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Venerdì Santo ad Adrano 2027 - U Lizzanti portato dai giovani universitari

6 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Quando
26 marzo 2027

Ricorrenza a data mobile, calcolata sulla Pasqua.

Ad Adrano, in provincia di Catania, ai piedi dell'Etna, la sera del Venerdì Santo il fercolo del Cristo Morto — «'U Lizzanti» — viene portato in spalla per le principali vie della città dai giovani universitari con il tradizionale copricapo a punta, accompagnato dalle autorità civili e dalle Confraternite in cappa. Lungo il percorso si effettuano quattro fermate, e a ogni sosta la folla esegue in coro con la banda la «Canzoncina a Gesù morto»; la processione si conclude a tarda sera nella chiesa di Maria SS. degli Agonizzanti. La mattina dello stesso giorno è uscita l'Addolorata, in cerca del Figlio.

Il Cristo Morto sulle spalle degli studenti

«Le giornate del Giovedì e del Venerdì santo sono le più intense per partecipazione popolare», e la sera del Venerdì il Cristo Morto esce per il cosiddetto «giro dei Santi».

Il Cristo Morto, «'U Lizzanti», viene portato in spalla per le principali vie della città dai giovani universitari con il tradizionale copricapo a punta e accompagnato dalle autorità civili e dalle Confraternite, che indossano le cappe colorate dei rispettivi ordini.

È la parte più intensa della settimana: «la sera del "Venerdì Santo" è fra le più emozionanti e suggestive delle celebrazioni pasquali», e la processione «ha sempre suscitato solennità… perché autorità civili e religiose con tutte le organizzazioni ecclesiali e del volontariato hanno da sempre impresso un composto sentimento di concorde partecipazione».

Quattro fermate e un canto

Lungo il percorso si effettuano quattro fermate, e a ogni sosta la folla esegue in coro con la banda musicale un canto funebre chiamato «Canzoncina a Gesù morto», composto dal sacerdote Pietro Branchina.

C'è anche un altro canto: lungo il percorso i fedeli intonano un canto religioso chiamato «Di mille colpe reo», che rappresenta uno dei momenti più intensi di tutta la processione.

La processione si conclude a tarda sera nella chiesa di Maria SS. degli Agonizzanti.

Lizzanti vuol dire «l'Olezzante»

Il nome dialettale del fercolo dice l'opposto di quel che in molti gli fanno dire.

Il fercolo del Cristo morto viene chiamato 'U Lizzanti che vuol dire «L'Olezzante», colui che profuma.

L'errore è comune e ha una spiegazione: un'errata interpretazione del termine lo indica come «L'Agonizzante» (il Figlio di Dio dopo essere morto in croce è stato deposto e non può essere quindi agonizzante), e «si incorre nell'errore anche per via dell'esistenza di una confraternita, cosiddetta "degli agonizzanti"».

Una chiesa prestata dopo i bombardamenti

Il Cristo morto non esce dalla chiesa che era la sua.

La chiesa di Sant'Antonio Abate di Adrano, 'a chiesa du Lizzanti, è la chiesetta che ospita il fercolo con il Cristo morto, un luogo di culto «prestato» per ragioni legate ai bombardamenti della guerra.

Il motivo è scritto: la statua, infatti, era prima ospitata nella chiesa attigua in piazza Sant'Agostino, irrimediabilmente danneggiata dai bombardamenti.

Prestata o no, la chiesetta il suo giorno se lo prende: la chiesa di Sant'Antonio Abate, 'a chiesa du Lizzanti, viene addobbata in modo magistrale nel giorno del Venerdì Santo.

La mattina, la Madonna cerca il Figlio

La mattina del Venerdì Santo esce la processione durante la quale l'Addolorata, portata a spalla da un folto numero di ragazze e di artigiani barbieri, va in cerca del Figlio.

Chi la porta è cambiato nel tempo: un tempo i portatori erano solamente uomini che facevano i barbieri, mentre oggi sono di diversa professione e in alcuni tratti viene portata a spalle dalle donne.

La Vergine, avvolta da un lungo velo nero, attraversa i vicoli e le strade di Adrano, entrando all'interno delle chiese che incontra, e «in molte delle chiese che la Vergine visita vengono eseguiti canti che rendono il momento ancora più intenso di emozione».

Il momento culmine della processione è l'incontro della Madre col Cristo alla Colonna, alla Chiesa di San Sebastiano. I due simulacri, del resto, «a distanza di poche ore ripercorrono lo stesso percorso».

Tre passi avanti e due indietro

Il Giovedì Santo esce «la struggente processione della seicentesca statua del Cristo alla Colonna, con il capo pendente da un lato, pieno di lividi e di ferite», e gli uomini sorreggono il fercolo sulle spalle e cercano di imitare le sofferenze di Gesù sotto il peso della croce, a passi lenti, con quella strana andatura di tre passi avanti e due indietro, e facendo a volte vacillare il fercolo.

La leggenda legata a questo episodio della Passione narra che il corpo di Cristo sarebbe legato a una colonna con una corda senza nodo, per prodigio di un Angelo, e «altra caratteristica della statua sono i capelli umani, frutto di doni fatti dai fedeli».

Il percorso parte «dalla chiesa di San Sebastiano e si snoda lungo il corso Garibaldi, per giungere nella Chiesa Madre», e la processione «si scioglie a notte tarda, dopo aver portato la statua in visita nelle varie chiese, dove sono allestiti bellissimi sepolcri».

La domenica, i diavoli in piazza

Nella centralissima piazza Umberto I, la domenica di Pasqua viene montato un palco, dove vengono allestite due scenografie raffiguranti l'Inferno e il Paradiso, per la sacra rappresentazione della Diavolata, in dialetto «I Diavulazzi 'i Pasqua».

Il testo nasce dall'opera La Resurrezione, scritta nel 1752 dal sacerdote adranita don Anselmo Laudani. In scena ci sono «i diavoli (Lucifero, Belzebù, Astarot), la Morte, eterna nemica dell'uomo, l'Umanità, simbolo della speranza, e l'Arcangelo Michele, avversario del demonio», e la trama è sempre la stessa: «i diavoli cercano di convincere l'Umanità a restare dannata, poiché il cadavere di Gesù Cristo, che è risorto, non è più nel sepolcro, ma interviene l'Arcangelo Michele che sconfigge definitivamente Lucifero, liberando l'Umanità».

Lo spettacolo si articola in cinque scene e dura poco più di venti minuti, frutto però di settimane di prove. Alla Diavolata segue l'Angelicata, seconda parte della stessa opera, «messa in scena solo dal 1980», e al termine, davanti alla chiesa di Santa Chiara, «avviene l'incontro tra Maria e Gesù, la cosiddetta "Pace"».

Duecentocinquant'anni, o quasi trecento

Sull'età della tradizione le pagine consultate non danno lo stesso numero.

I Riti della settimana santa ad Adrano vantano una tradizione lunga più di 250 anni, e la rappresentazione «si rinnova da 250 anni e si tramanda da padre in figlio».

Un'altra pagina fa risalire tutto più indietro: «la Settimana Santa ad Adrano (Catania) rievoca annualmente, dal 1728, nella città siciliana la passione, la morte e la resurrezione di Gesù Cristo».

E chi ne scrive in paese respinge una definizione: la Settimana Santa di Adrano «non può essere relegata a semplice folklore o patrimonio immateriale. Essa è cultura, tradizione e fede».

Come arrivare alla festa

Arrivare ad Adrano per la festa non è complicato. Chi viaggia su rotaia trova la stazione ferroviaria di Adrano-Cappellone a un passo dal centro, un chilometro dai luoghi della manifestazione. In automobile si esce allo svincolo di Paternò, e da lì restano 16 chilometri e 18 minuti.

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