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Folklore e Rievocazioni

Canti del Maggio a Morro D'Alba 2027 - Antico canto rituale di questua

7 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Ultima edizione conosciuta
dal 17 al 31 maggio 2026
Dove piazza, Morro d Alba

Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.

Fonte: festivalinitalia.it, letta il 20/09/2026.

La Festa del Cantamaggio si tiene a Morro d'Alba, in provincia di Ancona, la terza domenica di maggio. In mattinata i gruppi di maggianti — oltre duecento fra suonatori e cantori arrivati da tutte le Marche e dalle regioni vicine — percorrono casa per casa le contrade e il paese portando il canto rituale di questua, nella formazione di organetto, triangolo e cembalo con voci maschili; nel pomeriggio l'Albero del Maggio, addobbato dai bambini, viene portato in corteo attorno alle mura e piantato in Piazza Tarsetti, dove resta fino al rogo che chiude il mese. Storicamente il canto si portava la notte tra il trenta aprile e il primo maggio, casa per casa, e l'usanza fu ripresa nel 1982 dall'amministrazione Fava con il Centro di Tradizioni Popolari di Gastone Pietrucci.

Il canto di questua nella notte del 30 aprile

Il Cantamaggio è un antico canto rituale di questua, che da secoli celebra l'avvento della primavera e della nuova stagione agricola che si apre, e affonda le sue radici nei riti pagani di fertilità, di augurio e di benessere per la comunità e per i singoli. È un canto pagano che in queste terre è stato, da secoli, il modo delle famiglie contadine di augurare benessere e fertilità per la stagione dei raccolti.

Veniva cantato dai gruppi di «maggianti» la notte tra il trenta aprile e il primo maggio, casa per casa. E non erano solo parole di buon augurio: i testi contengono l'invito al padrone di casa a offrire doni alimentari, destinati al pranzo dei maggianti a conclusione della festa. L'invito si ripete nell'immancabile saltarello finale di richiesta a chiusura del canto rituale — un fenomeno esclusivamente marchigiano.

Quella pratica, però, sta scomparendo. Il canto del maggio, celebrato in maniera spontanea casa per casa, dopo la fine della mezzadria ha rischiato di perdersi: la pratica di «portare l'augurio di maggio» va scomparendo con le trasformazioni della società, e soprattutto con la fine della civiltà contadina. Per evitare, o almeno frenare, questo rapido declino, ogni anno si chiamano a raccolta gli autentici portatori della tradizione, che arrivano da tutte le Marche e dalle regioni vicine.

Organetto, triangolo e cembalo, e i violini di Fabriano

La formazione classica è di tre elementi: organetto, triangolo e cembalo, in accompagnamento a voci maschili. C'è una sola eccezione, ed è nel fabrianese: lì gli strumenti fondamentali di accompagnamento sono i violini popolari e il «violone» — uno strumento ad arco delle dimensioni di un violoncello, con funzione di basso — con l'aggiunta dell'organetto o della fisarmonica, e il gruppo fra canterini e suonatori varia da un minimo di sei a un massimo di dieci elementi.

I canti sono prevalentemente in lingua italiana, con più o meno leggere inflessioni dialettali, e hanno un'andatura allegra e gioiosa: sono il benvenuto alla bella stagione dopo il lungo inverno. Ad accompagnarli ci sono stornelli, sonetti e tresche, suonati con chitarre, violini, strumenti ad ancia e piccole percussioni, che non coprono mai la voce di chi canta il maggio, ora in coro ora sola. I temi sono la natura, la primavera e le stagioni, Dioniso e l'allegria in sé, e anche un eros velato in serenate dolci e maliziose. Sono un'allegoria della vita, della rinascita e dell'allegria, a imitazione dell'arrivo della bella stagione.

Beltaine e le stagioni degli antichi

La celebrazione del cambiamento delle stagioni, in queste zone, ha origini remote. Gli antichi celti, etruschi e liguri celebravano nel periodo di maggio Beltaine, e più in generale ogni passaggio e cambiamento importante stagionale: l'arrivo dell'inverno, circa il 31 ottobre, e quello dell'estate, circa il 1º agosto. Celebravano anche gli equinozi e i solstizi, e insieme a quelli i momenti legati all'agricoltura.

Gastone Pietrucci e la terza domenica di maggio

Il recupero ha una data e dei nomi. Nel 1982 l'allora amministrazione Fava, con l'aiuto del Centro di Tradizioni Popolari di Gastone Pietrucci, si mise al lavoro per riproporre l'usanza quanto più fedelmente possibile. A quel centro, impegnato nel recupero delle tradizioni orali del territorio, si deve anche la ripresa di altre usanze importanti della vita contadina, come la Pasquella, la Passione e lo Scacciamarzo. Da allora il Comune di Morro d'Alba, il CTP e la locale Pro Loco si sono impegnati ogni anno, la terza domenica di maggio, a riproporre fedelmente questa antichissima usanza, distribuita su quattro giornate di festa.

La mattina i gruppi di cantori si ritrovano in piazza, poi si dividono per le vie del paese e portano in ogni casa il Canto del Maggio. Più di duecento suonatori e cantori popolari, autentici portatori della tradizione, «invadono» Morro d'Alba per riportare, secondo l'antico rituale, casa per casa, il canto rituale di questua del maggio, percorrendo tutte le contrade e il paese. Oltre ai gruppi marchigiani ne arrivano dall'Umbria, dall'Emilia e dalla Romagna: un incontro di diversi gruppi popolari del Centro-Italia attorno a questo rito della primavera.

Alla fine si mangia insieme. Il pranzo non è più l'evento spontaneo della tradizione contadina, dove si condividevano i proventi della questua: oggi lo organizza la Pro Loco Promorro, ma ha mantenuto il suo spirito comunitario e di festa collettiva, con canti e balli che accompagnano per tutta la sua durata i piatti preparati dai volontari.

L'Albero del Maggio, dai nastri al rogo

L'altro caposaldo della tradizione del Cantamaggio è l'Albero del Maggio. L'usanza, ancora viva in diverse zone della provincia, prevedeva che l'albero venisse tagliato «clandestinamente» in un paese o in una contrada vicini, sempre l'ultima notte del mese di aprile, addobbato e piantato in piazza come simbolo di fecondità; poi veniva presidiato, per evitare che gli abitanti del luogo da cui era stato sottratto lo rubassero a loro volta — come spesso accadeva — fino al momento del rogo, il 31 del mese.

A Morro d'Alba quella tradizione è stata declinata in modo suo. L'albero lo decorano i bambini della Scuola dell'Infanzia il venerdì prima dell'evento, e da qualche tempo con loro ci sono anche gli ospiti della Casa di Riposo comunale: con una Festa-Gioco abbelliscono l'Albero del Maggio, simbolo di fecondità e di benessere per la comunità e per i singoli, con fiocchi e nastri multicolori ricavati da centinaia di coloratissime striscioline di stoffa. Sono gli stessi alunni, seguiti dalle insegnanti, a cantare i canti popolari infantili di augurio e di festa che accompagnano l'addobbo, così che la cultura folcloristica venga conosciuta anche dai più piccoli, che saranno i maggianti di domani. Nella sua semplicità quella festa ha un grande valore simbolico: vuole legare il mondo infantile al rito primaverile del canto di questua dei portatori autentici della tradizione, ed è un vero e proprio passaggio di testimone dalle mani dei bambini a quelle dei grandi.

Nel pomeriggio della domenica l'Albero viene portato a braccia dai giovani del paese, accompagnato da un corteo assordante e festoso di cantori e suonatori popolari, in una processione laica con canti e balli intorno alle mura del paese, e viene «piantato» come da tradizione nella piazza principale, Piazza Tarsetti, dove resta fino al giorno del rogo.

Quel giorno chiude il mese e le festività del Maggio. Nell'ultima notte di maggio l'albero piantato in Piazza Tarsetti viene portato in corteo attorno alle mura della «Scarpa», che cingono il paese, fino a Piazza Barcaroli: lì, davanti al paese, viene distrutto e bruciato in un grande rogo. Anche quest'ultimo rito, liberatorio e festoso, è di buon augurio per la fertilità e il benessere della bella stagione.

Chi ha lavorato al recupero lo dice con le sue parole: «Devo riconoscere che a Morro d'Alba il rogo dell'Albero di Maggio e tutto il suo contorno è una tradizione che ha attecchito e si è radicata nella sua declinazione morrese, nonostante sia un'usanza relativamente recente a cui demmo vita circa vent'anni fa». Una tradizione della tradizione.

Come arrivare alla festa

I Canti del Maggio a Morro D'Alba si raggiungono con un viaggio non brevissimo, e vale la pena affrontarlo. Chi viaggia su rotaia scende alla stazione ferroviaria di Chiaravalle, a 11 chilometri da Morro d'Alba, e per l'ultimo tratto serve un mezzo. Il mezzo più comodo è l'automobile: chi esce al casello di Montemarciano ha davanti un percorso di 13 chilometri, diciotto minuti di guida.

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