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Folklore e Rievocazioni

Palio del Viccio a Palo del Colle: i fantini in piedi sul cavallo per bucare la vescica 2027

8 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Ultima edizione conosciuta
13 febbraio 2026
Dove Corso Garibaldi, Palo del Colle

Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.

Fonte: palolive.it, letta il 02/09/2026.

Il Palio del Viccio si corre a Palo del Colle, in provincia di Bari, il martedì grasso, ultimo giorno di Carnevale. Dodici fantini, uno per ogni rione, cavalcano ritti in piedi sul dorso dei loro destrieri lungo la salita di corso Garibaldi impugnando un'asta acuminata, con la quale cercano di far scoppiare un otre — vescica nel gergo palese — pieno d'acqua e sospeso a quattro metri d'altezza fra due balconi. Sulla corda tesa, accanto alla vescica, è appeso il premio: un tacchino in gabbia, il Viccio.

Quattro metri sopra Corso Garibaldi

La vescica è piena d'acqua ed è sospesa fra due balconi su un punto preciso di corso Garibaldi, a un'altezza di quattro metri. Sulla corda tesa, accanto alla vescica, è appeso un tacchino in gabbia: u viccie in dialetto. Il premio, il Viccio, non è altro che un tacchino ruspante.

L'abilità e la destrezza del cavaliere consistono nell'equilibrare e coordinare la velocità del cavallo — in netta difficoltà per la conformazione della strada, in evidente salita — con la tensione e la postura del proprio corpo: il corso sale, e per i cavalli non è facile reggere l'equilibrio del fantino.

Galoppano quasi tutti con le staffe alzate al massimo lungo la salita di corso Garibaldi, cercando di rimanere in equilibrio e alzando il braccio per forare la vescica con l'asta acuminata.

Man mano che tutti i fantini provano a bucare la vescica, essa viene abbassata, un otre che giro dopo giro si abbassa fino a sfiorare le appuntite lance. Chi riesce a bucarla viene nominato vincitore sotto il tripudio del pubblico, e il cavaliere vincitore, al termine della gara, percorrerà a piedi con il suo cavallo a seguito tutto il percorso, stringendo in mano in segno di vittoria il meritato premio. Il vincitore fa vincere il rione per un anno, e ha in dono il tacchino.

Perché proprio un tacchino

L'elemento specifico di questo palio, più che la cavalcata o la giostra, è il viccio — in dialetto u viccǝ, cioè il tacchino, il gallinaceo simbolo di opulenza e di fertilità.

Il tacchino è il capro espiatorio, l'oggetto sacrificale su cui vengono caricati tutti i malanni che si intendono eliminare dalla comunità, in una liturgia di morte-resurrezione: è la personificazione di re Carnevale, che dev'essere giustiziato, deve morire portandosi nella tomba il male per far rinascere il bene.

Il tacchino avrebbe sostituito con il tempo il gallo, incarnazione animale dello spirito del grano. Il tacchino, inoltre, è anche personificazione del Carnevale in Puglia, motivo per cui il Palio si svolge proprio in questo periodo dell'anno; e il Viccio nasce come una festa popolare contadina che mirava a uccidere il tacchino per auspicare un anno pieno di fecondità, abbondanti raccolti e salute fisica, cacciando i malanni per vivere in serenità.

In tempi addietro la giostra per infilzare il viccio o il gallo — un vero e proprio sacrificio rituale, mimesi di un'esecuzione un tempo cruenta — era preceduta dal «testamento del Carnevale» ed era seguita dal suo funerale.

Per il funerale si costruiva un fantoccio e a volte anche una bara, che veniva portata in giro per il paese seguita da uno stuolo di donne e uomini che piangevano la dipartita del Carnevale, mentre gruppi mascherati costituiti da donne e uomini adulti, a rappresentare i mesi dell'anno, le stagioni e altre scene rurali, precedevano il carro funebre.

Dai trainieri ai rioni

Nella ricerca delle origini storiche alcuni studiosi hanno menzionato l'autore della Naturalis Historia, Plinio il Vecchio, che parla dei «ludi qui fiebant more Plensium» — giochi che si svolgevano secondo la tradizione dei Palesi —, a indicare la lontana testimonianza secondo la quale i giochi si svolgevano in presenza di cavalli.

Si deve al duca Sforza la creazione di un allevamento di cavalli nella difesa di Auricarro, quando nel 1477 fu confinato nel suo Ducato dopo la fallita congiura milanese ai danni dei Bona di Savoia; e può essere avvenuto che, quando nel 1477 il duca venne a Bari e fece visita a Palo del Colle, gli addetti alla Difesa di Auricarro vollero mostrare la bontà del sistema di addestramento dei cavalli, oltre alla perizia di chi li montava, attraverso l'esibizione di una corsa in salita, lungo il pendio della collina che portava alla porta del Castello: una gara nata, insomma, come dimostrazione dell'efficienza dell'allevamento. Erano equini di razza che andavano in regalo a principi e regnanti, e servivano anche per organizzare parate, tornei e giostre, in modo particolare durante le visite dei governatori del Ducato.

Già dall'anno 1694, a Palo del Colle, si tenevano dei festeggiamenti carnevaleschi pazzeschi e grandiosi, dei quali si parla anche in un antico manoscritto datato 1757 che riferisce di un popolo «perduto in danze, suoni e pericolosi passatempi…» durante il periodo carnevalesco.

Sulla corsa vera e propria, il libro di Francesco Polito «Per la storia di Palo», del 1934, dice che «…il solo che sopravvive è la corsa al Viccio, nell'ultimo giorno di carnevale…»; e il primo albo d'oro esiste solo dal 1946, anno in cui si iniziò a tenere memoria dei cavalieri vincitori.

La gara è iniziata nel secolo scorso come competizione e diletto fra trainieri e vaccari — i trainieri erano quelli che portavano i carri — e si svolgeva fra le attuali Piazza Lenoci e Piazza Diaz. Nel secondo dopoguerra, a cominciare dall'anno 1945, la competizione è stata trasferita lungo Corso Garibaldi, sempre mantenendo la tradizione di gara carnevalesca.

I partecipanti gareggiavano per diletto travestiti da donna, da indiano, da cowboy, e successivamente in abiti di personaggi storici come Garibaldi o Ercole: il cavaliere era mascherato proprio perché il tutto avveniva in contesto carnevalesco. Non occorrevano transenne, e la gente che assisteva delimitava la zona destinata alla gara.

Infine, su proposta della locale Pro Loco, negli anni Novanta si iniziò a gareggiare con la divisa dai colori bianco-celeste palesi e l'abbinamento dei cavalieri ai rioni della città, e oggi la gara è fra i dodici rioni del paese, ognuno con il suo cavallo e il suo cavaliere. Nella storia del Palio ci sono state anche cinque edizioni estive.

Cavalli di casa

Le prove di preparazione al Viccio consistevano in pochi semplici giri vuoti svolti direttamente sul percorso di gara, perché chi prendeva parte all'evento proveniva da un contesto contadino e quindi, disponendo di uno o più cavalli, era già molto pratico con il proprio destriero.

In passato il cavallo era talmente vicino al nucleo familiare che spesso gli si dava il nome del primogenito maschio.

Il cavallo Pasquale ha vinto da esordiente nel 1947, e dopo la sua prima vittoria in molti hanno iniziato a tifare per lui e a scommettere sul suo successo al Palio, affascinati dal suo coraggio e dalla straordinaria capacità di montare il cavallo senza sella.

Dal 17 gennaio al martedì grasso

Il Carnevale a Palo del Colle ha inizio il 17 gennaio, con la festa delle Fanove, e termina il Martedì Grasso con la storica corsa del Viccio.

Le Fanove sono falò accesi nei vari quartieri, segnano l'inizio del periodo carnevalesco e hanno una forte valenza apotropaica: il fuoco, simbolo di purificazione e protezione, viene alimentato dalla comunità tra canti, racconti e la degustazione dei tradizionali kənnìaddə, un piatto a base di legumi che scaccia ogni maleficio.

La sfilata termina in piazza Santa Croce dove avviene la tradizionale investitura dei Cavalieri del Palio del Viccio; ogni cavaliere partecipa a una solenne cerimonia chiamata «Investitura del Cavaliere», dove viene associato al proprio rione, e impugna l'asta acuminata puntandola al cielo.

Alla fine del palio il paese si riversa in piazza per la sfilata dei carri allegorici, con la premiazione, e alla fine serata danzante e concerti. C'è anche il Baby Palio, una gara pensata per i bambini che si sfidano in una versione a misura di bambino della storica competizione, con la premiazione del Baby Cavaliere — un'idea nata grazie alla collaborazione dell'Associazione dei Cavalieri.

Del Palio, in paese, si canta anche. Una filastrocca in dialetto palese racconta i cavalieri che «ialzn u vrazz / cu spied alzat», il viccio che dalla gabbia «send u brutt avvois», e la chiusa che manda tutti a tavola: «Nu applaus d ierv chiain / au bell cavallier / ca agguann festegg carnval / cu arrust du vicc e cu mier».

Il Palio del Viccio è un rito-spettacolo della cultura ancestrale pugliese connesso al ciclo agrario. Secondo il professor Dino Tarantino è una delle più importanti manifestazioni popolari della tradizione folklorica palese, e può essere considerato una delle più significative espressioni della cultura agraria che storicamente ha pervaso e dominato la civiltà preindustriale. L'economia è fortemente legata all'agricoltura e al bestiame, e la manifestazione carnevalesca esprime nei suoi rituali, mascherati da spettacoli di grande agilità dei concorrenti, la conoscenza profonda dell'animale e il rispetto per le tradizioni agricole.

Come arrivare alla festa

Farsi avvolgere dalle atmosfere del Palio del Viccio, a Palo del Colle, è alla portata di tutti. Per chi preferisce la comodità del treno, la stazione ferroviaria di Palo del Colle si trova a 1,3 chilometri dal centro: si arriva nel cuore dell'evento con una breve passeggiata. Per chi si mette al volante, lo svincolo di Palo del Colle Centro - Bitetto dista 1,5 chilometri, cioè 2 minuti di strada.

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