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San Modestino ad Avellino e l'accensione del Focarone in Piazza Duomo 2027

9 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Ultima edizione conosciuta
14 febbraio 2026

Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.

Fonte: diocesiavellino.it, letta il 02/09/2026.

La festa di San Modestino, vescovo e martire, patrono di Avellino e della sua diocesi insieme ai compagni Fiorentino e Flaviano, si celebra dall'11 al 14 febbraio, in Campania. Il 14 è il giorno del patrono, e il centro della città si raccoglie in Piazza Duomo attorno a un fuoco: il Focarone di San Modestino, acceso e benedetto davanti alla chiesa. Prima di accenderlo si benedicono i tronchetti di legno che i fedeli portano con sé come segno di protezione.

Quattro giorni dall'11 al 14 febbraio

Ogni anno, dall'11 al 14 febbraio, Avellino si stringe attorno a San Modestino, vescovo e martire, patrono della città e della diocesi insieme ai compagni Fiorentino e Flaviano. Le festività si aprono con un triduo di preparazione l'11, 12 e 13 febbraio, con celebrazioni serali che la diocesi carica ogni anno di significati particolari: il rito dell'Unzione degli infermi, il conferimento dei ministeri, le ordinazioni diaconali.

Il 14 la giornata si apre con la messa del mattino e prosegue con la solenne concelebrazione presieduta dal vescovo Arturo Aiello, alla quale prendono parte i parroci e i sacerdoti della città e dei paesi della diocesi. Durante la celebrazione la Misericordia di Avellino consegna l'olio per la lampada di San Modestino, gesto simbolico di devozione e di carità che si ripete ogni anno. Tutto si svolge nel Duomo e nel piazzale antistante, luoghi che da sempre custodiscono la memoria collettiva della città.

Il Focarone in Piazza Duomo

Il focarone è la tradizione più amata. È un rito propiziatorio come tanti del sud Italia, e qui segna la vittoria del bene sul male: il fuoco, in questa festa di pieno inverno, è insieme calore, luce e memoria del martirio, un linguaggio semplice che le famiglie avellinesi trasmettono di generazione in generazione. È un grande falò che rappresenta il calore della fede e l'unione della comunità, una fiamma che non deve mai spegnersi.

A tenerlo in vita in Piazza Duomo sono le associazioni del centro storico. L'iniziativa è promossa dall'Azione Cattolica della Parrocchia Santa Maria Assunta – Duomo, presieduta da Bruno Minicozzi, in collaborazione con la Pro Loco di Avellino, guidata da Mauro Napolitano, e con la Scuola di Tarantella Montemaranese presieduta da Roberto D'Agnese. L'obiettivo dichiarato è far rivivere una tradizione cittadina nel cuore antico di Avellino, tenendo alta l'attenzione sul patrimonio culturale e sulla memoria cittadina; ed è, dice il fondatore della Scuola di Tarantella, un'iniziativa realizzata dai giovani e per i giovani, «i veri custodi della tradizione».

Accanto al programma liturgico il Comune promuove la «Notte di San Modestino», la versione civile della festa, organizzata dall'Amministrazione comunale. Nel pomeriggio arrivano i Bottari di Macerata Campania, con i loro ritmi ossessivi di botti, tini e falci che appartengono al patrimonio folklorico campano. E nella ricorrenza si svolge anche la tradizionale fiera di San Modestino.

Da Antiochia a Locri, guidato dall'arcangelo

La storia comincia lontano. Modestino nacque ad Antiochia nel 245 circa, da nobile famiglia, e nel 302 fu consacrato vescovo della città e poi patriarca della regione; era succeduto da poco a Doroteo. Quando la persecuzione di Diocleziano si abbatté sui cristiani si ritirò per circa sette anni in un eremo sul monte Silpio, dove predicò il Vangelo e compì numerosi miracoli e guarigioni; nel 310 tornò alla sua sede patriarcale, dove fu arrestato, torturato e incarcerato.

Liberato dalla prigione, partì per l'Italia insieme a due collaboratori: il sacerdote Fiorentino e il diacono Flaviano. Sbarcarono a Locri, in Calabria, e anche lì cominciarono a predicare la parola di Cristo; furono arrestati e tradotti in carcere a Sibari, e secondo la leggenda la loro liberazione fu dovuta all'Arcangelo Michele. Dopo aver guarito da una malattia la figlia del governatore di Locri, provocandone la conversione, Modestino sbarcò a Pozzuoli — o a Cuma — e, guidato dall'arcangelo, arrivò con i compagni nel territorio di Avellino, l'antica Abellinum, dove esercitò il suo ministero di evangelizzatore e di vescovo e operò numerosi miracoli.

Il Pretorio e le vesti arroventate

I tre si stabilirono a Pretorio, nel territorio mercoglianese, sede di un tempio dedicato al dio Mercurio, dio del commercio. In poco tempo riuscirono nella conversione di molti pagani, ma furono di nuovo arrestati, imprigionati e processati da un inviato dell'imperatore Massenzio. Subirono il martirio con vesti arroventate; un'altra versione racconta che furono torturati e decapitati pubblicamente, nel luogo dove oggi sorge la chiesa a loro dedicata, all'altezza del viale alberato di Mercogliano. La morte è collocata nella notte fra il 14 e il 15 febbraio del 311.

I corpi furono raccolti dai cristiani abellinati e sepolti, e sulle tombe venne poggiata un'insegna con i loro nomi e le loro dignità. A Modestino fu posta sul corpo una scultura argentea raffigurante una colomba.

Di lui circola anche un'altra tradizione, che lo dice terzo vescovo di Avellino e lo colloca fra il V e il VI secolo. In quel racconto uno dei fatti più noti riguarda la sua capacità di salvare la città da una grave carestia: la tradizione racconta che, grazie alle sue preghiere, una nuvola di colombi bianchi portò del grano nella città affamata, risolvendo la crisi.

Le reliquie ritrovate nel 1166

I corpi rimasero in quella zona per secoli. Furono ritrovati nell'estate del 1166 dal vescovo Guglielmo, in carica dal 1166 al 1206, che, ispirato da Dio, ne scoprì il sepolcro a tre miglia dalla città, nel luogo chiamato Pretorio — divenuto in seguito Valle di Avellino — e volle procedere alla traslazione nella cattedrale, ricorrendo ad astuti stratagemmi per eludere la prevedibile opposizione degli abitanti del castello di Mercogliano e del casale di Urbiniano.

La cronaca aggiunge una data e dei nomi: attorno al 1167, cercando materiale da riutilizzare per la costruzione della cattedrale, Guglielmo rinvenne le spoglie presso un'antica colonna, e il 10 giugno di quell'anno, accompagnato dall'arcidiacono Bernardo, dall'arciprete Guglielmo, dal primicerio Alferio — maggiori dignità del Capitolo dei canonici — e da alcuni boni homines, le collocò nella cripta della Cattedrale. Fra' Scipione Bellabbona racconta l'accoglienza: «a schiere vedevansi le persone uscite incontro alli corpi de' Santi Martiri. Li fanciulli svellendo li rami dall'alberi adornavano le strade, et ogni canto era ripieno di soavissimi odori… a gara sforzavasi ciascuno di dar lode a Dio e a fare onore ai santi martiri».

Su dove siano finiti quei corpi, però, la tradizione prende due strade. Quella avellinese vuole che Guglielmo li abbia effettivamente trasportati nella cattedrale di Avellino, e coincide con la relazione del vescovo Ruggiero; quella mercoglianese sostiene che i corpi trovati rimasero in paese. Padre Giovanni Mongelli, nel testo «La storia di Mercogliano, dalle origini ai nostri giorni», stampato nel 1978, scrive che «tutte le testimonianze storiche giunte fino alla fine del XVI secolo in poi sono concordi nell'additare a Mercogliano in tre cassette distinte, quei sacri corpi, mentre gli avellinesi non hanno mai potuto mostrare se non delle reliquie, più o meno insigni di San Modestino». Anche per questo il santo è patrono di due comunità, Avellino e Mercogliano, che ne celebrano entrambe la festa della traslazione.

La Cappella del Tesoro

La cattedrale fu costruita nel XII secolo per volere del vescovo Roberto, che la dedicò proprio a Modestino. Il presbiterio è costeggiato a destra dalla Cappella della Santissima Trinità, con un bassorilievo che raffigura la Trinità, e a sinistra dalla Cappella di San Modestino, emblema del Duomo, al cui restauro e alla cui decorazione si sono susseguiti nei secoli numerosi e importanti artisti.

È conosciuta anche come Cappella del tesoro di San Modestino, perché contiene le reliquie del santo: il busto argenteo che lo raffigura, posto sull'altare centrale, e ai suoi piedi i due reliquiari, sempre d'argento, che ospitano le memorie di Fiorentino e Flaviano, che condivisero con lui il giorno della morte.

Il corteo delle dodici confraternite

Nel 1220 il vescovo Ruggiero contribuì ad accrescere la venerazione compilando una leggenda che resta la fonte agiografica più antica, e proclamò Modestino, Fiorentino e Flaviano patroni principali della città e della diocesi. Da allora il culto è diventato uno dei simboli dell'identità di Avellino.

Nel passato, ogni 10 giugno, in Duomo si celebrava il sinodo diocesano e in città si svolgeva una grande fiera. Alla vigilia si rievocava la traslazione delle reliquie con una solenne processione fino alla Chiesa di San Carlo al Largo, sull'area dell'attuale palazzo Sarchiola all'inizio del corso, con i busti dei Santi Modestino, Fiorentino, Flaviano, Gennaro, Lorenzo, Anna, Biagio, Carlo Borromeo, Filippo Neri, Gaetano di Thiene, Andrea Avellino e Apollonia. Conclusa la veglia notturna nella stessa chiesa, rallegrata da luminarie e fuochi artificiali, la statua veniva riportata in cattedrale, nella cappella di patronato della municipalità adornata di fiori e di luci.

Accompagnavano il corteo gli archibugieri, le dodici confraternite religiose con le variopinte mozzette e le sette comunità religiose: conventuali, cappuccini, domenicani, camaldolesi, fatebenefratelli, verginiani e agostiniani. Ai busti reliquiari facevano corona, oltre al busto argenteo di san Modestino sorretto dalle prime quattro dignità capitolari — arcidiacono, arciprete, primicerio maggiore e minore —, il vescovo scortato dai suoi cursori, il governatore, il sindaco e gli eletti fiancheggiati dai mazzieri. Per secoli, anche a febbraio, la ricorrenza è stata accompagnata da un solenne corteo con le autorità cittadine in abiti rinascimentali e barocchi, con il sindaco scortato dagli archibugieri accanto al vescovo.

L'8 gennaio del 2011 è stato indetto il giubileo dei Santi martiri Modestino, Fiorentino e Flaviano, in memoria del loro martirio avvenuto 1700 anni prima, ed è stata ripristinata la processione del simulacro argenteo reliquiario, con le altre reliquie che si trovano a Mercogliano, il 10 giugno, in memoria del ritrovamento e della traslazione.

Come arrivare alla festa

Farsi avvolgere dalle atmosfere della festa, ad Avellino, è alla portata di tutti. Per chi sceglie i mezzi pubblici la stazione ferroviaria di Avellino è a 2,6 chilometri dal centro, cioè a pochissima distanza dal cuore della festa. Se invece si preferisce l'automobile, l'uscita di riferimento è lo svincolo di Avellino San Tommaso: da lì bastano 3 minuti di guida (1,9 chilometri) per immergersi nei festeggiamenti.

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