Feste ItalianeIl magazine delle feste d'Italia

Home » Folklore e Rievocazioni

Folklore e Rievocazioni

Caccia al Cinghiale a Mondavio: il palio con arco e balestra

7 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Ultima edizione conosciuta
13 agosto 2026
Dove piazza centrale del borgo, Chiostro Francescano, Mondavio

Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.

Fonte: mondavioproloco.it, letta il 20/09/2026.

La Caccia al Cinghiale si tiene nei giorni di Ferragosto a Mondavio, borgo fortificato in provincia di Pesaro e Urbino. Ai piedi della Rocca Roveresca si accende il bivacco dei soldati, nel chiostro francescano si apparecchia il banchetto del duca, e nelle piazze le contrade si sfidano a colpi di arco e di balestra. La rievocazione racconta l'arrivo a Mondavio del duca Giovanni della Rovere nel 1474, e la manifestazione moderna è nata nel 1959.

Il duca che arrivò nel 1474

La festa rievoca un fatto preciso: l'arrivo a Mondavio del duca Giovanni della Rovere, nipote di papa Sisto IV, nel 1474, quando divenne Signore di Senigallia e del Vicariato di Mondavio. Fu un corteo fastoso, mosso da Urbino per la presa di possesso ufficiale dei nuovi possedimenti rovereschi, e l'occasione era doppia: il matrimonio fra Giovanni della Rovere e Giovanna Feltria, figlia del duca Federico da Montefeltro — chiamata anche Giovanna da Montefeltro. Giovanni arrivò accompagnato dal suocero, il duca Federico, e dai maggiori esponenti della corte, e nel 1476 sarebbero stati pubblicati i «Capitoli della Illustrissima et Eccellentissima Madonna Giovanna Feltria de Ruvere Prefectissa de Roma per lo bono Regolamento della Comunità de Mondavio».

L'origine della festa sta in quello stesso momento: la comunità offriva al Signore una manifestazione che rievocava le antiche tradizioni del paese e alcune gare di abilità in cui si cimentava la gioventù del loco. La rievocazione moderna è nata nel 1959, ed è una delle manifestazioni in costume più longeve del territorio; la organizza l'Associazione Pro Loco IAT Mondavio.

Bivacco nel fossato della Rocca

Le giornate si aprono nel fossato della Rocca Roveresca, dove viene allestito l'accampamento militare. Lì si tiene il bivacco — termine con cui si designa il riposo dei soldati e dei popolani —, che nella pratica vuol dire esercizi e gare fra soldati, in particolare il tiro con l'arco e la balestra manesca, spettacoli di musica e intrattenimento, e la preparazione di piatti rinascimentali per le cene del popolo. È la cena del popolo e dei soldati, e dà il via alla festa.

Intorno, per tre giorni, il centro storico cambia mestiere: mercati di antiche arti e mestieri in via Bramante e via Rossini, laboratori didattici e artigiani al lavoro, taverne a tema rinascimentale aperte tutte le sere, e spettacoli itineranti con giocoleria, acrobati, musici, menestrelli, danzatrici e falconieri.

Cento ospiti nel chiostro francescano

Il Banchetto Rinascimentale si tiene nel chiostro della chiesa di San Francesco, dove il Duca e la Duchessa accolgono 100 ospiti selezionati. È ricostruito, spiegano gli organizzatori, con scrupolo nella gastronomia, nella scenografia e nella parte teatrale, sulla base delle cronache dell'epoca: le pietanze sono decorate con sfarzo e vengono presentate da Dei ed Eroi della mitologia classica, mentre l'atmosfera la creano scalchi, trincianti, bottiglieri, musici, teatranti e giullari.

Nel piatto arriva quello che dà il nome alla festa: portate raffinate a base di cinghiale, zuppe speziate secondo le ricette originali, arrosti, crostini e dolci ispirati alle creazioni del Cinquecento, serviti secondo le usanze rinascimentali e accompagnati dai vini rossi delle colline marchigiane.

Arco, balestra e il bersaglio detto corniolo

Il cuore agonistico è il Palio delle contrade, che si disputa fra Piazza Matteotti, la Rocca Roveresca e Piazza della Rocca, preceduto da un «Palio individuale» in cui gli armati si sfidano fra loro. A gareggiare sono gli Arcieri e Balestrieri Storici, che ricordano la Brigata Feltria, la compagnia militare al servizio dei condottieri Federico da Montefeltro e Giovanni della Rovere.

Le due armi hanno storie diverse, e il gruppo le spiega. L'uso del tiro con l'arco risale all'epoca preistorica: è la più antica arma da lontano e trova uso corrente nel medioevo, e gli arcieri propongono una gara di abilità a eliminazione, con tiro istintivo e a comando, in attacco e in difesa di una postazione. La balestra è un perfezionamento dell'arco, con un sistema meccanico che consente di tendere con sforzo limitato un arco molto robusto; le balestre antiche possono essere portatili o da posizione, e scagliano dardi in un bersaglio detto «corniolo».

Prima di gareggiare, però, si giura. A conclusione del corteo degli armati, dopo la consegna degli statuti per la presa di possesso del vicariato, i partecipanti prestano solenne giuramento di «gareggiare ispirandosi ai più nobili ideali di correttezza e lealtà, non solo nella Rievocazione Caccia al Cinghiale ma anche in gara ed in allenamento», e procedono con le offerte alla Chiesa. Sono cinque, e ognuna ha il suo significato dichiarato: la terra, simbolo di attaccamento alle tradizioni e di fraterna amicizia; il pane, simbolo di prosperità e comunione; il vino, simbolo di continuità fra le persone presenti e passate; il sale; e il cero, che a similitudine di quello pasquale significa la continuità nel perseguire gli ideali, mentre la fiamma indica la fede e l'ardore verso la comunità.

Sfinge, elmo e scudo nel corteggio

Il pomeriggio del giorno grande è quello del Corteggio storico del duca e della duchessa, che sfila in Corso Roma, Piazza Matteotti e Piazza Della Rovere con un ordine stabilito: i cerimonieri anziani, il maestro d'arme con due armati, il gonfalone del Gruppo Storico, due Guardie Nere, i musici, il gonfalone della Rievocazione con lo stemma di Giovanni della Rovere, il gonfalone antico del Comune e quello del Vicariato, i notabili, i duchi, dame e cavalieri, spadaccini, ancelle, arcieri e balestrieri, vessilliferi e ospiti.

Le insegne non sono decorative. Lo stemma della rievocazione unisce le tre famiglie che hanno caratterizzato la storia di Mondavio: gli Antonini, i Della Rovere, gli Sforza; e in quello di Giovanni della Rovere, che era posto all'ingresso dei centri storici del Vicariato, si notano tre elementi — la Sfinge, l'Elmo, lo Scudo —, dove la Sfinge è «l'intelligenza dell'uomo che vince l'astuzia malefica», cioè i sette serpenti, ovvero i sette peccati capitali, e compie una vittoria sulla morte. Il cartiglio porta un motto: «Di qui si possono valutare le nostre virtù. Le conserverò sempre, né la morte crudele me le toglierà». Anche i drappi dei vessilliferi hanno un significato preciso nei colori e nei simboli: sono segno di riconoscimento araldico per orientamento e guida in battaglia, e i loro movimenti riproducono i segnali di un combattimento.

Suoni e Luci, il culmine della sera

Il gruppo storico è il cuore e la colonna portante della rievocazione, e le sue dimostrazioni seguono una scaletta: il saluto alla città, i tiri con l'arco storico, il tiro di precisione con la balestra manesca, i vessilli di guerra, i duelli con spada e bastone, e il gioco fra i cortigiani con i nastri e la grande medusa — figure che simboleggiano il mare, le onde, la stella, la medusa, la conchiglia, la rete, mentre il fuoco e il fumo creano l'ambientazione. I tamburai scandiscono i tempi e le chiarine squillano; il tamburo e la tromba, dicono, «sono state un tempo guida nella guerra come lo sono oggi nello spettacolo».

A chiudere la manifestazione è «Suoni e Luci», il grande spettacolo teatrale serale accompagnato da effetti pirotecnici, che ne è il culmine — e l'inno di saluto del Gruppo, con le sue coreografie di giochi pirotecnici. Quello che resta, alla fine, è il senso di una frase scritta nei programmi della Pro Loco: la festa anima il centro storico restituendogli la sua antica immagine, quella di quando Mons Avium viveva gli splendori del Rinascimento.

Come arrivare alla festa

La festa a Mondavio si raggiunge con un viaggio non brevissimo, e vale la pena affrontarlo. Chi viaggia su rotaia scende alla stazione ferroviaria di Marotta Mondolfo, a 21 chilometri da Mondavio, e per l'ultimo tratto serve un mezzo. Il mezzo più comodo è l'automobile: chi esce allo svincolo di Serrungarina ha davanti un percorso di 12 chilometri, quindici minuti di guida.

Nei paesi vicini

Altri paesi vicini, altre feste.

Da leggere