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Santa Restituta a Lacco Ameno 2027 - Statua lignea del XVI secolo e processione via mare

9 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Ultima edizione conosciuta
dall'8 al 18 maggio 2026

Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.

Fonte: festivalinitalia.it, letta il 19/09/2026.

Santa Restituta è la patrona di Lacco Ameno, sull'isola d'Ischia, in provincia di Napoli, e si festeggia il 17 maggio, giorno del suo martirio, al termine di undici giorni che si aprono l'8 maggio con il novenario. La statua lignea, rivestita degli ex voto d'oro offerti dai fedeli, viene imbarcata su un traghetto al pontile di Lacco Ameno e portata via mare fino a Casamicciola Terme, scortata da pescherecci e imbarcazioni private. La sera prima, nella Baia di San Montano, si recita la Sacra Rappresentazione del Martirio e dello Sbarco, che si chiude con l'incendio di una vera barca in mare.

La santa che esce vestita d'oro

A Ischia si dice che la santa esca vestita d'oro, e il detto nasce dalla tradizione di rivestire la statua con preziosi ex voto quando è portata in processione, e nel programma dei festeggiamenti quel momento ha una voce sua, la vestizione della Santa con gli ex voto. La statua è ricoperta di gemme preziose e oro finissimo, regali dei fedeli, ingioiellata con numerosi preziosi.

La Santa è effigiata in una bella statua lignea del XVI secolo. Sul finire del Cinquecento i Carmelitani modificarono la struttura della chiesa costruendo l'attuale basilica, dotandola di diversi altari e della statua in legno della santa.

Nella sacrestia della «chiesa grande», in una nicchia circondata da ex voto, è esposta la statua lignea dipinta di Santa Restituta risalente al Settecento, che viene portata in processione durante i solenni festeggiamenti del 17 maggio; un'altra statua della Santa, cinquecentesca e sempre di legno, ma con il volto color bruno, è esposta in una teca di vetro nella chiesetta o Cappella di Santa Restituta. Nella basilica si conservano anche un busto policromo del 1711 e una statua dorata del XVI secolo.

Dal pontile a Casamicciola

La statua di Santa Restituta viene imbarcata su un traghetto che parte dal pontile di Lacco Ameno, costeggia Punta Caruso e prosegue verso Casamicciola Terme. L'imbarco avviene sul molo a fianco del Fungo, grosso masso tufaceo.

Prima c'è un tratto a piedi: la statua viene portata in spalla lungo il corso Angelo Rizzoli, e ad aprire il corteo è il vescovo con tutte le altre gerarchie ecclesiastiche dell'isola, seguito dalla folla che si assiepa numerosa in banchina in attesa di salire a bordo.

Una volta al largo, la barca si ferma davanti al lungomare e una batteria di fuochi d'artificio saluta quanti sono rimasti a terra. Poi si va verso Punta Caruso, al confine col comune di Forio, e da lì verso il porto di Casamicciola. Durante la traversata, pescherecci e imbarcazioni private scortano la Santa con bandiere, suoni di sirene e canti.

All'arrivo, in Piazza Marina, il vescovo accoglie la Santa con un discorso ai fedeli e impartisce la benedizione con la reliquia. Poi la processione riparte via mare per tornare a Lacco Ameno all'imbrunire, dove migliaia di persone attendono sulla marina.

Il 17 maggio è la solennità di Santa Restituta, il dies natalis che celebra il suo martirio.

Una barca vera, data alle fiamme in mare

La sera del 16 maggio, nella Baia di San Montano, si svolge la Sacra Rappresentazione del Martirio e dello Sbarco di Santa Restituta «Ad Ripas». Le scene ripercorrono l'arresto di Restituta e dei suoi compagni martiri, l'interrogatorio davanti al proconsole Anulino, l'arrivo di Lucina e del popolo per accogliere il corpo della santa.

Il momento più spettacolare è l'incendio della barca: una vera imbarcazione viene data alle fiamme in mare mentre la statua lignea di Santa Restituta – adornata con oggetti preziosi offerti dai devoti – viene portata a riva in processione, accompagnata dalle grida di Lucina: «Donne, uomini, sacerdoti, accorrete! Venite a contemplare il dono del Signore!».

La sabbia della baia è cosparsa di gigli bianchi, e le fiammelle portate dai fedeli illuminano la scena al crepuscolo. Finita la rappresentazione, la statua viene portata in processione fino alla Basilica, e si chiude con l'inno alla Santa, l'esposizione eucaristica e la benedizione.

Dal 1968, con i costumi cuciti in casa

È un evento che dal 1968 – anno della sua prima edizione – attira migliaia di spettatori sulla spiaggia. L'idea nacque dall'intuizione di Don Pietro Monti, rettore del Santuario di Santa Restituta, che volle dare forma teatrale alla leggenda.

Ogni anno l'Associazione Culturale «Le Ripe», fondata nel 2001, organizza la rappresentazione con il contributo di decine di giovani lacchesi che ne sono i veri protagonisti. La rappresentazione è riconosciuta come Patrimonio Culturale Immateriale della Regione Campania.

Gli attori sono amatoriali: con costumi fatti in famiglia, interpretano il dramma religioso con scenografie autocostruite, e la comunità si organizza fin dai primi mesi dell'anno, trasmettendo abilità legate all'evento come la sartoria e la preparazione delle fiammelle.

Il 18 maggio, e la visita all'ospedale

L'ultimo giorno la statua attraversa le vie di Lacco Ameno in processione terrestre, i fedeli la accompagnano cantando e pregando, mentre la strada si copre di petali di fiori lasciati al suo passaggio.

C'è poi la visita all'Ospedale Anna Rizzoli di Lacco Ameno, dove Santa Restituta porta il suo messaggio di conforto a chi sta affrontando momenti difficili.

Poi si intona per l'ultima volta l'inno alla Santa e, tra la commozione generale, i lacchesi la salutano fino all'anno prossimo. Chiude lo spettacolo pirotecnico, uno dei più ricchi dell'isola.

Undici giorni, non tre

I giorni grossi sono tre, ma il paese è in festa da molto prima. La festa vera inizia l'8 maggio con l'apertura del novenario: messe solenni, processioni, rosari, e le strade si riempiono di luminarie, bancarelle di dolciumi e giochi, giostre per i bambini: in tutto undici giorni di fede, tradizione e musica.

Nel programma ci sono l'apertura ufficiale del festeggiamento con la cerimonia dell'Abba-lauro, il raduno delle Confraternite della Diocesi nella Chiesa Parrocchiale di Santa Maria delle Grazie con processione verso la Basilica, la processione lungo la marina con rientro in Basilica ed esposizione solenne dell'immagine della Santa. All'offertorio della messa solenne tocca a un sindaco offrire l'olio che alimenta la lampada votiva, e la banda che accompagna è la «Città di Ischia».

Il fuoco che bruciò la barca sbagliata

Restituta faceva parte di un gruppo di circa cinquanta cristiani che continuarono a riunirsi clandestinamente ad Abitina, nella casa di Ottavio Felice, per celebrare l'Eucaristia domenicale. Furono sorpresi dai soldati romani, arrestati, interrogati, torturati, e il 12 febbraio 304, davanti al proconsole Anulino a Cartagine, riconfermarono la loro fede.

La Santa, stremata dalle torture, sarebbe stata posta su una barca carica di stoppa, intrisa di resina e pece, portata al largo dai carnefici e data alle fiamme; la Santa sarebbe rimasta illesa, mentre il fuoco avrebbe bruciato l'altra imbarcazione con i suoi persecutori. In una versione il carnefice ha un nome: Proclinio, che dopo averla martirizzata la mise in una barca impeciata affinché fosse bruciata in mezzo al mare.

Poi la barca attraversa il Mediterraneo guidata da un angelo e approda all'isola Aenaria, oggi detta Ischia, toccando terra nella località detta «ad ripas», oggi San Montano.

Lucina e i gigli

Viveva in quel luogo una matrona cristiana di nome Lucina: avvertita in sogno dall'Angelo, si recò sulla spiaggia, dove trovò l'imbarcazione arenata e in essa il corpo intatto di Restituta.

Sulla sabbia, dice la tradizione, all'arrivo del corpo della giovane santa nella cala di San Montano, fiorirono d'un tratto e fuori stagione i caratteristici Gigli di Santa Restituta, nome scientifico Pancratium maritimum, il pancrazio di mare — altrove chiamati Lilium candidum. Sono gli stessi fiori che la santa portava sovente sulla tomba del maestro San Cipriano.

Radunata la popolazione, venne data solenne sepoltura alla Martire nel luogo detto Eraclius, alle falde dell'attuale Monte Vico in Lacco Ameno, dove sono conservati i ruderi di una basilica paleocristiana.

Il martirio, e la data che Ischia ha scelto

Il martirio cade negli anni delle grandi persecuzioni contro i cristiani d'Africa, e a Ischia la tradizione lo fissa al 284: è la data che l'isola segue.

Restituta veniva dalla costa africana — Cartagine, o la vicina Hippo-Zarito, l'odierna Biserta — e si era formata alla scuola di San Cipriano, il vescovo locale.

Cinque chiese, una sopra l'altra

Il pavimento della «chiesa piccola» nascondeva quattro chiese: la prima del III secolo d.C., centro della cristianità dell'intera isola, dove si conservavano le spoglie della santa; la seconda del IX secolo, ricostruita dal conte Marino sulle rovine della prima; la terza del XIV secolo, quando nel 1374 monsignor Bartolomeo Bussolaro, vescovo d'Ischia, provvide alla costruzione di un muro difensivo interno alla chiesa; la quarta del XVII secolo, con una dedica a Santa Maria del Carmine la cui immagine, opera di Decio Tramontano del 1560, si venera ancora oggi. La quinta è quella che si vede adesso.

Al di sopra della basilica paleocristiana sorse nel 1036 un Oratorio dedicato alla Santa, ingrandito poi nel 1301; e più vicino a noi la chiesa fu quasi completamente distrutta dal terremoto del 1883, ma subito ricostruita e solennemente consacrata nel 1886 a Santa Restituta, patrona di Lacco Ameno.

Gli scavi hanno riportato alla luce resti greci, romani e paleocristiani, e nel sottosuolo è stato ritrovato un battistero paleocristiano dove si amministrava il Sacramento del Battesimo per immersione. Sulle pareti alte della chiesa sono disposte tele di Francesco Mastroianni, che raffigurano gli episodi salienti della vita della santa.

Le ossa che stanno a Napoli

Le reliquie di Santa Restituta rimasero a Lacco Ameno fino al IX secolo, quando furono trasferite a Napoli per proteggerle dalle incursioni arabe. Oggi sono custodite nella Basilica di Santa Restituta all'interno del Duomo di Napoli.

L'Urna di marmo contenente le spoglie mortali della Santa è stata trasferita sull'isola per la prima volta in occasione del diciassettesimo centenario del 1984, e da quella data altre quattro volte.

La diffusione del culto di Santa Restituta in Italia e nel Mediterraneo è legata alla persecuzione vandalica del 429 in Nord Africa, quando il re vandalo Genserico scatenò una feroce repressione contro i cristiani, e vescovi ed esuli cartaginesi fuggirono via mare portando con sé le reliquie dei martiri locali. Così la santa si venera anche a Cagliari, dove nella chiesa di via Sant'Efisio sono conservate una statua e alcune reliquie rinvenute nel 1614, e poi a Palermo, Montalcino, Calenzana in Corsica, Oristano, Calenzano e Oricola.

L'uovo rosso delle zitegghie

Tradizionalmente la festa di santa Restituta era l'occasione in cui i fidanzati compivano la loro pubblica uscita. Le ragazze in età da marito, in dialetto isolano zitegghie, regalavano al ragazzo in età da sposare, in dialetto schioso, la canasta, un uovo tinto di rosso, in occasione della Pasqua, e il ragazzo ricambiava accompagnando la ragazza alla festa della santa patrona dell'isola.

Nello stemma comunale è raffigurata Santa Restituta in piedi su un isolotto nel mare, che tiene nella destra la palma del martirio e nella sinistra un'imbarcazione.

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