San Sebastiano a Gragnano e le carbonelle del falò 2027
Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.
Fonte: binews.it, letta il 19/09/2026. L'anno e' dedotto e va confermato.
La festa di San Sebastiano si celebra a Gragnano, in provincia di Napoli, il 19 e il 20 gennaio. La sera del 19 si accende il fuocarazzo, la catasta preparata vicino al campanile con in cima l'immagine del volto del santo; a fine falò le carbonelle si portavano a casa come protezione e devozione. Il 20 gennaio si festeggia il santo protettore con una solenne processione per le vie principali della città: Gragnano lo scelse come protettore il 22 novembre 1705.
Le carbonelle si portano a casa
Il falò non si accende il giorno del santo, ma la vigilia: il 19 gennaio è una data profondamente sentita dalla cittadinanza, segnata dall'accensione del tradizionale fuocarazzo.
La catasta si prepara nei giorni precedenti, e la legna arrivava dalla campagna: si raccoglievano dai contadini sarcine, fascine, manucoli e sermenti. È uso accatastarla vicino al campanile, e sulla cima si mette l'immagine del volto di San Sebastiano; dopo la benedizione e il rintocco delle campane si dà il via all'accensione.
Attorno al fuoco, raccontano i più anziani, i fedeli cantavano la canzone di San Sebastiano e consumavano salsicce e patate arrostite sulla brace, con le caldarroste accompagnate dal Gragnano Asciutto; sulla brace si mettevano a cuocere le patate, ed era anche un modo per riscaldarsi le mani, considerato il freddo del periodo. Ancora oggi la comunità si ritrova attorno al fuoco arrostendo la tradizionale salsiccia.
A fine falò le carbonelle si portavano a casa, come protezione e devozione.
Oggi sono pochi i quartieri che portano avanti la tradizione del falò, forse solo i Ragazzi della Conceria.
Un pizzico di cenere per i vermi
Quella cenere non aveva solo un valore simbolico: entrava direttamente nella farmacia di casa.
Serviva per la «vermenara»: un bicchiere, un po' d'acqua e un pizzico di cenere, filtrati con il panno di lino — e bevendo quell'intruglio, si calmavano i vermi intestinali. In caso di influenza con tosse, invece, si preparava un bacile con acqua calda e cenere e ci si immergevano i piedi. La stessa cenere veniva poi usata per il bucato.
«San Sebastiano pe fora e Naso 'e Pippo dinto»
Il 20 gennaio si festeggia il santo protettore con una solenne processione per le vie principali della città. E c'è un detto popolare che racconta il lato meno devoto di quelle giornate.
Per un periodo, mentre i fedeli erano in processione, un certo Naso 'e Pippo si aggirava per le case a rubare. Da lì il proverbio: «San Sebastiano pe fora e Naso 'e Pippo dinto» — il santo fuori e il ladro dentro.
C'è ancora chi di primo mattino, come da tradizione, prepara le polpette di San Sebastiano, con pane raffermo, pinoli, uva passa, uova e carne tritata: la ricetta varia da famiglia a famiglia, ma il piatto resta l'elemento principale della tradizione culinaria in onore del patrono.
Gli americani che portarono il santo nel 1944
C'è un episodio che a Gragnano non si è dimenticato, e riguarda il Vesuvio.
Nel 1944 i gragnanesi, stanchi e sconvolti dal sopportare una pioggia incessante di ceneri e lapilli eruttati dal vulcano, si rivolsero al santo protettore. La statua fu portata in processione a spalla dagli Americani di stanza a Gragnano, fin giù al ponte della ferrovia, da dove si vedeva un'enorme nube gonfia di cenere e lapilli infuocati sulla sommità del cratere.
Durante la sosta, all'improvviso, si vide l'enorme fungo staccarsi a fatica dal cratere e diradarsi lentamente, tanto che comparvero alcuni raggi di sole. Fu gaudio e gioia e onore al santo, e dalla calca si levò un grido: «avevano ragione le nostre nonne, a San Sebastiano sole p'è lamme».
Dal 1705, e la festa che torna a maggio
Gragnano scelse San Sebastiano come santo protettore della città il 22 novembre 1705. A Napoli e provincia il culto del santo era cresciuto durante il periodo della peste, e più volte i gragnanesi si sono rivolti a lui durante le calamità naturali. Sebastiano è sempre stato invocato come protettore contro la peste e tutte le malattie contagiose, e contro le epidemie in generale, insieme a san Rocco. La preghiera locale suona così: «San Sebastiano Protettore facce grazia pe favore, fancella pe carità liberalla sta città».
Il santo era nato a Narbonne, in Francia, nel 263; da giovane si arruolò nell'esercito romano diventando ufficiale, e si dedicò agli ammalati e ai più bisognosi. Poiché era cristiano fu condannato a morte e subì il doppio martirio delle verghe e delle frecce: martirizzato con le frecce, sopravvisse grazie alle cure di Santa Irene e di altre pie donne, e una volta ripresosi si presentò volontariamente davanti all'imperatore Diocleziano, dimostrando che la sua fede era più grande della paura della morte. Durante le epidemie venivano esposte le sue reliquie, e alla sua intercessione veniva attribuita la loro fine.
Un tempo la vera festa non era a gennaio, ma nella prima metà di maggio, e in anni recenti la processione di maggio è stata ripresa, ricalcando un percorso storico di oltre sessant'anni fa attraverso via Roma, via Pasquale Nastro e piazza Aubry. Il simulacro settecentesco del santo è custodito nella Chiesa del Corpus Domini, e in piazza Aubry si tiene la tradizionale «Maccheronata», simbolo dell'identità gastronomica della città della pasta. San Sebastiano, oltre che di Gragnano, è patrono degli agenti di Polizia Municipale.
Come arrivare alla festa
Arrivare a Gragnano per la festa chiede un po' di strada, e la strada fa parte della festa. Chi viaggia su rotaia scende alla stazione ferroviaria di Stabia Scavi, a 4,1 chilometri da Gragnano, e per l'ultimo tratto serve un mezzo. Il mezzo più comodo è l'automobile: chi esce allo svincolo di Gragnano - Pimonte - Agerola - Lettere ha davanti un percorso di 2,4 chilometri che in 3 minuti porta a destinazione.
Altre feste in provincia di Napoli
Altre feste di gennaio nella stessa zona.
- Presepe Vivente a Gragnano — dicembre
- Festa della Ciliegia a Gragnano — giugno
- San Ciro a Portici — gennaio