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Sacra di Grottammare 2027 - Processione del Rosso Stendardo e consegna dei simboli sacri

10 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Quando
1 luglio 2029
Dove Chiesa di San Martino, Grottammare

Fonte: comune.grottammare.ap.it, letta il 19/09/2026.

La Sacra di Grottammare, in provincia di Ascoli Piceno, nelle Marche, non è un avvenimento annuale: si ripete solamente quando il 1° luglio cade di domenica, con una cadenza di 6-5-6-11 anni. Il 24 giugno la Sfilata del Rosso Stendardo porta il gonfalone e le statue dei santi dalla chiesa di San Giovanni Battista a quella di San Martino, e il pomeriggio della prima domenica di luglio un corteo storico in cinque scene rievoca il restauro del tempio della dea Cupra, lo sbarco di papa Alessandro III e la donazione dello stendardo. Dal 24 giugno all'8 luglio chi visita la Chiesa di San Martino può ottenere l'indulgenza plenaria, privilegio confermato dalle bolle di Pio VII nel 1803 e di Paolo VI nel 1973.

Il giorno in cui i simboli cambiano chiesa

Il 24 giugno, festa di San Giovanni Battista, si svolge la Sfilata del Rosso Stendardo, una processione che muove dalla chiesa di San Giovanni Battista e raggiunge la Chiesa di San Martino, nella quale vengono consegnati al parroco i simboli della Sacra, ossia il gonfalone e le statue dei santi.

Le manifestazioni per la Sacra Giubilare iniziano nel mese di giugno, con la benedizione del gonfalone della Sacra, e il 23 giugno, vigilia di San Giovanni Battista, si svolge per le vie di Grottammare la Sfilata dell'araldo, che annuncia l'inizio della Sacra.

Dalla festa di San Giovanni e per i successivi 15 giorni è concessa l'indulgenza plenaria a quanti visitino la Chiesa di San Martino, compiendo le azioni di comunione, confessione, preghiera.

Una festa che non torna ogni anno

La Sacra non è un avvenimento annuale, ma si ripete a Grottammare solamente quando il 1° luglio capita di domenica, e torna quindi con una cadenza di 6-5-6-11 anni.

Negli altri anni, a partire dal 2012, si organizza un evento estivo in cui viene messo in scena esclusivamente lo sbarco del papa, sul lungomare davanti a piazza Kursaal.

Il camauro riempito di sabbia

La leggenda racconta che, mentre l'imperatore Federico Barbarossa si preparava a discendere per la quarta volta in Italia, papa Alessandro III, capo della Lega dei Comuni lombardi, volle recarsi a Venezia per sollecitare quella repubblica a dare maggiore sostegno alla causa. Lungo il viaggio nell'Adriatico, a causa di uno spaventoso fortunale le navi del papa furono costrette a rifugiarsi nel porto di Grottammare, dove i monaci di San Martino invitarono il pontefice a trattenersi sino al 1° luglio per assistere ai festeggiamenti che la popolazione picena celebrava da secoli, a ricordo di antichissime tradizioni locali.

Il concorso di folla fu imponente, migliaia e migliaia di persone convennero dalle più remote contrade della regione, e il loro fervore religioso stupì a tal punto Alessandro III che questi, commosso e ammirato, toltosi il camauro e riempitolo di sabbia, proclamò: «Tante indulgenze saranno concesse ad ogni pellegrino, quanti sono i granelli di sabbia qui contenuti».

L'anno tramandato è il 1177, anche se forse ci troviamo di fronte a una leggenda fiorita sulla storia.

Diciassette giorni, poi quindici

Il privilegio dell'indulgenza fu confermato nel 1803 da papa Pio VII con la bolla Ad augendam, che concede «a tutti indistintamente i cristiani di ambo i sessi, sinceramente pentiti confessati e comunicati, che devotamente visitino la chiesa abbaziale detta di San Martino, situata nel territorio di Grottammare della Diocesi Ripana, nel giorno primo del mese di luglio, qualora cada di domenica, e negli otto giorno immediatamente antecedenti ed immediatamente seguenti» di lucrare «nello spazio dei predetti diciassette giorni, per ciascun fedele una volta sola, nel giorno di suo piacimento, l'Indulgenza Plenaria e la remissione di tutti i peccati».

Nel 1973 Paolo VI la conferma con l'Enchiridion indulgentiarum, che riduce i giorni di indulgenza da 17 a 15, dal 24 giugno all'8 luglio.

Dal 24 giugno all'8 luglio i fedeli possono ottenere l'indulgenza entrando nella chiesa, recitando il Credo, il Padre Nostro e una preghiera secondo le intenzioni del Sommo Pontefice, confessandosi, ricevendo l'Eucaristia entro il periodo previsto e comunicandosi nello stesso giorno della visita. L'indulgenza plenaria può essere ottenuta una sola volta al giorno, per sé stessi oppure a suffragio dei defunti.

Cinque scene in ordine cronologico

Il corteo storico della Sacra Giubilare è articolato in due sezioni: una prima sezione, dal carattere storico-rievocativo, e una seconda parte più propriamente religiosa, con la partecipazione dei prelati e la sfilata delle statue dei santi. Le scene principali sono cinque e seguono un preciso ordine cronologico.

La prima, «La restituzione del tempio», rievoca il restauro del tempio della dea Cupra, eseguito nel 127 d.C. per volere dell'imperatore Adriano e documentato da un'epigrafe poi murata all'interno della Chiesa di San Martino; il tempio sorgeva nei pressi dell'attuale chiesa. Introdotta da musiche antiche, ispirate a quelle dell'antica Roma, vi sfilano patrizi, senatori, pretoriani, centurioni, matrone e vestali, e a cavallo un figurante rappresenta Adriano.

La seconda è «Lo sbarco del papa», col pontefice, la compagnia d'arme, i cavalieri templari a piedi e a cavallo, i cardinali, i tamburi e le chiarine. Il papa sfila su una sorta di scialuppa, realizzata nel 2012 a partire da uno scafo in legno recuperato in stato di abbandono in riva al mare, poi lavorato con la collaborazione dell'artista del legno Carlo Gentili. Dal 2007 c'è anche una seconda barca, detta «La Cocca»: è la riproduzione fedele di una galea del XII secolo, in legno e metallo, realizzata dall'architetto Roberto Bua.

La terza, «La città in festa», mette in scena l'accoglienza, e vi sfilano i rappresentanti dei quattro quartieri storici di Grottammare — San Martino, Le Grotte, La Marina e Ischia — ciascuno col proprio stendardo, la nobiltà seguita dai falconieri, e il popolo in festa con i pescatori e gli artigiani, uomini e donne.

Lo stendardo che il vescovo regalò

«La traslazione del Rosso Stendardo» è ambientata nel periodo rinascimentale, e prende spunto dalle fonti antiche relative al corteo celebrativo della Sacra. Da lì vengono alcuni elementi rievocativi poi man mano scomparsi durante il Novecento: la solenne cavalcata del Capitano del popolo e la donazione del «rosso stendardo», un gonfalone, da parte del vescovo di Fermo alla comunità di Grottammare per confermare il privilegio dell'indulgenza. Oggi nella scena sfilano gli armigeri e l'archibugiere a protezione del principe che, a cavallo, sorregge lo Stendardo.

L'ultima scena è la parte religiosa: «La processione dei Santi», preceduta dalla Corale Sisto V, coi prelati e i fedeli della diocesi che portano le statue di San Giuseppe, San Pasquale e San Giovanni. Nel corteo sfilano anche le riproduzioni delle bolle, quella del 1803 e quella del 1973.

Lo stendardo comunale della sacra è stato benedetto dai pontefici in Vaticano, rispettivamente da Giovanni Paolo II nel 1984 e da Papa Francesco nel 2018.

Le scene non sono sempre state cinque: in un'edizione erano quattro, e si cominciava direttamente dallo sbarco.

Il Capitano del Popolo, in carica fino alla prossima volta

Le autorità civili incaricate di curare il territorio di Grottammare, anticamente, nominavano in occasione della Sacra un Capitano del Popolo, al quale venivano attribuiti ampi poteri – militari e civili – per tutta la durata della Sacra, ad esclusione del potere di giudicare i reati.

Questa figura rimaneva in carica fino alla Sacra successiva, e negli anni si preoccupava di organizzare la Fiera di San Martino, che ha luogo a Grottammare l'11 novembre. Dai primi anni Duemila il Capitano del Popolo fa un'uscita pubblica anche durante la Fiera, in cui sfila leggendo pubblicamente il programma che apre le manifestazioni.

Il costume te lo cuci in casa

Dai primi anni Duemila la partecipazione dei grottammaresi alla Sacra è gestita tramite un'apposita modulistica comunale, in base alla quale chiunque può partecipare alla Sacra, scegliendo il modello del costume tra i disegni messi a disposizione dal Comune e facendo poi realizzare a mano il proprio abito, generalmente in casa o tramite artigiani e sarti del posto.

Viene lasciata a ciascuno la possibilità di entrare nel corteo, a prescindere dalla classe sociale, dall'età, dall'aspetto fisico; l'unica prescrizione prevede la necessità di adeguarsi ai modelli sartoriali disegnati per il corteo. L'organizzazione dei costumi è molto complessa e ha una costumista ufficiale; i vestiti sono originali e in molti casi recuperati.

Alcuni ruoli principali, storicamente impersonati da appartenenti a famiglie particolarmente riconosciute nel tessuto cittadino, vengono mantenuti nel tempo, e la trasmissione avviene principalmente in maniera informale, nel contesto familiare.

Spesso i giovanissimi entrano a fare parte della Sacra con un ruolo generico, ad esempio bambino o bambina del popolo, e poi, crescendo, ne interpretano altri, proprio perché la periodicità lunga dell'evento fa sì che nel frattempo gli stessi giovanissimi siano cresciuti.

Il figurante che interpreta il pontefice viene riconosciuto spesso come «il papa», e che è solito organizzare momenti di socialità assieme al nucleo storico dei suoi «cardinali».

Le compagnie che arrivano da fuori

Accanto ai cittadini sfilano gruppi specializzati. C'è il Gruppo tamburi e chiarine del Sestiere di Porta Maggiore, compagnia di rievocatori della Quintana di Ascoli Piceno; il Gruppo Storico Cuprense Artocria della vicina Cupra Marittima, specializzato nella restituzione di scene di età romana, che nel 2018 ha curato la prima scena del corteo con legionari, matrone, senatori, danzatrici e vestali; la Compagnia d'arme Grifone della Scala di San Severino Marche, specializzata nelle arti marziali medievali.

Ci sono poi l'ensemble di musica medievale Errabundi Musici di Montegiorgio, il gruppo di danza storica medievale e rinascimentale Quam pulchra es di Macerata, il falconiere Giovanni Granati di Civitella del Tronto con Falcong, la Compagnia dei Folli di Ascoli Piceno con mangiafuoco, trampolieri e narratori, e il Gruppo Alfieri e Musici Storici di Servigliano, compagnia di tamburini e sbandieratori.

La Compagnia dei Morlacchi – Orme del Tempo, di Fermo, viene messa a guardia del Rosso Stendardo.

Quanto è vecchia davvero

Non esistono documenti che provino l'origine di questo privilegio, ma nel tempo atti formali hanno rinnovato e storicizzato la leggenda. I riscontri civili e religiosi risalgono al 1479.

Già l'umanista Giovanni Garzoni nel 1447 ricordava che un'immensa moltitudine di persone si radunava presso la Chiesa di San Martino per soddisfare un voto; e nel 1714 parteciparono ai festeggiamenti della Sacra più di 40 mila persone.

Il riferimento al tempio della dea Cupra e alla sua ricostruzione è stato letto dagli storici locali come possibile fonte delle origini picene della festa del primo luglio.

Gli anni in cui sbarca solo il papa

Più di 100 figuranti, distribuiti in tre punti diversi della città di Grottammare, convergono in piazza Kursaal per accogliere lo sbarco di papa Alessandro III. I tre punti sono piazza Fazzini, la fine di viale Colombo e il lungomare in zona Pizzaccia; da lì i figuranti accompagnano il pubblico in piazza Kursaal, di fronte alla quale il papa arriva in barca.

Quel momento viene ricostruito con figuranti in costume d'epoca, scenografie suggestive, giochi di luce, effetti sonori e pirotecnici curati da Psc Fireworks, chiamati a ricreare l'atmosfera della burrasca che costrinse il papa a raggiungere la riva. Alla manifestazione prendono parte anche la Banda Città di Grottammare e il Gruppo Storico Sbandieratori e Tamburini della Contrada della Pila di Fermo.

La barca papale approda e il pontefice scende a terra, compiendo il tradizionale rito del camauro. La serata si chiude tradizionalmente con uno spettacolo pirotecnico sul mare.

Come arrivare alla festa

Raggiungere la Sacra a Grottammare è facilissimo. Per chi sceglie i mezzi pubblici la stazione ferroviaria di Grottammare è a 800 metri dal centro, cioè a pochissima distanza dal cuore della festa. Se invece si preferisce l'automobile, l'uscita di riferimento è lo svincolo di San Benedetto del Tronto: da lì bastano 14 minuti di guida (11 chilometri) per immergersi nei festeggiamenti.

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