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Bravìo delle Botti a Montepulciano: otto botti da 80 kg in salita fino al Duomo
Il Bravìo delle Botti si tiene a Montepulciano, in provincia di Siena, l'ultima domenica di agosto. Otto botti da vino, spinte da due uomini per contrada, vengono fatte rotolare a mano lungo le strade acciottolate del centro storico, quasi tutte in salita, fino al sagrato del Duomo in Piazza Grande. La sfida fra le otto contrade continua un palio che il Comune metteva in calendario già nel Trecento.
Il premio che dà il nome alla corsa
La parola «Bravìo» deriva dal volgare «Bravium», e indica il premio assegnato alla contrada vincitrice: un panno dipinto che reca l'immagine iconografica del patrono di Montepulciano, San Giovanni Decollato, in onore del quale la manifestazione si disputa ogni anno. La stessa parola risale al latino tardo bravīum, e il patrono è anche indicato come Giovanni Battista; il testo del Proclama letto dal Gonfaloniere li nomina entrambi, aprendo con «la Santissima festa del Beato Giovanni Battista» e chiudendo con i «festeggiamenti del Santo Patrono Giovanni Decollato». La festa patronale cade il 29 agosto.
Il panno si ispira al cencio del Palio di Siena, come accade nella maggior parte delle rievocazioni storiche senesi. Il primo, quello del 1974, era rosso scarlatto e raffigurava gli stemmi delle contrade; nello Statuto trecentesco il premio era invece prescritto «di panno scarlatto del valore di almeno trenta Fiorini d'oro ed equestre».
Dai cavalli del Trecento alle botti del 1974
Il capitolo di storia cittadina da cui tutto discende è la riforma dello Statuto Comunale che dedica l'intero capitolo 30 alle disposizioni sul Palio, istituito in onore del patrono «e a perpetua e felice memoria del regime popolare», datato al 1373. Il Bravium era equestre, e chiunque poteva mandare e far iscrivere il proprio cavallo. Il percorso antico partiva dalla villa di Gracciano Vecchio, entrava per la porta di Gracciano in direzione della Cavina, proseguiva per Voltaia e Cagnano verso la chiesa di Santa Maria, poi per Collazzi e le Coste, entrando per la porticciuola sotto la casa di Stefano di Jacopo, e per la strada della Mercanzia arrivava in piazza all'angolo della Pieve, «dove si vende il pesce». Ai festeggiamenti partecipava tutta la dirigenza municipale, dal Gonfaloniere ai notai, il Sindaco, il Potestà, il Giudice, gli Assessori, gli Ufficiali Forestieri e le guarnigioni.
Accanto al palio equestre ne correva un altro, a piedi, in onore di Sant'Agnese, compatrona della città. Il Bravìo con i cavalli fu disputato fino al XVII secolo, poi soppresso per motivi di ordine pubblico. La storia recente comincia nel 1974, quando un parroco, Don Marcello Del Balio, ebbe l'idea di trasformare l'antica corsa di cavalli nella corsa delle botti; la proposta nacque dalla Proloco sulle pagine de «L'Araldo Poliziano», con l'intento di ricostituire le antiche contrade medievali e rivitalizzare le tradizioni locali. La botte fu scelta perché il Vino Nobile di Montepulciano è la tradizione enogastronomica più nota della città, e nelle botti il vino invecchia. Il primo Bravìo delle Botti si disputò il 29 settembre 1974, a un mese dal giorno del martirio di San Giovanni: il legame col santo e con la città era ancora debole, e la manifestazione era organizzata da poche persone. Negli anni Ottanta era ancora un evento controverso, con oppositori che ne denunciavano gli eccessi, e nel 1977 la contrada di Collazzi fece gareggiare per provocazione una batteria di spingitori donne.
Otto contrade e tre terzieri
Delle contrade si comincia a parlare nello Statuto del 1337, IV libro del Sindaco, poi nella riforma dello Statuto del 1373, in un registro della Lira del 1407 e nei registri di estimo del Quattrocento e del Cinquecento: sono sempre le stesse otto, Cagnano, Collazzi, Coste, Gracciano, Poggiolo, San Donato, Talosa e Voltaia, e con gli stessi nomi sono arrivate fino a oggi. I colori sono verde e blu per Cagnano, giallo e verde per Collazzi, giallo e blu per Le Coste, verde e nero per Gracciano, bianco e blu per Poggiolo, bianco e rosso per San Donato, giallo e rosso per Talosa, rosso e nero per Voltaia. Lo stemma di Collazzi raffigura un'orca marina cavalcata.
Già dal Trecento le otto contrade erano raggruppate in tre terzi o terzieri: Santa Maria, bianco, con la rosa mistica, che riunisce Cagnano, Collazzi e San Donato; San Francesco, verde, con un cardo, per Coste, Talosa e Voltaia; Sant'Agostino, rosso, con mitra e pastorale, per Gracciano e Poggiolo. Ogni contrada aveva la sua «Societas», con un capo detto «Rettore», e amministrava entro certi limiti i propri affari. I Rettori la rappresentavano nelle solennità: il 29 agosto dovevano recarsi alla Pieve di Santa Maria con almeno 10 uomini ciascuno per offrire al santo un cero di 15 libbre — di 10 libbre quelli di Collazzi e Coste — e il 1° maggio, per Sant'Agnese, alla chiesa del monastero di Santa Maria Novella fuori dalla Porta di Gracciano.
Oggi l'organo che sovrintende a tutto è il Magistrato delle Contrade, libera associazione a cui aderiscono le otto contrade e il Comune, con autonomia giuridica, amministrativa e patrimoniale. Ogni contrada vi partecipa col proprio Rettore nel Consiglio d'Indirizzo e con un delegato nel Consiglio di Gestione; la dirigenza è formata dal Reggitore, da due Vicari, dal Camerlengo, dal Cerimoniere e dal Notaio, e tutto è regolato da un documento che si chiama «Regolamento Comunale Fondamentale del Bravio delle Botti». Dentro ogni contrada, il Capitano è responsabile del lavoro degli spingitori e segue l'attività di sbandieratori e tamburini, mentre il Cerimoniere custodisce emblemi, stemmi, bandiere, costumi, vessilli, dipinti, arazzi e targhe.
La settimana che precede la domenica
L'anno contradaiolo si apre nell'ultimo fine settimana di aprile, quello dedicato a Sant'Agnese, con l'esibizione degli sbandieratori e dei tamburini delle otto contrade al termine del rito. Ma è la settimana prima della gara a essere fitta di appuntamenti. Si comincia con il Proclama del Gonfaloniere, che sancisce l'inizio della sfida: i figuranti di ciascuna contrada, suddivisi in terzieri, partono dal proprio territorio e si riuniscono presso la chiesa del proprio terzo — Santa Maria per Cagnano, Collazzi e San Donato, San Francesco per Talosa, Coste e Voltaia, Sant'Agostino per Gracciano e Poggiolo — e salgono in corteo a Piazza Grande scortati dai tre Notai. Quando i cortei sono posizionati cala il silenzio; parte una musica medievale, i Notai entrano nel Comune, e appena il portone si chiude cominciano i tamburi. Uno squillo di chiarine annuncia l'apertura del portone del Comune e l'uscita del Gonfaloniere, salutato da un rullo di tamburi e da un'alzata di bandiere; il Gonfaloniere sale sul palco e inizia la lettura del Proclama, in un religioso silenzio. Con quella lettura si stabiliscono l'offerta dei ceri, il loro peso e lo svolgimento della corsa. Alla fine i cortei ripassano davanti al palco con un gesto di riverenza, e la serata si chiude con i fuochi d'artificio.
Il giovedì precedente la gara è la volta del Corteo dei Ceri. In notturna, con la luce elettrica spenta, i figuranti, gli sbandieratori, i tamburini e soprattutto i portatori di cero attraversano in corteo il centro cittadino fino ad arrivare in Piazza Grande, partendo dalla Colonna del Marzocco e illuminati esclusivamente da torce e fiaccole. In Piazza Grande le otto contrade sfilano in cerchio davanti al pubblico seduto sugli spalti, e il Gonfaloniere si erge a supremo giudice dei ceri, invocando San Giovanni Battista e la Santissima Vergine e accennando un inchino a ogni offerta per dare il benestare. Le otto offerte vengono adagiate su un piedistallo davanti all'entrata del duomo; la cerimonia finisce dentro la cattedrale, con le litanie e la benedizione degli astanti. Lo spettacolo cambia di anno in anno, ma fa sempre riferimento all'epoca originaria del Bravìo: il medioevo. Nella stessa settimana aprono al pubblico le taverne delle otto contrade.
Riti del mattino in Piazza Grande
Il giorno della corsa comincia molto presto, e prima della gara si svolgono le cerimonie. In Piazza Grande le contrade assistono all'estrazione dell'ordine di partenza e di sfilata, poi vengono la sbandierata degli Alfieri e la marchiatura a fuoco delle botti, con l'uscita degli alfieri e dei figuranti dal Palazzo Comunale a fare da cornice. Il Comune consegna al Magistrato delle Contrade il «Panno del Bravio», che viene esposto in piazza. Finiti i riti civili si entra in Cattedrale per l'offerta dei ceri votivi a San Giovanni, la benedizione del Vescovo ai partecipanti e la benedizione degli spingitori.
Nel pomeriggio sfila il Corteo Storico, composto da oltre trecento figuranti, che percorre la stessa strada della gara fra abiti di cavalieri, nobili e nobildonne, paggi e alfieri, con giochi di bandiera. Anche nel corteo si premiano la migliore coppia di sbandieratori e la migliore comparsa, dove per comparsa si intende l'insieme dei figuranti in costume storico che rappresentano una contrada.
Spingitori, salita, e dieci minuti di corsa
Le otto botti sono poste su due file di quattro secondo l'ordine di partenza estratto al mattino. A spingerle sono due uomini per contrada, chiamati «spingitori», di solito atleti e in molti casi maratoneti, che si allenano tutto l'anno: fanno rotolare una botte di circa 80 kg, senza un attimo di sosta e senza cambi. Il percorso misura circa 1800 metri, e si sale quasi sempre: solo tre tratti in piano, o in falso piano, dove riprendere il fiato. La partenza è presso la Colonna del Marzocco, mentre l'arrivo è situato in Piazza Grande, sul sagrato del Duomo.
È il campanone del Comune a dare il via. Dopo circa dieci minuti, e dopo che i giudici hanno verificato la regolarità della corsa, viene consegnato il Bravìo alla contrada che per prima è arrivata sul sagrato del Duomo. Le altre, dice chi organizza, potranno dare sfogo all'amarezza e pensare alla rivincita, senza rancore e con rispetto per il vincitore. Dopo la cena i contradaioli vittoriosi portano in corteo, sia nel centro storico che nelle altre contrade, il Bravìo appena vinto, e la manifestazione si conclude in tarda notte. Il Ministero del Turismo ha inserito il Bravìo nel Patrimonio d'Italia per la Tradizione, riconoscendogli il merito di promuovere le tradizioni storico-culturali locali; ma la ragione per cui esiste la dice chi lo organizza: il Bravìo nasce con l'obiettivo di rafforzare il legame della comunità e per far sì che ognuno potesse riconoscersi in un sentimento comune. Lo stesso lo aveva detto il suo fondatore, che non voleva si tornasse indietro e che non succedesse come nelle città dove non ci si conosce da porta a porta.
Come arrivare alla festa
La festa a Montepulciano si raggiunge con un viaggio non brevissimo, e vale la pena affrontarlo. Chi viaggia su rotaia scende alla stazione ferroviaria di Montepulciano, a 10 chilometri da Montepulciano, e per l'ultimo tratto serve un mezzo. Il mezzo più comodo è l'automobile: uscendo al casello di Valdichiana aspetta un percorso di 18 chilometri che in 23 minuti porta a destinazione.
Nello stesso periodo, poco lontano
Nella stessa provincia, altre feste da mettere in calendario.
- Mercatini di Natale a Montepulciano — novembre
- Palio di Siena — agosto
- Palio di Siena — luglio