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Rievocazione Storica della Trebbiatura a Macerata con il birroccio trainato da mucche 2027
Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.
Fonte: comune.macerata.it, letta il 19/09/2026.
La Rievocazione Storica della Trebbiatura si tiene a Macerata, nelle Marche, e occupa sei serate distribuite su due fine settimana fra la fine di giugno e i primi di luglio. Il classico birroccio, trainato da una coppia di mucche, raduna i covi del grano sull'aia della casa colonica, e gente in costume si alterna sull'aia per le varie operazioni di trebbiatura, accompagnata dagli organetti del gruppo folk «Ortenzia». La manifestazione è organizzata dalla Pro Loco di Piediripa APS con la compartecipazione del Comune di Macerata, e allo stand porta i piatti della tradizione contadina degli anni Quaranta e Cinquanta, a cominciare dall'oca arrosto e in potacchio.
Il fischio della caldaia che chiamava l'adunata
All'inizio e alla fine della trebbiatura la caldaia mandava un lungo fischio, per avvertire dell'adunata e per mettere in preallarme la casa successiva, da dove il mezzadro partiva con i buoi per prendere le macchine.
Con i buoi si trainavano le macchine (il motore con caldaia a vapore, la trebbiatrice, e più tardi, la scala per la paglia) da una casa all'altra.
Venticinque uomini attorno a una macchina
Per la trebbiatura, quindici giorni dopo la mietitura, erano impegnati 20-25 uomini e si ricorreva ancora all'aiuto dei vicini, con i quali, poi, scambiare la prestazione. Per i varconi più grandi il lavoro iniziava poco dopo la mezzanotte. I trebbiatori provenivano da Ponte La Trave, Macerata, Corridonia e altre località del piano.
Il vergaro, cioè il capofamiglia, assegnava i diversi lavori secondo le capacità.
Chi tagliava il balzo, chi imboccava a tempo
Gli addetti al varcone, quattro operai con forche di legno, prendevano i covoni e li gettavano sulla trebbiatrice dove venivano raccolti da una donna. Questa li consegnava ad altre due, ai lati dell'imboccatore, le quali, con il falcetto tagliavano il balzo. L'imboccatore infilava, a tempo, i covoni dentro il battitore mentre, dentro la trebbiatrice, tre uomini badavano ai sacchi di grano.
Per formare il pagliaio occorrevano quattro lavoranti sopra e uno a guidare sotto; cinque portavano la paglia con le forche dalla trebbiatrice al pagliaio. Per il pagliaio della pula occorrevano due operai sopra al mucchio, mentre altri due caricavano con grandi forche la pula, tirata in disparte da una coppia di lavoranti con rastrelli.
I cannilli infilati sulle dita
La mietitura, effettuata tra fine giugno e inizio luglio, si svolgeva con una lunga falcetta, accuratamente battuta e ogni tanto affilata dalla cote. Nella mano che teneva il mazzo di grano da recidere, per protezione delle dita, il mezzadro infilava i cannilli, piccoli cilindri di canna o latta, indossati a mo' di guanto.
La mietitura, bassa e radente al terreno, richiedeva ingente manodopera; a ogni mietitore era affidata una striscia e quello di sinistra iniziava per primo. Durante il taglio si lasciavano venti centimetri di stoppia se in mezzo al grano erano state seminate erbe da foraggio.
Via via che tagliavano, i mietitori riponevano a terra il grano a piccole brancate, le quali erano raccolte in mucchi dai ragazzini impegnati nel lavoro. Il mietitore poi legava i covoni nel balzo, senza lasciare la falce, e a sera si raccoglievano tanti piccoli cavalletti di diciassette o ventuno covoni.
La giornata lavorativa durava dall'alba al tramonto, e si consumava il vitto in campagna.
Il varcone sull'aia
Il grano, trasportato con tregge (slitte di legno) o carri trainati da buoi, veniva radunato sull'aia con la collaborazione degli altri mezzadri del paese. Si formava così un mucchio compatto, lu varcone, che richiedeva una perfezionata tecnica di assembramento.
Il birroccio tirato da due mucche
Nella rievocazione, i personaggi che animano la trebbiatura vera e propria sfilano accompagnati dai tradizionali suoni degli organetti del gruppo folk «Ortenzia», con il classico birroccio, trainato da una coppia di mucche, che raduna i covi del grano sull'aia della casa colonica. Gente in costume si alterna poi sull'aia per le varie operazioni di trebbiatura.
L'annuncio della manifestazione riporta la frase in dialetto «Lo radunà de le coe de grà. Co lu virocciu e acche!».
Sul sito del Comune di Macerata la giornata è presentata così: «La trebbiatura non è solo un momento fondamentale della raccolta, ma rappresenta anche un legame profondo con la nostra storia e i nostri valori».
L'oca arrosto e in potacchio
La Rievocazione storica della Trebbiatura - Degustazione dell'oca è una manifestazione dedicata alla valorizzazione della cultura contadina e delle tradizioni agricole del territorio maceratese. L'evento propone la ricostruzione delle antiche pratiche della trebbiatura, momenti folkloristici, musica dal vivo e un ricco stand gastronomico con piatti tipici della tradizione rurale.
Nelle sei serate previste dal programma è in funzione lo stand fornitissimo di specialità tradizionali con l'oramai famosa oca arrosto e in potacchio, la polenta, i vincisgrassi, le tagliatelle, gli gnocchi, grigliata e tanto altro.
Sono i piatti della tradizione contadina degli anni Quaranta e Cinquanta, preparati dalle cuoche della Pro Loco di Piediripa e serviti sotto i gazebo allestiti nella nuova sede.
Due fine settimana, sei serate
Il programma della tradizionale manifestazione prevede due fine settimana, a cavallo fra la fine di giugno e i primi di luglio, per sei serate complessive, con i piatti della tradizione contadina; fitto di appuntamenti è il calendario della rievocazione.
La Pro Loco di Piediripa
La Rievocazione storica della trebbiatura è organizzata dalla Pro Loco Piediripa APS con la compartecipazione del Comune di Macerata, e richiama ogni anno numerosi visitatori grazie al connubio tra storia, gastronomia e intrattenimento.
Il sindaco di Macerata Sandro Parcaroli la presenta così: «Torna a Macerata un appuntamento storico e particolarmente sentito dalla comunità: la Rievocazione della Trebbiatura. Il sempre energico impegno della Pro loco di Piediripa, anche quest'anno, valorizza e promuove le tradizioni, i valori, le radici e la buona cultura contadina del nostro territorio con uno sguardo sempre attento alle giovani generazioni».
L'assessore agli Eventi Riccardo Sacchi aggiunge: «Si tratta di un appuntamento importante per la Città di Macerata che sottolinea la tradizione e l'identità del territorio e trasforma in occasione di festa la passione e l'amore per le nostre radici. Infatti, partecipare alla Rievocazione storica della Trebbiatura significa fare un viaggio alla riscoperta di uno spaccato di civiltà contadina, un tuffo nelle tradizioni agricole maceratesi che attira su di sé sempre nuovo interesse».
Come arrivare alla festa
Farsi avvolgere dalle atmosfere della Rievocazione Storica della Trebbiatura, a Macerata, è alla portata di tutti. Per chi preferisce la comodità del treno, la stazione ferroviaria di Corridonia-Mogliano si trova a 1,2 chilometri dal centro: si arriva nel cuore dell'evento con una breve passeggiata. Per chi si mette al volante, lo svincolo di Macerata Sud - Corridonia dista 1,6 chilometri, cioè 2 minuti di strada.
Da vedere qui intorno
Nei dintorni, altre tradizioni che si tengono in questi mesi.
- Musicultura a Macerata — giugno
- Torneo delle Guaite a Visso — luglio
- La Disfida del Bracciale a Treia — agosto