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Folklore e Rievocazioni

Palio del Velluto a Leonessa e il drappo di velluto rosso 2027

10 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Periodo
l'ultimo fine settimano di giugno
Dove Piazza 7 Aprile, Leonessa

Il giorno esatto cambia ogni anno e non e' ancora stato reso noto.

Fonte: ilpaliodelvelluto.it, letta il 19/09/2026.

Il Palio del Velluto è una rievocazione storica rinascimentale che si svolge a Leonessa, in provincia di Rieti, nel Lazio, l'ultimo fine settimana di giugno, in concomitanza con la festa di San Pietro. I sei Sesti in cui la città è divisa — Corno, Croce, Forcamelone, Poggio, Terzone e Torre — si contendono un drappo di velluto rosso nel torneo della Palla Grossa, nella Gara del Pane e nella Giostra del Velluto, mentre i cortei storico-allegorici portano in strada circa 600 figuranti in costume rinascimentale. Il palio fu disputato a partire dal 1464 e proibito nel 1557, dopo i tafferugli che provocarono quattro morti; il Comune di Leonessa lo ha ripristinato nel 1997.

Il tessuto diceva quanto valeva il palio

Il premio aveva un prezzo che i conti del Comune registrano ancora: al Sesto vincitore andava un Pallium, un drappo di velluto rosso — panno rubei —, della lunghezza di sei braccia e del costo di tredici carlini d'argento, il prezzo di una pecora.

La qualità del tessuto del drappo denotava l'importanza della manifestazione: più la stoffa era pregiata, più importante era il palio — e uno dei tessuti più pregiati era proprio il velluto, di solito di colore rosso. L'etimologia del nome stesso, Palio del Velluto, è legata all'attività di tessitura locale.

In palio c'è il drappo di velluto, realizzato ogni anno da un artista diverso: uno stendardo che resta in possesso del Sesto vincitore, ed esibirlo per un anno intero all'interno della contrada vincitrice è davvero un orgoglio.

I Sesti, e i castelli che li hanno fatti

I rioni sono i cosiddetti «Sesti», in cui la città fu suddivisa nel 1278, all'atto della fondazione da parte del re di Napoli Carlo d'Angiò; sono Corno, Croce, Forcamelone, Poggio, Terzone e Torre, dai nomi dei castelli più importanti che concorsero alla fondazione di Leonessa.

Il Sesto di Corno comprendeva i nuclei di Ripa del Corno, Vallonina e Grotte; quello della Croce il castello omonimo con Vindoli, Sala, Vallimpuni, San Clemente, Colle Secco, Belfiore, Volciano, Viesci, San Vito e San Manno; quello di Torre gli antichi castelli di Narnate o Torre, con Pianezza, Ocre, San Giovenale, Vallunga, Carnacile e Capodacqua; quello di Terzone il castello omonimo e i villaggi di Cellis, San Venanzio, Sant'Angelo, Corvatello e Corumano; quello di Poggio il castello dall'incerta ubicazione con Piedelpoggio, Carpineto, Casanova, Albaneto, Cerreti, Villa Magina e Villa Castiglioni; e quello di Forcamelone il castello omonimo, ubicato nei pressi del passo del Fuscello, e gli antichi nuclei di Camporsentino e Machilone e, più tardi, tutti i villaggi del Piano di Sotto.

I Sesti non furono solo una suddivisione territoriale che indicava il territorio degli antichi castelli, ma ebbero un'importante funzione sociale e politica: sestieri furono chiamati i capofamiglia dei villaggi, che mantennero tutti i loro diritti civici, mentre i forestieri venivano iscritti d'ufficio nel Sesto di Forcamelone.

Fochi erano dette le grandi famiglie patriarcali, e siccome le tasse non si pagavano secondo il reddito ma per nucleo familiare, figli, nipoti e nuore restavano nella famiglia di origine per non pagare il focatico, la tassa sulla famiglia.

Ogni Sesto eleggeva due massari e, ogni tre anni, trentasei rappresentanti, che a loro volta eleggevano un Priore in carica per soli quattro mesi. I «Magnifici Priori» erano la massima autorità cittadina: erano obbligati a risiedere, per il tempo del loro mandato, presso il Palazzo Priorale in Piazza 7 Aprile, oggi scomparso, non potevano allontanarsi da Leonessa, e dovevano indossare durante le udienze un ampio mantello scarlatto, simbolo di potere, confezionato a spese della città.

In ricordo di quella data del 1278, al corteo partecipa stabilmente anche una delegazione in costume della città francese di Gonesse, località di origine degli Angiò e gemellata con Leonessa.

Otto giorni di fiera, e un cero da cinque libbre

Come si evince da «Calendario delle feste del Regno di Napoli, con le Statutarie di Leonessa», la festa di San Pietro durava nove giorni, dal 25 giugno al 3 luglio; venivano sospese tutte le cause civili e penali e l'Università metteva a disposizione una somma di danaro per gli indigenti.

La festa era allietata da una ventina di musici — bifferai, citaristi, trombetti, tubicini, ciarammellari e timpanari et altri sonatori —, molti dei quali leonessani, tra cui i suonatori di tubicini, cioè chiarine, della famiglia Palla Pallis: Ercole, Meo, Orazio, Ippolito.

Il giorno più importante era il 29 giugno, festa del patrono. Durante la solenne Santa Messa celebrata nella chiesa di San Pietro avveniva l'offerta dei ceri da parte delle Corporazioni delle Arti e dell'Università, e quest'ultima, secondo gli Statuti della città, ne doveva donare uno di ben cinque libbre, circa due chili e mezzo; sempre in mattinata aveva luogo la nomina e il giuramento dei tre nuovi Consoli dell'Arte della Lana, da parte di quelli uscenti.

Il Connestabile, per Statuto, era tenuto a organizzare «la parata militare», ossia «la mostra delle arme», e a far esplodere alcuni colpi di archibugio; seguiva la dichiarazione dei quantitativi di lana prodotti da ogni ditta di lanaioli, sotto giuramento prestato nelle mani dei nuovi Consoli, l'assignazione.

L'importante giornata si concludeva, il pomeriggio, con la gara per il Palio del Velluto che, come sappiamo dai vari libri del Camerlengo dal 1538 al 1546, consisteva nella corsa dell'anello, Cursa Annulum, talvolta affiancata da altre tenzoni — corsa dei cavalli, degli asini, tiro con la balestra o con l'archibugio, corsa dei ragazzi —, secondo il modello tradizionale dei ricchi palii di alcuni paesi umbro-abruzzesi.

Le gare si svolgevano nella Piazza Grande, in Platea Magna — l'attuale Piazza 7 Aprile —, che per l'occasione veniva addobbata con ricchi drappi, compreso il campanile di San Pietro; ed erano precedute dall'offerta di un cesto di primizie alla chiesa di San Pietro da parte di alcune fanciulle «deferenti», che partivano dal palazzo dei Priori accompagnate dal Connestabile, l'alto dignitario con funzioni militari. I primi riferimenti scritti si trovano nei Libri del Camerlengo, il tesoriere del Comune, risalenti al XVI secolo.

Quattro morti, e il divieto

I festeggiamenti furono istituiti ufficialmente da Ferdinando I d'Aragona nel 1464 e si svolsero con regolarità annuale fino al 1556; il periodo di massimo splendore economico e culturale fu quello dal 1540 al 1557, in concomitanza con lo sviluppo della locale Arte della Lana e con l'accorto governo della città da parte di Margherita d'Austria.

L'estremo attaccamento degli abitanti ai propri Sesti di appartenenza portò, nel corso del tempo, a una rivalità esasperata che sfociava frequentemente in disordini pubblici: nel 1557 la situazione degenerò al punto da causare gravi tafferugli tra le fazioni opposte, e le zuffe provocarono quattro morti.

Di fronte alla gravità degli eventi, l'Uditore Generale Alessandro Oliva, che si trovava sul posto per assistere alla manifestazione, decise di decretare la sospensione definitiva dei giochi, per preservare l'ordine pubblico e il rispetto delle solennità religiose; il divieto fu accompagnato da pene molto pesanti, che fecero perdere la memoria della pluriennale tradizione.

Dopo secoli di interruzione, il Comune di Leonessa nel 1997 ha ripristinato ufficialmente la manifestazione, curata dall'Ente Palio con la supervisione scientifica di studiosi del periodo, e ricollocata nell'ultimo fine settimana di giugno, in corrispondenza delle celebrazioni liturgiche di San Pietro, un tempo patrono della cittadina.

Madama Margherita, e il 1541

La festa ruota attorno alla figura di Margherita d'Austria — 1522-1586 —, figlia naturale dell'imperatore Carlo V e duchessa di Parma, che ebbe Leonessa in feudo dal padre e ne prese possesso nel 1541: è la sua solenne visita al borgo che il Palio rievoca.

Margherita d'Austria è interpretata dalla «Madonna» del Sesto vincitore, e al termine della giostra la nuova Madonna, appartenente al rione che ha vinto, viene investita dell'onore ricevendo una collana con i colori di tutti i Sesti; l'anno seguente sarà lei a impersonare Margherita nel corteo.

Fra le costruzioni sceniche ci sono anche i sei archi, uno per ogni Sesto e costruiti nell'anno 2003, in legno, decorati con motivi dell'epoca, ideati per incorniciare e mettere in risalto la Madonna (personaggio principale del Sesto). E fra i vari personaggi della Corte Margaritiana del corteo storico-allegorico è stata inserita anche la figura del De Marchi.

Palla Grossa, Gara del Pane, Giostra del Velluto

Tre sono le sfide che assegnano il Palio. Il torneo della Palla Grossa è un gioco di squadra affine al calcio storico fiorentino, un antenato del gioco del calcio, in cui si gioca con una sfera di cuoio appena più grossa delle attuali: cinque giocatori per ogni squadra, donne, uomini o mista, si fronteggiano in una partita di venti minuti cercando di segnare con la palla utilizzando indifferentemente le mani, le braccia, la testa, il corpo, i piedi.

Nella Gara del Pane sei dame, una per sesto, affrontano un percorso a ostacoli equilibrando sulla testa una tavola e sei pagnotte di pane di un chilo ciascuna, ed è una gara a tempo: l'obiettivo è riuscire a superare il percorso arrivando con il pane integro a destinazione.

La Giostra del Velluto è la prova equestre conclusiva, con i cavalieri dei Sesti impegnati a infilare l'anello al galoppo, ed è quella che decreta il Sesto a cui apparterrà il drappo.

Il carlino, le taverne, i quattro giorni

La manifestazione comincia il venerdì sera con l'apertura delle taverne, dove sono serviti piatti di ispirazione rinascimentale, e con la consegna dei simboli del potere: il sindaco di Leonessa consegna al capitano del popolo la spada e la chiave della città, simboli di potere grazie ai quali il Capitano governerà Leonessa nei giorni del Palio. Segue la consegna del gonfalone di San Pietro e Paolo da parte del Sesto vincitore dell'anno precedente, e l'investitura dei sei cavalieri — uno per ogni Sesto — che correranno il palio la domenica; poi comincia il torneo della Palla Grossa.

Il sabato mattina il banditore, al suono di tamburi, annuncia il palio, e il torneo di calcio continua; il pomeriggio ha luogo il corteo storico dei rappresentanti delle corporazioni e dei popolani e si disputa la Gara del Pane in piazza; la sera si tiene un grande spettacolo in costume.

La domenica mattina si esibiscono gli sbandieratori. Nel pomeriggio sfila il grande corteo storico dei nobili con la partecipazione di Madama Margherita d'Austria e la sua corte e la giostra dell'anello che conclude le gare tra i sesti, con oltre 600 figuranti; quindi avviene la proclamazione del Sesto vincitore e l'investitura della Madonna. La manifestazione si conclude la domenica sera con lo spettacolo di fuoco dei simboli araldici infuocati, uno per ciascun Sesto.

Nelle caratteristiche taverne di contrada si tornano a gustare i piatti della tradizione pagandoli con l'antica moneta locale, il carlino: sei taverne riaprono, l'accesso e le consumazioni avvengono previo cambio della valuta corrente, e per la circostanza si batte anche moneta. Durante le giornate del Palio il centro storico è chiuso al traffico: si parcheggia nelle aree esterne alle mura e si prosegue a piedi.

Ci sono poi la Giostra dei Tamburi, che apre la stagione con qualche giorno di anticipo, il tiro con l'arco storico, le esibizioni di falconeria, i trombonieri e gli archibugieri, i giocolieri, il teatro itinerante, una conferenza sul banchetto e sull'alimentazione nel Rinascimento e la gara culinaria «Il Biscotto di Margarita d'Austria — Sapori del 1541»; c'è la messa in costume con la cerimonia di consegna del cero votivo al santuario; e c'è il Palio dei Bambini, che replica in versione ridotta le sfide degli adulti e coinvolge le famiglie del borgo.

Leonessa è un paese di 2.632 abitanti in provincia di Rieti, un borgo a mille metri di quota sulle pendici del Monte Terminillo, bandiera arancione Touring: per quattro giorni le storiche vie si popolano di centinaia di figuranti in preziosi abiti d'epoca, l'illuminazione moderna lascia spazio alle torce, e il paese torna al Cinquecento.

Come arrivare alla festa

Raggiungere il Palio del Velluto a Leonessa richiede un po' di viaggio, ma l'esperienza ripaga il tragitto. Per chi sceglie il treno, la stazione ferroviaria più vicina è quella di Labro-Moggio, a 30 chilometri: conviene organizzarsi per coprire l'ultimo tratto. In automobile si esce allo svincolo di Casanova - Terminillo, e il tragitto è di 2,2 chilometri per 3 minuti di guida.

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