Rabachén e Cagnèra a Pesaro - Baccano e Lite, con le medaglie di cioccolata sul petto
Le due maschere di Pesaro si chiamano come due rumori di casa. Il Rabachen — «baccano» — e la sua compagna Cagnèra — «lite» — sono le maschere del carnevale di Pesaro sin dal 1874, e tutti e due prendono il nome dal dialetto della città.
Baccano e Lite
Il nome di lei è tipicamente legato al dialetto pesarese e sta ad indicare bisticcio, litigio, ma non è una lite qualunque: il termine esprime il desiderio di accendere focosi discorsi e parlare con animazione accentuata fino a giungere, in senso di bonario scherzo, alla lite. Bisticcio, litigio, alterco.
Il suo, di nome, ha significati vicini — il baccano — e insieme fanno una coppia di coniugi apparsa per la prima volta nel 1874.
Il Principe che parte dall'alto
Rabachén è una figura stravagante, impetuosa, dal portamento aristocratico, un nobile dall'aspetto diplomatico: ritto, a fronte alta, domina per la sua statura su tutti quelli che lo seguono. E c'è una cosa che lo distingue da tutte le altre maschere italiane: al contrario di tutte le maschere della commedia dell'arte parte «dall'alto», perché è un Principe incontentabile, il Principe del buonumore.
L'ingresso non è cambiato dall'Ottocento: apre le sfilate di carnevale ritto su un carro allegorico o su un «Landau» trainato da focosi cavalli bianchi, con un cocchiere che veste in livrea, calzoni a polpaccio, calze bianche e scarpe a fibbia, come la livrea delle nobili famiglie dei Colonna o degli Orsini. Attorno a lui, in una chiassosa festa, c'è la corte: ministri, dame, religiosi, guardie, paggi, tutti presi dal pubblico.
Le medaglie di cioccolata
L'abito che si vede oggi ha una data: il costume di Rabachén fu ideato solo nel 1958, ed è rimasto sostanzialmente invariato, tranne piccole modifiche dei singoli che l'hanno interpretato.
Si compone così: paltò pesante a coda di rondine in panno rosso vivo, pantaloni neri a righine bianche, camicia bianca con collo ad ampi becchi, fascia ai fianchi con i colori simbolo della città di Pesaro, il bianco e il rosso, scarpe nere a punta larga; al collo a volte un foulard in tinta unita, a volte un papillon nero; sul viso mascherina nera, barba e baffi, e in testa una grossa ed alta tuba nera, dall'altezza vertiginosa.
Il pezzo che fa sorridere sta sul petto: l'ampio medagliere con decorazioni varie e medaglie di… cioccolata.
«Il prossimo carnevale vi farò conoscere mia moglie»
Cagnèra è nata insieme al marito, ma la sua storia ha un buco lungo quasi un secolo. Nata insieme al «marito» nel 1874, era già presente nel carnevale dei nonni; poi è rimasta nell'oblio per parecchi anni fino a ricomparire alla fine degli anni ottanta, per trovare posto alla destra di Rabachén.
Il ritorno era stato annunciato con molto anticipo, e dal palco: nel 1960 Rabachén, parlando alla folla, ebbe a dire: «… il prossimo carnevale vi farò conoscere mia moglie». Fra l'annuncio e la ricomparsa passarono quasi trent'anni. La ragione della sua esistenza, del resto, è dichiarata: non poteva mancare una presenza femminile al fianco di Rabachén.
Il cappellino azzurro e il cestino di paglia
Il costume di lei gioca sugli stessi colori del marito, con un tocco che è solo suo. Indossa un'ampia gonna di panno rosso adornata di nastri ed ampio pizzo al bordo inferiore, camicetta bianca con ampio bavero, corpetto di velluto nero con accessori verdi, guanti bianchi ed una mascherina rossa con veletta che nasconde quasi interamente il volto; ai piedi scarpe nere, e in testa un delizioso cappellino azzurro carico adorno di fiori.
Un'altra descrizione la riassume con una gonna rossa orlata di pizzo, camicia bianca e corpetto nero, e aggiunge il dettaglio che vale per ogni versione: una moltitudine di nastri adorna poi il corpo. Le mani non sono mai vuote: con sé porta solitamente una borsetta e un cestino di paglia con fiori.
Sulla figura la descrizione non fa complimenti: non molto alta di statura e alquanto robustina di fisico, una donna tarchiata agghindata con nastri, pizzi, fiori e fiocchi — il contrario esatto del marito, che domina per la statura su tutti quelli che lo seguono.
Il Carro di luna
In sfilata i due non si dividono, e hanno un mezzo che porta un nome suo: i due partecipano al carnevale in un carro chiamato «Carro di luna».
Il posto di Cagnèra, dopo il ritorno dall'oblio, è quello: alla destra del Principe del buonumore, con la borsetta in una mano e il cestino di fiori nell'altra, mentre lui saluta la folla col medagliere di cioccolata sul petto.