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Folklore e Rievocazioni

Ballo della Cordella a Petralia Sottana 2027 - Ventiquattro nastri e un ombrello di cordelle sopra gli sposi

8 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Periodo
Prima domenica dopo il 15 agosto
Dove Petralia Sottana (PA), Sicilia, Petralia Sottana

Il giorno esatto cambia ogni anno e non e' ancora stato reso noto.

Fonte: rievocazionistoriche.cultura.gov.it, letta il 20/09/2026.

Il Ballo Pantomima della Cordella si tiene a Petralia Sottana, in provincia di Palermo, in Sicilia, la prima domenica dopo Ferragosto, dentro la rievocazione dell'antico Corteo Nuziale. Alla fine del ballo i nastri hanno preso la forma di un immenso ombrello, e sotto quell'ombrello si mettono gli sposi con i familiari, mentre il sole sta per tramontare dietro il Monte Alto. È l'ultima delle figure che dodici coppie di ballerini costruiscono e disfano attorno a una pertica con un mazzo di spighe mature in cima, tenendo in mano il capo di ventiquattro nastri di diverso colore.

Come si tesse e come si disfa

I nastri si chiamano curdeddi. Pendono dalla cima della pertica, e ogni ballerino ne tiene l'estremità. Le coppie si dispongono in cerchio sull'aia e si muovono attorno all'asta centrale al ritmo della tarantella, incrociandosi in continuazione, così da tessere con le cordelle una rete; poi, facendo il ballo in senso inverso, la sciolgono. Ricominciano, e ne costruiscono un'altra.

Le coppie sono dodici perché sono i dodici mesi dell'anno, o le costellazioni che ruotano attorno al sole, autore della fecondità agreste e della vita. A dirigerle è il capogruppo, 'u capurali, chiamato anche Bastoniere. Un tempo, a un suo cenno, tutti i ballerini o almeno alcuni di essi dovevano esibirsi in rappresentazioni mimiche: è da lì che viene l'attributo di pantomima, e gli anziani di Petralia Sottana ricordano che con il preciso linguaggio dei gesti e degli atteggiamenti, con le «figure» perfettamente eseguite e perciò chiare ai presenti, si rievocavano non solo le quattro stagioni con i rispettivi lavori agricoli, ma anche i dodici mesi dell'anno con le particolari fatiche affrontate dal contadino per ognuno di essi.

Le figure sono quattro, le stagioni dell'anno, e rappresentano nell'ordine l'aratura, la semina, la germinazione e la raccolta; la pertica è alta circa tre metri. L'ultima figura è la raccolta, ed è quella che ha la forma dell'ombrello.

La preghiera prima, i versi dopo

Il ballo non comincia con la musica. Comincia con una preghiera: tutti i ballerini e il più anziano del gruppo, il «Pater Familias», ringraziano in tono di preghiera Gesù, perché con la Madre ha propiziato l'abbondante raccolta delle spighe — ricche di molti granelli particolarmente grossi e spessi, indizio sicuro di abbondanza, di ottima resa sotto la macina del mulino e quindi di fragrante pane. Poi il capurali invoca la Vergine: «Rigina di Pitralia, Madunnuzza di l'Atu, nui Ti ringraziamu pi lu pani chi nn'ha datu. E viditi com'è 'ngranatu! Viva Gesù Sacramintatu».

Quando l'ombrello è chiuso sopra gli sposi e la luce è quella calda del sole che cala, il capurali recita gli ultimi versi: «Lu suli cala, la sira scinni, pigghiamuni li sacchi e iamuninni; ma si lu tiempu s'avissi a guastari, sutta 'u paracqua na m'a riparari».

Cerere è ancora lì, in cima alla pertica

Le radici stanno nei riti arcaici di propiziazione per l'annata agraria a venire e di ringraziamento per i raccolti già fatti. La danza era dedicata a Cerere, la dea pagana protettrice delle messi. Con l'affermarsi del Cristianesimo il popolo, ringraziando per l'annata felice, ha sostituito Cerere con la Madonna dell'Alto, patrona di Petralia Sottana, che dalla cima del monte che porta il Suo Nome protegge i campi e le valli circostanti.

La sostituzione però non ha cancellato niente. «Il ricordo del mito di Cerere continua ad essere presente con il trofeo di spighe in cima alla pertica», rilevava lo studioso di tradizioni popolari Francesco Tropea; «oggi il Ballo è un inno di ringraziamento alla Natura ed alla Provvidenza per il buon raccolto del grano, ma rimane evidentemente una festa pagana che rinnova il trionfo della vita e dell'amore fecondo».

Greci e Romani, fra la fine di agosto e l'inizio di settembre, salutavano Proserpina che partiva per la profondità dei suoi regni, con feste e giochi che avrebbero consolato anche la madre Cerere per la dipartita della figlia: allo stesso modo il corteo nuziale rappresenta la partenza di una figlia che, sposandosi, si trasferisce dalla casa paterna alla nuova dimora.

La struttura della pertica si ricollega a quella del «Signuri di li fasci», che il Venerdì Santo si porta in processione a Pietraperzia, in provincia di Enna: una lunga asta di legno sormontata da un globo e adornata da una serie di fasce bianche tenute in mano dai devoti. In tutti e due i casi la struttura rappresenta l'albero della vita, simbolo della rigenerazione della natura e del susseguirsi ciclico delle stagioni. E il ballo, come esaltazione del frumento, è stato accostato per evidenti affinità a una danza ancora in uso in alcuni Paesi Orientali, la Danza Pantomima del Riso.

Da un'aia fra le Madonie a un registro regionale

Un tempo il ballo si eseguiva al tempo della mietitura del grano, nelle campagne che si estendono fra le due Petralie, Castellana Sicula e Polizzi Generosa, sul versante meridionale delle Madonie: i contadini, ultimati i lavori di raccolta, si riunivano attorno a un'aia. La tradizione stava per cadere nell'oblio, e a Petralia Sottana è stata ripresa a cavallo delle due guerre, con i costumi tipici e i canti tradizionali.

La manifestazione affonda le radici nel 1936, quando il cavaliere Francesco Tropea diede forma scenica a un rito agreste molto più antico. Da allora la tradizione è custodita e tramandata dalla Pro Loco «Francesco Tropea» e dall'Associazione Ballo della Cordella. Oggi il Ballo Pantomima della Cordella è l'unica espressione folkloristica iscritta nel Registro delle Eredità Immateriali della Regione Siciliana, un riconoscimento che ne attesta il valore identitario e antropologico per l'intera comunità madonita.

Il corteo nuziale a cavallo

Il ballo non si esegue da solo: sta dentro la rievocazione dell'antico Corteo Nuziale. Anticamente, fra i contadini, la gran parte dei matrimoni si celebrava dopo il raccolto, quando c'era più disponibilità per affrontare meglio i bisogni della nascente famiglia e migliori erano le condizioni atmosferiche. E il corteo è a cavallo perché erano tempi in cui era malagevole percorrere i viottoli di campagna: quello che mette in scena è la partenza della sposa dalla casa paterna per andare nella sua nuova dimora, con la suocera, le damigelle, i parenti e i contadini, su cavalli riccamente bardati.

La sposa indossa un preziosissimo abito color grigio argento, con ricami e merletti del Settecento, ed è avvolta in un manto color bianco avorio; porta in mano «conocchia e Rosario», simboli dell'operosità e della fede coniugale. Lo sposo indossa un magnifico vestito di velluto con giubbotto azzurro e il caratteristico «berretto ricamato, con fiocco di seta». Ad aprire la sfilata sono alcuni gruppi folcloristici provenienti anche dall'estero, quindi rappresentativi di diverse culture; seguono il gruppo del Ballo della Cordella, con i variopinti nastri che svolazzano in aria, e il Corteo Nuziale.

Il pomeriggio, passo per passo

La festa si tiene la prima domenica dopo Ferragosto, per coinvolgere sia i turisti sia la popolazione locale che vive fuori sede, e comincia nel primo pomeriggio nei pressi del Collegio di Maria. La sfilata attraversa tutto il Corso Paolo Agliata e culmina nella panoramica Piazza Duomo, dove si entra nella Chiesa Madre: lì i novelli sposi, accompagnati dalle damigelle e dal gruppo del Ballo della Cordella, ricevono la benedizione, e l'insieme dei personaggi in costume d'epoca rende suggestiva la celebrazione del matrimonio.

Ultimata la cerimonia, il corteo si dirige verso il campo sportivo comunale, nella parte alta del paese, dove è stato ricreato l'ambiente tipico di un'antica aia alla fine dei lavori di raccolta, con sacchi di frumento e covoni di spighe. È lì che si svolgono i festeggiamenti in onore degli sposi, ed è lì che comincia il ballo, eseguito in loro onore.

La sera prima va in scena la serenata 'a zita, fatta di teatro, canto e musica, che racconta i riti del corteggiamento e del matrimonio contadino; gli eventi del Festival delle Tradizioni Popolari stanno nei giorni precedenti.

Attraverso i nastri che partono dal fascio di spighe mature in cima alla pertica per finire nelle mani dei ballerini si suole simboleggiare il fremere, il fluire gagliardo della vita: «indispensabile e gradita fonte di forza e benessere, di speranza e gioia, offerta dai Divini Voleri all'umanità, ma che assillanti e sudate fatiche ad essa costa». E la danza è un omaggio augurale ai giovani sposi, affinché la loro unione sia feconda di prole, benessere e gioia.

Come arrivare alla festa

Il Ballo della Cordella a Petralia Sottana si raggiunge con un viaggio non brevissimo, e vale la pena affrontarlo. Chi viaggia su rotaia scende alla stazione ferroviaria di Villalba, a 36 chilometri da Petralia Sottana, e per l'ultimo tratto serve un mezzo. Il mezzo più comodo è l'automobile: chi esce allo svincolo di Tremonzelli ha davanti un percorso di 21 chilometri, ventuno minuti di guida.

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