Festa di San Nicolò ad Adrano e la Volata dell'Angelo 2027
Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.
Fonte: sannicolapoliti.it, letta il 19/09/2026.
La festa di San Nicolò Politi è la festa patronale di Adrano, in provincia di Catania, ai piedi dell'Etna, in Sicilia, e si celebra ogni anno il 2, 3 e 4 agosto, con la solennità il 3. Il fercolo con il simulacro settecentesco del Santo esce in processione tirato dai devoti in sacco penitenziale bianco, e la processione comprende le fujute, le due corse dei devoti e del fercolo. Il momento più atteso è la Volata dell'Angelo, in Piazza Umberto: un fanciullo vestito da Angelo viene sospeso lungo un filo d'acciaio legato da un lato al Palazzo Bianchi e dall'altro alla Chiesa Madre, a circa dodici metri d'altezza.
Il ragazzo che fuggì la notte delle nozze
San Nicolò nacque in Adernò il 3 agosto 1117 da Almidoro e Monna Alpina, appartenenti a una nobile e ricca famiglia, quella dei Politi, al tempo in cui la Sicilia era governata dal Gran Conte normanno Ruggero II. L'acqua con la quale venne lavato, appena nato, versata in terra, fece zampillare una tiepida sorgente, e iniziò ad astenersi dal latte materno il mercoledì, il venerdì e il sabato, ma ciò nonostante crebbe in salute e nella grazia di Dio.
Da ragazzo, racconta la tradizione, col segno della croce scacciava i lupi che assalivano gli ovili, sanava le pecore, intercedeva per la guarigione dei malati. Intorno al 1134, secondo la datazione dell'agiografo seicentesco, i genitori gli imposero le nozze con una giovane di buona famiglia. La prima notte delle nozze un messaggero celeste recò al giovane la risposta alle sue preghiere: «Nicolò! Alzati e seguimi! Ti mostrerò un luogo di penitenza, dove, se vorrai, potrai salvare la tua anima.» Fuggì, e iniziò a soli 17 anni la vita eremitica.
Fuggì prima in una spelonca della zona nord-occidentale dell'Etna chiamata «Aspicuddu» e, dopo tre anni, per maggiore sicurezza, in quella del monte Calanna, nei pressi di Alcara. Abbandonò la sua terra natìa guidato, secondo la tradizione, da un'Aquila reale; durante il viaggio subì la tentazione del demonio attraverso le lusinghe di un ricco mercante; e, stremato, con il suo bastone crociato percosse un grande masso, che cominciò a trasudare acqua limpidissima — quel luogo è ancor oggi detto Acqua Santa.
Nella grotta del Calanna trovò la sua ultima casa. Divenne monaco laico presso il Monastero basiliano del Rogato, dove ogni sabato, percorrendo un impervio sentiero, si recava dalla grotta dove dimorava al monastero per confessarsi e ricevere l'Eucaristia. L'aquila che lo aveva guidato s'allontanò e poco dopo ritornò portando con sé mezzo pane fresco e fragrante, che depose all'ingresso della grotta.
Le due donne e le pere
Approssimandosi la sua morte, un giorno incontrò due donne che trasportavano delle pere, e chiese loro la carità in nome di Gesù Cristo. Una accettò, l'altra passò oltre. Il seguito lo raccontarono loro stesse. La donna che aveva fatto la carità attestò che la sua frutta s'era conservata come mai e meglio di prima, mentre l'altra, appena rientrata in casa, vide marcire la propria frutta così in fretta che nessuna pera risultò commestibile.
All'alba del 17 agosto 1167 Nicolò, che vegliò tutta la notte in preghiera, era nella grotta, inginocchiato, con la rustica croce fra le braccia e il libro delle orazioni aperto sulle mani: morì all'età di 50 anni.
Il braccio di Leone e il feretro che non si muoveva
Leone Rancuglia, un agricoltore che cercava un bue smarrito, trovò il corpo esanime del Santo in un eremo sul Monte Calanna; credendolo addormentato, lo toccò con il bastone e il suo braccio si irrigidì. Mentre correva a raccontarlo, le campane delle chiese di Alcara suonarono senza essere mosse da mano umana; e quando tornò sul posto con i compaesani, non appena Leone indicò il masso sotto il quale aveva visto l'eremita il suo braccio fu sanato.
Sulla via di Sant'Ippolito il feretro divenne talmente pesante da non permettere ai portatori di poter andare oltre, e si provò a nominare una per una tutte le chiese del paese, senza risultato; finché un bambino ancora in fasce, che la madre portava tra le braccia, disse di portarlo alla Beata Vergine sotto il nome di Santa Maria lo Rogato. Lì il corpo dell'eremita rimase incorrotto per 336 anni.
Il 10 maggio 1503, a seguito di una siccità che si protraeva da molti mesi, una grande rogazione portò il corpo santo fuori dalla chiesetta: in poche ore s'addensarono le nubi e la pioggia cadde come una benedizione. Ogni anno il miracolo della pioggia viene ricordato ad Adrano e Alcara Li Fusi con i tradizionali festeggiamenti patronali. Pochi anni dopo, il 7 giugno 1507 il papa Giulio II concesse quanto richiesto nella supplica, autorizzando il culto pubblico e sancendo di fatto la santità dell'eremita di Adrano.
Come Adrano si è ripresa il suo concittadino
Il patrono di Adrano non era lui: l'antico Patrono di Adernò, portato dalla Spagna dai Moncada, era San Vincenzo, che si festeggia ancora il 22 gennaio. Il 25 giugno 1696, con atto pubblico redatto dal notaio Pietro Anastasio, gli abitanti di Adrano elessero San Nicolò Politi come loro protettore e compatrono, insieme a San Vincenzo; e il 12 marzo 1742, con un atto pubblico del notaio Giovanni Morabito, il Santo fu nuovamente proclamato «Patrono di Adernò».
La posa della prima pietra avvenne il 10 settembre 1670, nel luogo dove per antichissime tradizioni nacque ed abitò San Nicolò Politi, a spese del popolo adornese e di Natalizio Gualtieri. La chiesa nel 1693 venne distrutta dal terremoto e in seguito riedificata nel 1791 a spese pubbliche, e la facciata fu rifatta nel corso del XIX secolo. Nella chiesa c'è il pozzo che si trova nella cappella — la leggenda dice che nel punto dove era stata buttata l'acqua con la quale era stato lavato il Santo, sgorgò una sorgente.
Nel 1760 lo scultore messinese Giuseppe Terranova, «sculptor universitatis Sancti Angeli», si obbligò a «fare la statua del glorioso Santo Nicola Politi Nostro compatrono, della stessa forma di quella antica statua di esso Santo, esistente nella venerabile chiesa Madre dell'Alcara». E si racconta che la statua era quasi finita, quando una mattina lo scultore la trovò con le gambe piegate; la rimise a posto, ma la mattina seguente la trovò in ginocchio, e stupefatto pensò di lasciarla in quella nuova posa. In piazza Sant'Agostino c'è invece il monumento, eretto nel 1750 per volere di un nobile locale a seguito della propria guarigione ottenuta per intercessione del Santo.
Perché la festa è il 3 agosto
Intorno al 1679 la festa del Santo veniva celebrata il 17 agosto, anniversario della morte. Successivamente, precisamente nel 1748, per concessione del Pontefice Benedetto XIV, essa venne trasferita al 3 agosto, e la ragione è pratica: affinché la festa potesse essere celebrata più solennemente, nell'intervallo tra altre due feste principali — quella di San Pietro in vincoli, il 1º agosto, e quella di Maria Santissima Ad Nives o Madonna della Catena, il 5 agosto. Da allora la festa continua a celebrarsi il 2, 3 e il 4 agosto.
A simboleggiare «A trasota do mesi», l'entrata del mese dedicato al patrono, è la tradizionale «Calata dei cantanti», che vede protagonista, alla mezzanotte che apre il mese di agosto, la banda musicale, accompagnata da una folla festante mentre attraversa il centro storico lungo il tragitto che dalla chiesa di san Filippo conduce a quella di San Nicolò. È in quella notte che si svela il nome del bambino che impersonerà l'angelo della Volata.
Il pellegrinaggio, il teschio, le fujute
Il 2 agosto si rinnova il pellegrinaggio dalla chiesa dedicata al Santo fino alla Grotta dell'Aspicuddu, che è una delle più antiche bocche laviche della zona etnea nel territorio di Adrano e fu il primo eremo di Nicolò; lì viene celebrata la Messa. Nel pomeriggio si porta l'omaggio floreale al Monumento del Santo patrono in piazza Sant'Agostino, e in serata il Sacro Teschio del Santo viene portato in processione con la partecipazione del clero, delle autorità civili e militari e delle confraternite, con i fedeli poi ammessi al bacio della reliquia.
Il 3 agosto è il giorno culminante: la giornata inizia con la Messa dell'aurora, seguita dalla processione del simulacro di San Nicolò per le vie del paese. Il fercolo è un'artistica vara a sei colonne con baldacchino ligneo, ed è tirato dai devoti in sacco penitenziale bianco, che ad Adrano si chiama «a cappa».
La processione è caratterizzata anche dalle fujute, le tradizionali corse dei devoti e del fercolo, che ricordano la fuga del Santo dalla casa paterna verso la grotta dell'Etna e la successiva fuga verso la sua ultima dimora presso Alcara. Sono due, e finiscono in piazza: il rapido arrivo del fercolo in corsa in Piazza Umberto è accolto dall'applauso della folla e dallo sparo di tre cannoncini con foglietti di carta colorata inneggianti al Santo patrono.
La Volata dell'Angelo
Il momento più atteso della giornata è la Volata dell'Angelo, una cerimonia simbolica che ricorda la chiamata di Dio al giovane Nicolò. Il bambino è sospeso lungo il filo d'acciaio teso fra Palazzo Bianchi e la Chiesa Madre, e tirato a mano viene fermato e abbassato fino all'altezza del fercolo del Santo, recita un'ode sacra, lancia un mazzo di fiori verso il fercolo e poi risale in alto. La cerimonia si conclude con una lunga sequenza di fuochi d'artificio.
Ogni anno a ricoprire il ruolo di angelo sono bambini e bambine che partecipano a un concorso con sorteggio finale. La Volata dell'Angelo, secondo la tradizione, viene celebrata già dalla fine del Settecento, quando San Nicolò Politi fu proclamato Patrono di Adrano, ed è documentata fin dal XVIII secolo; rappresenta simbolicamente l'incontro tra cielo e terra, tra l'infanzia e la santità.
L'ode che l'angelo declama, il cui testo trae spunto da poesie scritte un secolo fa da due sacerdoti, comincia con un'ingiunzione e finisce con un grido: «Silenzio popolo. Salve, o Nicola: i secoli Ti chiameran beato! […] In questo dì solenne di gloria e di amor gridiamo uniti: viva, viva il fulgido San Nicolò Politi.»
Il 4 agosto si tengono ulteriori processioni, e l'ultima, serale, si conclude dove tutto era iniziato, nella chiesa di San Nicolò. Poi c'è una coda, il 17 agosto: presso la Grotta del Santo in contrada Aspicuddu viene celebrata la santa messa in memoria della beata morte e del prodigioso ritrovamento del corpo.
Il teschio, il capello e il libro di pergamena
Le reliquie sono divise fra due paesi: il corpo è custodito ad Alcara Li Fusi, il teschio si trova invece ad Adrano, venerato nella chiesa a lui dedicata. Il 24 agosto 1926 gli adraniti partirono alla volta di Alcara Li Fusi per prendere il Sacro Teschio privo di mandibola, e il 29 agosto 1926 la reliquia faceva rientro nella sua città natia. Prima di allora Adrano aveva solo alcuni fogli del libro delle preghiere, le cosiddette Pergamene ottenute nel 1674, e una piccola scheggia di osso.
Sul teschio è ancora visibile sulla tempia sinistra la traccia del miracolo del sacro capello. Il prodigio avvenne intorno al 1525: un arcivescovo di Messina, rifugiatosi ad Alcara durante la seconda epidemia di peste, staccò dalla testa del santo uno dei capelli, e si ritrovò immediatamente con il braccio paralizzato e sangue vivo fuoriuscì dal punto in cui il capello era stato tolto; rimesso al suo posto il capello, il sanguinamento cessò e il braccio dell'Arcivescovo tornò sano.
C'è infine il libro che il santo teneva in mano: otto fogli e mezzo di pergamena con testi in lingua greca sulle due facce di ogni pagina, databili tra il IX e il XII secolo, appartenenti al libro che il santo eremita aveva tra le mani al momento della morte. In origine erano 32 fogli di pergamena e 2 tavolette in legno per copertina, e nel novembre 1674 un barone di Adernò riuscì a ottenerne la metà.
I sentieri dello spirito
Attorno alla festa si è sviluppato un itinerario devozionale che tocca i luoghi legati al Santo — la Chiesa di San Nicolò, sorta sulla casa natale, la Chiesa Madre con le reliquie e i dipinti di Angelo La Naia, e Piazza Sant'Agostino con la statua. I dipinti del pittore adranita raffigurano Nicolò fanciullo e Nicolò agonizzante.
Intorno alle celebrazioni ci sono i concerti delle bande musicali, gli spettacoli in piazza e le storiche luminarie che incorniciano il Castello Normanno; a chiudere i festeggiamenti, come da tradizione, sono i fuochi d'artificio piromusicali.
Come arrivare alla festa
Arrivare ad Adrano per la festa non è complicato. Chi viaggia su rotaia trova la stazione ferroviaria di Adrano-Cappellone a un passo dal centro, un chilometro dai luoghi della manifestazione. In automobile si esce allo svincolo di Paternò, e da lì restano 16 chilometri e 18 minuti.
Eventi nei dintorni
Poco lontano, altre tradizioni dello stesso territorio.
- Venerdì Santo ad Adrano — marzo
- La Diavolata e l'Angelicata ad Adrano — aprile
- Sant'Antonio a Nicolosi — agosto