipio, poi lo riceve la chiesa.
Dal municipio alla cripta
Da piazza si prosegue lungo via Frate Gherardo fino al sagrato della cattedrale, dove il corteo — accompagnato dalle note della banda «Città di Fidenza» — è accolto dal vescovo e dai canonici. Dentro il duomo i labari vengono disposti ai piedi dello scalone che porta all'altare, e la corale «San Donnino – Città di Fidenza», diretta dal maestro Giovanni Chiapponi, intona i canti liturgici in memoria del patrono.
L'ultimo tratto è sottoterra. La discesa in cripta porta a venerare le spoglie del martire, con l'incensazione da parte del presule e la processione dei fedeli; il sindaco e i cittadini rendono omaggio all'urna consegnando il cero e i doni. Le reliquie riposano in un'urna di vetro e argento posta sotto l'altare della cripta, la parte più antica della chiesa e probabilmente quel che resta del primo santuario.
Il 9 ottobre, dies natalis del patrono, la città lo ricorda con un solenne Pontificale in Cattedrale, officiato dal vescovo insieme a tutto il clero della diocesi. Tradizionalmente nello stesso giorno si svolge anche l'imponente fiera con attrazioni.
C'è stata un'edizione che nessuno vorrebbe rifare. In tempo di guerra il patrono sembrò la figura più indicata per fermare, o almeno limitare, l'effetto delle bombe, e le ossa uscirono dal duomo. Quel corteo era aperto dal Gonfalone del Comune, seguito dalle rappresentanze religiose e delle parrocchie cittadine ed extraurbane; dopo il Capitolo della Cattedrale e gli altri sacerdoti veniva monsignor vescovo, e dietro di lui l'urna con le ossa del martire, scortata da soldati e militi. Chiudevano le autorità civili e militari, i gagliardetti delle associazioni e il popolo. Ai lati della strada la gente, numerosissima, s'inchinava al passaggio.
Il passamano dei pani
Il secondo gesto della festa lo fanno i bambini: gli alunni della scuola primaria percorrono via Berenini per rinnovare la tradizione del «passamano» dei pani, e davanti alla chiesa di Santa Maria Annunziata il parroco distribuisce ai presenti una cartolina con l'immagine di san Raimondino.
Raimondino, detto «Palmerio», sta in cima alla cattedrale: è la scultura posta al culmine — l'acroterio — della parte destra della facciata, e lo si riconosce perché porta sulle spalle la cesta con i pani da distribuire ai poveri. Nato a Piacenza nel 1140 e morto nel 1200, era noto ai fedeli fin dall'età medievale. Il passamano viene da lui, che aveva messo in pratica alla lettera una riga del Vangelo: «Avevo fame e tu mi hai dato da mangiare».
Baracconi, anolini e il prato dei divertimenti
La Gran Fiera occupa molto più di un giorno: è un tempo dilatato che comincia ben prima del 9 ottobre. Dall'inizio del mese la città si trasforma, con eventi culturali ed enogastronomici per le vie del centro storico — concerti, mostre, incontri, visite guidate, vendita di prodotti tipici — e bancarelle in tutte le vie e nelle piazze principali. Alla fiera è legata anche la pubblicazione del Numero Unico, il «fogliaccio» satirico di Fidenza.
Le cronache di un tempo la descrivono attesa con impazienza, con le strade di Borgo popolate da una folla immensa, irrequieta, chiassosa. Il giorno della sagra era un avvenimento d'importanza: già da qualche giorno prima si montavano nelle piazze baracconi di ogni genere — panorami, giostre, mostre di animali più o meno esotici, saltimbanchi, giocolieri e musici — e per il patrono si organizzavano giochi di quartiere come l'albero della cuccagna e la corsa con le rane nelle carriole. La fiera era particolarmente sentita nell'Oriola, il quartiere centrale del Borgo, dove i baracconi erano sparsi ovunque; dopo le prime ristrutturazioni e la scomparsa del «Pozzone», il pozzo che stava accanto alla Torre Medievale, il vasto prato dell'Oriola divenne «il prato dei divertimenti».
A tavola comanda l'anolino: piccole sfoglie di pasta ripiene di Parmigiano Reggiano, servite in brodo, che per strada diventano anolini da passeggio. Il Pranzo di San Donnino si tiene alle Orsoline, convivio all'aperto con un menù di tradizione — salumi con focaccia, anolini in brodo senza limiti, arrosto con patate e vino dei colli. C'è una degustazione dedicata al formaggio DOP più famoso del mondo, con tre versioni di Parmigiano Reggiano a confronto, e negli stand per le vie si trovano torta fritta con salumi, tortelli d'erbetta e tagliatelle ai funghi.
Perché Fidenza si chiamava Borgo San Donnino
Donnino fu un martire cristiano del III secolo. Secondo la tradizione nacque a Roma da famiglia nobile e arrivò a una carica di corte: primus cubicularius dell'imperatore Massimiano, custode della corona imperiale, con il compito di posarla sul capo del sovrano nelle circostanze più solenni; un'altra versione lo vuole ufficiale di Massimiano Erculeo a Treviri. La tradizione lo mette anche fra i ranghi della Legione Tebea, comandata da san Maurizio e fatta sterminare da Massimiano per aver rifiutato di offrire sacrifici agli dei.
Convertitosi al cristianesimo, Donnino fu destituito da ogni carica e tentò la fuga verso Roma. Non ci arrivò: le truppe imperiali lo raggiunsero presso il vicus Fidentia, sulla via Aemilia a quindici miglia da Parma, e lo decapitarono sulla riva sinistra del torrente Stirone, presso un ponte romano, il 9 ottobre del 293. Fu allora, racconta la leggenda, che il corpo si alzò con la propria testa in mano, attraversò il corso d'acqua e, giunto sull'altra riva, si coricò: l'anima sarebbe salita al cielo condotta dagli angeli. Da quel racconto viene l'iconografia del santo, rappresentato in piedi con il capo mozzato fra le mani come san Dionigi di Parigi, in abito militare e con la palma del martirio.
Di storico, in tutto questo, resta poco. Le redazioni della passio elencate dai Bollandisti sono tutte posteriori al V secolo e in gran parte leggendarie; il nucleo storico si riduce a una recensione del Martirologio Geronimiano, che al 9 ottobre registra Natalis S. Domnini martyris e attesta soltanto che un Donnino martire è esistito. Il Martirologio Romano lo colloca «a Fidenza in provincia di Parma sulla via Claudia». Della sua patria d'origine non si sa nulla, e il martirio viene posto fra la fine del III secolo e l'inizio del successivo.
Certo è il culto, legato ab immemorabili al territorio di Fidenza, che ne custodisce le reliquie senza che nessun'altra località gliele contenda. La città ne prese il nome: gli abitanti dei tempi più antichi erano gli «uomini di S. Donnino», il centro si chiamò Borgo San Donnino, e quel nome restò fino al 1927, quando un decreto governativo ripristinò Fidenza.
Fino ai primi dell'Ottocento Donnino fu venerato come taumaturgo della Lombardia e della Toscana. Lo si invoca contro il morso dei rettili e dei cani rabbiosi: una leggenda devozionale racconta che guarì un idrofobo dandogli da bere acqua e vino da lui benedetti dopo aver invocato il Signore, e la devozione contro l'idrofobia è attestata già in una redazione della passio. È anche protettore dei viandanti e dei pellegrini, e non per caso: la cattedrale sorge lungo la Via Francigena. Il suo culto è diffuso soprattutto nell'Italia settentrionale.
Dieci sculture, una cripta e la confraternita della Colombina
La chiesa è cresciuta sulla tomba. Secondo le agiografie Donnino fu sepolto nel punto esatto in cui si era fermato, e la tomba finì nascosta nella selva; solo con Costantino si poté liberare la sepoltura dalla vegetazione. Vi provvide il vescovo di Parma, che vi fece costruire sopra una parva ecclesia, probabilmente un martyrium per la devozione popolare. I fedeli aumentarono, il vescovo ampliò l'edificio, e nel frattempo l'ubicazione della sepoltura era stata di nuovo dimenticata: servì una seconda inventio. Quando il corpo fu ritrovato, nel IV secolo, la folla si accalcò sul ponte di legno che scavalcava lo Stirone e lo fece crollare — nessuno rimase ferito, e la cosa fu presa per un segno.
Una tarda Passio fiorentina attribuisce invece l'ampliamento a Carlo Magno, con la consacrazione avvenuta alla presenza dell'imperatore: la stessa tradizione è scolpita nel timpano del portale sinistro del Duomo, e a Carlo Magno la tradizione attribuisce anche il ritrovamento della tomba. L'edificio di epoca carolingia fu il perno attorno al quale si sviluppò il nuovo insediamento, che sovrascrisse i resti dell'antica Fidentia romana.
Le pietre raccontano la stessa storia in tre tempi: l'oratorio più antico che ospitò le spoglie è del VI secolo, nel IX venne sostituito da una basilica, e l'attuale, del XII, porta sulla facciata dieci sculture con la vita del santo, attribuite alla scuola dell'Antelami; un fregio che attraversa l'architrave del portale maggiore ne ripercorre la vicenda. Sotto, gli scavi condotti nell'area della cattedrale dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Emilia-Romagna hanno confermato la presenza della sepoltura nei pressi del cimitero del municipium dell'antica Fidentia, dentro un sarcofago del II secolo di cui resta difficile stabilire quando sia stato riutilizzato.
Attorno al santo è cresciuta anche una confraternita. Il «Venerando Consorzio di San Donnino» fu forse la più importante di Borgo prima delle soppressioni ottocentesche: aveva sede nella prima cappella a destra entrando in Duomo, poi dedicata al compatrono san Gislamerio martire, e ha lasciato il nome al Vicolo del Consorzio, l'antica viuzza che portava al Duomo. I suoi adepti, religiosi e laici, uomini e donne, si riunivano ogni giorno nella cappella sotto lo sguardo della Vergine Misericordiosa; erano chiamati Frati della Colombina, e secondo G. Tonelli e A. Aimi il Consorzio potrebbe essere nato come filiazione diretta dell'ordine del beato Facio, forse già alla fine del XIII secolo. I suoi statuti non sono arrivati fino a noi. È arrivato però un quadretto, la teletta incastonata nella cimasa dell'altare: nel diario di lavoro del pittore fidentino Angelo Carlo Dalverme, nell'ottobre del 1778, si legge il pagamento ricevuto dal rettore Fernando Ansaldi «per un quadretto della B.a V.e del Consorzio posto il detto altare L. 215». Nel dipinto i confratelli sono in ginocchio in abiti settecenteschi, divisi in due gruppi: a sinistra gli uomini, i fratres, a destra le donne, le sorores.
Come arrivare alla festa
Partecipare alla festa a Fidenza è davvero semplice. Per chi preferisce la comodità del treno, la stazione ferroviaria di Fidenza si trova a 1,2 chilometri dal centro: si arriva nel cuore dell'evento con una breve passeggiata. Per chi si mette al volante, lo svincolo di Fidenza centro dista 1,8 chilometri, cioè 4 minuti di strada.
Altre feste in provincia di Parma
Altre feste di ottobre nella stessa zona.
- Tortellata di San Giovanni a Fidenza — giugno
- Fornio in Festa a Fidenza — agosto
- San Bernardo e Sant'Ilario di Poitiers a Parma — gennaio