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Folklore e Rievocazioni

Settimana Santa a Taranto 2027 - Le Poste della Confraternita del Carmine e la Processione dell'Addolorata

12 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Ultima edizione conosciuta
17 aprile 2025
Dove Taranto città vecchia, Taranto

Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.

Fonte: palinsestounicoregionaledellasettimanasantainpuglia.it, letta il 19/09/2026.

La Settimana Santa di Taranto cade fra marzo e aprile, nei giorni che vanno dalla Domenica delle Palme al Sabato Santo. Comincia nel primo pomeriggio del Giovedì Santo con la visita ai Sepolcri: dalla chiesa del Carmine escono a intervalli regolari le poste (coppie di perdoni o perdúne, da «perdono») della Confraternita del Carmine che si recano nelle principali chiese della città, dove sono allestiti gli altari della Reposizione. Il giro è lentissimo: le poste percorrono le vie cittadine facendo sosta in ogni sepolcro, impiegando diverse ore per compiere l'intero tragitto.

Coppie di incappucciati che camminano per diciotto ore

Le poste attraversano la città partendo dal borgo umbertino per oltrepassare il ponte girevole e raggiungere le chiese della città vecchia. Il pellegrinaggio della Vergine Addolorata che segue dura 18 ore.

Le due coppie che escono per prime hanno un nome che dipende dalla porta da cui passano. La coppia che esce dal portone della sagrestia, rivolta verso il Borgo Nuovo, compie il pellegrinaggio per i sepolcri della città nuova e si chiama «posta di campagna», a ricordo del fatto che alle origini dei Riti tale zona della città non esisteva, mentre la coppia che esce dal portone principale compie il pellegrinaggio per la città Vecchia e per questo conserva il nome di «posta di città».

L'ultima coppia che esce dalla chiesa del Carmine viene chiamata «u serrachiese», perché ha il compito di serrare le chiese.

Il camice, il bordone e la frusta

I Perdoni sono scalzi e vestiti con l'abito tradizionale di rito che si compone di: un camice bianco stretto in vita e sui polsi; un rosario nero appeso in vita con medaglie sacre e un crocifisso; una cinghia di cuoio nero attaccata in vita e fatta pendere sul lato sinistro del camice, rappresentante la frusta che colpì Gesù; una mozzetta color crema abbottonata sul davanti; due scapolari recanti rispettivamente le scritte ricamate «Decor» e «Carmeli» in seta blu chiaro; un cappuccio bianco con due forellini all'altezza degli occhi; un cappello nero bordato con nastro blu chiaro e guanti bianchi di cotone o di pelle.

I Perdoni portano inoltre una mazza, chiamata «bordone», alta circa due metri che simboleggia l'antico bastone dei pellegrini — e il loro nome viene proprio da lì, in ricordo dei pellegrini che si recavano a Roma per ottenere il perdono dei peccati. Sul capo portano anche «una corona di sterpi».

La nazzicata

I perdoni avanzano con un'andatura lentissima chiamata «a nazzecate» o la «nazzicata», un dondolio continuo che li fa ondeggiare su loro stessi.

Il comportamento motorio e gestuale dei troccolanti, dei perdoni e dei confratelli in generale si inserirebbe in un codice gestuale di rallentamento motorio, una sorta di passo di lutto di accompagnamento e compartecipazione alla morte di Cristo.

Quando le coppie di confratelli si incrociano con altre lungo la strada, si effettua «u salamelicche»: i perdoni si tolgono il cappello e si salutano battendosi sul petto i medaglieri e incrociando i bordoni.

Le gare: i posti si comprano all'asta

La mattina della Domenica delle Palme si realizzano le gare, aste a porte chiuse durante le quali i membri delle due confraternite, in due luoghi diversi, si aggiudicano l'assegnazione dei simboli, delle posizioni e delle statue delle due processioni mediante offerte economiche.

Non partecipa chiunque. Le confraternite convocano in assemblea straordinaria i propri iscritti in regola con l'amministrazione e che non siano incorsi in sanzioni disciplinari. All'inizio dell'assemblea il segretario o uno degli assistenti del priore bandisce l'asta, che prosegue fino a quando l'offerta più alta non è superata da altre offerte; a quel punto il simbolo o la statua viene aggiudicato al confratello che ha fatto l'offerta maggiore.

Il simbolo più ambito, posto all'asta per primo in entrambe le gare, è la troccola. Poi vengono le sdanghe, i longheroni in legno posti alla base delle statue, che corrispondono ai quattro portatori a spalla; e le forcelle, aste in legno con incavo in metallo che corrispondono alle posizioni dei quattro confratelli che reggono le aste su cui si poggiano le sdanghe durante le soste.

L'uscita del troccolante

La troccola è uno strumento musicale di legno provvisto di batacchi di metallo e rimpiazza il suono della campana, che dovrebbe cadenzare il passo della processione. Chi la porta si chiama troccolante.

La porta della chiesa del Carmine è chiusa. Due uomini in completo grigio la aprono dall'interno e invitano il troccolante, primo della fila, ad avanzare. Lui suona la troccola e si posiziona sulla soglia; tiene il cappuccio bianco sollevato, in modo da lasciare scoperto il volto, e avanza con un'andatura lentissima e ondeggiante. Scende i gradini della chiesa aiutandosi con il bordone e continuando a suonare.

Due uomini in completo scuro abbassano il cappuccio bianco sul suo volto e pongono sul suo capo il cappello nero a falde bordato di nastro blu, mentre un terzo lo aiuta a disporre la troccola sotto la mozzetta. Dietro di lui escono altri due confratelli, che portano il Gonfalone e la Croce dei Misteri, col cappuccio sollevato e fermato da una corona di spine.

Ed è sempre il troccolante a chiudere. Al rientro della processione, il troccolante batte per tre volte il portone della chiesa del Carmine e pone fine con questo gesto alla Settimana Santa.

Tre eventi, dal giovedì all'alba del sabato

La Settimana Santa a Taranto si apre la Domenica delle Palme e si caratterizza per il susseguirsi di tre eventi che hanno luogo dal pomeriggio del Giovedì Santo all'alba del Sabato Santo: la visita ai Sepolcri, la Processione dell'Addolorata, la Processione dei Misteri.

Il passaggio di consegne è preciso. Tutti i perdoni rientrano alla chiesa del Carmine entro la mezzanotte del Giovedì, quando dalla chiesa di San Domenico parte la Processione della Madonna Addolorata. Quella processione si snoda lungo le strade della città vecchia e si conclude il pomeriggio del Venerdì Santo, per consentire l'inizio della seconda processione, quella dei Misteri, che si dirama dalla chiesa del Carmine per farvi ritorno al mattino del Sabato, con le statue che rappresentano la Passione.

Il Giovedì Santo comincia in chiesa, con la Messa in Coena Domini, durante la quale avviene il rito della lavanda dei piedi a dodici confratelli in abito di rito.

Due Addolorate che sembrano uguali

Le statue dell'Addolorata che vengono fatte sfilare nelle due processioni sono solo apparentemente uguali: quella del Giovedì Santo, di San Domenico, «è alta quasi un metro e ottanta ed ha una figura più snella», mentre quella del Venerdì Santo, del Carmine, «è più bassa ed ha il viso più rotondo», ed è molto più antica.

La quarta cappella di San Domenico è dedicata alla Madonna Addolorata ed è curata dalla Confraternita di Maria Santissima Addolorata e san Domenico; l'altare è in stile barocco, opera di Ambrogio Martinelli nel XVII secolo, e ospita la statua della Vergine Addolorata della seconda metà del XVII secolo, che viene portata in processione il Giovedì santo e durante la festa grande della confraternita, la terza domenica di settembre.

La differenza più sottile è nelle mani. Entrambe le statue hanno nelle mani un cuore trafitto e un fazzoletto, ma quella del Giovedì Santo ha il cuore nella mano sinistra e il fazzoletto nella destra, mentre quella del Venerdì Santo ha i simboli invertiti. Cambiano anche le lame: il cuore dell'Addolorata del giovedì è trafitto da un solo pugnale a forma di cuore conficcato al centro, quello del venerdì da un pugnale con l'impugnatura a croce e da due stiletti posti accanto, in posizione obliqua verso l'esterno.

Chi c'è nel corteo

Aprono la troccola e le pesàre, «coppia di bambini figli di confratelli che portano al collo una finta pietra, detta appunto pesàre, usata un tempo come strumento di disciplina nelle congreghe»; poi la Croce dei misteri, una nuda croce in legno che porta attaccati i simboli della passione di Cristo.

Dietro vengono 15 «poste», coppie di confratelli incappucciati che compongono il corteo, in numero di 15 come le poste del Rosario, e fra loro si interpongono 3 crociferi, confratelli incappucciati senza mozzetta che, procedendo scalzi, portano a spalla una croce di legno, in numero di 3 come le cadute di Cristo sul Calvario.

Poi viene il governo della confraternita: il «trono», tre confratelli, e quello al centro regge il «bastoncino», segno del comando, che in passato veniva portato dal priore. Segue il clero presieduto dal padre spirituale.

La statua è retta da otto uomini. Il simulacro della Madonna Addolorata è retto da 8 confratelli: 4 in abito di rito detti «sdanghieri» e altri 4 in abito nero e papillon, detti «forcelle». Attorno si muovono tre mazzieri, liberi di andare avanti e indietro lungo il corteo, che hanno il compito di regolare l'andatura e la distanza tra i confratelli.

Dietro il simulacro, una lunga teoria di fedeli, uomini e donne, spesso scalzi, con dei ceri votivi, segue il lento incedere della processione.

Le marce funebri

La tradizione prevede che l'Addolorata del Giovedì Santo sia salutata all'uscita dalla Chiesa di San Domenico Maggiore con la predica da parte del vescovo e con l'esecuzione da parte della Banda della Marcia Funebre «A Gravame», composta agli inizi del Novecento dal Maestro Domenico Bastia e dedicata a un giovane musicista della banda del Bastia scomparso in un tragico incidente sul lavoro.

Prima se ne suonava un'altra. La marcia che apriva la processione era «Jone», marcia funebre del IV atto dell'omonima opera. Il rientro, invece, è tradizionalmente accompagnato dalla marcia funebre «Mamma» del Maestro Luigi Rizzola. Alla processione partecipano due bande che eseguono marce funebri, e nella settimana precedente, in San Domenico, si tiene il Concerto della Passione eseguito dalla Banda della Marina Militare.

Le statue ordinate a Napoli nel 1703

I Riti della Settimana Santa a Taranto risalgono al 1703, quando don Diego Calò, marito della nobile tarantina Ippolita Imberverato, ordinò a Napoli le statue del Cristo Morto e della Madonna Addolorata. Una volta arrivate, furono collocate in una cappella gentilizia, forse nella Chiesa di Sant'Agostino, in Città Vecchia.

La processione, all'inizio, era piccola. Don Diego Calò radunò le confraternite per la processione del Venerdì Santo, limitata all'epoca soltanto al Gesù Morto e all'Addolorata; solo nei secoli successivi si aggiunsero altri simulacri, raffiguranti i momenti più significativi della Passione.

La chiesa che le custodisce è più antica delle statue. L'anno esatto di costruzione non è noto, ma l'esistenza della chiesa del Carmine è attestata fin dal 1577, col nome di «Santa Maria della Misericordia», e fu poi dedicata alla Beata Vergine del monte Carmelo con la gestione dei padri Carmelitani, come si legge nell'iscrizione sul prospetto: «BEATAE VIRGINI A CARMELO DICATUM».

Nel 1765 Francesco Antonio Calò, figlio di don Diego, donò le statue che componevano la processione alla Chiesa del Carmine, conferendole il compito di perpetuare la tradizione.

La confraternita che cambiò nome

La confraternita fu fondata nella chiesa di San Domenico Maggiore di Taranto dai padri domenicani nel 1670, col titolo di «San Domenico in Soriano», in ricordo degli eventi prodigiosi avvenuti in Soriano Calabro nel 1580. Ricevette il regio assenso da re Ferdinando IV di Borbone nel 1777, e con esso un nuovo statuto che imponeva che il padre spirituale fosse un frate domenicano del convento.

L'Addolorata arrivò dopo. A metà del XVIII secolo il canonico abate Vincenzo Cosa, eletto padre spirituale, volle introdurvi il culto della Madonna Addolorata, donando la statua e la relativa «cassa delle robbe». Nel 1794 il sodalizio ricevette dalla Real Camera di Santa Chiara di Napoli il permesso di solennizzare la festa della Madonna Addolorata («festa grande») con solenne processione della statua, e nel 1870 l'arcivescovo Giuseppe Rotondo accolse la richiesta di fondare la confraternita di Maria Santissima Addolorata, aggregata alla preesistente.

Al 1872 risale l'inizio del «pellegrinaggio della Vergine Addolorata» del Giovedì santo, durante il quale i confratelli visitavano gli altari della reposizione portando in processione la statua dell'Addolorata («festa piccola»).

L'abito di questa confraternita è diverso da quello dei perdoni. Mozzetta nera con profili bianchi e un medaglione con l'effigie dell'Addolorata e la scritta «MATER DOLOROSA»; camice e cappuccio bianchi, tenuti fermi da una corona di giunchi intrecciati che evoca quella di spine; una fascia nera con due nappe. I galloni argentati, in dialetto «frisi», distinguono gli amministratori dai confratelli semplici.

I quaranta giorni prima

La fase preparatoria vede impegnate le Confraternite sin dal Mercoledì delle Ceneri, e ogni domenica sera si tiene la Via Crucis, vissuta dai confratelli in abito di rito. In San Domenico le Via Crucis sono accompagnate da brani musicali composti da fra Serafino Marinosci OFM all'inizio del Novecento su versi di Pietro Metastasio; nella quinta domenica di Quaresima la Via Crucis esce per le strade del centro storico, preceduta dalla «Croce dei Misteri».

Nel venerdì della settimana che precede la Settimana Santa si celebra la «Compassio Virginis» detta «dei Sette dolori», durante la quale un predicatore esegue delle meditazioni sui dolori della Vergine, intramezzate da brani musicali eseguiti dal coro. Il Lunedì Santo si svolge il pio esercizio della meditazione sulle sette parole di Cristo in Croce.

Penitenza senza sangue

I riti «presentano tratti di una tipologia rituale diffusa in tutta l'Italia centro-meridionale e si ricollegano alle Sacre Rappresentazioni o Misteri mobili, nei quali simulacri e gruppi statuari sostituiscono gli attori nella rappresentazione degli eventi della narrazione evangelica». E la presenza di incappucciati «rimanda alla cultura religiosa della colpa propria dell'epoca dei Flagellanti, dei Disciplinati e dei Penitenti».

Ma a Taranto la penitenza non passa dal corpo ferito. Nel corso della storia, le confraternite di Taranto hanno però sviluppato un codice penitenziale diverso che si distacca dai rituali di flagellazione e che si caratterizza per forme penitenziali improntate alla partecipazione e contemplazione interiore.

Il centro emotivo resta una coppia di statue, il Culto Mariano e la coppia Addolorata-Cristo Morto, «non solo nucleo originario delle celebrazioni dal punto di vista storico, ma anche centro della partecipazione e della tensione emotiva dei partecipanti».

Come arrivare alla festa

Raggiungere la festa a Taranto è facilissimo. Per chi preferisce la comodità del treno, la stazione ferroviaria di Taranto si trova a 1,8 chilometri dal centro: si arriva nel cuore dell'evento con una breve passeggiata. Per chi si mette al volante, lo svincolo di Taranto Solito dista 4,7 chilometri, cioè 6 minuti di strada.

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