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Il Ritorno degli Esuli a San Ginesio 2027 - Il bacio della riconciliazione e gli Statuti senesi
Il giorno esatto cambia ogni anno e non e' ancora stato reso noto.
Fonte: atsg.it, letta il 21/09/2026.
Il Ritorno degli Esuli si rievoca a San Ginesio, in provincia di Macerata, ogni tre anni, a maggio. Ricorda il rientro dei trecento ginesini esiliati a metà Quattrocento, accolti a Porta Picena con l'abbraccio e il bacio del perdono: portavano con sé un crocifisso ligneo, e gli ambasciatori senesi che avevano trattato la pace consegnarono al Comune gli Statuti vigenti a Siena. Ancora oggi è Siena a prestare i costumi che vestono gli esuli.
Trecento banditi, e i beni al Fisco
La vicenda comincia con una spaccatura interna. Fra il 1450 e il 1460 il paese era travagliato dalle fazioni, racconta la cronaca di Marinangelo Severini, storico del secolo XVI, nella traduzione di Francesco Ciampaglia del 1581 circa conservata nell'Archivio storico comunale: una parte voleva ancora tornare sotto la Signoria dei Varani, l'altra accostarsi «di buona voglia a menare vita libera sotto la Chiesa». Prevalsero i secondi, col favore del Governatore della Marca, e per quella sedizione ebbero l'esilio intorno a 300 ginesini, mentre i loro beni si diedero al Fisco.
Lasciato il nativo terreno, gli esuli arrivarono a Siena, e si accomandarono alla Guardia della Città e la servirono per più mesi «con modestia tale, che si tirorno l'attenzione di quei Cittadini». Interrogati dai senesi più anziani su da dove venissero e perché stessero tanto a lungo in quel presidio, risposero che erano banditi dalla patria senza speranza di farvi più ritorno, e lo raccontarono con tale afflizione che i senesi decisero di intervenire: elessero ambasciatori e li mandarono a San Ginesio a trattare la pace.
Il crocifisso e gli statuti
Gli ambasciatori riuscirono nell'impresa — «tanto poterono, ed oprorono con la loro autorità e con la facondia del dire» — e la questione fu rimessa interamente nel loro arbitrio. Tornati gli esuli al «bramato suolo paterno», fu fatta la pace, e tutti giurarono di conservarla perpetuamente, con le cerimonie celebrate nella chiesa principale.
Portavano con sé un crocifisso ligneo, offerto in segno di pace, e si presentarono a Porta Picena dove ricevettero l'abbraccio e il bacio del perdono dai concittadini accorsi ad accoglierli. Gli inviati senesi, dal canto loro, consegnarono alle autorità del Comune gli Statuti vigenti a Siena, perché potessero servire di modello a una costituzione nuova.
Quel crocifisso esiste ancora ed è esposto nella chiesa Collegiata: è una piccola scultura lignea della crocifissione, databile tra il 1450 e il 1458 circa, opera di ignoti artisti della scuola senese — per il canonico Giuseppe Salvi, della scuola veneta.
Terremoto del 1730
Nel 1730 una violenta scossa di terremoto colpì il territorio circostante provocando gravi danni, mentre non arrecò conseguenze a San Ginesio, dove la comunità era raccolta in adorazione davanti all'immagine del Crocifisso — quello stesso portato dagli esuli.
Da quell'evento nacque la tradizione della processione, che si è evoluta nel tempo in forma triennale ed è diventata uno dei momenti più profondi di fede e identità della comunità. È dentro le Feste del SS. Crocifisso, radicate nella storia locale sin dal 1730, che si colloca la rievocazione moderna.
Le monture che arrivano da Siena
La rievocazione vera e propria è nata nel 1963 ed è la più antica di San Ginesio; si ripete ogni tre anni, promossa dal Comune e organizzata dall'associazione Tradizioni Sanginesine. Da allora si è sempre svolta con la partecipazione della municipalità di Siena e del Magistrato delle Contrade, un «evento più unico che raro».
Il legame ha una forma concreta: Siena affida a San Ginesio i costumi — o come dicono a Siena, le monture — che vestiranno gli esuli. Da oltre sessant'anni Siena continua ad affidare non soltanto abiti e simboli, ma una parte della propria memoria e della propria amicizia.
Alla giornata prendono parte la delegazione del Corteo della Municipalità di Siena e il Labaro del Magistrato delle Contrade, accompagnati da Gonfalone, chiarine, tamburi e figuranti; a queste si è aggiunta, per la prima volta, una rappresentanza dell'Imperiale Contrada della Giraffa. Ci sono poi le delegazioni delle grandi rievocazioni marchigiane — la Cavalcata dell'Assunta di Fermo, la Contesa della Margutta di Corridonia, il Palio dei Terzieri di Montecassiano, I Giorni di Azzolino di Grottazzolina, il Palio del Serafino di Sarnano, l'Ente Quintana di Ascoli Piceno, la Corsa alla Spada e Palio di Camerino — città con cui San Ginesio, in età medievale, ha intrattenuto stretti legami storici.
Bacio della reliquia, e vigilia
Il corteo storico parte da Palazzo Comunale verso Porta Picena, il luogo esatto dove gli esuli rientrarono, e da lì torna in Piazza A. Gentili. Fuori da quella porta si tiene la rappresentazione scenica della vicenda, e il momento centrale è il bacio della riconciliazione, seguito dalla consegna del Crocifisso alla Municipalità e dal trasferimento al Centro di Comunità. Al ritorno in piazza ci sono il ringraziamento e la devozione al SS. Crocifisso e la consegna degli Statuti Senesi dalla Municipalità di Siena a quella di San Ginesio. Durante la manifestazione è in funzione la Cucina dell'Esule.
Alla parte storica si affianca il teatro, con «Il Messo e il Savio», tratto da un racconto di Giuseppe Porzi pubblicato nel volume Il ritorno degli Esuli nel 2021. Lo spettacolo mette in scena il dialogo fra un consigliere dei Savi di Siena e un messo ginesino nella notte che precede il ritorno, e affronta i temi dell'esilio, della giustizia, della memoria e dell'identità. Nel racconto Berto, giovane idealista, è costretto a partire lasciando la sua amata Gemma; il podestà Folco firma la sentenza e bandisce i trecento; dopo tre anni, ascoltata l'ambasciata del senese Tione e visto quanto l'orgoglio degli uomini causi sofferenza, il podestà accoglie gli esuli.
San Ginesio ha due storie fondative: questa e quella della fornarina che, nella notte del 30 novembre 1377, sventò l'attacco dell'esercito fermano.
Come arrivare alla festa
Il Ritorno degli Esuli a San Ginesio si raggiunge con un viaggio non brevissimo, e vale la pena affrontarlo. Chi viaggia su rotaia scende alla stazione ferroviaria di Tolentino, a 17 chilometri da San Ginesio, e per l'ultimo tratto serve un mezzo. Il più comodo è l'automobile: uscendo allo svincolo di Caldarola restano 14 chilometri, che in 14 minuti portano a destinazione.
Eventi nei dintorni
Altre feste della provincia di Macerata.
- Palio di San Ginesio — agosto
- Rievocazione Storica della Trebbiatura a Macerata — luglio
- Torneo delle Guaite a Visso — luglio