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Festa del Duca a Urbino 2027 - Il Giuoco dell'Aita, proibito nel 1632 perché troppo violento
Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.
Fonte: viveremarche.it, letta il 20/09/2026.
La Festa del Duca si tiene a Urbino, in provincia di Pesaro e Urbino, per quattro giorni a cavallo di Ferragosto, e culmina il 14 agosto con il Giuoco dell'Aita. Il centro storico torna al Quattrocento con il Grande Corteo Storico, i mercati e i tornei, mentre a Borgo Mercatale due squadre si contendono una bandiera issata su un palo. Il gioco lo aveva inventato il Duca in persona, come «allenamento alla guerra» per le sue truppe in periodi di non belligeranza: durò quasi due secoli, poi nel 1632 Urbino passò allo Stato Pontificio, che lo proibì perché ritenuto troppo violento.
Aita, cioè aiuto
Il nome viene dal campo. «Aita» significa aiuto, ed è il grido del giocatore che finisce infangato: lo urla ai compagni, che possono toccarlo per rimetterlo in gioco.
Le due squadre erano entrambe parte della Legione Metaurense, divisa in soldati di rango nobile e popolani: i Nobili o Cavalleria in braghe blu, il «turchino», e il Popolo o Fanteria in braghe gialle, capitanati rispettivamente da Messer Piero degli Ubaldini de la Carda e da Mastro Andrea de la Faggiola. La partita si disputava ogni anno il 1° settembre, e questo andò avanti fino al 1632.
Il regolamento è rapido da raccontare e faticoso da eseguire. Si gioca su un campo di terra battuta fra due squadre da quindici, la bandiera da prendere è quella avversaria ed è su un palo a circa 3,5 metri da terra, in una maniera simile a quella della pallacanestro: per arrivarci i compagni devono sollevare un giocatore per i fianchi, cosa resa difficile dai placcaggi, e chi finisce in una delle due pozze di fango sui lati lunghi del campo è fuori.
Il gioco si rifà ai giochi storici di «ruba bandiera» e «palla prigioniera», è una lotta e per certi aspetti ricorda il rugby — anzi, «un rugby con degli elementi di arti marziali». Non a caso gli Aitanti di oggi sono i giovani sportivi di Urbino, e in campo scendono le Contrade insieme a sportivi del rugby.
Muzio Oddi, i Ghiribizzi e il palco d'onore
L'ingegnere Muzio Oddi lo racconta nel suo manuale «I Ghiribizzi», del 1606, dove descrive la scena rinascimentale con una tribuna per oltre mille spettatori e uno spazio riservato alla Corte Ducale. Quel palco d'onore storico è stato ritrovato e rimesso in piedi: la Corte assiste da lì, davanti a diecimila spettatori, mentre la gara si svolge in forma sportiva e grottesca, con costumi d'epoca, apparizioni di maschere, acrobati ed effetti pirotecnici.
L'associazione che la organizza scrive che la rievocazione, per la sua storicità, è stata riconosciuta fra i quindici giochi storici più importanti d'Italia. Si chiude con la premiazione dei Giovani Aitanti e con i fuochi pirotecnici rinascimentali lungo il camminamento della Data, visibili da Borgo Mercatale.
Quattro giorni a Ferragosto, dal 1982
La Festa del Duca si svolge a Urbino dal 1982, quinto centenario della morte del Duca Federico, ed è nata per rievocare la corte e gli antichi splendori di una città monumentale: il palazzo in forma di città e le due grandi piazze adiacenti, Piazza Rinascimento e Piazza del Duca, più Piazza Mercatale ai piedi dei Torricini, dove si gioca l'Aita.
Dura quattro giorni a cavallo di Ferragosto e culmina il 14 agosto con il Giuoco. Ogni anno i figuranti rievocano un fatto storico diverso del Ducato, e i temi già usati dicono che tipo di storia si racconta: il matrimonio per la pace fra Malatesta e Montefeltro, quando a partire dal 1475 Urbino e Rimini stipularono una pace destinata a durare grazie alle nozze fra Elisabetta da Montefeltro, figlia di Federico, e Roberto Malatesta, figlio di Sigismondo; la Congiura del 1444, che portò all'assassinio di Oddantonio, fratellastro di Federico, nella notte del 22 luglio; e l'estate del 1506, quando giunse in città la voce dell'arrivo di papa Giulio II della Rovere, zio del giovane Francesco Maria, figlio adottivo di Guidubaldo da Montefeltro ed erede del Ducato — e fu probabilmente in quell'occasione che il Collegio dei Dottori divenne con bolla papale la Libera Università di Urbino.
Organizza l'ARS, l'Associazione Rievocazioni Storiche — Ars Urbino Ducale, un'associazione di volontari urbinati — insieme al Comune, e lo fa da oltre quarant'anni. Il suo scopo dichiarato è promuovere la cultura rinascimentale attraverso rievocazioni dedicate a Federico da Montefeltro, ai suoi ascendenti e discendenti e alle grandi personalità dell'epoca, fra cui Raffaello Sanzio, figlio di Giovanni Santi: quel Santi che nacque a Colbordolo nel 1440, morì a Urbino nel 1494 e scrisse la «Cronaca rimata» del 1492 in onore di Federico, e a cui è intitolato il Premio «Giovanni Santi – Comunicatori di Valori». L'indotto economico della manifestazione è stimato in 500mila euro.
Sette spazi, ogni mezz'ora
Il centro storico, Patrimonio Mondiale UNESCO, diventa un palcoscenico all'aperto: sette spazi allestiti in cui artisti di strada, musici, figuranti e acrobati si propongono in contemporanea ogni mezz'ora, per un totale di 150 eventi in quattro giornate. Le piazze coinvolte sono Piazza Duca Federico, Piazza Rinascimento, Piazzetta Odasi, Piazza della Repubblica, Piazza San Francesco e l'arena di Borgo Mercatale, oltre al cortile d'onore di Palazzo Ducale e alla Fortezza Albornoz.
Il momento più imponente è il Grande Corteo Storico, con oltre 400 figuranti in abiti rinascimentali che attraversano le vie del centro rievocando la corte urbinate e le delegazioni delle signorie vicine e lontane; sfilano i gruppi storici di Senigallia, Gradara, Fano, Gubbio, San Marino, Perugia, Città di Castello, Sansepolcro, Fossombrone, Fermignano, Piandimeleto, Corinaldo, Apecchio, Piobbico e Mondaino, più una delegazione di arcieri da tutta Italia. La corte è accompagnata dai Tamburi Ducali e dalla Cortegianìa degli Arcieri della Compagnia Feltria «Aquile Ducali», riconosciuta dal FITAST, e ospita occasionalmente altre corti da Ferrara, Mantova, Ivrea, Senigallia.
Le compagnie di artisti ingaggiate dall'associazione arrivano da ogni parte d'Italia e anche dal Belgio.
Il mercato, i tornei, il teatro di corte
A completare il viaggio nel Quattrocento ci sono i mercati e gli antichi mestieri. Le vie si riempiono di mercanti e artigiani che danno vita all'Antica Fiera del Duca, e nella parte monumentale si allestisce il mercato storico con antichi banchi riprodotti da miniature quattrocentesche, addobbi aerei e bandiere; via Mazzini diventa la Via del Mercato degli antichi mestieri, con artigiani che li spiegano al pubblico.
Poi vengono i tornei: arcieria e scherma storica, il torneo dei Tamburi Ducali, la Giostra delle Aquile — una gara di tiro con l'arco —, lo spettacolo in armi fra Montefeltro e Malatesta e il Torneo Cavalleresco, la Giostra del Duca, esibizione sportiva con i dieci migliori cavalieri del Montefeltro nell'arena di Borgo Mercatale, preceduta dalla cerimonia di benedizione delle bandiere sulle scalinate del Duomo. Alla Fortezza Albornoz si accampano gruppi ospiti che fanno provare il tiro con la balestra.
Il resto è un catalogo di cose minute: danze di corte del Quattrocento, cornamuse rinascimentali e madrigali, magia rinascimentale, racconti medievali recitati, le otto iniziative dei Racconti Ducali, l'osservazione del cielo stellato con gli astrofili, le visite ai giardini rinascimentali, i laboratori di tiro con l'arco e con la fionda storica per adulti e bambini, un parco giochi rinascimentale, le locande e le taverne per il gusto del Montefeltro.
E c'è il teatro. Dal 2017 nella Festa del Duca è rinato il teatro di corte nel cortile d'onore di Palazzo Ducale, che fu la sede della prima commedia italiana: «La Calandria» del Cardinal Bibbiena, rappresentata a Urbino nel 1513 e riallestita lì da Luca Ronconi. Per gli eventi nel cortile l'accesso è con il biglietto d'ingresso alla Festa, fino a esaurimento posti e senza posti numerati.
Come arrivare alla festa
Arrivare a Urbino per la Festa del Duca chiede un po' di strada, e la strada fa parte della festa. Chi viaggia su rotaia scende alla stazione ferroviaria di Pesaro, a 34 chilometri da Urbino, e per l'ultimo tratto serve un mezzo. Il mezzo più comodo è l'automobile: chi esce allo svincolo di Calmazzo ha davanti un percorso di 13 chilometri, quattordici minuti di guida.
Altre feste in zona
A poca distanza, altre feste che vale la pena conoscere.
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- Era ieri a Colli al Metauro — agosto
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